Le opere per mandolino e pianoforte di Ludwig van Beethoven

(WoO 43a, WoO 43b, WoO 44a e WoO 44b, articoli, frammenti ed abbozzi inerenti queste opere)

BEETHOVEN ED IL MANDOLINO
Quando Mozart scrisse la sua celebre Serenata del Don Giovanni con accompagnamento di mandolino, poteva ben contare sopra una fedele esecuzione di questa parte; infatti il mandolino era allora un tipico strumento da dilettanti, diffuso nella cerchia degli amatori di musica quasi più del clavicembalo. Accanto ai dichiarati compositori di moda per il mandolino, anche J. N. Hummel e l’autore del Freischütz hanno contribuito allo sviluppo della letteratura musicale di questo strumento.
Di Beethoven si conoscevano dal 1888, per la pubblicazione nel supplemento della « Gesamtausgabe », due piccoli pezzi per mandolino e cembalo: un grazioso Adagio in mi bemolle maggiore e un pezzo in do minore dal titolo Sonatina, costituito, a guisa di Minuetto, da una parte principale in minore, da un Trio in maggiore e da una piccola Coda, dopo il Da Capo della parte principale. Questa Sonatina fu pubblicata anche, con leggere varianti, nel «Dictionary of Music and Musicians» del Grove, alla voce «Mandolino». Carl Krebs, nella sua nota di revisore al testo originario della Sonata op. 14 n. 1, nota come il principio del Trio di quest’ultima sia modellato su quello corrispondente della Sonatina.
Il Krebs era d’opinione che la Sonatina fosse stata scritta da Beethoven per l’amico e virtuoso di mandolino Krumpholz: notizia questa attinta verosimilmente da A. W. Thayer. Ma A. Chitz nel « Merker » del 2 giugno 1912 ha dimostrato in modo convincente che i due pezzi sono stati con ogni probabilità scritti per la contessina Giuseppina Clary, divenuta poi contessa Clam-Gallas, per la quale, come è noto, Beethoven compose anche l’aria «Ah perfido!» (op.65). Beethoven era andato per la prima volta a Praga, insieme con il principe Lichnowsky, nel 1796; ed era stato ivi da lui introdotto presso le principali famiglie dell’aristocrazia. (Nulla si sa di un presunto viaggio nell’ anno prima – Nd.A.)

La famiglia del conte Cristiano Filippo Clam-Gallas occupava nella cerchia degli amatori di musica boemi una posizione preminente. Due sue figlie erano eccellenti clavicembaliste; le altre due prendevano parte alle rappresentazioni del teatro privato del conte; il figlio maggiore, Cristiano Cristoforo (1771-1838), era uno dei fondatori della Società per l’incremento dell’arte musicale in Boemia e del Conservatorio di Praga. Sua moglie fu proprio quella contessina Clary per cui Beethoven scrisse l’aria «Ah perfido!». Una copia di quest’aria, menzionata dal Nottebohm nel catalogo tematico delle opere stampate del Maestro, porta nella prima pagina la dizione: “Une grande Scène mise en musique par L. v. Beethoven à Prague, 1796”; sulla terza pagina è scritto: “Recitativo e Aria composta e dedicata alla signora contessa di Clary di L. v. Beethoven”.

In un foglio di schizzi dell’aria che si trovava una volta nella « Preussische Staatsbibliothek » di Berlino è scritto egualmente: pour Mademoiselle la comtesse de Cary (deve leggersi Clary). Sullo stesso foglio si trova anche il tema di un terzo pezzo per mandolino, una graziosa, gentile Sonatina in do maggiore. che lo Chitz ha per la prima volta pubblicato in fine del suo studio. Appare da ciò con tutta verosimiglianza come vi sia una connessione fra l’aria e i due pezzi per mandolino: la contessina Clary, cantante, deve essere stata anche una buona suonatrice di mandolino; e Beethoven scrisse i due piccoli pezzi per lei, in ricordo del suo primo soggiorno a Praga.

A. Chitz ha trovato nell’archivio del conte Clam-Gallas anche altre composizioni per mandolino di Beethoven. L’Adagio in mi bemolle, pubblicato da E. Mandyczewski nel supplemento della « Gesamtausgabe », da un autografo esistente a Berlino, si trovava nell’archivio di Praga in una redazione visibilmente posteriore, ma egualmente autografa, che deve considerarsi definitiva rispetto a quella berlinese. Ma un’opera significativa e ampiamente sviluppata è un Tema con variazioni , rimasto finora completamente sconosciuto, che pone a un mandolinista provetto dei problemi interessanti. Questo pezzo, come pure l’ Adagio in mi bemolle nella sua seconda redazione, furono nel 1940 pubblicati, con introduzione e relazione sulla sua revisione, da Carl Michael Komma, quali primo e secondo numero della serie di scritti intitolata Sudetendeutsch Musikarkiv. L’edizione oggi molto difficile a trovarsi, ma una fotocopia dei due pezzi esiste nella Biblioteca Musicale di Santa Cecilia in Roma.
Purtroppo non mi è riuscito finora di avere maggiori particolari sugli altri pezzi di mandolino di Beethoven che si trovavano a suo tempo a Praga. Lo Chitz dice soltanto di aver constatato che vi era ivi « una serie di altri pezzi simili ».
Il Prof. Robert Haas di Vienna, al quale mi rivolsi per questo motivo, mi scrisse che, nell’occasione dell’edizione delle due suddette musiche, il Komma aveva trovato l’archivio già non più completamente integro; «l’ opera per lo meno doveva essere stata precedentemente venduta o sottratta. Diamo ora gli spunti tematici delle quattro composizioni:
Adagio in mi bemolle maggiore – 113 battute
Sonatina in do minore – Parte principale: 16 battute; Trio: 16 battute; Coda (mancante nel Grove): 13 battute
Sonata in do maggiore – Parte principale: 45 battute; segue un « Da Capo al fine », senza che si trovi un segno di fine; ma questo è da porre verosimilmente sul terzo ottavo della i8a battuta. Poi il minore: 24 battute, e la Ripresa, abbreviata, del maggiore: 39 battute
Andante con variazioni – Tema: 16 battute; così pure le variazioni dalla prima a quarta, quinta variazione, in minore: 17 battute; sesta variazione (maggiore, con Coda): 33 battute.
Naturalmente la numerazione delle battute tiene conto soltanto di quelle effettivamente scritte, cioè stampate, e non della ripetizione delle varie parti. Sarebbe bene se queste quattro opere fossero pubblicate insieme, poiché esse arricchirebbero la letteratura originale per mandolino del grande Maestro, certo non molto estesa, di qualche pagina piacevole e importante.
Willy Hess

Fonti manoscritte superstiti

Sonatina in do minore per mandolino e pianoforte WoO 43a Miscellanea Kafka, folio 87 recto

Sonatina in do minore per mandolino e pianoforte WoO 43a Miscellanea Kafka, folio 87 versus “Fine”

Sonatina in do minore per mandolino e pianoforte WoO 43a Miscellanea Kafka, folio 73 versus – appunti

Sonatina in do minore per mandolino e pianoforte WoO 43a D-B Mus. ms. “Beethoven 28” (Fischhof), folio 43 recto con appunti forse di un quinto pezzo per mandolino. “pour Mademoisielle la Comtesse  de Clari (sic!) “

Adagio in Mi bemolle per mandolino e pianoforte WoO 43b Miscellanea Kafka, folio 104 recto – abbozzi

Sonatina in Do maggiore per mandolino e pianoforte WoO 44a Miscellanea Kafka, folio 158 recto – abbozzi di un secondo soggetto?

