WoO 154 Quattro (60 – 63 ) Irische Lieder (III) per voce, pianoforte, violino e violoncello
armonizzazione e creazione della parte strumentale (introduzioni, conclusioni, accompagnamenti) di Beethoven
Titolo ufficiale: Irische Lieder III (LX – LXIII), für eine oder zwei Singstimmen mit Begleitung von Klavier, Violine und Violoncello. Widmung: — NGA XI/2 AGA/SBG siehe Konkordanz S. 370
Genesi ed edizione: Il Lied n. 60 nacque nel 1810, i nn. 61 e 62 seguirono nella seconda metà del 1812 o all’inizio del 1813. Nel settembre/ottobre 1815 nacque infine il n. 63. Le prime edizioni apparvero postume: il n. 63 alla fine del 1860 presso Peters a Lipsia e Berlino nonché presso Ewer & Co. a Londra, i nn. 60–62 soltanto nel 1971 nell’ambito della SBG presso Breitkopf & Härtel a Wiesbaden.
Il 1° luglio 1806 il melomane e editore scozzese George Thomson (1757–1851) chiese per la prima volta a Beethoven se fosse disposto ad armonizzare per lui melodie scozzesi (più tardi anche irlandesi e gallesi) (BGA 253; per le raccolte di canti popolari pubblicate da Thomson insieme a Thomas Preston cfr. più ampiamente l’Op. 108). Beethoven acconsentì (BGA 259), e Thomson inviò quindi, tra la fine del 1806 e l’inizio del 1807, 21 melodie, che tuttavia andarono evidentemente smarrite nella posta. Il 25 settembre 1809 spedì nuovamente 43 melodie (che comprendevano anche le prime 21). Il 10 febbraio 1810 fece seguire altre dieci melodie, tra cui anche quella del WoO 154 n. 60 (BGA 426). Il 17 luglio 1810 Beethoven inviò le sue armonizzazioni in triplice copia, per vie separate (tra cui la fonte II.1), a Edimburgo (BGA 457). Poiché, trascorso un anno, nessuno dei pacchi era giunto a destinazione, Beethoven (che aveva spedito anche le sue partiture autografe) chiese in prestito a Ignaz von Baumeister una copia approntata per l’arciduca Rodolfo, al fine di farne nuovamente trascrivere (BGA 514). La nuova spedizione fu effettuata il 20 luglio 1811 (fonte II.2; BGA 515). Thomson confermò la ricezione il 5 agosto 1812 (BGA 590) e inviò con la stessa lettera nove nuove melodie, tra cui quella del WoO 154 n. 61. Il 30 ottobre 1812 (BGA 604) seguirono altre quattro melodie, tra cui anche quella del WoO 154 n. 62. Beethoven inviò le armonizzazioni finite il 19 febbraio 1813 a Edimburgo (fonte II.3; BGA 623), dove però non giunsero subito. Dopo che Thomson aveva ripetuto il suo incarico il 27 marzo 1813 (BGA 629), poté il 23 aprile 1813 finalmente confermare l’arrivo (BGA 713). La melodia del WoO 154 n. 63 Beethoven la ricevette soltanto due anni più tardi con la lettera di Thomson del 20 agosto 1815 (BGA 825). Il 4 novembre consegnò l’armonizzazione al banco Fries per l’inoltro a Edimburgo (fonte II.4); secondo l’iscrizione sull’autografo aveva già completato l’elaborazione il 23 ottobre 1815 (fonte I.3). I Lieder WoO 154 non furono mai pubblicati da Thomson.
Testi: N. 60, 62: Lament for Owen Roe O’Neill, Castle O’Neill senza testo. — N. 61, 63: anonimo, Adieu my lov’d harp, Robin Adair.
Beethoven ricevette da Thomson le melodie prive di testo (cfr. Op. 108).
