In memoriam: 1827 – Sul decesso di Ludwig van Beethoven

Gli ultimi momenti della via di Beethoven raccontati da Anselm Hüttenbrenner, unico testimone presente alla morte del compositore. Articolo disponibile dall’ aprile 2021.

Gli ultimi momenti della vita di Beethoven sono stati testimoniati da un giovane, Anselm Hüttenbrenner (1794-1868 compositore e pianista che studiò a Graz teologia, giurisprudenza e musica con l’organista della Cattedrale Matthäus Gell), che fece visita a Beethoven poco prima della morte e che – a sua detta – gli chiuse gli occhi dopo la sua dipartita. Huttenbrenner all’inizio del 1815 si recò Vienna, dove conobbe Salieri e ne divenne allievo assieme a Schubert.

L’anno successivo fu presentato a Beethoven da Joseph Eppinger ed in seguito lo rivide diverse volte nel negozio di Steiner. Tornato a Graz, avendo appreso che Beethoven fosse gravemente ammalato, nel marzo 1827 ripartì per Vienna.

In seguito, diversi anni dopo, Hüttenbrenner incontrò  lo statunitense Alexander Wheelock Thayer (1817-1897), il più importante studioso di Beethoven  e successivamente, mentre si trovava a Hallerschloß zu Graz, gli scrisse una lunga lettera, datata 20 agosto 1860, nella quale descriveva dettagliatamente gli ultimi momenti di vita di Beethoven. Questa lettera però non è mai stata menzionata dal Thayer, e non se ne seppe nulla almeno fino a quando non ne è stata trovata una copia nel libro The life of Ludwig van Beethoven di Henry Edward Krehbiel (e di proprietà del Centro di Ricerche Musicali www.lvbeethoven.it).

Nel 1898, dopo il decesso di Thayer, per riuscire a completare la biografia di Beethoven in lingua tedesca, tutti i suoi documenti furono spediti a Hermann Deiters (1833-1907); in una lettera del 2 luglio 1898 Deiters stesso conferma a Carl Ebbinghaus di aver ricevuto dalla signora Susan Fox, erede e nipote di Thayer, tutti i documenti di suo nonno.

Dopo che fu pubblicata l’ edizione in lingua tedesca, la signora Fox pensò che H.E. Krehbiel (1854-1923) fosse la persona giusta per preparare l’edizione in lingua inglese. All’inizio del 1898 Krehbiel entrò in corrispondenza con George Grove (1820-1900). Nel carteggio Krehbiel esprimeva il desiderio che fosse Grove ad occuparsi dell’edizione inglese, o comunque che Grove contribuisse alla stesura dell’opera con un prefazione, ma Grove se ne trasse indietro.

Il manoscritto di Thayer e le trascrizioni dei quaderni di conversazione di Beethoven restarono quindi in possesso di Krehbiel insieme a una trascrizione fatta da Deiters, che fu pubblicata nel 1921.

Per quanto riguarda la lettera di Hüttenbrenner, oggetto di questo articolo, essa venne pubblicata per la prima volta da parte di Hauptmann Peter Hüttenbrenner, figlio di Anselm, nel Gratz “Tagespost” del 23 ottobre 1868 in seguito al suo ritrovamento tra le carte postume del padre.

L’ articolo riporta:

“Abbiamo ricevuto il seguente messaggio dal capitano Peter Hüttenbrenner, il figlio del famoso poeta  Anselm Hüttenbrenner:

“Ho fatto una scoperta molto interessante tra i manoscritti di mio padre. Questa è la copia di una lettera indirizzata al Console degli Stati Uniti d’America, Alexander W. Thayer, circa gli ultimi momenti della vita di Beethoven.

Questa lettera è disponibile solo in copia e credo, sebbene sia riportato nella stessa (lettera), che i momenti della morte di van Beethoven siano stati riferiti solo al suddetto console (W.A.Thayer n.d.r.), che sia ora che questi fatti reali e veritieri, sinora descritti in molti modi, dopo la morte di mio padre vengano resi pubblici”.

L’autore dunque conferma che la lettera ritrovata è una copia, una trascrizione (Abschrift).