Andante e variazioni in Do maggiore per mandolino e pianoforte WoO 44b Miscellanea Kafka, folio 73 recto – abbozzi del tema principale e spunti di variazioni

Andante e variazioni in Do maggiore per mandolino e pianoforte WoO 44b Partitura – CZ-Pnm, Tr B 83 (=Ms XLII D 97) Febbraio / aprile 1796 (Fischof Bd 1 Seite 157)

Si trova nella Raccolta Miscellanea Fischhof al Foglio 47-recto ed occupa la metà inferiore della pagina (da rigo 6 a rigo 15).

E’ scritto per esteso ed ha la forma classica del Rondo- Sonata (A-B-A-C-A-B-A) con la ripresa dell’elemento “A” col d.c.(“Da Capo”) e, considerando che non ci sono le classiche cancellature e ripensamenti tipici del modo di comporre di Beethoven, sembrerebbe scritto già in bella copia.

La sua particolarità, a parte la sua lunghezza inusuale per un brano cameristico di questo genere, sta nel fatto che Beethoven in tutto il pezzo non mette le stanghette di battuta.

Nella ersione a cura di Graziano Denini la realizzazione pianistica è molto semplice e accompagna la parte del mandolino, con semplici armonie classiche, usando spesso l’uso della mano destra che si muove a terze con la melodia principale; questo accompagnamento evidenzia così il carattere rustico e popolare della melodia principale.

Sonatina in do minore per mandolino e pianoforte WoO 43b, (Hess 44) Partitura. Berlino, Manoscitto “Grasnick 25” Intestazione: Instrumentalstücke; mandoline, cemb; Es-Dur; LvBWV WoO 43b; KinB WoO 43 pagine da 8 a 11 (manoscritto contenente anche il pezzo per pianoforte WoO 53 e la marcia WoO 29 nella trascrizione per pianoforte (Hess87)

Disponibile alla lettura l’ intero articolo di Arthur Chitz pubblicato nel periodico “Der Merkel”

Prospetto generale di tutte le opere per mandolino e pianoforte di Ludwig van Beethoven

(WoO 43a, WoO 43b, WoO 44a e WoO 44b in tutte le varianti, frammenti ed abbozzi)

Alexander Buchner – Beethovens Kompositionen für Mandoline

Le composizioni per mandolino di Beethoven – di Alexander Buchner
(Beethovens Kompositionen für Mandoline / von Alexander Buchner. – 1959. – Beethoven-Jahrbuch. – 3.1957/58 (1959), S. 38-50)

Nel 1949 il Dipartimento di Musica del Museo Nazionale di Praga, su incarico del Consiglio di amministrazione della Commissione Culturale del tempo presieduta dal Dr. Zdenek Wirth, rilevò il Clam-Gallassche Musikarchiv conservato nel castello di Frýdland. Dal catalogo prodotto dall’archivista del castello, , Dr. Josef Bergel, si scoprì che non erano stati trovati due pezzi di maggior valore: le due composizioni per mandolino e clavicembalo di Ludwig van Beethoven, composte a Praga e dedicate alla contessa Josefine Clary-Aldringen. Per molto tempo la ricerca dei manoscritti perduti non ebbe successo. Solo recentemente, dopo un esame approfondito dell’archivio di Frýdland da parte dell’Accademia delle scienze cecoslovacca, i manoscritti sono stati trovati e consegnati al Dipartimento di Musica del Museo Nazionale.

Precedentemente, sulla base di una lettera ritrovata e studiando gli abbozzi e gli schizzi beethoveniani conservati presso l’editore Artaria che portano l’ annotazione: “Geschrieben und gewidmet der Gr. C. G. als Andenken seines Aufenthaltes in P.” (Scritto e dedicato a Gr. C. G. come ricordo del suo soggiorno in P(raga).), il noto biografo di Beethoven , A. W. Thayer 1) aveva avanzato l’ipotesi che la famiglia Clam-Gallas potesse possedere alcune composizioni inedite di Beethoven scritte per quest’ organico. La sua intuizione si dimostrò corretta quando il conte Franz Clam-Gallas decise di indagare sul passato musicale della sua famiglia e , una mattina di luglio del 1905, il dottor Arnold Flegl, direttore della sezione musicologica del Museo Nazionale di Praga accettò l’ invito di cercare negli archivi conservati nella soffitta del palazzo Clam-Gallas sito nella strada adiacente l’ istituto.

Flegl scrisse sulle partiture: “Daruber, ob die Musiknoten  einen Wert  Wert und welchen etwa in Hause um die Pflege der Musik in demselben besitzen, läßt sich nach der ersten Durchsicht noch kein Urteil fällen. Ein ziemlicher Teil der Noten ist noch zu säubern. In ihrem gegenwärtigen Zustande vom Staub und Ruß geschwärzt kann man sie nicht handhaben. Der Zimmerwärter meint, daß die Reinigung in 4 Tagen beendet sein wird.“ ( Da questa prima ricognizione non è possibile determinare se Se queste partiture abbiano un valore e quale valore e con quale cura possa esser stata scritta la musica. Buona parte delle partiture devono ancora essere ripulite. Allo stato attuale, annerite dalla polvere e dalla fuliggine, non possono essere assolutamente manipolate. Il custode ha riferito che occorreranno 4 giorni per ripulirle.”

Più avanti leggiamo: “Oggi aspetto il dottor Chitz. 2)  Esaminerò con lui gli spartiti e discuteremo il modo di inventariarli. Questo lavoro potrebbe prolungarsi fino all’inizio di agosto”. Non ci è pervenuta più alcuna notizia di ulteriori attività al riguardo del Dr. Flegl., ma sicuramente al dottor Chitz fu affidato il lavoro di inventario e il compito di scrivere la complessa storia musicale della Casa dei Clam-Gallas. La sua nutrita corrispondenza con il conte Clam-Gallas, che durò quasi 12 anni, dimostra che Chitz fu abbastanza reticente sul lavoro compiuto e non sempre informò adeguatamente il conte dei risultati delle sue ricerche. 3) Chitz concentrò la sua attenzione soprattutto sulle cinque composizioni per mandolino e clavicembalo di Beethoven, che sottopose nel 1906 al musicista austriaco E. Mandyczewski 4) per un expertise. (valutazione da esperto)

Mandyczewski rispose:   „diese Handschriften von Anfang bis Ende von Beethovens eigener Hand geschrieben, also durchaus echt sind… Den Werth dieser beiden Handschriften kann man auf rund zwei Tausend Kronen veranschlagen.“ (“questi manoscritti sono scritti dall’inizio alla fine dalla mano di Beethoven, e quindi sono assolutamente originali … Il valore di questi due manoscritti può essere stimato in circa duemila corone.” )

Successivamente Chitz, l’unico con il diritto esclusivo di studiare e gestire le partiture , aveva anche ottenuto il diritto alla pubblicazione. 5) Terminato il lavoro, riassunse i risultati dei suoi innumerevoli anni di ricerca in due articoli, pubblicati sulle riviste Jahresigen Der Meker 6) e Deutsche Arbeit. 

