WoO 152 Ventinove (1 – 29) Irische Lieder per voce, pianoforte, violino e violoncello

armonizzazione e creazione della parte strumentale (introduzioni, conclusioni, accompagnamenti) di Beethoven

Titolo ufficiale: Irische Lieder I (I-XXIX), für eine oder zwei Singstimmen mit Begleitung von Klavier, Violine und Violoncello. Widmung: — NGA XI/2 AGA/SBG siehe Konkordanz S. 369

Genesi e pubblicazione: Beethoven compose i Lieder in diverse fasi tra il 1810 e il 1813. Un primo gruppo nacque nel 1810 (nn. 1–9, 12, 14–18, 20, 23, 26, 27–29), un altro gruppo nella primavera del 1812 (nn. 10, 11, 13, 19, 21, 22, 24, 25); negli ultimi mesi del 1812 e all’inizio del 1813 Beethoven rielaborò i Lieder nn. 5, 22 e 25. L’edizione originale dei 29 Lieder apparve nel marzo 1814 nel vol. 1 della Select Collection of Original Irish Airs presso Thomas Preston a Londra e George Thomson a Edimburgo.

Il 1º luglio 1806 lo scozzese amante della musica ed editore George Thomson (1757–1851) chiese per la prima volta a Beethoven se fosse disposto a realizzare per lui arrangiamenti di melodie scozzesi (più tardi anche irlandesi e gallesi) (BGA 253; per le edizioni di canti popolari pubblicate da Thomson e Preston cfr. più dettagliatamente Op. 108). Beethoven acconsentì (BGA 259), e Thomson inviò quindi alla fine del 1806 o all’inizio del 1807 21 melodie, che però andarono evidentemente perdute nella posta. Il 25 settembre 1809 egli spedì nuovamente 43 melodie (che comprendevano anche le prime 21), tra cui le melodie irlandesi per WoO 152 nn. 2–6, 9, 12, 14, 16–18, 26 e 29 (BGA 401). Il 10 febbraio 1810 ne fece seguire altre dieci, tra cui quelle per WoO 152 nn. 1, 7, 8, 15, 20, 23 e 27 (BGA 426). Il 17 luglio 1810 Beethoven inviò i suoi arrangiamenti in triplice copia, per vie separate (tra cui la fonte II.1), a Edimburgo (BGA 457). Poiché lì, dopo un anno, nessuno dei pacchi era arrivato, Beethoven (che aveva spedito anche le sue partiture autografe) chiese in prestito a Ignaz von Baumeister una copia di copista preparata per l’Arciduca Rodolfo, per farla ricopiare nuovamente (BGA 514; forse fonte II.3). La nuova spedizione la effettuò il 20 luglio 1811 (fonte II.4) e sottolineò che questa copia era “meilleure que les trois autres exemplaires deja envoyes” (BGA 515). Thomson confermò la ricezione il 5 agosto 1812 (BGA 590), ma desiderò modifiche in alcune composizioni, tra cui WoO 152 n. 5. Come motivazione addusse esigenze tecniche troppo elevate, inoltre gli accompagnamenti erano troppo difficili per il gusto del pubblico. Le composizioni di Beethoven “ne seroient pas approuves dans ce pays-ci, parceque le gout du peuple n’est pas assez raffine pour se plaire d’un tel stile d’Accompagnement à leurs simple Melodies”.

Attorno alla fine d’ anno 1811/12 Thomson inviò le melodie per WoO 152 nn. 3, 10, 11, 19, 21, 22, 24 e 25 (ricezione confermata da Beethoven il 29 febbraio 1812; BGA 556). Tramite la banca Fries Beethoven spedì nel luglio 1812 le sue elaborazioni a Edimburgo (fonte II.6; Beethoven le aveva già consegnate a Fries in febbraio). Esse giunsero lì nel settembre 1812, e la loro ricezione fu confermata da Thomson il 30 ottobre 1812 (BGA 604). Ancora una volta egli si lamentò dell’eccessivo grado di difficoltà e chiese nuove versioni per alcuni Lieder, tra cui WoO 152 nn. 22 e 25. Gli accompagnamenti di Beethoven erano “beaucoup trop difficiles pour notre public. Il est de fait qu’il n’y a pas ici une seule demoiselle entre cent qui veuille même regarder l’accompagnement d’un air, s’il est tant soit peu difficile” (BGA 604).