Prima esecuzione non nota.
| Titolo | Autore del Testo | Tempo | Note | |
|---|---|---|---|---|
| LX | Lament for Owen Roe O’Neill | — (senza testo) | Andante lamentoso | Prima edizione solo nel 1971 (SBG, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden) |
| LXI | Adieu my lov’d harp | Anonimo | Andantino con espressione | Prima edizione 1971 (SBG, Breitkopf & Härtel) |
| LXII | Castle O’Neill | — (senza testo) | Andante affettuoso assai | Prima edizione 1971 (SBG, Breitkopf & Härtel) |
| LXIII | Robin Adair | Anonimo | Andante amoroso | Prima edizione postuma nel 1860 (Peters, Lipsia/Berlino; Ewer & Co., Londra) |
George Thomson: il gentiluomo che portò Beethoven tra i canti popolari
George Thomson nacque nel 1757 a Limekilns, Dunfermline, in Scozia, figlio di un maestro di scuola con formazione giuridica. La sua educazione, improntata a solide basi umanistiche, favorì precocemente un interesse profondo per la musica, la poesia e il patrimonio culturale nazionale. Sebbene non fosse un musicista professionista, Thomson sviluppò una competenza notevole nel campo della musica vocale e della tradizione popolare britannica. Per sessant’anni Thomson ricoprì l’incarico di clerk presso il Board of Trustees for the Encouragement of Art and Manufacture di Edimburgo. Questa posizione stabile gli permise di dedicarsi a un progetto culturale di grande respiro: la valorizzazione del canto popolare scozzese attraverso edizioni musicali di alto livello. Nel 1793 avviò la pubblicazione della sua opera monumentale, A Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice, articolata in sei volumi pubblicati tra il 1793 e il 1841. L’obiettivo era duplice: preservare e diffondere melodie tradizionali scozzesi, irlandesi e gallesi; nobilitarle mediante accompagnamenti colti e testi poetici di autori di primo piano.
Tra i poeti coinvolti figurano Robert Burns, Walter Scott, Thomas Moore, Thomas Campbell e Lord Byron. Per conferire autorevolezza musicale alle sue raccolte, Thomson commissionò arrangiamenti a importanti compositori europei: Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Ignaz Pleyel, Leopold Kozeluch, Johann Nepomuk Hummel, Carl Maria von Weber, Henry Rowley Bishop, Robert Archibald Smith.
Questa rete di collaborazioni, unica nel suo genere, trasformò la raccolta di Thomson in un ponte tra la tradizione popolare britannica e il linguaggio musicale europeo. Il rapporto con Ludwig van Beethoven rappresenta l’aspetto più rilevante dell’attività editoriale di Thomson. Nel 1806 Thomson propose al compositore di realizzare accompagnamenti per canti popolari britannici, seguendo un modello già sperimentato con Haydn. Tra il 1809 e il 1820, Beethoven compose 179 arrangiamenti per voce, pianoforte, violino e violoncello, basati prevalentemente su melodie scozzesi, irlandesi e gallesi fornite da Thomson. Si tratta di un corpus significativo, che occupò il compositore per diversi anni e che costituisce una parte non trascurabile della sua produzione vocale.
La collaborazione fu accompagnata da una cospicua corrispondenza, redatta principalmente in francese a causa delle difficoltà linguistiche reciproche. Una lettera fondamentale è quella del 23 novembre 1809, conservata al Beethoven-Haus di Bonn, in cui Beethoven: accetta di scrivere accompagnamenti per 43 canti inviati da Thomson; richiede un compenso più elevato; rivendica la libertà di scegliere l’organico strumentale; osserva che questo tipo di composizione non è “propriamente artistico”, ma necessario per ragioni economiche.
Questi documenti testimoniano un rapporto professionale complesso, segnato da reciproca stima ma anche da negoziazioni serrate. Thomson continuò a rivedere e ampliare le sue raccolte fino alla vecchiaia. Morì nel 1851, lasciando un’eredità culturale di enorme rilievo: grazie al suo lavoro, il canto popolare scozzese e britannico entrò stabilmente nel repertorio europeo e acquisì una dignità artistica nuova. La sua opera rappresenta ancora oggi una fonte imprescindibile per lo studio della tradizione folk e per la comprensione del rapporto tra musica popolare e musica colta nel primo Ottocento.