7) Questi articoli, di contenuto pressoché identico, si caratterizzano per il fatto che non riportano alcuna novità, niente che fino ad allora non fosse conosciuto nella letteratura beethoveniana. A sostegno dei due articoli, Chitz pubblicò una delle composizioni di Beethoven: la Sonatina in do maggiore per mandolino e clavicembalo, che considerava “la copia di un vecchio copista”. 8) Non si sa nulla circa il destino delle altre composizioni di Beethoven. Chitz riconsegnò al conte Clam-Gallas solo le due composizioni certificati da Mandyczewski, trattenendo le altre “copie del vecchio copista “, come lui stesso le definì, per “effettuare ulteriori indagini “. 9)

L’ultima fonte relativa a queste composizioni è nella lettera di A. Chitz al conte Clam-Gallas del 23 giugno 1912: „Mit Euerer Exzellenz gütiger Erlaubnis habe ich am Himmelfahrtstage im Friedländer Archiv die Beethovens Originale / Adagio Es-Dur und Andante con Variazioni D-Dur / mit den Abschriften des alten Kopisten, die mir Euere Exzellenz seinerzeit freundlichst zur Verfügung gestellt haben, verglichen. Nebst einigen kleineren Abweichungen mußte ich vor Allem konstatieren, daß sich in den Abschriften außer diesen beiden Sätzen noch drei andere allerdings….)  “Con il gentile permesso di Vostra Eccellenza, il giorno dell’Ascensione ho confrontato gli originali di Beethoven / Adagio in Mi bemolle maggiore e Andante con Variazioni in Re maggiore / conservate nell’Archivio di Friedländ con le copie del vecchio copista che all’ epoca Vostra Eccellenza gentilmente mi mise a disposizione. A parte qualche piccola insignificante differenza, ho notato soprattutto che, oltre a queste due composizioni, le trascrizioni contengono anche altri tre pezzetti, anche se molto più brevi”. Queste composizioni non si trovano più nell’archivio di Frýdland, e la rivista “Der Merker” di Friedländ pubblicò solo gli appunti dell’archivista dell’epoca, (così come riferito da una lettera di Chitz dell’8 maggio 1912), da questi due elementi deriva il giustificato sospetto che queste composizioni siano rimaste in mano a Chitz. 10)

Sono pertanto note solo quattro composizioni per mandolino e clavicembalo 11) di Beethoven; di queste, l’autografo del British Museum (Miscellanea Kafka) servì come base per l’edizione della Sonatina in do minore, 12) composta da Beethoven, secondo l’ipotesi del biografo Thayer, 13) per l’amico intimo Vaclav Krumpholz.14) Si tratta di una composizione in due parti sotto forma di Lied con trio in do maggiore e coda. Le altre tre composizioni furono dedicate alla contessa Josefine Clary. La Sonatina in do maggiore  servì come supplemento agli articoli di Chitz, che rappresentano l’unica fonte di questa composizione, tranne che per Le misure da 96 a 104 che appaiono anche su un quaderno di abbozzi di Beethoven, assieme ad alcune parti dell’aria “Ah, perfido” op. 65. Il primo degli autografi consta di due fogli del formato oblungo di mm 310 X 224,  che si pensa originariamente avesse le dimensioni di 310 X 245 mm; i 21 mm mancanti all’altezza della cucitura furono tagliati in seguito. La filigrana della carta, non di ottima qualità, è a strisce sottili, poco chiare, che ne percorrono l’intera larghezza, a 29 mm di distanza l’una dall’altra. Tutte e quattro le quattro pagine sono prestampate a 16 righi pentagrammati, e Beethoven scrive riportando sulla prima riga il mandolino in chiave di violino, mentre nelle le righe successive dedicate al clavicembalo sono scritte con chiave di violino e chiave di basso.

Sul lato sinistro sopra la prima riga è riportato: “Adagio ma non troppo” e sulla destra la dedica: “Pour la belle J. par L. v. B.”. Quindi Beethoven dedicò la composizione alla contessa Clary, che divenne moglie del conte Christian Christoph Clam-Callas. Nell’angolo in basso a destra appare il numero d’inventario dell’archivio musicale di Friedländ, scritto a matita: 364b. Si tratta di un movimento sonata in Mi bemolle maggiore di 113 misure, con inversioni melodiche, adattato alla tecnica di esecuzione del mandolino dell’epoca, che non utilizzava i tremoli, come siamo abituati a sentire modernamente, ma che prediligeva note brevi ed arpeggi. Alcune idee della composizione ricordano altre opere di Beethoven. Questa composizione non era già del tutto sconosciuta al momento del ritrovamento del manoscritto, poiché ne fu pubblicata una versione nel 1888 nel supplemento all’ Edizione completa delle opere di Beethoven 15) di Mandyczewski sulla base di un autografo che si trova nella Staatsbibliothek zu Berlin. Dopo il confronto con l’autografo di Frýdland, il manoscritto di Berlino mostra il carattere, se non di uno schizzo, almeno di una prima stesura. È scritto semplicemente come “Adagio”, con molte cancellature, aggiunte e correzioni, meno preciso e senza segni dinamici.

Anche il secondo autografo, composto da 6 fogli, ha una dimensione oblunga di 302 X 246 mm; ed anche questo manoscritto fu in origine più grande, ma scelleratamente anche in questo caso fu tagliato il margine destro del manoscritto per circa 1 cm, cosicché ci è pervenuto solamente il frammento della scritta “(ce)…. mbalo” autografo in testa alle linee. La carta è di qualità migliore del primo autografo e la filigrana ha, oltre a delle strisce chiaramente visibili che scorrono verticalmente a 27 mm di distanza l’una dall’altra, anche un’iscrizione a lettere maiuscole: “Amicitiae Musis” su tutta la larghezza del foglio. Delle dodici pagine totali ne vengono scritte solo nove, e poiché il sistema prestampato consiste di sole 8 linee, Beethoven poté utilizzarne solo sei per pagina lasciandone due vuote.

Ebbe intenzione di cominciare a scrivere sulla prima pagina; lo testimonia il sistema autografo a 3 righe con indicazioni, segni e tempo. Ma poi probabilmente cambiò idea, voltò pagina e iniziò a scrivere sulla pagina successiva. Nella prima pagina sono ancora presenti i timbri violetti “Graf Clam-Gallas” e una vignetta con il numero stampato dell’Archivio di Frýdland 364; questo numero d’inventario è stato scritto, ancora una volta, a matita in basso a destra. Nella seconda pagina al centro sopra la prima riga del sistema pentagrammato compare il titolo della composizione “Variations pour la mandoline et clavecin. Composée par L. v. Beethoven” e a destra la dedica sotto forma di 6 lettere separate da punti. Completamente comprensibili sono: f. d. h. e l’ultima J; cioè per il …….. Josefine, mentre non è stato possibile decifrare le altre lettere. In ogni caso, si trattò anche in questo caso di una composizione dedicata alla contessa Clary.

