WoO 51 Sonata in do maggiore per pianoforte

I) (Allegro) – II) Adagio

WoO 51 – Sonata in do maggiore per pianoforte, dedicata a Eleonore Breuning, 1791-ottobre 1792, pubblicata a Francoforte, Dunst, 1830. GA. n. 159 (serie 16/36) – Bruers 162 – Kinsky Halm (WoO) 51 – L. IV, pagina 337- Nottebohm pagina 148 – Petters 35 – Sch. pagine 217/29 – Thayer 41

Si crede generalmente che questa sonata sia stata scritta – o almeno compiutamente estesa in abbozzo – nel 1791-1792. La data del 1796, che alcuni tuttavia le attribuiscono, ci sembra non possa riferirsi che all’epoca del suo invio alla destinataria: promessa fatta molto tempo prima e soltanto allora mantenuta. In una lettera di Beethoven a Eleonore, scritta, come oggi la più recente critica ammette, ai primi del giugno 1794, leggiamo: « La bella cravatta, lavorata dalle Sue mani, mi è giunta come una grande sorpresa… Ha risvegliato ricordi di cose passate da tempo e, inoltre, il Suo generoso atteggiamento nei miei confronti mi ha messo in imbarazzo. Mi era davvero difficile credere che Lei potesse ritenermi ancora degno di essere ricordato. Oh, se Lei avesse potuto essere testimone dei sentimenti che ho provato ieri, quando mi è giunto il Suo dono, certo non penserebbe che esagero nel dirLe che il Suo ricordo mi ha commosso e mi ha reso molto triste… Ho moltissimo da fare, altrimenti avrei copiato per Lei la sonata che Le ho promesso tanto tempo fa. Nel mio manoscritto essa è pressoché un abbozzo e persino Paraquin, che sotto altri aspetti è molto capace, avrebbe trovato difficile copiarla ». Il manoscritto, posseduto già da Franz Gerhard Wegeler (che, com’è noto, aveva sposato nel 1802 Eleonore Breuning), fu da lui dato nel 1830 a Dunst, editore, cantante del teatro di corte di Bonn, che era anche abile copista.

L’ Adagio era incompiuto, e Ferdinand Ries ne scrisse le ultime undici battute attuali sul fedele schema di quelle corrispondenti della prima parte. È ovvio ammettere che all’atto dell’invio a Eleonore, cioè nel 1796, questo secondo tempo almeno fosse compiuto; possiamo supporre che ne seguisse, allora, anche un terzo, andato poi disperso nei trentaquattro anni trascorsi prima della pubblicazione suddetta. Nel 1907, dopo lunghe e varie peregrinazioni, il manoscritto tornava in possesso dei discendenti Wegeler, ma privo anche della prima pagina. Che Beethoven abbia nutrito un affettuoso sentimento per la sua coetanea ed allieva Eleonore Breuning (appartenente alla benestante e colta famiglia bonnense che lo trattava, quasi ancora adolescente, più come un figlio che come un insegnante) e quanto un tal sentimento sia stato corrisposto, rientra nel campo di quelle incertezze biografiche destinate a non essere forse mai chiarite. L’accenno ad uno screzio o malinteso fra i due, contenuto nella lettera sopra citata ed anche in un’altra del 2 novembre 1793 di cui si dirà in seguito, non dice troppo di più al riguardo. Né può darci maggiori lumi la modesta efficienza di questo omaggio musicale inviato con qualche anno di ritardo, ed a noi per giunta noto solo parzialmente.

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Una nuova vita per le opere sconosciute di Ludwig van Beethoven: Un’ esplorazione artistica a cura del pianista maestro Francesco Gussago

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