Successivamente, il Dwight’s Journal of Music, nell’edizione del 19 dicembre 1868, riporta un articolo anonimo intitolato “Gli ultimi momenti di Beethoven” dove leggiamo:

Il “The Gratzer Tagepost” contiene una lettera del famoso compositore Anselm Hüttenbrenner (riportata dal figlio, Peter Hüttenbrenner), che il padre aveva indirizzato al console degli Stati Uniti, A.W. Thayer, a Vienna, circa gli ultimi momenti di Beethoven, raccontati sinora in vario modo da diversi biografi ”.

Anselm Hüttenbrenner – Dagherrotipo ca.1870

Gerhard von Breuning nel suo libro Aus dem Schwarzspanierhause. Erinnerungen an L. van Beethoven aus meiner Jugendzeit” (pubblicato nel 1874)conferma la presenza di Hüttenbrenner a casa di Beethoven:  “Anselm Hüttenbrenner di Graz era presente negli ultimi momenti” e in una nota cita la lettera del 20 agosto 1860.

La copia della lettera di Hüttenbrenner e dell’articolo del Tagespost è stata riportata integralmente da Ludwig Nohl (1831-1885) nel suo “Beethoven nach der schilderungen zeitgenossen”.

Una successiva pubblicazione della lettera si trova sul “Tagespost” di Graz datato 22 settembre 1907 in un articolo intitolato “Le ultime ore di Beethoven “ di Rudolf v. Weis-Ostborn. La famiglia Weis-Ostborn discendeva da Josef Hüttenbrenner (1796-1882), fratello di Anselm. L’autore scrive “Nella tenuta di mio padre, il dott. Hans von Weis-Ostborn, ho trovato un appunto che descrive le ultime ore di vita del più grande musicista di tutti i tempi, Ludwig van Beethoven ”. Infine, la lettera fu pubblicata  integralmente da F. Kerst nel suo “Die Quellen an Beethoven”, con quest’ interessante nota “La lettera originale dovrebbe ora essere in qualche collezione a Vienna, ma pur facendo qualche ricerca, non sono riuscito a fare luce su questa eventuale collocazione.

Alexander Wheelock Thayer 

Dal 1914 la copia della lettera di Hüttenbrenner è conservata nella collezione di manoscritti  della Wien Stadt- und Landesbibliothek, inclusa nella cosiddetta “Heiligenstädter Beethoven Collection”.

L’ esistenza della lettera originale fu menzionata per la prima volta da Hugo Riemann (1846-1919) nel V volume del “Ludwig van Beethoven Leben” di Thayer mentre stava lavorando al completamento dell’ opera; Riemann la trovò nel carteggio tra Thayer e la signora Susan Fox. Riemann pubblicò il volume IV nel 1907, il volume V nel 1908, completando in questo modo la monumentale biografia su Beethoven del Thayer.

A pagina 488 del volume V Riemann annotò:

«La lettera è in possesso di Thayer. Anche il Grazer Tagespost (del 23 ottobre 1868 ndr) pubblicò la lettera di Hüttenbrenner (la copia ndr)

E a pagina 490:

“Il 2 agosto Hüttennbrenner scrisse la lettera di cui sopra”.

Dopo che Deiters e Riemann ebbero rivisto i manoscritti e le note di Thayer, questi entrarono in possesso degli appunti di Krehbiel per progettare e completare l’edizione inglese, che fu pubblicata nel 1921 dalla New York Beethoven Association. Krehbiel non menziona la lettera originale di Hüttenbrenner ma la copia (forse trattendendo per sé l’originale senza divulgarlo) ma ne cita molti passaggi dicendo genericamente che “sono in una lettera indirizzata al signor Thayer che fu rinvenuta tra Le carte postume di Hüttenbrenner e pubblicata nel “Gratzer Tagespost” del 23 ottobre 1868 ”.

La lettera originale di Hüttenbrenner fu infine inserita dallo stesso Krehbiel nell’ edizione della Biografia di Beethoven che contiene anche alcuni suoi commenti e osservazioni; L’ edizione presenta inoltre, inserite nel testo, diverse lettere autografe del carteggio tra Krehbiel, Thayer, gli amici di Thayer e altri compagni o conoscenti di Beethoven.

Di seguito la trascrizione della lettera originale indirizzata a Thayer  (tradotta dal tedesco).

Hallerschloß presso Graz, 20 agosto 1860.

Gentilissimo!

Amico molto caro e onorato!

