Artaria 166b

Quaderno di musica manoscritta contenente 20 canzoni italiane di Beethoven, Alexander Cornet e dal Barone Carl Doblhof-Dier con accompagnamento di pianoforte a cura di Benedikt Randhartinger (1802-1893)

Collegato al manoscritto Artaria 166a ne esiste un altro – l’Artaria 166b – dove troviamo gli stessi Canti italiani a Cappella, alcuni scritti da Beethoven altri da Alexander Cornet e dal Barone Carl Doblhof-Dier, durante le lezioni con Salieri, ai quali è stato aggiunto un accompagnamento di pianoforte.

Anche l’Artaria 166b è a Berlino nella Biblioteca di Stato.

Sfogliando il quaderno una delle cose che balza subito all’occhio è che troviamo 2 numerazioni differenti: una che segue le numerazioni dei fogli [da 1 a 43 con la ripetizione dei fogli 36-37] e una seconda con la numerazione delle pagine [da 1 a 90 (la pagina 1 corrisponde al frontespizio del volume) con le pagine da 81 a 90 che sono state inserite tra le pagine 4 e 5]. Altre catalogazioni li troviamo all’inizio di ogni brano; in queste numerazioni troviamo riferimenti al catalogo Thayer e alla vecchia numerazione delle WoO; oltre a queste abbiamo una catalogazione che usa le lettere dell’alfabeto.

Gli accompagnamenti di pianoforte menzionati anche nel catalogo Thayer non sono di Beethoven, ma del Kapellmeister Benedikt Randhartinger (1802-1893), che fu anch’egli, insieme con F. Schubert, discepolo di Salieri; queste partiture, secondo quanto dichiarato dalla Biblioteca di Stato, dovrebbero essere datate intorno al 1820 e sono quindi degli studi fatti dal diciottenne Randhartiger come preparazione alle lezioni con Salieri.

In quale modo Randhartiger, 20 anni circa dopo gli studi beethoveniani, ha potuto copiarne i canti? Le uniche fonti a noi giunte riguardanti i canti beethoveniani sono i manoscritti “in brutta copia” dell’Artaria 166a e dei vari fogli singoli che si trovano a Vienna e a Stoccolma – e che, come abbiamo visto dall’analisi di questi manoscritti sono quelli corretti da Salieri.  Randhartiger ha chiesto a Beethoven direttamente di poter visionare i suoi schizzi? Oppure li ha potuti copiare da alcune altre copie “in bella” in possesso di Salieri? In questo caso, perché Randhartiger non ha trascritto canti di altri compositori-allievi di Salieri ma ha copiato soltanto quelli inclusi nell’Artaria 166a? E poi perché talvola scrive sia la parte errata che quella giusta?

Beethoven e Randhartiger si sono conosciuti? Oppure qualcuno ha intercesso con Beethoven affinché concedesse al giovane Randhartiger la visione del quaderno Artaria 166a?

Qui di seguito riportiamo l’elenco completo delle composizioni che fanno parte del Artaria 166b con l’aggiunta di un piccolo commento:

