Trascrizioni da La Danaïdes di Antonio Salieri

a). Atto primo, prima scena, terzetto “Toi par qui, sans terreur” e aria Plancipe “Loin de nous .
b). Atto primo, secondo Scena, Duet Lyncee / Hypermnestre “Oublions tous ces jours de peine” – Atto II, Scena 1, Coro dei Danaidi “A quels maux nous livra”; III. Atto terzo coro “Descends dans le sein d’Amphitrite” e coro “Pour nos devoirs montrons un même zèle”.
c). Atto quarto, scena terza, duetto Hypermnestre / Lyncee “Helas que ne puis-je te suivre”. seconda parte da “Sort cruel! Quelle est ta rigueur!”; Atto quarto, scena quarta, coro “Arrête, implacable fureur”.

Antonio Salieri (Legnago 1750 – Vienna 1825). Studiò a Venezia e a Vienna, dove rimase per tutta la vita ricoprendo le maggiori cariche musicali a corte e presso i teatri. Ebbe allievi poi celebri, quali L. van Beethoven (che gli dedicò le tre Sonate per pianoforte e violino in re maggiore, la maggiore, mi bemolle maggiore, op. 12), F. Schubert e F. Liszt. Nel 1821 fu colpito da una grave malattia mentale che lo costrinse ad abbandonare la sua attività. Compose oltre quaranta opere teatrali, cinque Messe, un Requiem, tre Te Deum, mottetti, salmi e altra musica sacra, cantate, oratori, molta musica vocale da camera, sinfonie, musica da camera, con uno stile caratterizzato da una ricca strumentazione, non molto originale nel carattere, ma sempre decoroso, chiaro e discorsivo, che nelle migliori manifestazioni (la tragédie-lirique Les Danaïdes, Parigi 1784 e La grotta di Trofonio, Vienna 1785) raggiunge efficacia teatrale.

Beethoven fu sempre estremamente interessato alla produzione artistica dei suoi colleghi tanto che continuò a studiarne le partiture per tutto il corso della vita, imparando spesso soluzioni armoniche inaspettate.

“Les Danaides” di Antonio Salieri fu una delle grandi “opere francesi” dell’epoca. Fu data alle scene per la prima volta a Parigi nel 1784 e raggiunse una tale popolarità  che fu replicata per ben 32 volte nella capitale francese solo nei primi tre anni dalla sua Prima assoluta. Fu uno dei più grandi successi della lunghissima ed onorata carriera di Salieri. Con il titolo di “Danaiden” l’opera fu ripetutamente eseguita, pur avendo lo svantaggio di un libretto con una traduzione molto approssimativa, anche in Germania. Stranamente, la “mise en place”  dell’opera a Vienna ad oggi non può essere dimostrata per mancanza di fonti, anche se Salieri lavorò nella capitale Asburgica per oltre 50 anni e godette di grande influenza e prestigio anche a Corte.

Ma come venne a Beethoven l’idea di copiare quattro numeri di questa opera? E dove prese il materiale da utilizzare come modello?

Nella Wiener Stadtbibliothek esiste ancora una breve corrispondenza del 1785 tra Salieri e Artaria, rivenditore di musica ed editore viennese; questa corrispondenza dimostra che Artaria chiese a Salieri di inviargli tre copie delle “Danaidi” incise a Parigi nel 1784, per esporle nel suo negozio in “Conto vendita”. Il rigoroso editore da tempo teneva anche una lista accurata delle opere prestate o cedute a Beethoven e tra queste, al numero 231, compare proprio il nome della nostra opera.  Beethoven quindi entrò in possesso della partitura originale.

L'”Opernvertonung” (L’Opera cantata) era all’apogeo in quei tempi a Vienna e Beethoven prese probabilmente lezioni di composizione da Antonio Salieri dal 1798 o dal 1801 al 1802 (Theodore Albrecht, in un articolo apparso sul Beethoven Journal 22 (2007), ha riflettuto sulla possibilità che, contrariamente a quanto si fosse creduto sino ad allora, queste lezioni potrebbero aver avuto luogo qualche anno prima,  addirittura nel 1793) per studiare composizione drammatica e prosodia italiana (Vedere anche il ciclo di arie italiane WoO 99). Salieri, che aveva composto oltre 40 opere, era uno specialista riconosciuto in materia e Beethoven sperava di imparare la complessità del rapporto parola-suono e la declamazione musicale, mosso inizialmente da un interesse generale per la materia; questo interesse lo ha portato un anno dopo al tentativo irrisolto del Vestas Feuer Unv. 15.

La trascrizione potrebbe quindi essere nata al tempo di queste lezioni con Salieri; questa considerazione deriva anche dall’osservazione di alcuni passaggi del finale del concerto in do maggiore  per pianoforte opus 15, che sembrano traslitterati proprio da “Les Danaides” (come del resto ebbe già a notare il più grande studioso di abbozzi beethoveniani Gustav Nottebohm nella sua Zweite Beethoveniana a fine XIX secolo).

Ma perché ne fece un’ulteriore copia, che possiamo vedere in queste quattro immagini tratte dall’archivio della Beethoven-Haus di Bonn?

L’ipotesi è quella che le copie possano risalire al 1803/1804 che fu un periodo molto fecondo per le trascrizioni. Beethoven ne fece da Mozart e Cherubini, particolarmente interessato alle frasi d’insieme (questo argomento viene trattato nelle pagine a loro dedicate). Per prepararsi a scrivere Leonore Hess 109, Beethoven ne copiò diversi brani che rimasero a sua disposizione almeno sino alla stesura definitiva del suo Fidelio Opus 72, nel 1814.

„Les Danaïdes”, Oper in fünf Akten; daraus: 

    1. I. Akt, 1. Szene, Terzett „Toi par qui, sans terreur” und Arie Plancipe „Loin de nous” Singstimmen, Partitur: S-Smf, MMS 1257 (SV 382).
    2. I. Akt, 2. Szene, Duett Lyncee/Hypermnestre „Oublions tous ces jours de peine”- II. Akt, 1. Szene, Chor der Danaiden „Ä quels maux nous livra”; III. Akt, Chor „Descends dans le sein d’Amphitrite” und Chor „Pour nos devoirs montrons un même zèle”.

Singstimmen, Partitur: D-BNba, Slg. H. C. Bodmer, HCB Mh 44. Faksimile und Beschreibung: DBH/online.

c. IV. Akt, 3. Szene, Duett Hypermnestre/Lyncee „Helas que ne puis-je te suivre”, zweiter Teil ab Tempowechsel „Sort cruel! quelle est ta rigueur!”; IV. Akt, 4. Szene, Chor »Arrete, implacable fureur”.

US-R. Alle drei Handschriften gehörten ursprünglich wohl zusammen. Datierung: zwischen 1802 und 1805 (Albrccht/Salieri). Eine gestochene Partitur der Oper befand sich in Beethovens Besitz (Nr. 231 des Nachlassverzeichnisses). Literatur: Albrecht/Salieri.

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