 La vostra preziosa lettera da Vienna del 17 luglio mi ha fatto molto piacere. Sebbene scrivere corrispondenza non sia più così facile per me come lo era 30 anni fa e odio ricordare eventi tristi in cui sono stato coinvolto, voglio soddisfare i tuoi desideri e aggiungere dettagli  agli ultimi momenti di vita di Beethoven cui fui testimone oculare, almeno per quanto io possa ancora ricordare, 33 anni dopo. Spesso ebbi intenzione di scrivere qualche articolo su quest’ argomento, ma mai arrivai alla realizzazione di questo progetto, sia perché evito il più possibile  di parlare di me sia perché ricordo queste mie esperienze con molta riluttanza.

Quando il 26 marzo 1827, verso le tre del pomeriggio, entrai nella camera da letto di Beethoven vi trovai il signor consigliere di corte Breuning, suo figlio e la signora van Beethoven, moglie di Johann van Beethoven, possidente terriero e farmacista a Linz; [Huttenbernner confuse la cognata di Ludwig con la governante] c’era anche il ritrattista Josef Teltscher, mio amico. Credo che fosse presente anche il signor professor Schindler. Dopo un po’ i suddetti signori si accomiatarono dal compositore, ormai agonizzante, con ben misere speranze di trovarlo ancora in vita al loro ritorno.

In quella stanza di morte, oltre alla signora van Beethoven e a me, nessuno fu presente agli ultimi istanti di vita di Beethoven. Dalle tre del pomeriggio, ora del mio arrivo, sino alle cinque passate, Beethoven, rantolando incosciente, aveva lottato contro la morte, quando un lampo, accompagnato da un tuono violento, illuminò la camera del moribondo di una luce vivida (davanti alla casa di Beethoven c’era neve). A questa inaspettata manifestazione della natura, che mi colpì profondamente, Beethoven aprì gli occhi, sollevò la mano destra e, serrando il pugno, fissò lo sguardo per diversi secondi verso l’alto, con espressione assai grave, minacciosa, quasi volesse significare: “Io vi sfido, potenze ostili! Allontanatevi da me! Dio è con me”. E, al pari di un audace generale, sembrava volesse anche gridare alle sue truppe esitanti: “Coraggio, soldati! Avanti! Abbiate fiducia in me! La vittoria è certamente nostra!”.

Quando lasciò ricadere sul letto la mano sollevata, i suoi occhi si socchiusero. Tenevo la mia destra sotto il suo capo, mentre la sinistra era posata sul suo petto. Non respirava più, anche il cuore aveva cessato di battere! Il genio del grande compositore era fuggito da questo mondo ingannevole verso il regno della verità. Chiusi al defunto gli occhi semiaperti, li baciai; baciai poi anche la fronte, la bocca e le mani. Su mia preghiera la signora van Beethoven tagliò una ciocca di capelli del defunto porgendomela come sacra memoria dell’ultima ora di Beethoven.

Mi diressi quindi in città, in preda a una profonda agitazione, resi partecipe il signor Tobias Haslinger della morte di Beethoven e, passate alcune ore, feci ritorno in Stiria, mia patria.

Il carattere di Beethoven era più spiacevole che attraente, ma lo spirito nobile che soffia nelle sue meravigliose creazioni musicali crea un’impressione potente, irresistibile e magica nella mente di ogni amante della musica che sia grandemente istruito. Beethoven deve essere rispettato, amato e ammirato! –

Non è vero che avrei dovuto chiedere a Beethoven di ricevere l’ estrema unzione; ma su richiesta della moglie del defunto editore musicale, il signor Tobias Haslinger, ho fatto in modo che si occupasse di Beethoven il signor Johann Baptist Tenger  e  il Beethoven proprietario terriero [il fratello] organizzasse i sacramenti.

Il fratello di Beethoven mi disse che il compositore disse (non ero presente la mattina del 24 marzo 1827 quando ricevette l’ estrema unzione): “Plaudite amici! Comoedia finita est! ” Quest’ aneddoto è pura invenzione. Beethoven di certo non pronunciò una simile espressione o altre che andassero contro il suo carattere onesto. – Ma Frau v. Beethoven il giorno in cui morì il cognato parlò al pastore che le confidò che il maestro gli disse dopo aver ricevuto i sacramenti: “Grazie, signor curato! Lei mi hai consolato! “.

