WoO 155 Ventisei Walisische Lieder per voce, pianoforte, violino e violoncello
armonizzazione e creazione della parte strumentale (introduzioni, conclusioni, accompagnamenti) di Beethoven
Titolo ufficiale: 26 Walisische Lieder (I – XXVI), für eine oder zwei Singstimmen mit Begleitung von Klavier, Violine und Violoncello. Widmung: — NGA XI/1 AGA/SBG siehe Konkordanz S. 370f
I Lieder nacquero nel 1810, con l’eccezione del n. 15 e della seconda versione del n. 20 (febbraio 1813), nonché del n. 25 (tra settembre 1814 e maggio 1815). L’edizione originale dei 26 Lieder apparve nel maggio 1817 nel vol. 3 della Select Collection of Original Welsh Airs presso Thomas Preston a Londra e George Thomson a Edimburgo.
Il 1° luglio 1806 il melomane e editore scozzese George Thomson (1757–1851) chiese per la prima volta a Beethoven se fosse disposto ad armonizzare per lui melodie scozzesi (più tardi anche irlandesi e gallesi) (BGA 253; per le raccolte di canti popolari pubblicate da Thomson e Preston cfr. più ampiamente l’Op. 108). Beethoven acconsentì (BGA 259), e Thomson inviò quindi, tra la fine del 1806 e l’inizio del 1807, 21 melodie, che tuttavia andarono evidentemente smarrite nella posta. Il 25 settembre 1809 spedì nuovamente 43 melodie (che comprendevano anche le prime 21), tra cui le melodie gallesi dei WoO 155 nn. 1–14, 16–24 e 26 (BGA 401). Il 17 luglio 1810 Beethoven inviò le sue armonizzazioni in triplice copia, per vie separate (tra cui la fonte II.1), a Edimburgo (BGA 457). Poiché, trascorso un anno, nessuno dei pacchi era giunto a destinazione, Beethoven (che aveva spedito anche le sue partiture autografe) chiese in prestito a Ignaz von Baumeister una copia approntata per l’arciduca Rodolfo, al fine di farne nuovamente trascrivere (BGA 514; forse si tratta della fonte II.2). La nuova spedizione fu effettuata il 20 luglio 1811 (fonte II.3; BGA 515) e Beethoven sottolineò sul titolo che questa copia era «meilleure que les trois autres exemplaires deja envoyes». Thomson confermò la ricezione il 5 agosto 1812 (BGA 590), ma desiderò modifiche in alcune armonizzazioni, tra cui WoO 155 n. 20. A motivo addusse eccessive esigenze tecniche e chiese che la nuova versione fosse «plus aisee, et ou il y aura plus de Fair».
Il 21 dicembre 1812 Thomson inviò a Beethoven due nuove melodie, tra cui quella del WoO 155 n. 15 (BGA 605). Beethoven gli spedì l’armonizzazione del n. 15 e la nuova versione del n. 20 il 19 febbraio 1813 (BGA 623; fonte II.4). Nella lettera descrisse le sue difficoltà a rielaborare composizioni già messe per iscritto, poiché ciò ne mutava il carattere; egli aveva quindi ricomposto i Lieder ex novo. Thomson confermò la ricezione della spedizione soltanto con la sua lettera del 23 aprile 1814 (BGA 713), dopo che nel frattempo, a causa dei ritardi postali, aveva nuovamente commissionato i Lieder (BGA 629).
Con la sua lettera del 17 agosto 1814 (BGA 730) Thomson inviò ancora sei melodie irlandesi e sei da lui definite «scozzesi», tra cui anche quella del Lied WoO 155 n. 25, pubblicato infine come gallese. Alla sua sollecitazione del 2 gennaio 1815 (BGA 773) Beethoven rispose in febbraio annunciando che i Lieder erano «with exception of a few […] ready to be forwarded» (BGA 784). In realtà consegnò i pezzi soltanto il 10 giugno 1815 al banco Fries per l’inoltro a Edimburgo (BGA 813). Thomson confermò la ricezione dei Lieder il 20 agosto 1815 (BGA 825) e aveva così tutte le armonizzazioni per WoO 155. Esse apparvero nel maggio 1817 nel vol. 3 della Select Collection of Original Welsh Airs. Il 25 giugno 1817 Thomson annunciò a Beethoven l’invio di un esemplare (BGA 1133).
