Hess 37 Trascrizione della Fuga per due pianoforti di Mozart K 426 per quartetto d’archi (due pianoforti)

Hess 37 Trascrizione della Fuga per due pianoforti di Mozart K 426 per quartetto d’archi, ((due pianoforti?) s.d. Hess 37.

Questa copia fu identificata da Hess come una trascrizione per quartetto d’archi, e gli fu dato perciò un numero: Hess 37. Le pagine di detta copia furono sparse in tutto il mondo; oggidì le pagine 1-2 e 5-6 sono nella Raccolta Robert Owen Lehman nella Biblioteca Pierpont Morgan, a New York mentre le pagine 3-4 sono nella Beethoven-Haus, Bonn. Nell’esempio musicale potete ascoltare la parte di Mozart ricopiata da Beethoven. (quindi continuiamo a definire il pezzo “per due pianoforti”).

Fuga di W.A. Mozart, KV 426. Beethoven ha trascritto quest’opera in partitura. Cfr. anche il riferimento che ne fa Otto Jahn in Mozart, a cura di Hermann Albert, voi. 2, Breitkopf & Hartel, Lipsia, sesta edizione, 1924, p. 158. Inedita. Non siamo a conoscenza di ulteriori particolari. [Sembra che Hess abbia totalmente accettato questo numero, dal riferimento di Jahn-Albert, solo per questioni di opportunità. Un esame più attento del manoscritto originale (che ora è in parte alla Beethoven-Haus di Bonn e in parte nella Robert O. Lehman Collection alla Pierpont Morgan Library di New York) rivela che esso è in realtà una copia, fatta da Beethoven, della versione originale per due pianoforti della fuga KV 426 di Mozart, che era stata trascritta per orchestra d’archi dallo stesso Mozart (KV 546). E opinione diffusa che Mozart abbia effettivamente scritto la KV 546 per quartetto d’archi, anziché per orchestra, tuttavia l’annotazione di Mozart “bassi” (al plurale) si riferisce chiaramente a un’orchestra, non a un quartetto. Cfr. l’edizione Eulenburg n. 369, oppure il libro di Alfred Einstein Mozart, His Character, His Work, Oxford University Press, Oxford-New York 196218, p. 273. Hess ha in pratica catalogato, tra le opere per quartetto d’archi, una copia fatta da Beethoven di un’opera di Mozart, originale per due pianoforti (KV 426), perché credeva che fosse la versione di Mozart per quartetto d’archi (KV 546). Il manoscritto non è stato datato con certezza, ma è possibile che Beethoven lo avesse studiato durante la lavorazione dell’op. 134, che originariamente era una fuga per quartetto d’archi che poi ha trascritto per pianoforte a quattro mani. [La trascrizione dell’op. 134 è anche catalogata come Hess 86.] Ci sono 36 discrepanze minori tra la copia di Beethoven e l’originale di Mozart, la maggior parte sono sbavature di penna; per quanto molte potrebbero essere considerate “migliorie” di Beethoven. Questo non è l’unico lavoro di Mozart che Beethoven ha copiato. Ce n’è un altro alla Pierpont Morgan Library che è una « bella copia delle ultime battute del finale, copiate probabilmente non prima del 1790», del Quartetto per archi in la maggiore KV 387 di Mozart. Cfr. The Mary Flager Cary Music Collection, Pierpont Morgan Library, New York 1970, p. 17. Richard Kramer sostiene che « la copia del KV 387 può essere datata tra il 1799 e il 1800». Ci sono anche delle porzioni del KV 387 alla Beethoven-Haus di Bonn, catalogate come NE 119. Beethoven ha copiato anche l’Andante dal Quartetto KV 464 di Mozart. Tale autografo è ora al Stiftelsen Musikkulturens Framjande di Stoccolma. Cfr. l’articolo di Richard Kramer “Das Organische der Fuge: On the Autograph of Beethoven’s String Quartet in F Major, Opus 59, No. 1”, in The String Quartets of Haydn, Mozart and Beethoven: Studies of the Autograph Manuscript, Harvard University Press, Cambridge 1980, p. 230-1.]

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