Opus 109 Sonata in mi maggiore per pianoforte

I) Vivace, ma non troppo. II) Prestissimo III) Gesangvoll, mit innigster Empfindung

OPUS 109 – Sonata in mi maggiore per pianoforte, op. 109, dedicata a Maximiliane Brentano, 1819 – autunno 1820, pubblicata a Vienna, Artaria, novembre 1821. GA. n. 153 (serie 16/30) – B. 109 – KH. 109 – L. IV, p. 54 – N. 109 – T. 227

Il manoscritto originale è oggi conservato nella Library of Congress di Washington. Abbozzi del primo tempo si trovano nel quaderno della “Missa Soleminis” di cui ai nn. 718-720; del secondo e terzo in un altro quaderno (contenente anche abbozzi per il “Credo” e il “Benedictus” della Missa e per alcune Bagattelle dell’opus 119), comunicati dal Nottebohm. Il primo tempo è di una forma particolare che tuttavia segue, nelle linee generali, lo schema tradizionale.

Beethoven a Maximiliane Brentano a Francoforte
[Vienna, 6 dicembre 1821]
A Maxmiliana V. Brentano –
Una dedica!!!1 Però non una di quelle di cui tanta gente fa uso e abuso ~
E lo spirito che unisce gli esseri nobili e migliori di questa terra e il tempo non lo potrà mai distruggere, ed è questo spirito che ora Le parla e che mi richiama Lei alla memoria, com’era negli anni della Sua infanzia, e così pure i Suoi cari genitori: Sua madre, persona tanto squisita e piena di spirito, Suo padre, dotato di qualità realmente buone e nobili, sempre attento al benessere dei figli, in questo momento mi sembra veramente di essere nella Landstrasse2 – E Vi vedo tutti davanti a me e, pensando alle qualità esimie dei Suoi genitori, non posso assolutamente dubitare che Lei non sia stata e non sia quotidianamente animata dal nobile desiderio di imitarli – Mai potrà estinguersi nel mio cuore il ricordo di una così nobile famiglia, possa Lei talvolta pensare a me con benevolenza –
Un addio col cuore, il Cielo benedica eternamente la Sua esistenza e quella di tutti i Suoi
Cordialmente il Suo amico di sempre
Beethoven
Vienna. 6 dicembre 1821
Alla sig.na Maximiliana v. Brentano
(Fonte: autografo, 1 foglio doppio, 3 pagine scritte; proprietà privata, Svizzera.
1 La sonata op. 109. Alla lettera era presumibilmente allegata una copia dell’ edizione originale.
2 La famiglia Brentano abitò dal 1810 al 1812 nella casa Birkenstock nella Erdberger Haupstrasse (oggi Erdberggasse) nel sobborgo Landstrasse n. 98. Al tempo della presente lettera, 1821-22, Beethoven abitava nella casa n. 244 nella Landstrasser Hauptstrasse, solo a pochi caseggiati di distanza.

Il primo tema è in movimento Vivace di otto battute, giuocate con levità in un intreccio di piccole figurazioni legate che scorrono da una mano all’altra; la linea melodica del secondo, Adagio espressivo, di più forte rilievo, si dissolve però quasi subito in una serie di fluttuazioni, come immagini dai contorni evanescenti in mezzo ad una temperata luce diffusa. Ritorna il primo elemento, dando luogo ad uno sviluppo dinamico per progressioni ascendenti che, giunto al massimo, rapidamente decresce riconducendo l’espressione alla originaria dolcezza.

L’Adagio espressivo è ripetuto in tono di mi maggiore secondo la legge normale, ma quasi subito passa ad un fortissimo in do maggiore, per poi tornare ancora al mi e placarsi preparando un’altra ripresa del primo elemento tematico, da cui si sviluppa la serena conclusione.  Il Prestissimo, che segue senza interruzione, è un movimento di tutt’altra natura: crudo, quasi disadorno. Consta della giustapposizione di blocchi simmetrici di quattro battute ciascuno; ha forma di sonata, con due temi — di carattere espressivo affine — sviluppo, ripresa, conclusione. Fantasia, polifonia; un movimento che mai non resta e presenta le caratteristiche impronte dello spirito beethoveniano (in qualche punto richiama alla mente l’Allegro del Quartetto in do diesis minore op. 131).

Tutta questa prima parte della Sonata, materialmente unita, costituisce come una ampia introduzione alla seconda: un tema con sei variazioni, in cui il sentimento di quiete sognante già accennato, ma non effuso e bruscamente interrotto, trova la maggiore ampiezza di svolgimento. Al tema Beethoven ha apposto, accanto a quella italiana, l’indicazione tedesca: “Gesangsvoll, mit innigster Empfindung” (pieno di canto, col più interiore sentimento).

Esso ha il ritmo di ciaccona ed è di un carattere teneramente melodico. La sua seconda parte richiama uno degli slanci più caratteristici del Liederkreis: “An die ferne Geliebte” (All’amata lontana). La prima variazione è come una melodizzazione della melodia, la seconda consta della successione di due figurazioni, l’una che impiega, come nel primo tempo, l’alternativa delle due mani in un leggero disegno punteggiato; l’altra tenera e scorrevole. La terza (Allegro vivace 2/4) è tumultuosa; il tema quasi sparisce nella figurazione del moto contrario alternato fra le due mani; e la sua seconda parte viene presentata in una maniera che il Rolland chiama di deformazione buffonesca paragonandola a quella con cui il Berlioz ha caricaturizzato, nel Sabba della Sinfonica fantastica, il tema dell’amata.

La quarta (“Etwas langsatner als das Thema”: Un poco più lento del tema, 9/8) ritorna, per il tempo e la misura, più vicino al tema, che circonda di melodiche volute. La quinta (Allegro ma non troppo, alla breve) ne piega la dolcezza alle esigenze polifoniche. La sesta (Tempo I del tema), di più vaste proporzioni, corona degnamente l’edificio sonoro di tutta la Sonata creando nella progressiva animazione del movimento, con l’intensificarsi delle vibrazioni ritmiche e il graduale sovrapporsi dei trilli, una successione di immagini di smagliante fantasia che soltanto alla fine torna a ricomporsi nella quiete sicura del tema originario.

L’ Opus 109 fa parte del progetto La ricerca diventa Arte

Una nuova vita per le opere sconosciute di Ludwig van Beethoven: Un’ esplorazione artistica a cura del pianista maestro Gianluca Di Donato

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