Biamonti 630 – Abbozzi per un’opera lirica, 1815
Biamonti 630 – Abbozzi per un’opera lirica, 1815, pagina 52. Nottebohm, II pagina 329. Si riferiscono forse all’opera Bacchus, (di cui al numero 15 della nota aggiunta III), o all’altra Romulus (di cui al numero 18 della nota aggiunta III). Nottebohm descrive alcuni frammenti, che fedelmente riportiamo. Una scritta è apposta alle note: “Dissonanzen vielleicht in der ganzen Oper nicht aufgelöst oder ganz anders da sich in diesen wüsten Zeiten unsere verfeinerte Musik nicht denken lässt = muss das sujet durchaus als schäfermässing behandelt werden…” ovvero “Le dissonanze in tutta l’opera devono essere non risolte o risolte in tutt’altro modo, poiché in questi tempi primitivi non è pensabile la nostra musica raffinata – Tutto il soggetto deve essere trattato in maniera sobriamente pastorale”. Poi ancora l’indicazione “Volkgesang” (Canto del popolo, donne e uomini).
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Questi abbozzi si trovano nello Scheide Skizzenbuch alla pagina 52, intera pagina. Nel 1815, Ludwig van Beethoven si trovava in un momento di transizione della sua carriera. Aveva già composto la maggior parte dei suoi capolavori del periodo intermedio (come la Sinfonia Eroica e il Fidelio) e stava iniziando a esplorare forme più introspettive e sperimentali. Quell’anno, espresse interesse per la composizione di una nuova opera basata sulla leggenda di Romolo, il mitico fondatore di Roma.
Gustav Nottebohm, Zweite Beethoveniana, scrive: “A quel tempo Beethoven aveva due nuovi libretti tra le mani, uno “Romulus” di Friedrich Treitschke, l’altro “Bacchus”, che ricevette nel marzo del 1815.”
Clima culturale e politico
Vienna nel 1815 fu l’epicentro dell’Europa post-napoleonica, ospitando il Congresso di Vienna per ridisegnare la mappa politica del continente. Beethoven, convinto sostenitore degli ideali illuministi, potrebbe aver visto in Romolo una figura simbolica – simbolo di fondazione, leadership e virtù civica – in un momento in cui l’Europa stava ripensando il proprio futuro. Il frammento noto come Biamonti 630 è probabilmente collegato a questa idea: le annotazioni stilistiche di Beethoven suggeriscono un trattamento musicale arcaico e pastorale, coerente con un soggetto mitologico come quello di Romulus. L’indicazione di cori popolari (Volkgesang) e dissonanze “nicht aufgelöst” [non risolte] rafforza l’ipotesi di un’opera ambientata in tempi primitivi.
Questo suggerisce un deliberato allontanamento dal raffinato linguaggio musicale del suo tempo, puntando invece a qualcosa di grezzo ed elementare, forse per evocare la natura mitica e fondante della storia di Romolo. Da Biamonti – Nota aggiunta III n. 15: Il testo di un’Opera, Bacchus, di Rudolph von Berge, fu proposto entusiasticamente a Beethoven dall’amico Karl Amenda con lettera 20 marzo 1815. Beethoven forse cominciò anche a lavorare; ma da una notizia di Karl von Bursy del 1 luglio 1816
risulta che poi man mano lo slancio si affievolì e che il progetto, come altri precedenti, cadde in dimenticanza (Th.-R., III, 501 e 557-559)
Nota aggiunta III n. 18: Romulus, opera su testo di Treitschke. E’ oggetto di alcune lettere di Beethoven al librettista. Il maestro dichiara di essere pronto a scriverla e metterla in scena in pochi mesi: ma la direzione del teatro non è d’accordo sulle condizioni: Così anche questo progetto finì per naufragare (Th.-R., III 484-485, 514, ILTE n. 559 (dicembre 1814- settembre 1815). Nel gennaio del 1815 Beethoven contattò Georg Friedrich Treitschke, il librettista che aveva contribuito alla revisione del Fidelio, per scrivere il testo del Romolo. In una lettera del gennaio 1815, Beethoven scrisse: “Ich komponiere Romulus! Ich fange in diesen Tagen an.” [Comporrò Romulus! Comincerò a scriverlo uno di questi giorni* e il Leipziger Allgemeine Musik Zeitung del dicembre 1815 riporta: “Si dice che il nostro ingegnoso Beethoven stia lavorando su una nuova opera: Romulus, scritto da Treitschke.” Ma non sembra che Beethoven abbia iniziato la composizione, perché scrisse a Treischke il 24 settembre 1815: “Avrei da tempo iniziato il suo Romulus”. Questo progetto fu concepito come un’opera teatrale, ma non venne mai completato. Beethoven mostrò inizialmente entusiasmo, pianificando incontri con Treitschke per discutere la struttura dell’opera. Tuttavia, nonostante questo entusiasmo, il progetto si bloccò. Nel settembre del 1815, Beethoven non aveva ancora iniziato a comporre, e la corrispondenza suggerisce che fosse scoraggiato dalla mancanza di sostegno finanziario e di interesse teatrale.
In seguito il Romolus cadde nelle mani di Fuß, e il suo Romolo e Remo fu rappresentato per la prima volta il 9 settembre 1816 a Vienna.






