Opus 90 Sonata in Mi minore per pianoforte

I) Mit Lebhaftigkeit und durchaus mit Empfindung und Ausdruck – II) Nicht zu geschwind und sehr singbar vorzutragen

OPUS 90 – Sonata in Mi minore per pianoforte, op. 90, dedicata al conte Moritz Lichnowsky, 3 giugno – 16 agosto 1814, pubblicata a Vienna, Steiner, giugno 1815. GA. 150 (serie 16/27) – B. 90 – KH. 90 – L. III, p. 229 – N. 90 – T. 186

Il manoscritto originale, dice il cat. KH. (1955), è in possesso di T. Odling a Londra. Gli abbozzi, che si trovano dopo quelli del secondo Finale dell’ultima redazione del Fidelio, sono comunicati dal Nottebohm. Questa Sonata ha una sua storia, diffusa da Schindler. Beethoven avrebbe voluto simboleggiare la vicenda amorosa del principe Moritz Lichnowsky che, superando contrasti familiari e pregiudizi di casta, si era finalmente deciso a sposare in seconde nozze una artista dell’Opera di Vienna. Il primo tempo avrebbe voluto esprimere un Combattimento fra la testa e il cuore e rendere lo stato di indecisione e di lotta del nobile amico; il secondo, la Conversazione con l’amata, sarebbe invece stato dedicato alla descrizione del lieto e tranquillo stato matrimoniale seguito a tante inquietudini.

Che questo aneddoto debba considerarsi, come tanti altri, uno scherzo — Beethoven si è anche divertito qualche volta a mistificare i suoi ammiratori — appare anche da un passo dei Quaderni di conversazione. Ma il privilegiato spirito dell’artista ha elevato la musica a poema di malinconia e di dolcezza. Nel primo tempo l’intreccio dei temi e legami tematici è d’una organicità che dà all’insieme il carattere di un poema retto da un concetto unico. Si noti il procedere a piccole frasi tronche del tema iniziale e la risposta supplichevole e inquieta della frase legata (ci viene in mente per analogia il primo tempo del Quartetto in mi bemolle maggiore op. 127), l’armoniosità delle ottave, sia nel passaggio al secondo tema che nella seconda parte di questo, tanto liricamente effusa poi nella figura melodica discendente fino alla cadenza (il cui sussulto richiama lo Schermo del Quartetto op. 59 n. 2); e anche la formazione della prima parte del secondo tema stesso, che accentua il procedimento a frasi tronche impiegato già nel primo tema.

Si noti, poi, il delicato, nuovo lirismo dello sviluppo con i potenziamenti espressivi dei vari elementi suddetti fino al passo conducente alla ripresa, ove il disegno di tre note risolvente sulla tonica sembra, affrettandosi e sovrapponendosi a sé stesso (con espediente armonico che ricorda un passo analogo della fine del primo tempo dell’op. 81 e della Sinfonia eroica), voler moltiplicare gli avvolgimenti. Ancora, dopo la ripresa, s veda il progressivo dileguarsi di tutte le forme nella conclusione in pianissimo, ritardando. Il tema principale deriva da una delle Bagattelle dell’op. 33 che porta l’indicazione: “Con una certa espressione parlante“, carattere che qui può dirsi maggiormente accentuato. Col primo tempo fa contrasto — ma dolce e pacifico — il secondo ed ultimo. 

Esso rappresenta, dopo tanta inquieta malinconia, una stasi di serenità e si svolge a lungo in una forma di rondò che appare la più naturale, con i suoi ritorni, ad esprimere la dolce indolenza del sentimento. È tuttavia, musicalmente, un sentimento mosso da qualche delicata fluttuazione di colore attraverso gli elementi secondari che collegano le varie riprese del ritornello. Possiamo dire con lo Scuderi che «il nuovo disegno della frase in si maggiore, a cui le terzine del basso danno una nota ritmica più vibrante» (e che il Casella avvicina al tema in maggiore dell’Allegretto della Settima Sinfonia) «pare debba creare un contrasto drammatico; ma è solo un momento che si perde subito nella ripresa del movimento di rondò, con cui ritorna la dolce nota lirica che informa di sé tutto il tempo, sia presentandosi integralmente nel disegno melodico del tema di rondò, sia nel brevi-modo minore o nei tentati diversivi ritmici e nella frase di contrasto».