Le tre nuove versioni (del n. 5 contestato in BGA 590 e dei nn. 22 e 25 contestati in BGA 604) furono spedite il 19 febbraio 1813 (fonte II.5; BGA 623). Nella lettera egli descrisse le sue difficoltà a rielaborare composizioni già finite, poiché ciò ne avrebbe alterato il carattere. Perciò aveva completamente riscritto i Lieder. Thomson ne fu soddisfatto, confermò la ricezione il 23 aprile 1814 e inviò contemporaneamente l’edizione stampata (BGA 713). Il 15 settembre 1814 (BGA 739) Beethoven mandò a Thomson un elenco di errori (cfr. fonte II.7) e chiese per il futuro delle bozze di correzione. Thomson tenne conto delle correzioni nelle lastre per una seconda edizione, apparsa ancora alla fine del 1814 o all’inizio del 1815 (fonte III, Edizione successiva), come egli stesso spiega nella prefazione: “After the volume was printed, and some copies of it had been circulated, an opportunity occured of sending it to BEETHOVEN, who corrected the few inaccuracies that had escaped the notice of the Editor”. La prefazione è ora datata “Anno 1814” (invece di “March 1814” nella prima edizione). Anche l’iscrizione allo Stationers’ Hall del 10 marzo 1815 dovrebbe riferirsi all’edizione successiva. È possibile che Thomson volesse attendere la reazione di Beethoven.

Thomson pubblicò tutti i volumi della sua Select Collection, apparsa dal 1793, insieme a Thomas Preston a Londra. Ogni volume comprende tre fascicoli: una partitura ridotta e parti separate di violino e violoncello. La partitura ridotta comprende la parte di pianoforte con il canto sovrapposto e talvolta (ad es. all’inizio, prima dell’entrata della voce) anche le parti di accompagnamento (in un proprio sistema o in quello della voce); alcuni pezzi sono riprodotti anche integralmente in partitura. Inoltre la partitura contiene di norma fogli aggiuntivi con illustrazioni, una prefazione e un indice alfabetico delle melodie e dei testi; nei volumi più tardi anche un glossario delle parole scozzesi (queste sezioni non sono conservate integralmente in tutti gli esemplari). Nella riproduzione dei Lieder si alternano pagine di musica incisa e pagine di testo stampate tipograficamente (con ulteriori strofe o testi alternativi), e le pagine di musica e testo opposte di un Lied ricevono la stessa numerazione.

Il 29 aprile 1815 Beethoven vendette all’editore Sigmund Anton Steiner a Vienna una serie di opere (concetto e copia autenticata dell’attestazione di proprietà: D-BNba, Slg. H. C. Bodmer, BS II/2a e 2b). All’ultima posizione delle composizioni elencate figurano „12 englische Lieder mit Clavier Begleitung und deutschem Text“. Steiner pubblicò in seguito la maggior parte delle opere acquistate, ma non i dodici Lieder. Della traduzione del testo inglese Beethoven incaricò, intorno al marzo 1817, Johann Baptist Rupprecht (cfr. BGA 1103; su Rupprecht cfr. anche Op. 100, Sul testo). Nello stesso mese chiese a Steiner di „in eine Art von Katalog bringen zu laßen […], jedoch prestis-simo“,  per ordinarne la successione (BGA 1100). Il 1º aprile sollecitò Rupprecht:  „die über-sezung der Schottischen Lieder nun weiter zu vollenden“ (BGA 1110). Adirato („in Donner u. Bliz“) Beethoven minacciò Steiner lo stesso giorno di ritirargli i Lieder se non fosse riuscito a far completare a Rupprecht il suo lavoro (BGA 1111). Ancora tre anni dopo, alla fine di aprile 1820, Beethoven sperava che Steiner avrebbe presto ricevuto i Lieder da Rupprecht (BGA 1389). Tuttavia non si giunse mai a un’edizione dei dodici Lieder da parte di Steiner.