| Titolo | Autore del Testo | Tempo | Note | |
|---|---|---|---|---|
| I | Sion the son of Evan / The chace of the wolf | Anne Grant (1755–1838) | Maestoso con spirito | |
| II | The monks of Bangor’s march / Ymdaith mwnge | Sir Walter Scott (1771–1832) | Maestoso | |
| III | The cottage maid | William Smyth (1765–1849) | Andante | |
| IV | Love without hope / Y corphorllwyth | John Richardson (1787–1865) | Allegretto espressivo assai amoroso | |
| V | The golden robe / Isgin aur | Anne Hunter (1742–1821) | Allegretto | |
| VI | The fair maids of Mona | William Smyth (1765–1849) | Andante espressivo | |
| VII | O let the night / Gogerddan | William Smyth (1765–1849) | Allegretto | |
| VIII | Farewell thou noisy town / Croesaw[iad] gwraig y ty | William Smyth (1765–1849) | Vivace | |
| IX | To the aeolian harp | Anne Hunter (1742–1821) | Andante espressivo | |
| X | Ned Pugh’s farewell / Ffarwel Ned Puw | Anne Hunter (1742–1821) | Andantino con moto | |
| XI | Peggy’s daughter / Merch Megan | Anne Hunter (1742–1821) | Allegretto | |
| XII | Waken lords and ladies gay / Conset siri | Sir Walter Scott (1771–1832) | Allegretto spiritoso | |
| XIII | Helpless woman | Robert Burns (1759–1796) | Andantino con moto | |
| XIV | The dream / Syr Harri ddu | Rev. Roberts su Dafydd ap Gwilym | Andantino | |
| XV | When mortals all to rest retire / Mynachdy | William Smyth (1765–1849) | Andante affettuoso con molto (!) espressione | |
| XVI | Hide not The damsels of Cardigan Anguish | Sir William Jones (1746–1794) | Allegretto | |
| XVII | The dairy house / Hafod y wraig lawen | Anne Hunter (1742–1821) | Allegretto più tosto vivace | |
| XVIII | Sweet Richard | Amelia Opie (1769–1853) | Andante affettuoso | |
| XIX | Wife, ChildrThe vale of Clwyd | Amelia Opie (1769–1853) | Andante lamentabile | |
| XX | To the blackbird / Pen Rhaw | Rev. Roberts su Dafydd ap Gwilym | Andantino più tosto Allegretto | |
| XXI | Cupid’s kindness / Hen wraig Llanallgo | William Smyth (1765–1849) | Vivace e scherzoso | |
| XXII | Constancy / Y gofid glas | Robert Burns (strofa I), anonimo (strofa II) | Andante espressivo | Duetto |
| XXIII | My pleasant home / Yr hen don | William Smyth (1765–1849) | Andante espressivo amoroso | |
| XXIV | Three hundred pounds / Trichant o bunnau | Richard Llwyd (1752–1835) | Vivace | |
| XXV | The parting kiss | William Smyth (1765–1849) | Andante espressivo | |
| XXVI | Good night / Gyrru’r byd o’m blaen | William Robert Spencer (1769–1834) | Vivace scherzando |
George Thomson: il gentiluomo che portò Beethoven tra i canti popolari
George Thomson nacque nel 1757 a Limekilns, Dunfermline, in Scozia, figlio di un maestro di scuola con formazione giuridica. La sua educazione, improntata a solide basi umanistiche, favorì precocemente un interesse profondo per la musica, la poesia e il patrimonio culturale nazionale. Sebbene non fosse un musicista professionista, Thomson sviluppò una competenza notevole nel campo della musica vocale e della tradizione popolare britannica. Per sessant’anni Thomson ricoprì l’incarico di clerk presso il Board of Trustees for the Encouragement of Art and Manufacture di Edimburgo. Questa posizione stabile gli permise di dedicarsi a un progetto culturale di grande respiro: la valorizzazione del canto popolare scozzese attraverso edizioni musicali di alto livello. Nel 1793 avviò la pubblicazione della sua opera monumentale, A Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice, articolata in sei volumi pubblicati tra il 1793 e il 1841. L’obiettivo era duplice: preservare e diffondere melodie tradizionali scozzesi, irlandesi e gallesi; nobilitarle mediante accompagnamenti colti e testi poetici di autori di primo piano.
Tra i poeti coinvolti figurano Robert Burns, Walter Scott, Thomas Moore, Thomas Campbell e Lord Byron. Per conferire autorevolezza musicale alle sue raccolte, Thomson commissionò arrangiamenti a importanti compositori europei: Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Ignaz Pleyel, Leopold Kozeluch, Johann Nepomuk Hummel, Carl Maria von Weber, Henry Rowley Bishop, Robert Archibald Smith.
Questa rete di collaborazioni, unica nel suo genere, trasformò la raccolta di Thomson in un ponte tra la tradizione popolare britannica e il linguaggio musicale europeo. Il rapporto con Ludwig van Beethoven rappresenta l’aspetto più rilevante dell’attività editoriale di Thomson. Nel 1806 Thomson propose al compositore di realizzare accompagnamenti per canti popolari britannici, seguendo un modello già sperimentato con Haydn. Tra il 1809 e il 1820, Beethoven compose 179 arrangiamenti per voce, pianoforte, violino e violoncello, basati prevalentemente su melodie scozzesi, irlandesi e gallesi fornite da Thomson. Si tratta di un corpus significativo, che occupò il compositore per diversi anni e che costituisce una parte non trascurabile della sua produzione vocale.
La collaborazione fu accompagnata da una cospicua corrispondenza, redatta principalmente in francese a causa delle difficoltà linguistiche reciproche. Una lettera fondamentale è quella del 23 novembre 1809, conservata al Beethoven-Haus di Bonn, in cui Beethoven: accetta di scrivere accompagnamenti per 43 canti inviati da Thomson; richiede un compenso più elevato; rivendica la libertà di scegliere l’organico strumentale; osserva che questo tipo di composizione non è “propriamente artistico”, ma necessario per ragioni economiche.
Questi documenti testimoniano un rapporto professionale complesso, segnato da reciproca stima ma anche da negoziazioni serrate. Thomson continuò a rivedere e ampliare le sue raccolte fino alla vecchiaia. Morì nel 1851, lasciando un’eredità culturale di enorme rilievo: grazie al suo lavoro, il canto popolare scozzese e britannico entrò stabilmente nel repertorio europeo e acquisì una dignità artistica nuova. La sua opera rappresenta ancora oggi una fonte imprescindibile per lo studio della tradizione folk e per la comprensione del rapporto tra musica popolare e musica colta nel primo Ottocento.