  • 1) “Fra tutte le pene “Duetto per Tenore e Basso (dal foglio 1verso al foglio 2verso). La versione è sovrapponibile alla seconda versione Beethoveniana tranne che per il levare del Basso nella seconda parte dove Beethoven indica un “fa” e Randartiger un “la”.
  • 2) “Fra tutte le pene”Terzetto per Soprano, Contralto e Tenore (dal foglio 3recto al foglio 4verso).
  • 3) “Fra tutte le pene”Quartetto per Soprano, Contralto, Tenore e Basso dal foglio 5recto al foglio7recto).
  • il foglio 7verso è vuoto.
  • 4) “Bei labbri che amore” – Duetto per Soprano e Tenore (dal foglio 8recto al foglio 9recto) – questa versione corrisponde a quella con le correzioni di Salieri; nell’accompagnamento pianistico ho trovato alcune stranezze armoniche.
  • il foglio 9verso è vuoto
  • 5) “Ma tu tremi”Terzetto per Soprano, Contralto e Tenore (dal foglio 10recto al foglio 11verso). La versione di Randhartiger è identica a quella corretta da Salieri; unica differenza: nella parte del tenore, nella penultima misura, l’ultima croma per Randartiger è un “do#” mentre nella versione nell’Artaria 166a è, stranamente, un “re”.
  • 6) Quella cetra ah tu pur sei”Quartetto per Soprano, Contralto, Tenore e Basso (dal foglio 12recto al foglio 13verso). Corrisponde alla versione in sol maggiore, la seconda versione scritta da Beethoven con pochi cambiamenti: nella parte del contralto, ultima misura, la prima semiminima nell’Artaria 166a è un “fa#” (sensibile) mentre nella versione di Randhartiger è un “sol” (anticipazione della tonica). Al Soprano e al Tenore, misura 17,la seconda semiminima per Beethoven è chiaramente un “fa#” mentre Randhartiger lo ha trasformato in “fa beqradro”.
  • 7) “Su questo colle erboso” Duetto per 2 Soprani (dal foglio 14recto al foglio 17verso). Questo Duetto non è di Beethoven anche se lo si trova nel Manoscritto Artaria 166a; è in realtà di Alexander Cornet. Diversamente dagli altri canti che Salieri voleva essere risolti come canti omoritmici (o quasi), questo Duetto è stato sviluppato come un vero e proprio duetto d’opera; comincia con i due Soprani che cantano alternandosi in un andamento di domanda e risposta per poi proseguire insieme. Assai differente dalla copia a stampa fatta da Corner (6 Duettini ….) sia nelle note ma soprattutto nel testo che viene stravolto rispetto anche alla poesia di Metastasio. Differente è anche l’accompagnamento pianistico.
  • 8) “Nel mirarvi o boschi amici”Duetto per Soprano e Basso (dal foglio 18recto al foglio 18verso). Già dalle prime note troviamo delle differenze tra il manoscritto di Randartiger e la versione nel manoscritto beethoveniano: alla prima misura, quarto movimento, nella parte del basso Beethoven scrive “fa#-la” mentre Randhartiger scrive “si-la”; a misura 10 nella parte del Soprano Doblhof-Dier scrive “Re.do” mentre Randartiger “re-re”.
  • 9) “Nel mirarvi a boschi amici”Quartetto per Soprano, Contralto, Tenore e Basso (dal foglio 19recto al foglio 19 verso). Anche qui troviamo qualche piccola differenza rispetto alla versione a stampa di Doblhof-Dier
  • 10) “Quanto è bella la campagna”Terzetto per Soprano, Tenore e Basso (dal foglio 20recto al foglio 21verso). Già dall’inizio Randhartiger modifica nel ritmo le parti inferiori semplificandole; è sottinteso naturalmente che si debba seguire la ritmica così come cantata dal Soprano. Nella penultima misura, al Tenore, stranamente Randhartiger modifica a matita l’ultima mota da “re” a “do”.
  • 11) “O care selve antiche”Terzetto per Soprano, Tenore e Basso (dal foglio 22recto al foglio 23recto). Nella parte del Tenore, a cavallo tra le misure 14 e15 leggiamo “mi-do do-si” mentre la parte originale a stampa di Doblhof-Dier è “la-fa fa-mi”.
  • il foglio 23verso è vuoto
  • 12) “La pastorella al prato”Quartetto per Soprano, Contralto, Tenore e Basso ( dal foglio 23recto al foglio 27verso). Brano molto lungo e vario. A misura 25 troviamo un errore nel testo: Randhartiger scrive per tutte e quattro le voci “nel’agnellino” invece di “coll’agnellino”. Nel Contralto la penultima misura è stata vistosamente modificata; altre piccole differenze si incontrano nelle varie parti. Nella parte pianistica poi Randhartiger si distrae e scrive, nelle prime 8 misure, la mano destra in chiave di violino invece che in chiave di basso. Nella parte centrale del canto, nel pianoforte, mancano diversi # al “fa” alla parte della mano destra (naturalmente sottintesi).
  • 13) “Se lontan ben mio tu sei”“Terzettino” per 2 Soprani e Basso (dal foglio 28recto al foglio 28verso). Questa versione è identica a quella che troviamo sull’Artaria 166a.
  • 14) “L’onda che mormora”“Terzettino” per Soprano, Tenore e Basso (dal foglio 29recto al foglio 30verso). Questa trascrizione è sovrapponibile a quella dell’Artaria 166a a parte nella penultima misura, nella parte del basso, in cui il primo “la” qui è all’ottava superiore. Randhartiger ha soltanto modificato tutte le volte nel testo la preposizione “tra” con la sua equivalente “fra”.
  • 15) “Chi mai di questo core”Terzetto per Soprano Tenore e Basso (dal foglio 31recto al foglio 33verso). La versione è sovrapponibile a quella di Beethoven con le correzioni di Salieri tranne che per le misure con la doppia corona nelle quali Randhartiger sopprime la pausa sull’ultima croma; altra differenza la troviamo nella parte del Tenore, ultima misura dove Randhartiger corregge giustamente la parte del Tenore trasformando la nota da “la” a do”. Qualche altra piccola variazione la troviamo nella parte del Basso come, ad esempio sul testo “quando divenne amante” separa giustamente la sillaba finale della parola “divenne” dalla “a” di “amante” successiva; sulla sillaba finale della stessa parola Beethoven scrive il secondo “sol” un’ottava inferiore mentre Randhartiger lo scrive all’ottava superiore. Altra differenza di ottava la troviamo sempre nel Basso alla misura 31. Anche la parte del pianoforte è stata in alcuni punti cancellata e modificata.
  • 16) “Scrivo in te l’amato nome”Duetto per Soprano e Tenore (dal foglio 34recto al foglio 35 verso). La versione combacia perfettamente con quella di Beethoven.
  • 17) “Per te d’amico aprile”Terzetto per Soprano, Contralto e Basso (dal foglio 36recto al foglio 37recto)
  • il foglio 37verso è vuoto
  • 18) “Nei campi e nelle selve”Quartetto per Soprano, Contralto, Tenore e Basso (dal foglio 36recto al foglio 38recto) – La parte del pianoforte in alcuni punti ha qualche alterazione mancante che però possiamo ricavare dalle tre voci sovrastanti.
  • il foglio 38verso è vuoto
  • 19) “Bei labbri che amor formò”Duetto per Soprano e Tenore (dal foglio 39recto al foglio 40recto). Questa è una seconda versione del Duetto beethoveniano; corrisponderebbe alla I versione fatta da Beethoven ma con molte differenze nel movimento delle 2 voci. Da notare che Randhartiger non indica il “da capo al fine” che però risulta sottinteso.
  • il foglio 40verso è vuoto
  • 20) “Nei campi e nelle selve”per Coro a 4 voci (dal foglio 41recto al foglio 43recto). Corrisponde alla I versione del canto beethoveniano. All’inizio dell’Adagio, al Contralto, alle ultime due crome Beethoven scrive 2 “fa” mentre Randhartiger scrive anche lui i 2 “fa” che poi cancella e li corregge con 2 “re”. Nel testo la frase “colpa non sia di lei” in Randhartiger diventa “colpa non sia da lei”.
  • il foglio 43verso è vuoto