Non possiamo non notare l’affinità che passa fra il tema di questo rondò e quello di una canzone che, come riferisce il Wegeler, Beethoven avrebbe sentito molte volte cantare a Bonn dalla giovane Jeannette d’Honrath, conosciuta in casa Breuning e per la quale egli avrebbe nutrito allora un tenero sentimento. Anche le parole hanno una qualche attinenza con il riferimento al romanzetto del conte Lichnowsky: “Mich heute noch von dir zu trennen und dieses nicht zu ändern können schlägt zu empfindsam dieses Herz”. (Separarmi da te oggi ancora, e non poter far niente perché questo non avvenga, colpisce tanto sensibilmente questo cuore)

 [Da Biamonti Giovanni – Catalogo cronologico e tematico delle opere di Beethoven comprese quelle inedite e gli abbozzi non utilizzati, Torino, ILTE 1968]

Titolo ufficiale: Opus 90 Sonate (e-moll) für Klavier Widmung: Moritz Graf von Lichnowsky NGA VII/4 AGA 150 = Serie 16/27

Origine e pubblicazione: Gli abbozzi superstiti risalgono all’estate del 1814, la trascrizione dell’opera autografa è datata 16 agosto. Il 21 settembre Beethoven annunciò la dedica al conte Lichnowsky: „ich [sage] ihnen, daß bald eine Sonate von mir erscheinen wird, die ich ihnen gewidmet“. L’edizione originale fu pubblicata da Steiner a Vienna nel giugno 1815. La bella copia autografa utilizzata come modello per l’incisione era in possesso dell’arciduca Rodolfo nell’autunno del 1814. Beethoven la chiese indietro per darla all’editore SA Steiner, al quale la aveva promessa il 21 ottobre come garanzia di un prestito. Il manoscritto fu nuovamente inviato a Rodolfo nel marzo 1815, solo per essere nuovamente inviato a Steiner poco tempo dopo per la correzione delle bozze (l’arciduca alla fine fece fare una copia della sonata per la sua collezione). Il collega di Steiner, Anton Diabelli, probabilmente fece la prima correzione che lo stesso Beethoven controllò nuovamente. Il 29 maggio 1815 Beethoven chiese a Steiner di restituirgli il manoscritto (BGA 808). All’inizio del giugno (BGA 812: dopo il 6 giugno) il compositore chiese nuovamente all’editore il manoscritto, poiché aveva trovato qualche errore qua e là. Se l’annuncio sulla Wiener Zeitung del 6 giugno 1815 (numerose repliche a partire dal 9 giugno) non fu prematuro („Allen Kennern und Freunden der Tonkunst wird die Erscheinung dieser Sonate gewiß sehr willkommen sein, da nun seit mehreren Jahren von L. van Beethoven nichts für s Piano-Forte erschienen ist“), le prime copie dell’edizione originale furono consegnate al più tardi dopo che detti errori furono corretti. Beethoven trovò altri passaggi discutibili. Il 27 giugno chiese: „Wenn nicht Morgen Abends zwischen 6 und 7 uhr, das Exemplar, welches ich dem Adjutanten des G. 1. [„Generalleutnant“ Steiner] Tobias Haßlinger korrigirt übergeben von der Sonate, Samt einem ändern, worin keine Fehler mehr sind. |: So daß man Sieht, daß die Fehler in den Kupferplaten verbessert sind 😐 so zu sagen das korrigirte (von mir) und das Fehlerfreye in meinen Händen sind, so beschließen wir, was folgt: Der G. L. wird einstweilen suspendirt, Sein Adjutant T. [obias] H.[aslinger] kreuzweiß ge-schloßen; – unser Generalprofoß Diabolus Diabelli wird mit Vollziehung dessen beauftragt werden“  (BGA 814).