Il tema di otto battute dell’ “Andante con variazioni”, è di provenienza sconosciuta, e si articola in sei variazioni concludentesi con una coda. Anche in questo caso si può collocare l’origine di questa composizione, dedicata alla “famosa cantante dilettante praghese”, la contessa Clary, all’epoca del soggiorno di Beethoven a Praga nel 1796. Mentre si sono conservati molti documenti negli archivi e nelle notizie dei giornali dell’epoca redatti durante le visite di W. A. Mozart nella città boema, nulla è stato trovato circa i soggiorni di Beethoven in questa città, nonostante si siano effettuate approfondite ricerche in tutti gli archivi. Vladimir Balthasar, nel suo studio “Beethoven a Praga”, ha suggerito che Beethoven probabilmente la visitò per la prima volta nel 1795. Thayer parlò già di questa possibilità sulla base dei dati a sua disposizione, tra cui la notizia contenuta nel dizionario Dlabac, dove il redattore scrive che Beethoven suonò in un’accademia a Praga nel 1795. Suona interessante anche la frase “Questa volta riceverò anche molti soldi” contenuta nella lettera che Beethoven scrisse a suo fratello Nikolaus Johann da Praga e quindi la parola “questa volta” ci suggerisce che Beethoven si fosse recato a Praga già in precedenza. Esiste anche la testimonianza del suo amico di gioventù, Stephan von Breuning, che incontrò Beethoven a Norimberga nel gennaio 1796 e che probabilmente tornò a Vienna dalla Boemia.

Non passò dunque molto tempo dallo storico debutto beethoveniano all’ “Accademia Haydn” di Vienna il 18 dicembre 1795. Cosi come fece nel 1789 Mozart, grazie al suo mecenate, il principe Karl Lichnowsky, sette anni dopo Beethoven si recò a Praga con lo stesso principe, e soggiornò nella stessa casa “Bei goldenem Einhorn” 26) sul lato Klem, dove Mozart pernottò dopo il suo arrivo. La prova più importante del soggiorno di Beethoven rimane la sua già citata lettera, che testimonia il successo artistico e finanziario della sua performance. Si legge: “Da dare a mio fratello Nicholaus Beethoven nella farmacia di Kämthner Thor. Il signor von Z. abbia la bontà di consegnare questa lettera al parrucchiere, che la recapiterà al destinatario.”

Prag. 19. Feber / 1796 /.

Lieber Bruder!

Nun dass du doch wenigstens nur weisst, wo ich bin und was ich mache, muss ich dir doch schreiben. Fürs erste geht mir’s gut, recht gut. Meine Kunst erwirbt mir Freunde und Achtung, was will ich mehr. Auch Geld werde ich diesmale ziemlich bekommen, ich werde noch einige Woche verweilen hier, und dann nach Dresden, Leipzig und Berlin reisen, da werden wohl wenigstens 6 Wochen dran gehen, bis ich zurück­komme. — Ich hoffe, dass dir dein Aufenthalt in Wien immer besser gefallen wird. Nim dich nur in Acht vor der ganzen Zunft der schlechten Weiber. Bist du schon bey Vetter Elsz gewesen? Du kannst mir einmal hieher schreiben, wenn du Lust und Zeit hast Linowski 27) wird wohl bald wieder nach Wien, er ist schon von hieher weggereist, wenn du allenfalls geld braucht, kannst du keck zu ihm gehn da er mir noch schuldig ist. übrigens wünsche ich, dass du immer glücklicher leben mögest, und ich, wünsdie etwas dazu bei­tragen zu können. Leb’ wohl lieber Bruder und denke zuweilen an deinen wahren treuen Bruder Beethoven. Grüss bruder Caspar, meine adresse ist im goldenen Einhorn auf der Kleinseite.“

Di questi sopraccitati amici praghesi non si trova menzione nella letteratura Beethoveniana; tuttavia la copia riveduta dell’aria Ah, Perfido! (Op.65), ha il titolo in prima pagina: „Une grande scene mise en musique par L. v. Beethoven a Prague 1796“ e nella terza pagina appare la dedica „Recitativo e aria composta e dedicata alla Signora Contessa de Clari (Sic!) da L. v. Beethoven“. Sullo stesso foglio del quaderno di schizzi dove si trova la già citata dedica della contessa Clary, c’è anche l’osservazione marginale: „Schindelar, Toscanisches Haus im 1ten Stock. Ulrich. Duschek“. Alcune parti di quest’aria compaiono anche nel suddetto quaderno di schizzi e portano la seguente nota: „Pour Mademoiselle la Comtesse de Clari. (sic!). Poiché gli altri abbozzi sul foglio medesino sono note riferentesi alle composizioni per mandolino, anche la data esatta di queste composizioni risulta congrua con l’anno 1796. Esattamente nello stesso anno è il soggiorno di Beethoven a Praga dove incontrò la diciannovenne contessa Josephine Clary-Aldringen. Il suo ritratto del 1814, dipinto dal professore dell’Accademia di Dresda J. Grassi, è ancora esposto nel castello di Frýdland. Il suo aspetto aggraziato non è certamente passato inosservato al ventiseienne Beethoven. La contessa non era solo una buona cantante, ma anche una ottima dilettante di mandolino.

Gli organologi e gli storici della musica devono ancora esplorare parecchio questo strumento che, durante la sua massima espansione nella seconda metà del XVIII secolo, si era diffuso anche oltre i confini della sua terra d’origine italiana. Grazie al suo relativamente facile studio, il mandolino ha giocato un ruolo importante nei circoli musicali dilettanti. Nella sua forma attuale era già conosciuto in Italia nel XVII secolo. Oltre a Beethoven, anche altri importanti compositori scrissero per questo strumento. La forma del mandolino ricorda la forma del liuto, in piccolo; il dorso ad arco a forma di zucca è costituito da strette strisce di Acero e Palissandro. L’abete rosso, piatto, non verniciato e moderatamente inclinato nella parte inferiore, lascia un cerchio libero e non riempito con una rosetta intagliata, come era consuetudine fare con i liuti. Sopra la cassa armonica vi è uno scudo in legno duro o tartaruga che protegge l‘ apice dai danni del plettro. Dei tanti tipi con diversi numeri di corde, il più comune era il cosiddetto mandolino napoletano con quattro corde metalliche a doppio coro di accordatura per violino con voce chiara e squillante. Le corde, raccolte con un piccolo plettro a forma di tartaruga a mandorla, sono ancorate ai bottoni delle gambe sul bordo della parte inferiore del tronco. Da lì vengono condotti sopra la sella bassa in ebano e la tastiera fino alle vertebre inserite nella testa sagittale piatta con cui vengono tese le corde. L’intero corpo dello strumento è costruito di preferenza con ebano, madreperla e tartaruga. I mandolini venivano perlopiù accompagnati da strumenti melodici, ad esempio da una chitarra, o a tastiera, come pianoforti o clavicembali