Petra Weber-Bockholdt identifica i dodici Lieder venduti a Steiner come una selezione dal vol. 1 della raccolta di Thomson Original Irish Airs, cioè da WoO 152: poiché Rupprecht fu incaricato di una traduzione, doveva esistere un testo inglese. Le fonti di Thomson erano giunte a Beethoven prive di testo, dunque doveva esistere una pubblicazione inglese (inoltre Beethoven si era impegnato a non far apparire un’edizione continentale prima di una scozzese; cfr. ad es. BGA 409). Al momento della vendita a Steiner il vol. 2 degli Original Irish Airs non era ancora apparso, e non è noto se questo volume sia mai giunto a Vienna. In una copia verificata (fonte II.3) si trovano annotazioni e numerazioni di Beethoven che forse riguardano i Lieder destinati a Steiner: WoO 152 nn. 2, 3, 5, 6, 9, 12, 14, 16–18, 26 e 29 (Weber-Bockholdt NGA XI/1 KB pp. 34 sgg.).

Il 19 luglio 1816 Beethoven offrì all’editore Härtel a Lipsia „18 Schottische Lieder welche sie wohl leicht in leipzig übersezen können“ zum Kauf an per l’acquisto (BGA 950). Potrebbe trattarsi di quei Lieder del vol. 1 degli Original Irish Airs che Beethoven non intendeva vendere a Steiner (Weber-Bockholdt NGA XI/1 KB p. 35; cfr. BGA 950 nota 5).

Note: Per ciascun canto — e per gli eventuali abbozzi che ne documentano il processo creativo — è prevista una trattazione autonoma nelle rispettive pagine dedicate, dove verranno esaminate in modo puntuale la struttura, le fonti e le varianti. Con l’espressione “numerazione BGA” si designa la sequenza ufficiale con cui le lettere di Beethoven sono registrate e numerate nella Beethoven Gesamtausgabe, adottata come sistema di riferimento nelle edizioni critiche.

TitoloAutore del TestoTempoNote
IThe Return to UlsterSir Walter Scott (1771–1832)Larghetto affettuoso
IISweet Power of SongJoanna Baillie (1762–1851)Andantino GraziosoDuetto
IIIOnce more I hail TheeRobert Burns (1759–1796)Andante espressivo amoroso
IVThe Morning Air plays on my FaceJoanna BaillieAllegretto più tosto vivace
VOn the Massacre of GlencoeSir Walter Scott (1771–1832)Affettuoso
VIWhat shall I do to shew how much I love herAnonimo (originariamente Francis Beaumont & John Fletcher; prima messa in musica da Purcell)AllegrettoSecondo Hufstader/Lieder p. 356 n. 23
VIIHis Boat comes on the sunny TideJoanna BaillieAndante affettuoso
VIIICome draw we round a cheerful RingJoanna BaillieAllegretto più tosto vivace
IXThe Soldier’s DreamThomas Campbell (1777–1844)Andante espressivo assai amoroso
XThe Soldier’s DreamJohn Philpot Curran (1750–1817)Andantino con moto
XIThou Emblem of FaithJohn Philpot Curran (1750–1817)Andante affettuoso assai espressivo
XIIEnglish Bulls, or The Irishman in LondonAnonimoAllegretto più tosto vivace
XIIIThe Musing on the roaring OceanRobert Burns (1759–1796)Allegretto amoroso e grazioso
XIVDermot and ShelahT. TomsAllegretto scherzando
XVLet brain-spinning SwainsSir Alexander Boswell (1775–1822)Allegretto scherzando
XVIHide not thy AnguishWilliam Smyth (1765–1849)Andantino amoroso con espressione
XVIIIn vain to his Desart my Fate I deploreAnne Grant (1755–1838)Andante espressivoDuetto - Solo 1ª strofa; 2ª–3ª di Robert Burns
XVIIIThey bid me slight my Dermot dearWilliam SmythAllegretto scherzoso
XIXWife, Children and FriendsWilliam Robert Spencer (1769–1834)AllegrettoDuetto
XXFarewell Bliss, and Farewell NancyAnne GrantAndante con molto (!) espressioneDuetto 1ª–2ª strofa Grant; 3ª Burns
XXIMorning a cruel Turmoiler isSir Alexander BoswellVivace scherzando
XXIIFrom Garyone, my happy HomeT. TomsAllegretto amoroso
XXIIIThe wand’ring GypseyJohn Wolcot (1738–1819)Allegretto più tosto vivace
XXIVThe Traugh WelcomeAnonimoAllegretto scherzando
XXVOh Harp of ErinDavid Thomson (1770?–1815)Andantino semplice espressivo
XXVIWhen Eve’s last Rays in Twilight dieDavid Thomson (1770?–1815)Andante con molto (!) espressione Duetto
XXVIINo Riches from his scanty StoreHelen Maria Williams (1762–1827)Andante con moto
XXVIIIThe British Light Dragoons, or The Plain of BadajosSir Walter Scott (1771–1832)Vivace scherzando
XXIXSince Greybeards inform us the Youth will decayT. TomsAllegretto Scherzando