Benedict Randhartinger, talvolta scritto Benedikt Randhartinger, (nato il 27 luglio 1802 a Ruprechtshofen, Bassa Austria e deceduto il 23 dicembre 1893 a Vienna) fu un cantante (tenore), compositore e direttore d’orchestra austriaco.
Nacque a Ruprechtshofen, quarto di sei figli del maestro locale Johann Georg Randhartinger. Il suo talento musicale fu riconosciuto in giovane età, tanto che poté diventare cantore di corte a Vienna. Sempre a Vienna ricevette lezioni gratuite di composizione dal Kapellmeister della corte imperiale e reale Antonio Salieri. Studiò legge e fu segretario del conte István Széchenyi per dieci anni. Nel 1832 divenne cantante nella Cappella della Corte Imperiale, nel 1844 vice Kapellmeister e nel 1862 Kapellmeister.

Grazie alla sua attività di cantante tenore, compositore e Kapellmeister della Corte Imperiale, raggiunse grande fama. Hofkapellmeister, era molto rispettato nella società dell’epoca. Con le sue opere si orientò allo spirito musicale dell’epoca, che fu motivo della sua popolarità presso il grande  pubblico. Fu buon amico di Franz Schubert. Il 15 dicembre 1839 Franz Liszt lo accompagnò al pianoforte durante la recita della canzone “Die nächtliche Heerschau”, scritta da Randhartinger su testo di Zedlitz, nell’ambito della “Saphir’s Akademie und humoristischer Vorlesung” (Accademia e conferenza umoristica di Zaffiro) presso l’allora Theater in der Josephstadt di Vienna. Benedict Randhartinger morì a Vienna il 23 dicembre 1893 all’età di 91 anni. Nel 1896 gli fu intitolata la Randhartingergasse a Vienna-Favoriten.
Randhartinger ha lasciato circa 2000 opere, alcune delle quali non ancora stampate. La Benedict Randhartinger Society si è posta l’obiettivo di far rivivere le opere musicali di Benedict Randhartinger.

Consiglio sulla pagina del sito:

Per gentile concessione della  Staatsbibliothek zu Berlin Preußischer Kulturbesitz)

Gli esempi musicali di questa pagina sono curati da Graziano Denini. Chi volesse consultare o richiedere questi file, può contattare l’ autore tramite il nostro modulo di contatto.