Quando Josephine Clary decise di suonare il mandolino, il liutaio Karl Hellmer e suo figlio costruirono per lei questi strumenti in Praga. La contessa Josephine si fidanzò con il conte Christian Christoph Clam Gallas, figlio di Christian Philipp Clam, di cui Dlabac 31) scrisse in un resoconto che „egli stesso era un buon pianista“. Nel suo palazzo di Praga in Hußstraße al numero 158 mantenne una “armonia musicale” ove lo stesso Beethoven suonò nel 1798. 32). Tutta la famiglia Clam-Gallas era istruita musicalmente; entrambe le figlie di Christian Philipp, Louise e Jeanette, che godevano di una buona fama di pianiste e si cimentarono a suonare composizioni di Franz Xaver Dusek e Vincenc Masek. 33) Anche la principessa Ludowica Auersperg e la Contessa Johanne Doc-Dobersdh, entrambe contesse nate Clam-Gallas, presero parte alla scena teatrale privata del Palazzo Clam-Galas di Praga. Il coniuge di Josephina, Christian Christoph 34) divenne cofondatore del Conservatorio di Praga nel 1808. Occupò il rango di Landesmarschalls in Böhmen, Präsident der Gesellschaft der patriotischen Kunstfreunde (Società degli amici patriottici delle arti) e fu membro di numerose associazioni musicali. Per quanto riguarda gli altri nomi annotati sul quaderno di abbozzi, che Beethoven sembra abbia cominciato ad appuntare prima di lasciare Vienna per Praga, i primi sono riferiti ai Duschek (Dusek). Non c’è dubbio che si tratta della coppia Dusek: il pianista, pedagogo e compositore F. X. Dusek 35) e sua moglie, la famosa cantante Josefine Dusek, che propagandò con infinita passione le composizioni di Mozart e sostenne anche opere di Beethoven 36), ancora poco note negli stati tedeschi a quel tempo. Il nome „Ulrich“ appartiene alla talentuosa cantante Agathe Ulrich, che rifiutò tutte le offerte dell’opera di Praga e Dresda e andò a vivere nel monastero Doksan. Dopo lo scioglimento di quest’ordine, nel 1782, si guadagnò da come cantante a Praga e nei dintorni. 37) E infine „Schindelar“, che viveva al primo piano della Toscanerhaus, non era altro che il consigliere governativo Antomn S’indelar’, amante delle Arti e della musica, noto per la sua ospitalità. Suonava il violoncello e gli amanti della musica da camera si riunivano una volta alla settimana nel suo appartamento. Aveva una vasta collezione di partiture, che prestava volentieri anche per uso concertistico.

Così come l’ammirazione entusiasta per l’arte di Mozart non fu opera del caso, così il successo di Beethoven a Praga non fu il risultato di circostanze casuali. A quel tempo la città boema era il centro di una vita musicale molto sviluppata e gareggiava con successo con Vienna e Monaco di Baviera. Con l‘ aura mozartiana ancora vivida, non fu così facile per un musicista successivo raccoglierne gli allori. Beethoven in effetti si esibì come Mozart a Praga, ma in circostanze molto diverse. Il primo divenne il beniamino di tutti i praghesi, mentre Beethoven rimase letteralmente nascosto al grande pubblico. Non conosceva Praga e non la frequentò a lungo; la sua arte guadagnò solo lentamente la posizione che meritava. Anche se i successi di Beethoven rimasero molto al di sotto dell’ammirazione con cui Praga circondò l‘ amato Mozart, resta il fatto che la conoscenza con la contessa Clary rimase un episodio significativo nella vita di Beethoven, così come queste magnifiche composizioni per mandolino nell‘ ambito della sua produzione musicale.