Ciò apparentemente portò a successive correzioni delle lastre, così che si possono distinguere due fasi dell’edizione originale. Una copia nella raccolta musicale dell’arciduca Rodolfo contiene anche due correzioni manoscritte. Probabilmente subito dopo l’edizione originale corretta, Steiner pubblicò una nuova incisione che riprendeva il testo dell’edizione precedente e il titolo immutato. Il modello dell’incisione autografa non era più incluso. Steiner & Comp, pubblicò questa ristampa sulla Wiener Zeitung del 22 gennaio 1816 come „ganz neu erschienen und zu haben“ per 3 fiorini. Quando apparve l’edizione originale, Steiner Breitkopf & Härtel a Lipsia fece un’offerta per rilevare oltre 100 copie senza titolo. Dopo alcune trattative, Gottfried Christoph Härtel accettò la proposta a condizione che fosse inviata almeno 14 giorni prima della pubblicazione di Steiner e che il prezzo non fosse troppo alto (archivio Breitkopf & Härtel). Apparentemente la stessa offerta o un’offerta simile di Steiner fu fatta anche a Simrock a Bonn; Sembra che Simrock abbia ricevuto copie di entrambe le edizioni ante correcturam e post correcturam da Steiner.

Dedica: (per notizie sul conte Lichnowsky, vedere Opus 35). La dedica della sonata fu un ringraziamento per gli sforzi che Lichnowsky profuse per intercedere presso il plenipotenziario britannico al Congresso di Vienna, visconte Henry Robert Stewart Castlereagh (1769-1822), che a sua volta si profuse presso il principe reggente inglese George, che elargì al compositore un riconoscimento per la dedica di „Wellingtons Sieg“ op.91. Poco dopo aver completato la sonata, Beethoven scrisse a Lichnowsky da Baden il 21 settembre 1814: „daß bald eine Sonate von mir erscheinen wird, die ich ihnen gewidmet, ich wollte sie überraschen, denn längst war diese Dedikation ihnen bestimmt […] keines neuen Anlaßes brauchte es, um ihnen meine Gefühle für ihre Freundschaft und Wohlwollen öffentlich darzulegen — […] was sie mir von Lord Castleregt sagen, so finde ich die sache auf s beste eingeleitet, sollte ich eine meynung hierin haben, so glaube ich, daß es am Besten seyn würde, daß lord castleregt nicht eher schrieb wegen dem werk auf Wellington, als bis der Lord es hier gehört“ (BGA 740). Per quanto riguarda la presunta affermazione di Beethoven, tramandata attraverso Schindler, secondo cui la sonata descrive la storia d’amore del conte con la sua seconda moglie (Schindler/Beethoven 1860 vol. 1 p. 24lf), la cantante Josefa Stummer (1790—1849) non deve esser presa in seria considerazione.

Prima esecuzione probabilmente l’11 febbraio 1816 al concerto d’addio per Johann Baptist Stainer von Felsburg (1756-1832) a cura di Ignaz Schuppanzigh a Vienna (Schindler/Beethoven 1860 vol. 1 p. 240, ivi erroneamente identificato come Op. 101). Una recensione del concerto dice: „Eine neue, hier zum erstenmale gehörte Klavier-Sonate dieses Meisters überraschte alle seine zahlreichen Verehrer. Der geniale Tonsetzer war selbst zugegen, und erfreute sich sowol der trefflichen Ausführung, als auch des enthusiastischen Antheils der gewählten Versammlung.“ (AmZ 18, 1816, 20 marzo 1816, colonna 197.)

Gli abbozzi saranno trattati in un articolo appositamente creato per il Centro Ricerche Musicali www.lvbeethoven.it

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