WoO 157 Quattro Englische Lieder per voci, pianoforte, violino e violoncello,

armonizzazione e creazione della parte strumentale (introduzioni, conclusioni, accompagnamenti) di Beethoven

Titolo ufficiale: WoO 157 4 Englische Lieder, für eine oder drei (bzw. Chor) Singstimmen mit Begleitung von Klavier, Violine und Violoncello Widmung: — NGA XI/2 AGA/SBG siehe Konkordanz S. 371f

I Lieder nn. 1–3 furono concepiti nel 1816, il n. 4 nel 1819. L’edizione originale (per canto e pianoforte) del Lied n. 4 apparve nel giugno 1825 nel vol. 6 di Thomson’s Collection of the Songs of Burns presso Thomas Preston a Londra e George Thomson a Edimburgo. Le prime edizioni degli altri Lieder apparvero postume: i nn. 2 e 3 nel 1839 in Twenty Scottish Melodies presso Thomson a Londra, il n. 1 soltanto nel 1971 nell’ambito della SBG presso Breitkopf & Härtel a Wiesbaden.

Beethoven aveva già dal 1810 armonizzato numerosi Lieder per il melomane e editore scozzese George Thomson (1757–1851) (per le raccolte di canti popolari pubblicate da Thomson e Preston cfr. più ampiamente l’Op. 108). L’8 luglio 1816 ricevette da Thomson sette melodie, tra cui quelle dei WoO 157 nn. 1–3 (BGA 946). Con la sua lettera del 20 dicembre 1816 Thomson ritirò l’incarico per cinque di queste melodie (BGA 1018) e lo ribadì nel gennaio 1817 (BGA 1072). Beethoven aveva però già nel settembre 1816 armonizzato tutte e sette le melodie, come comunicò a Thomson il 18 gennaio 1817 (BGA 1070). Solo una malattia lo aveva trattenuto dal consegnarle finora al banco Fries per l’inoltro a Edimburgo. La spedizione giunse a Thomson nel marzo 1817 (fonte II.1).

La melodia del WoO 157 n. 4 fu inviata da Thomson il 5 aprile 1819, con la richiesta di una armonizzazione per tre voci e una parte di flauto ad libitum (BGA 1297). Beethoven tenne conto di queste richieste. Non è noto quando spedì la consegna in Scozia. Poiché Thomson nella sua successiva lettera del 23 novembre 1819 non ne fece più menzione e non sollecitò i Lieder, li aveva probabilmente già ricevuti (BGA 1357). Beethoven ricevette da Thomson le melodie prive di testo (cfr. Op. 108).

TitoloAutore del TestoTempoNote
IWhen my Hero in Court appears John Gay (1685–1732)Andante amoroso, espressivo assai1971 (SBG, Breitkopf & Härtel, Wiesbaden)
IICease your funningJohn Gay (1685–1732)Andantino quasi allegretto1839 (Twenty Scottish Melodies, Thomson, Londra)
IIIGod save the KingHenry Carey? (ca. 1687–1743)Maestoso con molto spirito1839 (Twenty Scottish Melodies, Thomson, Londra)
IVThe miller of DeeAnonimoAllegretto con brio1825 (Thomson’s Collection of the Songs of Burns, vol. 6, Londra/Edimburgo)
George Thomson: il gentiluomo che portò Beethoven tra i canti popolari

George Thomson nacque nel 1757 a Limekilns, Dunfermline, in Scozia, figlio di un maestro di scuola con formazione giuridica. La sua educazione, improntata a solide basi umanistiche, favorì precocemente un interesse profondo per la musica, la poesia e il patrimonio culturale nazionale. Sebbene non fosse un musicista professionista, Thomson sviluppò una competenza notevole nel campo della musica vocale e della tradizione popolare britannica. Per sessant’anni Thomson ricoprì l’incarico di clerk presso il Board of Trustees for the Encouragement of Art and Manufacture di Edimburgo. Questa posizione stabile gli permise di dedicarsi a un progetto culturale di grande respiro: la valorizzazione del canto popolare scozzese attraverso edizioni musicali di alto livello. Nel 1793 avviò la pubblicazione della sua opera monumentale, A Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice, articolata in sei volumi pubblicati tra il 1793 e il 1841. L’obiettivo era duplice: preservare e diffondere melodie tradizionali scozzesi, irlandesi e gallesi; nobilitarle mediante accompagnamenti colti e testi poetici di autori di primo piano.

Tra i poeti coinvolti figurano Robert Burns, Walter Scott, Thomas Moore, Thomas Campbell e Lord Byron. Per conferire autorevolezza musicale alle sue raccolte, Thomson commissionò arrangiamenti a importanti compositori europei: Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Ignaz Pleyel, Leopold Kozeluch, Johann Nepomuk Hummel, Carl Maria von Weber, Henry Rowley Bishop, Robert Archibald Smith.

Questa rete di collaborazioni, unica nel suo genere, trasformò la raccolta di Thomson in un ponte tra la tradizione popolare britannica e il linguaggio musicale europeo. Il rapporto con Ludwig van Beethoven rappresenta l’aspetto più rilevante dell’attività editoriale di Thomson. Nel 1806 Thomson propose al compositore di realizzare accompagnamenti per canti popolari britannici, seguendo un modello già sperimentato con Haydn. Tra il 1809 e il 1820, Beethoven compose 179 arrangiamenti per voce, pianoforte, violino e violoncello, basati prevalentemente su melodie scozzesi, irlandesi e gallesi fornite da Thomson. Si tratta di un corpus significativo, che occupò il compositore per diversi anni e che costituisce una parte non trascurabile della sua produzione vocale.

La collaborazione fu accompagnata da una cospicua corrispondenza, redatta principalmente in francese a causa delle difficoltà linguistiche reciproche. Una lettera fondamentale è quella del 23 novembre 1809, conservata al Beethoven-Haus di Bonn, in cui Beethoven: accetta di scrivere accompagnamenti per 43 canti inviati da Thomson; richiede un compenso più elevato; rivendica la libertà di scegliere l’organico strumentale; osserva che questo tipo di composizione non è “propriamente artistico”, ma necessario per ragioni economiche.

Questi documenti testimoniano un rapporto professionale complesso, segnato da reciproca stima ma anche da negoziazioni serrate. Thomson continuò a rivedere e ampliare le sue raccolte fino alla vecchiaia. Morì nel 1851, lasciando un’eredità culturale di enorme rilievo: grazie al suo lavoro, il canto popolare scozzese e britannico entrò stabilmente nel repertorio europeo e acquisì una dignità artistica nuova. La sua opera rappresenta ancora oggi una fonte imprescindibile per lo studio della tradizione folk e per la comprensione del rapporto tra musica popolare e musica colta nel primo Ottocento.