1) A.W. Thayer »Ludwig van Beethovens Leben“, 3 Bde, Übersetzung von H. Dieters, Berlin 1866-79, 2 Bde von H. Riemann, Berlin 1907-08. Neue Ausgabe 1910-15; englisch New York 1921.
2) Nato a Praga, studiò composizione con V. Novak e Frau Spilka, Science naturali e Musica a Vienna; dopo la prima guerra mondiale divenne Kapellmeister dell’ Opera di Dresda.
3) Vedere la notizia della sua scoperta di composizioni finora sconosciute di Beethoven in “Der Fremdenblatt” / Wien del 5 aprile 1912, p. 92 /, in “Revue musicale / antologie dell’International Music Society” di Parigi, 15-15 dicembre 1912 /, ed ancora nel Zeitsdirift der Internationalen Musikgesellschaft “/ Jg. XIII, 1911—12, S. 276/
4) 1857-1929, importante collaboratore delle edizioni complete di Schubert, Haydn, Beethoven e altri. Funziona. Patrono della musica ceca; si doperò per rendere possibile la prima esecuzione del Requiem di A. Dvorak a Vienna.
5) „Ich mache nun auch deswegen E. E. Mitteilung, von den bisher erschienenen und den neuen Arbeiten Mitteilung, weil ich dieser Tage ein Schieben von Hr. dr. E. Rychnovsky in Prag erhielt, der ein Buch über “Prag als Musikstadt” schreiben will und mich um die genaue Beschreibung der von mir bei E.E. gefundenen B.stucke ersuchte.“ (“Ora sto maturando la convinzione di pubblicare il mio lavoro, anche perchè sono stato spronato a farlo anche grazie dr. E. Rychnovsky, che ricevetti a Praga, e che mi confidò circa un suo prossimo libro intitolato “Praga città della musica” e per me sarebbe la collocazione perfetta per la descrizione del mio lavoro”)  E continua: „eventuell mochte ich dem Grafen schreiben und ihn um die Erlaubnis zu photographischien Reprodukion ersuchen.“  (“vorrei quindi trascrivere le partiture e chiedere il permesso di riprodurle fotograficamente”). Ich verwies Herrn dr. R. auf meinen in der “Deutschen Arbeit” in Böhmen Jahrg. XIII erschienenen und das Thema erschöpfenden Artikel uber Beethovens Prager Aufenthalt / den ja S. E. seinerzeit von mir zugeschickt erhielten / und teilte ihm gleichzeitig mit, daß mir seinerzeit von E. E. das Alleinveröffentlichungsrecht der Stücke übertragen wurde und ich meine jahrelangen Forschungen selbst in Buchform als ,Beethovenstudien’ zu veröffentlichen gedenke. Das Zitieren sei ihm gerne gewährt und ist sogar nadi schriftstellerischem Brauch Pflicht.“ (Ho comunicato al signor dr. R(ychnovsky) che ebbi già pubblicato in Boemia nel “Deutschen Arbeit”, Jahrg. XIII un esaustivo documento sulla permanenza di Praga di Beethoven.  gli feci inoltre presente che Lei mi diede possibilità in esclusiva il diritto di pubblicazione dei pezzi e che intendo pubblicare i miei anni di ricerca anche sotto forma di libro intitolato “studi su Beethoven”. Questa esclusiva mi fu concessa ed è persino obbligatoria secondo l’usanza letteraria corrente”.)  Da una lettera di Chitz del 2 luglio 1918 al conte Clam-Gallas, Frydland, Schloßarchiv.
6) A. Chitz: „Beethovens Kompositionen für Mandoline. Mit einem unveröffentlichten Sonatinen-Satz Beethovens.“ Jahrg. III / 1912 /, Heft 12, S. 446 ff.
7) Lo stesso: „Beethovens Prager Aufenthalt im Tahre 1796“, Tahrg. XIII, / 1913 /, Numero 1, p. 28 f.
8) L’autorizzazione alla pubblicazione fu concessa a Chitz dal Gr. Clam-Gallas, Cfr. “Der Merker”, cit. Articolo, p. 450.
9) “Die österreichische Zeitsdirift ,Der Merker‘ hat mich um einen Beethoven-beitrag fur Ihre anläßlich der Wiener Musikwoche Ende Mai erscheinende Festschrift und da möchte ich einen Artikel über Beethoven nebst einem der bei gefundenen Beethovensätze veröffentlichen. Darum bitte ich die Güte zu haben mir die Originalhandschriften / ich glaube es waren zwei Hefte, wenigsten stehen die Kompositionen in Reichenberger Ausstellungskatalog als zwei Nummern / fur einige Zeit freundlist zur Verfügung zu stellen. Ich habe sie seinerzeit gleich nach Auffindung mit nach Wien genommen und, nachdem Professor dr. Mandyczewski sein Gutachten über die Echtheit der Stücke abgegeben hatte, E.E. ubergeben. Mit E.E.  gütiger Erlaubnis nahm ich bloß die Abschriften des alten Kopistem – gleichfalls zwei Hefte — zwecks weiterer Forschungen mit”.  (Il periodico austriaco “Der Merker” mi scrisse per avere un mio contributo su Beethoven per il “Festschrift” in occasione della “Wiener Musikwoche” alla fine di maggio e vorrei pubblicare un articolo su Beethoven insieme ad uno dei ritrovati movimenti (per mandolino). Pertanto, chiedo la gentilezza di avere i manoscritti originali ( …….) penso che si potrebbero trattare come due pezzi distinti,  almeno così le nelle composizioni nel catalogo della mostra di Reichenberger apparerebbero come due numeri distinti. All’ epoca li portai a Vienna immediatamente dopo la scoperta e, dopo che il professor dr. Mandyczewski  espresse la sua opinione circa l’ autenticità dei pezzi, li riconsegnai in archivio. Per gentile concessione ho preso solo le copie del vecchio copista – e anche due quaderni – per ulteriori ricerche “.
10) Lo dimostra anche la risposta dell’allora archivista dott. Bergl, secondo cui nell’archivio Clam-Gallas erano presenti altri manoscritti per mandolino, ma già allo scoppio della prima guerra mondiale se ne persero le tracce. Vedi G. Kinsky: ” „Thematisch-Bibliographisches Verzeichnis aller vorhandenen Werke Ludwig van Beethovens“, S. 489, München und Duisburg 1955.
11) Vedi G. Kinsky, cit. sopra, p. 487 e seguenti / Wo 043 e Wo 044 /. il vecchio catalogo del 1955 presenta alcune inesattezze ora corrette: in primo luogo, l’esistenza dell’autografo della Sonatina in do maggiore / Wo 044 / è sconosciuta. All’ attenzione del Kinsky è sfuggito anche l’articolo di A. Chitz in “Deutscher Arbeit”, dove questa sonatina apparve come supplemento.
12) Sul manoscritto è scritto: “Sonatina per il Mandolina / sic! / Composta de L.v. Beethoven”, Ms. 29. 801; Vedi cat. Hughes-Hughes III, 76. Il facsimile nella sua dimensione originale è contenuto nella Miscellanea Kafka ed apparve la prima volta in A Reference Catalogue of British foreign Autographs and Manuscripts, London 1899. La prima edizione fu inserita nel dizionario inglese “Groves Dictionary of Music and Musicians”, Vol. II, p. 205, London 1880 con il titolo  “Mandoline” di AJ Hipkins. Infine nel volume supplementare dell’edizione completa delle opere di Beethoven del 1888 a cura di  E. Mandyczewskis / Breitkopf et Hartel, serie 25, Nro 295, p. 344 ss. E l’editore J. Schuberth / Lipsia.
13) A.W. Thayer, cit. Opere, p. 22 e seguenti.
14) V. Krumpholz era uno dei fratelli dell’eccezionale arpista ceco Jan Kftitel Krumpholz. Lavorò come violinista dal 1796 nell’orchestra dell’Opera di Vienna; era anche un eccellente mandolinista. Quando morì a Vienna Beethoven compose in sua memoria il coro maschile Der Gesang der Monche (WoO 104).
Dalla lettera di Chitz del 8 maggio 1912 a Gr. P. “Clam’Gallas” a Frydland, Schlossarchiv.
15) Siehe Breitkopf et Härtel, Serie 25, Nro 296 S. 346 ff.
16) Questa composizione fu pubblicata per la prima volta dall’editore Reichenberger E. Ullmann nel 1940 secondo l’autografo di Friedland, con l’ indicazione “Adagio ma non troppo” e successivamente nel 1954 da E. Repke nel Volksverlag della Turingia.
17) C = Clavicembalo, M — Mandoline.
18) Quest’ intestazione fu usata da K.M. Komma sulla prima stampa di questa composizione, che fu pubblicata nel 1940 insieme alla Revisionsberichte dall’editore Reichenberger E. Ullmann; Nella sua lista tematica delle opere di Beethoven, G. Kinsky ha definito questa composizione come un tema con variazioni. (WoO44b)
19) La prima rappresentazione di questa composizione ebbe luogo il 10 aprile 1912 al Wohltätigkeits-Tee nel Dresdner Belveder.
20) Cfr. W.A. Thayer, cit. Budl Vol. II, p. 8.
21) Apparso a Praga nel 1921 come decimo volume della collana “Dalibor”
22) „v. Beethoven, ein Konzertmeister auf dem Pianoforte,
Im J. 1795 gab er eine Akademie in Prag, in weldier er mit allgemeinem Beifall spielte”. (L. van Beethoven maestro concertista di pianoforte. Nel 1795 ha dato un’accademia a Praga, in cui ha suonato con un plauso generale.)  B.J. Dablac: »Allgemeines historisches Künstlerlexikon für Böhmen und zum Theil auch fur Mähren und Schlesien“, Praga, 1815.
23) Vedi L. Schimidt: “Beethoven’s Letters”, p. 10, Berlino 1924.
24) Vedi F. G. Wegeler: 
„Biographisdie Notizen über Ludwig van Beethoven” 1838 , (“Note biografiche su Ludwig van Beethoven”, 1838)
25) Cfr. W.A. Thayer, cit. Libro, Vol. II, p. 7.
26) Badegasse Nro 258.
27) Si riferisce al principe Karl Lichnowsky, che divenne amico di Beethoven. Il rapporto che ebbe B. con la moglie del principe, Christiane Thun, è stato particolarmente intimo. Il ringraziamento che Beethoven menziona ulteriormente è dovuto al fatto che il principe sottoscrisse 20 copie dei Trii per pianoforte op. 1
28) 1777-1828
29) A cura del compositore ceco Jan Ladislav Dusi’k. Per ottenere un effetto sonoro speciale furono utilizzati anche nelle opere F. di Majo. Artrea Placata, 1760, M Arne: Almona, 1764, A.E.M. Grétry: L amant jaloux, 1778 ed infine W. A. Mozart: Don Giovanni, 1787.
30) Nel dipartimento di musica del Museo Nazionale di Praga sono conservati due mandolini di questi liutai di Praga.
31) B.J.Dlabac, cit. Werk, Vol. I, p. 282, “Clam, Christian Philipp”
32) „Habe Beethoven auf seinem zweiten Konzert gehört, aber sein Spiel und Kompositionen haben auf mich sdion nicht mehr so mäditig eingewirkt. Damals spielte er das Konzert B-Dur, das er erst in Prag komponierte. Zu drittenmale hörte ich ihn bei dem Graf C…, wo er neben dem graziösen Rondo aus der A-Dur Sonate auf das Thema “Ah!-vous dirai-je Maman” improvisierte.“ Eigene Selbstbiographie von Vaclav Jan TomäSek.
“Ho ascoltato Beethoven nel suo secondo concerto, ma il suo modo di suonare e le sue composizioni non hanno più avuto un effetto così impressivo su di me. A quel tempo suonò il Concerto in si bemolle maggiore, che compose a Praga. Per la terza volta l’ho ascoltato con il Conte C …, improvvisando accanto al grazioso rondò della Sonata maggiore, sul  tema, Ah! -Vous dirai-je Maman”. Dall’ autobiografia di Vaclav Jan TomàSek.
33) “„XXV Lieder für Kinder und Kinderfreunde“ con una bella statua in rame della silhouette di entrambe le contesse di J. Berka.
34) 1771-1838.
35) 1731-1799.
36) La Leipziger Zeitung del 19 novembre 1796, annuncia che „Am Montag, den 21. November Mad. Dusek aus Prag im Theater bei Raustädtischem Tor ein großes Vokalkonzert veranstalten wird, auf dem sie die von Beethoven für Madame Dussek komponierte Italienische Szene und einige Kompositionen von Mozart vortragen wird.“ (“Lunedì 21 novembre, Mad. Dusek di Praga organizzerà un grande concerto vocale  nel Theater am RauStadtisches Tor, dove suonerà Beethoven che ha composto per Madame Dusek questa scena italiana ed eseguirà inoltre alcune  composizioni di Mozart. “)
 La scena italiana è ovviamente la scenda ed aria “Ah perfido”. Questo trafiletto afferma che l’ aria sia  dedicata a Josephine Dusek. Ma non si può escludere la possibilità che Beethoven abbia dato la copia dell’aria durante la sua visita a Dusek a Praga, poi citata come un’opera composta per lei da una riflessione a fini pubblicitari. Direttore era Neumann (J. G. Naumann,  Kapellmeister di Dresda e compositore, estimatore di Dusek.
37) S. B. J. Dlabaü, cit. Werk, Vol. III, p. 302, la parola “Ulrich”.