– A proposito, devo dire grazie al signor Johann van  Beethoven e sua moglie, così come al professor Schindler, che sono stati molto amichevoli con me.

Ora, caro amico, sarai soddisfatto di quello che sto confidando  a te, e solo a te, su Beethoven in questa lettera. Queste sono probabilmente le ultime righe che scrivo riguardo la musica. –

Mio genero, il signor Menzel Nowak e sua moglie, insieme ai loro figli, stanno molto bene e li raccomandano caldamente ai vostri pensieri. –

Sperando di rivederti e di abbracciarti a Graz, carissimo amico,  prima del tuo ritorno in America, rimango il tuo amico più fedele

con grande rispetto.

 Anselm Hüttenbrenner m.p.

Membro onorario dell’Associazione Nazionale tedesca per la musica e la scienza.

 

La lettera originale differisce dalla copia in alcuni dettagli e da alcune piccole aggiunte.

Prima di ricevere questa lettera, Thayer vide personalmente Hüttenbrenner all’inizio del giugno 1860, mentre raccoglieva materiale per la Biografia su Beethoven e viaggiava per l’Europa intervistando tutte le persone che incontrarono il compositore tedesco.

Il 4 giugno 1860 Thayer lasciò Vienna e arrivò a Graz in treno passando per le Alpi della Stiria, dove incontrò Anselm Hüttenbrenner. Thayer ascoltò il racconto della morte di Beethoven. Tra le altre cose, essendo Hüttenbrenner allievo di Salieri, discussero sul metodo di insegnamento di Salieri e sul rapporto tra il didatta italiano e Mozart.

Scrive Thayer a proposito di questa visita: “Non posso che ripensare alla gentilezza con cui sono stato accolto e trattato durante i miei pochi giorni di permanenza dal signore cui ho chiesto aiuto per mie ricerche; da quell’uomo dal cuore nobile, il cui braccio destro, trentatré anni fa, sostenne il capo del Beethoven morente.

Che belle passeggiate facemmo in periferia: a quali toccanti e piacevoli reminiscenze son legate; e che ore tranquille erano quelle, quando con tutta la famiglia, anche con i cari piccoli nipotini, sedevamo in un umile giardino, gustando un buon caffè, latte fresco e i vini leggeri, puri e freschi del paese. E lo straniero fu ricevuto come un vecchio amico, e quasi fu costretto a promettere di nuovo a fargli visita. Ahimè, e ahimè! Sarà mai possibile? ”.

Gli appunti di questa conversazione furono scritti da Thayer nei suoi taccuini, e Krehbiel, mentre stava lavorando all’edizione americana della biografia di Beethoven, leggendoli ne riportò alcuni estratti nel libro “Music and Manner in the Classic Period” [1898]:

“Sentire dalla viva voce dei testimoni che sono stati più vicini alla figura del grande genio vale più di quanto potrebbe essere scritto in qualsiasi nota biografica; così fornisco i seguenti estratti dai quaderni del signor Thayer (gentilmente messi a mia disposizione dalla signora Fox, nipote del biografo e sua erede) senza ulteriori modifiche “.

Come noto, molti degli appunti e dei manoscritti di Thayer sono andati perduti e non sono mai stati ritrovati, quindi le trascrizioni di Krehbiel sono le uniche sopravvissute; la loro sopravvivenza ci dà l’idea come Thayer raccogliesse e conservasse gli appunti per la biografia.

Anselm Hüttenbrenner

In un altro passo Thayer riporta:

“Il 5 giugno 1860 mi trovavo a Gratz e vidi Hüttenbrenner (Anselm), che mi confidò i seguenti aneddoti:

Circa dieci anni prima della morte di Beethoven, il giovane A. H., andò a Vienna per trascorrere ivi alcuni anni. Era un musicista e compositore dilettante ed appassionato della musica di Beethoven, come lo erano tante persone di Gratz. Il Dott. Joseph Eppinger lo presentò al compositore, che viveva in quel momento in una stretta stradina della città. Ricorda distintamente l’impressione che gli fece la stanza: camicie, stivali e scarpe, libri, musica, tutto ammucchiato o sparso sul pavimento. Quando Eppinger lo presentò al compositore, Beethoven disse: “Non valgo una sua visita” e questa affermazione dimostrò tutta la sua modestia.  

