WoO 25 Rondino in mi bemolle maggiore per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti e 2 corni

Andante

WoO 25 – Rondino in mi bemolle maggiore per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti e 2 corni – 1792 (non oltre l’ottobre), pubblicato a Vienna, Diabelli, estate 1830 (partitura). GA. n. 60 (serie 8/2) – B. 146 – KH. (WoO) 25 – L. IV, pagina 362 – Nottebohm  pagina 140 – Petters 31 – Schunemann pagine 218/40 – Thayer 27.

Il manoscritto originale si trova nella Beethovenhaus. Secondo il Thayer-Riemann questa composizione sarebbe stata scritta per gli otto apprezzatissimi fiati costituenti la «musica da tavola» dell’elettore. Il tema s’avvicina (pur nell’impostazione tutta diversa del movimento e del tipo particolare della composizione) a quello dello Scherzo della Sonata per pianoforte opus 31 numero 3.

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L’elettore Maximilian Franz, il fratello più giovane dell’imperatore austriaco Giuseppe II e il datore di lavoro di Beethoven a Bonn, portò da Vienna uno spirito illuminato e una passione per la musica da tavolo. Per questo piacere cortese, gli otto solisti di fiati della grande orchestra di corte si sono uniti per creare “armonia” e hanno offerto musica leggera di qualità eccezionale. Quando l’ensemble fu presentato al giornalista e conoscitore di musica Carl Friedrich Junker nel 1791 durante un’esibizione a Bad Mergentheim, si lasciò sopraffare dagli elogi: “Sin dal primo giorno ho ascoltato musica da tavolo che, finché l’elettore era a Mergentheim, ogni giorno È composto da 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. Puoi giustamente chiamare questi 8 musicisti maestri nella loro arte. Raramente troverai musica del tipo che funziona così bene insieme, così bene e soprattutto indossando il suono avrebbe raggiunto un livello di verità e perfezione così elevato “.

Più o meno nello stesso periodo, Beethoven contribuì anche con un’opera per lo strumento preferito dell’elettore, l’ottetto di fiati in mi bemolle maggiore, op 103. Nel frattempo Beethoven aveva inteso il Rondo WoO 25 da sei minuti nella stessa chiave del suo finale. Probabilmente lo completò nel 1793 quando revisionò alcune delle sue opere di Bonn sotto la guida di Haydn durante il suo primo anno a Vienna. Dopo la morte di Beethoven, il pezzo fu trovato nella tenuta e fu pubblicato nel 1830 dall’editore musicale viennese Anton Diabelli come Rondino.

Rondo WoO 25 è un’opera sofisticata in termini di strumentazione e bilanciata dal punto di vista tonale e formale. La parte modellata centrale o il chorus (A) viene ripetuto tre volte in modo variabile e tra loro sono interrotti da parti intermedie contrastanti, progettate diversamente, i distici (B, C, D). Struttura: A B A ‘C A’ ‘D A’ ” Numero di battute (x sezione): 16 32 16 20 16 15 16 + 2 Tonalità (x sezione): Mib maggiore, Do minore, Mibemolle maggiore, Mi bemolle minore, Mi bemolle maggiore, Mi bemolle maggiore, Mi bemolle maggiore Melodia principale (x sezione): Corni, Clarinetti, Clarinetti, Corni Corni, / Corni Corni.