George Thomson: il gentiluomo che portò Beethoven tra i canti popolari

George Thomson nacque nel 1757 a Limekilns, Dunfermline, in Scozia, figlio di un maestro di scuola con formazione giuridica. La sua educazione, improntata a solide basi umanistiche, favorì precocemente un interesse profondo per la musica, la poesia e il patrimonio culturale nazionale. Sebbene non fosse un musicista professionista, Thomson sviluppò una competenza notevole nel campo della musica vocale e della tradizione popolare britannica. Per sessant’anni Thomson ricoprì l’incarico di clerk presso il Board of Trustees for the Encouragement of Art and Manufacture di Edimburgo. Questa posizione stabile gli permise di dedicarsi a un progetto culturale di grande respiro: la valorizzazione del canto popolare scozzese attraverso edizioni musicali di alto livello. Nel 1793 avviò la pubblicazione della sua opera monumentale, A Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice, articolata in sei volumi pubblicati tra il 1793 e il 1841. L’obiettivo era duplice: preservare e diffondere melodie tradizionali scozzesi, irlandesi e gallesi; nobilitarle mediante accompagnamenti colti e testi poetici di autori di primo piano.

Tra i poeti coinvolti figurano Robert Burns, Walter Scott, Thomas Moore, Thomas Campbell e Lord Byron. Per conferire autorevolezza musicale alle sue raccolte, Thomson commissionò arrangiamenti a importanti compositori europei: Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Ignaz Pleyel, Leopold Kozeluch, Johann Nepomuk Hummel, Carl Maria von Weber, Henry Rowley Bishop, Robert Archibald Smith.

Questa rete di collaborazioni, unica nel suo genere, trasformò la raccolta di Thomson in un ponte tra la tradizione popolare britannica e il linguaggio musicale europeo. Il rapporto con Ludwig van Beethoven rappresenta l’aspetto più rilevante dell’attività editoriale di Thomson. Nel 1806 Thomson propose al compositore di realizzare accompagnamenti per canti popolari britannici, seguendo un modello già sperimentato con Haydn. Tra il 1809 e il 1820, Beethoven compose 179 arrangiamenti per voce, pianoforte, violino e violoncello, basati prevalentemente su melodie scozzesi, irlandesi e gallesi fornite da Thomson. Si tratta di un corpus significativo, che occupò il compositore per diversi anni e che costituisce una parte non trascurabile della sua produzione vocale.

La collaborazione fu accompagnata da una cospicua corrispondenza, redatta principalmente in francese a causa delle difficoltà linguistiche reciproche. Una lettera fondamentale è quella del 23 novembre 1809, conservata al Beethoven-Haus di Bonn, in cui Beethoven: accetta di scrivere accompagnamenti per 43 canti inviati da Thomson; richiede un compenso più elevato; rivendica la libertà di scegliere l’organico strumentale; osserva che questo tipo di composizione non è “propriamente artistico”, ma necessario per ragioni economiche.

Questi documenti testimoniano un rapporto professionale complesso, segnato da reciproca stima ma anche da negoziazioni serrate. Thomson continuò a rivedere e ampliare le sue raccolte fino alla vecchiaia. Morì nel 1851, lasciando un’eredità culturale di enorme rilievo: grazie al suo lavoro, il canto popolare scozzese e britannico entrò stabilmente nel repertorio europeo e acquisì una dignità artistica nuova. La sua opera rappresenta ancora oggi una fonte imprescindibile per lo studio della tradizione folk e per la comprensione del rapporto tra musica popolare e musica colta nel primo Ottocento.