Hüttenbrenner ricorda anche che a Vienna in quei giorni si diceva ancora che ciò che diede a Beethoven la sua prima reputazione nella capitale austriaca fosse stata la sua superba esecuzione del “Wohltemperirtes Klavier” di Bach. Racconta ancora Hüttenbrenner che un giorno portò in visione al compositore l’ inizio della sua opera “Die Räuber ” , e che, una volta esaminata, Beethoven gli diede una pacca sulla spalla in segno di approvazione.

Nell’inverno del 1826 -27 i suoi amici gli scrissero da Vienna che, se avesse voluto rivedere Beethoven ancora in vita, avrebbe dovuto affrettarsi per correre al capezzale di Beethoven. Si affrettò subitamente a partire per Vienna, giungendo nella capitale austriaca pochi giorni prima della morte di Beethoven. Nel primo pomeriggio del 26 marzo Hüttenbrenner entrò nella stanza del morente. Fece menzione delle persone che vide: Stephen v. Breuning e Gerhard, Schindler, Telscher [Teltscher] e la madre di Carl. (Questa ultima affermazione potrebbe essere un errore; potrebbe riferirsi alla governante.) Beethoven era da qualche tempo non più lucido. Telscher iniziò a disegnare il volto del morente. Quest’ azione urtò Breuning, che protestò col pittore, il quale prese le sue carte e se ne andò via. Poco dopo Breuning e Schindler uscirono dall’ appartamento per recarsi al cimitero di Währing per scegliere una tomba. (Appena dopo le cinque – l’ho saputo dallo stesso Breuning – quando si fece buio per un’ improvvisa tempesta, Gerhard, che si era affacciato alla finestra, corse a casa dal suo insegnante).  Andando via Gerhard v. B. nella stanza rimasero solo Hüttenbrenner e la signora van Beethoven (o la governante). Passata la tempesta, che ricoprì le strade di neve e nevischio, un lampo illuminò tutto. A questo seguì un terribile fragore di tuono.

Hüttenbrenner era seduto al lato del letto, sostenendo la testa di Beethoven con il braccio destro. La respirazione del compositore era già molto precaria ed era in coma da molte ore. A questo spaventoso, terribile fragore di tuono, il morente alzò improvvisamente la testa dal braccio di Hüttenbrenner, allungando maestosamente il braccio destro – “come un generale che dà ordini a un esercito”. In un istante il braccio piombò indietro e anche lui si accasciò. Beethoven era morto.

Hüttenbrenner disse anche che quando Hummel fece gli visita Beethoven disse: “Non devo riceverla a letto”, e che si alzò indossando una vestaglia per riceverlo con il dovuto rispetto. In un altra conversazione Hüttenbrenner mi disse – Sembra che Beethoven fosse all’ultimo respiro, con un occhio già chiuso. Al momento del fulmine e al fragore del tuono successivo alzò il braccio con un pugno; l’espressione dei suoi occhi e del suo viso era quella di chi “sfida la morte” – uno sguardo di sfida e volere di resistenza.

Note di Thayer: H. doveva avere il braccio sotto il cuscino. Devo chiederglielo. Glielo ho chiesto; aveva il braccio intorno al collo di B. Si dice che Sig.ra v. Beethoven (la madre di Carl) non avrebbe potuto essere presente alla morte di Beethoven, poiché non era in buoni rapporti con lui e che non ebbe alcuna  notizia della sua condizione di ammalato grave sin quando tutto non fu finito. Dott. Breuning pensa che in nessun caso avrebbe potuto essere lì, anche perché  ricorda di non aver mai visto nessuna delle cognate di Beethoven.

Hüttenbrenner disse a Thayer che aveva visitato Beethoven circa una settimana prima della sua morte, assieme a Schubert e Schindler, e poi il 26 marzo quando fu presente alla sua morte. Affermò che solo un’altra persona era presente nella stanza durante gli ultimi momenti di Beethoven. Nella conversazione con Thayer identificò la persona come Johanna van Beethoven (1786-1868), mentre nella  lettera nominò l’ immortale amata, Therese (1787-1828). Molto più prosaicamente la realtà ci suggerisce che la donna presente non fosse altro che la governante Sali.

Neanche dopo morto ho avuto pace…..

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