Il brano è quindi diviso in varie sezioni (AB-AC-ADA) come un rondò di piccole proporzioni. È importante sottolineare il rilievo che Beethoven conferisce ai corni, che espongono il tema iniziale e chiudono la composizione con una piacevole e suggestiva coda. Il tema principale ha in sostanza un carattere di marcia e la sua rigida simmetria fa pensare ad una frase di derivazione popolare. Oltre ai corni, anche il clarinetto, cui è affidato un intero episodio, assume un ruolo di primo piano, fungendo quasi da strumento guida di tutto il componimento. Il resto dell’organico (è per due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni) arricchisce con nuove uscite il tema principale, il quale assume man mano un tono sempre più galante, in considerazione del carattere di divertimento su cui è impiantato il pezzo, si fonda sui ritorni di un tema principale (A), di volta in volta variato nella strumentazione, inframmezzato da due episodi concertanti in minore (B, C). Nell’esposizione il tema principale (A) coinvolge gradualmente gli strumenti dell’ottetto, dai comi agli oboi sino al pieno organico. Il primo episodio (B) vede protagoniste le morbide linee del clarinetto I, dell’oboe I poi ancora del clarinetto, mentre nel successivo ritorno del tema principale (A) si percepiscono le nuove figure in staccato dell’oboe I e del fagotto I sulla melodia del clarinetto. Il secondo episodio (C) ha un colore cupo: è condotto dai corni accompagnati dal fagotto I, laddove nella ripresa del tema principale (A) si segnalano gli incisi taglienti degli oboi e i disegni del clarinetto I sulla melodia del corno I. La sezione iniziale della coda, percorsa da arpeggi, sembra condurre il pezzo a compimento, ma Beethoven introduce a questo punto un autentico tocco da maestro: nella sezione conclusiva i corni accennano delle reminiscenze del tema, senza tempo e in un gioco di echi ottenuto grazie all’applicazione della sordina alternata al suono naturale, sino a che la musica si spegne con effetto di dissolvenza sonora, come in lontananza.

La strumentazione rivela il carattere reale del pezzo. Gli oboi, che come strumenti più alti nell’ottetto di fiati di solito prendono il comando melodico, fanno qui un passo indietro rispetto ai clarinetti e soprattutto a favore dei corni. Il dominio dei corni è anche visibile nella partitura autografa. Contrariamente alla convenzione, le parti di corno non sono poste al terzo posto, ma nei primi due righi.

Sottolineando i corni, Beethoven mira alle associazioni di spazio, movimento all’aperto, foresta e caccia. L’ultimo coro in particolare, in cui i corni suonano il tema con ripetizione ad eco “senza tempo”, mentre gli strumenti rimanenti rispondono brevemente con la testa del tema in “piano” e raddoppiano i valori delle note, rafforzando l’idea di “essere lontani”. – Come se Beethoven ricordasse l’affetto del suo elettore, che si dice preferisse essere influenzato da una delicata musica di ottoni in una stanza più lontana dopo aver gustato le delizie del tavolo.

(Da Francesco Saponaro e Cesare Fertonani)

Per la prima volta viene presentato il pezzo come da lettura sul manoscritto, comprensivo delle cancellature e la versione canonica dalla G.A. Ricognizione e studio a cura di Graziano Denini.

CURIOSITA’

Questo Rondò pubblicato nell’estate del 1830 a Vienna presso l’editore Diabelli, è probabilmente collegato all’Ottetto Opus 103 in quanto hanno in comune lo stesso organico e la stessa tonalità. Potrebbe essere stato proprio concepito come finale di quell’opera e poi scartato in seguito. Le musiche che Beethoven compose per l’allora celeberrima orchestra di fiati della corte del principe elettore Maximilian Franz, sono fra le meglio riuscite di quel periodo. L’eventuale motivazione sul perché fosse stato scartato come finale dell’Ottetto, potrebbe essere, come ci spiega Giovanni Carli Ballola, data dal fatto che: «(…) La soave intimità di questa breve pagina (…) è in netto contrasto con il carattere brillante e spiritoso dell’Ottetto; superiore appare l’arte con la quale Beethoven elabora il tema fondamentale che riappare ogni volta sotto un nuovo volto timbrico e ingegnosamente contrappuntato con idee accessorie».[1]

[1] Giovanni Carli Ballola: Beethoven. Biografie Bompiani editore

Per gentile concessione della BH – Beethoven Haus Bonn

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