La catalogazione delle opere di Ludwig van Beethoven

  • Opus

    (Opus 1 – 138)

  • WoO

    (Werke ohne Opuszahl 1 – 228b)

  • Anhang

    (Anhang – appendice opere dubbie – 1 – 18)

  • Hess

    (Hess Werke Verzeichnis 1 – 335)

  • Hess Anhang

    (Appendice Hess delle opere spurie o dubbie)

  • Biamonti

    (Catalogo Biamonti: Opere da 1 a 849)

  • Abbozzi

    (I frammenti contenuti nei quaderni di abbozzi di Beethoven)

Esistono 138 opere di Beethoven con numero di Opus, ma le musiche che il compositore o gli editori dell’epoca non ritennero degne di fare parte del catalogo generale sono ancora più numerose: se ne censiscono ben 228.

– Queste ultime sono identificate con un numero di WoO (Werke ohne Opuszahl = composizioni senza numero di opus) acronimo che troviamo presente nel Catalogo Kinsky-Halm, pubblicato dalla casa editrice G. Henle Verlag nel 1951 con il titolo Das Werk Beethovens/Thematisch-Bibliographisches Verzeichnis seiner sämtlichen vollendeten Kompositionen (Le opere di Beethoven/Catalogo tematico-bibliografico delle sue composizioni completate); inizialmente curato dal musicolo George Kinsky, dopo la sua morte  fu rivisitato e completato nel 1955 dal suo collega Hans Halm.

– La classificazione delle opere WoO possiamo trovarla anche nel nuovo catalogo tematico, edito a cura di Kurt Dorfmüller, Norbert Gertsch, Julia Ronge in collaborazione con Gertraut Haberkamp e la Beethoven-Haus di Bonn, Leinen revidierte und wesentlich erweiterte Neuausgabe des Werkverzeichnisses von Georg Kinsky und Hans Halm – 01.11.2014, una nuova edizione rivisitata e sostanzialmente ampliata del catalogo delle opere di Kinsky/Halm.  In calce a queste, una lista di 18 opere dubbie, apocrife o comunque di non accertata autenticità, dette Anhang (Appendici).

– Nella sezione del sito “Unvollendete Werke”, letteralmente “Opere incompiute” vengono riportate attualmente 23 opere frammentarie (come da ultimo catalogo delle opere di Beethoven); esse sono destinate ad aumentare di numero. La quasi totalità di queste opere possedeva già un numero di catalogo (Hess, Biamonti…) ma, nell’identificazione delle stesse, ci si adegua alle direttive della Beethoven Haus di Bonn.

– Willy Hess pubblicò il suo omonimo catalogo contenente 335 opere nel 1957, raggruppando varianti, frammenti ed abbozzi. Lo studioso svizzero arricchì la lista con un supplemento negli anni che seguirono. Per molte di queste opere vi è una corrispondenza nel catalogo Kinsky – Halm (WoO).  Anche questo catalogo possiede una lista di 66 “Anhang”.

– Il catalogo Biamonti, nella sua edizione integrale, fu pubblicato nel 1968, a cura dell’I.L.T.E. (Industria Libraria Tipografica Editrice) di Torino, in un cofanetto che conteneva tre volumi: il catalogo delle opere di Biamonti, le lettere di Beethoven a cura di Emily Anderson ed i quaderni di conversazione di G. Schunemann.  Questo lavoro è un modello di catalogazione che a tutt’oggi resta ineguagliato. Ripercorrendo il percorso già calcato dal “Kinsky-Halm” e da Willy Hess, il Biamonti ci presenta l’integrale delle opere di Beethoven, pubblicate ed inedite, persino delle singole note musicali, così come i frammenti e gli abbozzi di opere incompiute (presenti in lettere e/o documenti vari); sono esclusi solo gli abbozzi che si riferiscono ad opere compiute. In questo modo, Biamonti cataloga 849 opere, classificate per data: dal 1782 al marzo 1827.

Trovano collocazione in cataloghi separati, infine, anche le trascrizioni che il compositore fece di opere altrui, nonché opere spurie, opere ritenute a suo tempo originali o pubblicate a nome Beethoven. Non saranno escluse neppure quelle opere che sono risultate palesemente contraffatte, apocrife o parafrasi.  Infine, un’ampia sezione è dedicata agli abbozzi non rientranti nei precedenti cataloghi.

                                                                                                                                                                                                                                    (VS)