Biamonti 624 – Studio di prosodia su testo di Omero, 1815

Gli esempi musicali e i testi di questa pagina sono curati da Graziano Denini.

Biamonti 624 – Studio di prosodia su testo di Omero, 1815, pagina 48 (Nottebohm, II, pagina 328). Portano l’indicazione: “Hexameter” (esametro). Il testo: “Wär es ein anderer nun dem wir Danaer ehrten mit Wettkamp(f)”.

Nota di Graziano Denini:  In realtà si trova a pagina 49 del Manoscritto alle righe 1 e 2 ed occupa solo la metà destra dei righi mentre la metà sinistra è lasciata libera. È tratto dal 23° Canto dell’Iliade di Omero riga 274. “Atreus Sohn, und ihr andern, ihr hellumschienten Achaier, Für die reisigen stehn die kampfpreis’ hier in dem Kreife. Wär es ein anderer nun, den wir Danaer ehrten mit Wettkampf;

[Il figlio di Atreo, e l’altro suo, l’acheo biondo,
Per i viaggiatori sta il prezzo della lotta qui nel cerchio.
Se ce n’era un altro solo, noi Danai onoriamo con la competizione;]

Johann Heinrich Voss, poeta, filologo traduttore, illuminista polemico e democratico, nacque nel 1751 a Sommerstorf (Meclemburgo), discendente di quelli che un tempo potevano definirsi “servi della gleba”. Trascorse la giovinezza a Penzlin. La famiglia, relativamente ricca, si impoverì dopo la guerra dei sette anni. Dal 1766 al 1769 frequentò la scuola latina di Neubrandenburg e poi fu assunto come giurista in condizioni lavorative umilianti presso un nobile del luogo. Nel 1772, grazie al suo mecenate Heinrich Christian Boie, editore di Göttingen e fratello della futura moglie,  prese parte ai corsi degli studi di filologia a Gottinga. Voss si unì al circolo intellettuale presso il Musenalmanach. Con alcuni amici poeti, tra cui Ludwig Christoph Heinrich Holty, il conte Leopoldo e Christian Stolberg, fondò la “Göttinger Hain”.
Nel 1775 assunse la redazione dello stesso  Musenalmanach e si trasferì a Wandsbek. In quel periodo iniziò la sua traduzione dell'”Odissea”, che completò quattro anni dopo. Nel 1778 divenne rettore alla Scuola latina di Otterndorf e nel 1782 alla Scuola latina di Eutin. Esistono prove epistolari delle relazioni amichevoli che intrattenne con Klopstock e Gleim, con Goethe e Schiller, con Claudius e Wilhelm von Humboldt (tutti poeti che Beethoven leggeva, i cui volumi si trovavano nella libreria privata del compositore).
Nel 1802 si trasferì a Jena per tre anni. Nel 1805 venne nominato rettore all’Università di Heidelberg. Questa fase della vita fu caratterizzata dal lavoro di traduttore, ed anche dalla lotta contro il romanticismo, il bieco oscurantismo e i reazionari post rivoluzione francese. Morì a causa di un ictus nel 1826.

Le sue poesie furono spesso suonate da compositori contemporanei come C.P.E. Bach, Johann Friedrich Reichardt e Johann Abraham Peter Schulz, Felix Mendelssohn, Carl Maria von Weber e Johannes Brahms. Molti dei suoi poemi e le composizioni furono pubblicati su Musenalmanach.

Voss fu noto traduttore. Le sue più famose traduzioni sono appunto quelle di Omero. Dal 1818 al 1829, con l’aiuto di suo figlio Heinrich fece una versione su William Shakespeare in 9 volumi, e una su Aristofane. Tradusse anche le opere di Esiodo (1806), Teocrito, Bione di Smirne e Mosco (1808), Virgilio (1799, riveduto nel 1821), Orazio (1806), Tibullo (1810), Properzio (1830) e Ovidio (1798).

Per quanto riguarda le opere di Omero, apparvero nel 1793 e furono ripubblicate numerose volte durante la vita di Beethoven: 1806, 1808, 1814 ecc… Ancora oggi sono ristampate e sono la base della moderna conoscenza dei capolavori del Grande Cieco.

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