Philip J. Bone – The Guitar & Mandolin

Biographies of Celebrated players and Composers for these Instruments. (1914)

Beethoven, Ludwig van, born in Bonn, most probably December 16, 1770, anddied in Vienna, December 26, 1826. Particulars of the life of this immortal geniusare of such common knowledge that it is unnecessary to repeat them, and only his associations with the man-dolin, mandolinists, and his compositions for this instrument will be noticed; facts, which up to the present have received but scanty recognition from his numerous biographers. During the ten years (1790-1800) when he was between twenty and thirty years of age, Beethoven was closely associated and brought in daily contact with several mandolin players of ability and one of his sincerest friends at this time was a mandolin virtuoso. In the year 1792 he visited Vienna for the second time and one of his first patrons in this city was Prince Lichnowsky, who granted him an annuity of six hundred florins, to be paid during any period that Beethoven was out of con-stant employment. This prince it was who took him in 1796 to Prague where he was introduced in the family of Count Clam Gallas, who was an enthusiastic amateur musician. At this time the mandolin was highly esteemed and enjoying universal favour from the musical public, particularly in Prague this was the case, for nine years previously Mozart had produced in this city his opera Don Giovanni and this work had created a profound andlasting impression. The hero of the opera, Don Giovanni, accompanied one of his amorous serenades with his mandolin, and Mozart had introduced the instrument with felicitious and masterly effect in the score. The mandolin was now the favoured instrument of the aristocracy and fashionable society, and it may be mentioned that even the conductor of the Italian opera in Prague, Kucharz, was esteemed and recognised as a mandolinist of the first rank, when Beethoven visited Prague. Count Clam Gallas, in whose family Beethoven was introduced in this city, was an excellent pianist and did all in his power to further musical art by arranging and giving musical evenings, and he it was who founded the Prague Conservatoire of Music. His wife, who, previous to her marriage was Mlle. Clary, was also an amateur musician, being a skilful performer on the mandolin, a pupil of Kucharz, and it is evident from the large collection of music—both printed and manuscript—for the mandolin and guitar in the family possession, that the countess must have taken more than ordinary interest in thesetwo instruments. During one of their musical evenings Beethoven dedicated to the countess the still populär concert aria Ali perfido spergiura, Op. 65, as the original manuscript in the master’s handwriting testifies. On the first page is the inscription, “ Une grande scene en musicjue par L. von Beethoven ä Prague 1796,” and on the third page ‘ Recitativa e aria composta e dedicata alla Signora Contessa di Clari di L. von Beethoven.” Beethoven also wrote and dedicated compositions for the mandolin with cembalo (piano) accompaniment to the countess during the same period, and a sketch of one of these manuscripts in Beethoven’s writing has been discovered during the last three or four years in the library of Count Franz Clam Gallas, by Dr. Chitz, of Dresden. This composition, an Andante with variations for mandolin and cembalo (or piano), bears the dedication to Mdlle. de Clery with Beethoven’s signature and this interesting manuscript is at present in Dresden, not having yet been printed.

During part of the same ten years (1790-1800) of Beethoven’s life, the master lived on the most intimate terms and sincerest friend-ship with Wenzel Krumpholz, a mandolin virtuoso of Vienna. Krumpholz was in 1796 employed as one of the first violins in the Court opera and he has been immortalized by his intimacy and friend-ship with Beethoven. The two were exceedingly fond of each other, Krumpholz being devoted to him, though Beethoven was accustomed i to address him in play as “mein Narr” (my fool). According to Ries, Krumpholz gave Beethoven some instruction on the violin j while he was in Vienna and it appears evident from Beethoven’s I compositions for the mandolin, that he must have had instruction on this instrument too, at some period, for his works for the mandolin, display a thorough and practical knowledge of the finger-board and the technicalities peculiar to the instrument. What would be more probable than that his intimate friend, Krumpholz, a recognised mandolin virtuoso would at some time initiate him in the charm-ing and subtle effects characteristic of the instrument ? Beethoven, himself, possessed a mandolin and a photograph of his instrument, suspending by a ribbon on the wall near the side of his last grand piano, was published some twenty or thirty years ago in Bonn, his native city, by Emil Koch. By the courtesy of Richard Harrison,

Esq., of Brighton, we are able to reproduce an illustration of this instrument from the original photograph in his possession. The instrument is a Milanese mandolin, and there is good reason to believe that this was the type played by Beethoven and his friend Krumpholz, and for which the master wrote his mandolin compositions.
The mandolinist, Krumpholz, was one of the first to recognise Beethoven’s genius, and he inspired others with his own enthusiasm. Czerny mentions this in his autobiography, where he speaks of Krumpholz as an old man—he was but fifty—and Czerny also states that he it was who introduced Krumpholz to Beethoven. The two friends spent much time together in Vienna, and Thayer, (vol. ii. 49) states that Beethoven wrote a composition for the mandolin and piano for his friend Krumpholz, and this fact is also mentioned by Artaria in his Autographische Skizze. Whether the Sonatine for mandolin and piano reproduced on page thirty-one, and which was composed by Beethoven in 1795, is the work referred to by Thayer and Artaria, cannot now be said, but it has been suggested. The original autograph of this composition is to be found in Beethoven’s sketch book preserved in the manuscript department of the British Museum, London, (additional manuscripts No. 29,801). This sonatine is now published by Breitkopf and Härtel, London, and although entitled on the original manuscript Sonatina per il mandolino composta da L. v. Beethoven is only in one movement; but it is interesting to note that the phrase in C major, which commences the trio of the Sonatine is exactly the same as the composer afterwards used in the Allegretto of his Op. 14, No. 1. Breitkopf and Härtel, also publish Beethoven’s Adagio for mandolin and piano, and it is evident that not one of his mandolin compositions was published during his lifetime. The autograph copy of the Adagio which is reproduced on page twenty-eight, is in the Royal Library of Berlin, and this composition gives ample proof that Beethoven was fully acquainted with the peculiarities and characteristics of the instrument and its fingering. In order to produce the desired effects, it is certain that these staccato and arpeggio passages—the latter commencing at the fifty-first bar—could only have been written by one, not only thoroughly conversant with the fingerboard, but also the mechanism of the plectrum and the right hand.
The type of mandolin had been certainly improved by this date and its compass extended, for we find in this Adagio a passage ascending to F in the fifth position, whereas only a few years previous, the extent of the compass was to D in the third position. It has been frequently stated that there was in existence a Sonatine for the mandolin under Op. 33, but no trace of this work can be found. To Professor Mandyczewski, of the Vienna Academy of Music, belongs the merit of bringing these two unknown mandolin compositions—the Sonatine and Adagio—to light, for in 1888 he  published these two works in the supplementary volume of Beethoven’s works, issued by Breitkopf and Härtel. Beethoven died during the evening of December 26, and his funeral, an imposing and impressive ceremony, was attended by a vast concourse of people. Hummel, Gänsbacher and Schubert—all guitarists—took active part in these last rites, the former musician placing three laurel wreaths on the coffin before it was finally covered. Beethoven lies in the Wahringer cemetery, Vienna, and three paces off, rest the remains of his admirer, the immortal Schubert.

Il libro contiene anche questa rara foto del “Mandolino milanese” di Beethoven. Chi avesse notizie supplementari circa questo strumento, può inviarcele tramite l’ apposito modulo di contatto.

I protagonisti di questo articolo

Di Ludwig van Beethoven tratta ovviamente il sito.  Questo è Ludwig come appariva nel 1796, proprio nell’ anno del suo viaggio a Praga, in una celebre litografia di Johann Neidl tratta da Stainhauser. (Cappi, Vienna, 1801 – da Benedetta Saglietti – Beethoven, ritratti e immagini, uno studio sull’ iconografia EDT ISBN 978-88-6040-362-9) Beethoven non tornerà mai più a comporre per il mandolino, e questa esplorazione rimarrà un unicum nella carriera del genio di Bonn.

Discendente della nobile famiglia Clari, proveniente dal nord Italia, signori di Riva del Garda, Nacque il 9 luglio 1777 e divenne sposa nel 1797 del conte  Kristian Krystof von Clam und Gallas (1771-1838). La coppia ebbe solo una figlia, Christiane von Clam und Gallas. Josephine (o Josefine o Josepha) morì a 51 anni,  il 12 Dicembre 1828 a Liberec, nell’ odierna Repubblica Ceca.

Christian Christoph nacque a Praga, nel Palazzo Clam-Gallas, residenza della sua famiglia il primo settembre 1771. Divenne presidente della Società degli Amici Patriottici delle Arti e dell’Associazione degli Amici delle Arti e della Musica per la Chiesa in Boemia, distinguendosi subito come uno dei principali mecenati d’arte e musica d’inizio Ottocento. Tra le istituzioni di maggior rilievo da lui create, ricordiamo anche il Castello di Friedland che decise di aprire al pubblico nel 1801 mostrando le proprie collezioni d’arte. Morì a Praga nell’ agosto del 1838.

Nato a Praga da una famiglia ebrea di lingua tedesca, Arthur Chitz studiò composizione, violino e pianoforte a Praga, Francoforte sul Meno e Vienna, conseguendo il dottorato di ricerca nel 1905. Nel 1907 Sposò Gertrud, musicista, cantante e pianista. Dopo essersi trasferito a Dresda per studiare ingegneria decise invece di dedicare la sua vita alla musica. Come musicologo è legato allo studio di questi manoscritti di Beethoven. Le sue scoperte furono presentate per la prima volta nell’aprile del 1915 e la ricerca di Chitz fu pubblicata su riviste tedesche e francesi. Arruolato nell’esercito tedesco durante la prima guerra mondiale, gli fu assegnata la Croce d’argento Sassone. Questa carriera da dello storico della musica, compositore, pianista e direttore d’ orchestra fu tragicamente interrotta quando non fu in grado di fuggire dalla Germania all’ orrore dell’Olocausto. Dopo esser riuscito a salvare i suoi figli, emigrati in America, fu prima imprigionato a Buchenwald e poi, alla fine del 1944, deceduto assieme alla moglie in un campo di concentramento presso Riga.

Franz Graf Clam-Gallas nacque il 26 luglio 1854 a Reichenberg, e morì il 20 gennaio 1930 a Friedland. Fu dal 1891 al 1930 uno dei grandi proprietari terrieri di Reichenberg, Friedland, Grafenstein e Lämberg nella Boemia settentrionale e proprietario del Palazzo Clam-Gallas a Praga.  La famiglia perse,  dopo la fine della prima guerra mondiale e la caduta della monarchia austro-ungarica, tutte le proprietà terriere ed anche il Palazzo Clam-Gallas di Praga. Prima di esser confiscata assieme alla residenza dalle autorità ceche, riuscì a portare parte della preziosa biblioteca nel castello di Lämberg, nella Boemia settentrionale, dove fu conservata e rimase in possesso della famiglia fino al 1945.

Eusebius Mandyczewski nacque a Molodiya in Ucraina il 18 agosto 1857 e morì presso  Vienna il 13 agosto 1929. Fu compositore, musicologo e direttore d’orchestra, nonché rinomato didatta. Studiò con Eduard Hanslick, Gustav Nottebohm e Robert Fuchs. Divenne un intimo amico di Johannes Brahms con il quale rimase in contatto per un lungo periodo tanto da nominarlo amministratore dei suoi beni.  Autore di numerose composizioni molto considerate nei circoli musicali, fu lui cui si rivolse Chitz per avere autorevole risposta circa i manoscritti Clam-Gallas.

BEETHOVEN AND HIS CONTEMPORARIES

Music for Brescian mandolin and fortepiano: Raffaele La Ragione, mandolin, Marco Crosetto, fortepiano.

Questo lungo e dettagliato articolo, unico nel suo genere sull’ argomento per completezza e nuove scoperte, è stato ispirato dall’ uscita di un nuovo CD (Arcana Outhere)  contenente le musiche per mandolino e pianoforte di Beethoven.

Dal sito di Tàlea: “Ludwig van Beethoven si recò per la prima volta a Praga nel 1796, assieme al principe Lichnowsky, che lo introdusse presso le principali famiglie dell’aristocrazia. Quella dei Clam-Gallas occupava nella cerchia degli amatori di musica boemi una posizione preminente. È qui che Beethoven incontra Josephine Clary-Aldringen, cantante e mandolinista che nel 1797 sposerà il conte Kristian Krystof. Proprio a lei Beethoven dedica alcuni brani per mandolino e pianoforte, che vengono presentati in questo disco. A questi si aggiungono due interessanti sonate di J. N. Hummel e B. Bortolazzi, composte originalmente per lo stesso organico. Raffaele La Ragione, mandolinista napoletano che ha all’attivo numerose incisioni dedicate al repertorio mandolinistico, è al suo primo cd per Arcana. Marco Crosetto, clavicembalista torinese, semifinalista al concorso di Bruges è fondatore del gruppo La Vaghezza. Una ricerca attenta delle fonti originali, un programma dedicato ad una parte poco conosciuta del corpus Beethoveniano, un originale pensiero per il suo 250° compleanno”.

Il Centro di Ricerche Musicali www.lvbeethoven.it è onorato di avere partecipato a parte della stesura del libretto. A Raffaele La Ragione va il nostro plauso e la nostra stima.