La morte di W. A. Mozart: cause e misteri

Articolo a cura del Dott. Santi Notaro

I testi e i documenti di questa pagina sono stati curati dal dottor Santi Notaro, laureato in giurisprudenza presso l’università degli studi di Firenze ed ex magistrato, cultore e studioso della musica e della sua storia, con particolare riguardo ai grandi musicisti della prima scuola di Vienna (soprattutto, Beethoven).

Mozart moriva a Vienna 55 minuti dopo la mezzanotte (quindi all’una meno cinque) del giorno 5 dicembre 1791.[1] Essendo nato il 27 gennaio 1756, aveva quasi 36 anni: certamente una età alquanto giovane, ma non prematura, per l’epoca.[2] Quando Mozart morì, secondo il racconto[3] della cognata Sophie Haibel (presente all’evento), vi erano anche la moglie Constanze ed il suo allievo prediletto F. Sussmayr. Sempre secondo il racconto di Sophie, fu chiamato il medico curante, dr. Nicholas Closset, il quale venne a visitare il morente (solo dopo che ebbe fine l’opera cui assisteva a teatro)[4] e prescrisse impacchi freddi per calmare la forte febbre: cosa che, sempre secondo il racconto della cognata, avrebbe accelerato la fine del musicista per lo shock causatogli.

Allarmato dal peggiorare delle condizioni del paziente, Closset cercò l’aiuto, per un consulto, del collega dr. Matthias von Sallaba, medico capo dell’ospedale generale, ma subito i due medici si dimostrarono pessimisti sulle possibilità di sopravvivenza di Mozart.[5] Pare, ma non è certo, che sia stato chiamato un prete per somministrare al musicista la estrema unzione. Prete che si sarebbe rifiutato di intervenire per il fatto che Mozart fosse un massone[6]. Quanto alla causa ufficiale della morte, il registro dei morti della parrocchia di Santo Stefano, a Vienna, in data 5 dicembre 1791, indicava la dicitura “febbre miliare acuta”.[7] Nessun certificato di morte è stato ritrovato e pare che i due medici si siano rifiutati di rilasciarne uno, attesa la non poco chiara causa mortis. Non fu effettuata alcuna autopsia[8].

Il corpo del compositore veniva composto dal suo fidato factotum, Joseph Deiner,[9] su un catafalco eretto nel suo studio accanto al fortepiano ed avvolto in una tunica nera[10], il cui cappuccio ricopriva la testa fino alla fronte. All’alba del 5 dicembre veniva il conte Joseph Deym, che gli prendeva l’impronta del volto per la maschera mortuaria.[11] Poi, messo nella bara, il corpo era trasferito il giorno successivo nella cattedrale di Santo Stefano, dove veniva benedetto in una cappella, davanti ad un pulpito segnato da una croce, chiamata Cappella del Crocifisso. Lo stesso 6 dicembre, infine, era portato in una tomba nel cimitero di San Marco, insieme ai corpi di altre persone del quartiere, morte quel giorno.

Mozart veniva sepolto in una fossa comune, profonda mt 2,25, insieme ad altri corpi posti in due strati, ciascuno coperto da calce viva[12]. La fossa comune rimase senza nome. Il funerale di Mozart fu di 3^ classe, il meno costoso fra quelli disponibili,[13] ma non fu il funerale di un povero. Poche persone[14] avrebbero (il condizionale è d’obbligo, non essendovi notizie precise al riguardo) accompagnato il feretro fino alla porta della città, essendo dovute tornare indietro per le pessime condizioni del tempo: bufera di neve e vento. Peraltro, nel 1960, veniva ritrovato il diario di tale conte Karl von Zinzendorf, ove si diceva che nei giorni 5-6-7 dicembre 1791 a Vienna il tempo non era affatto brutto e non si faceva menzione né di pioggia né di bufera di neve, ma solo di un vento che avrebbe spazzato la nebbia che gravava sulla città.[15]

Come si diceva, il luogo della sepoltura di Mozart è rimasto ignoto. Pare che l’unico a conoscerne l’esatta ubicazione fosse il becchino, tale Joseph Rothmayer il quale, rendendosi conto della importanza della persona sepolta, annotò su una agenda il luogo esatto e avvolse un fil di ferro intorno al collo del morto. Quando 7 o 10 anni dopo quel che restava del corpo, insieme ad altri, fu riesumato per far posto ad altre salme, il becchino si impossessò del cranio di Mozart, che fu venduto a terze persone come una reliquia, fino ad approdare al Mozarteum di Salisburgo. Sulla cui autenticità, peraltro, non tutti gli studiosi sono d’accordo.[16]

E veniamo a quelle che sarebbero state le possibili cause della morte di Mozart.

Come si diceva, il registro dei decessi della parrocchia di Santo Stefano, ed i pochi necrologi che accompagnarono la scomparsa del musicista, parlavano di “febbre miliare acuta”. Ora questa dicitura evidenzia un termine medico usato nei secoli passati per indicare una malattia infettiva che provocava febbre acuta e prolungata, associata ad eruzioni cutanee simili a grani di miglio (da qui, il termine miliare) e che poteva portare alla morte.[17] Peraltro, secondo i vari musicologi e medici che si sono interessati della questione, la definizione di “febbre miliare acuta” è generica ed insoddisfacente, dato che descrive vagamente i sintomi, ma lascia in ombra la causa. E su quella che sarebbe stata la vera causa della morte di Mozart, regna la più grande incertezza, essendo state fatte qualcosa come oltre 150 diagnosi, nessuna delle quali è risultata soddisfacente.[18] Fra l’altro, molti termini medici usati nella medicina del 18° secolo sono equivoci e non corrispondono a quelli della moderna medicina. Vediamo, quindi, quali sono le possibili cause di questa morte, analizzate dagli studiosi, e quale è quella che appare la più probabile.

Anzitutto, va osservato che la morte di Mozart fu improvvisa. E’ vero che il 1791 fu per il compositore un anno di stess particolare: molti degli amici e conoscenti notarono un notevole pallore sul volto, debolezza (attribuiti alle fatiche dei continui viaggi effettuati da bambino e da ragazzo)[19] ed una personalità incline alla depressione ed alla paranoia[20]. Depressione che si fece più evidente con il passare dei mesi. Ma nulla faceva presagire ciò che si sarebbe verificato alla fine dell’anno. Infatti, nonostante tutto, Mozart proprio in questo periodo fu di una produttività notevole, componendo e rifinendo lavori impegnativi[21] e dirigendone, fino a qualche giorno prima di mettersi a letto, alcuni (il 18 novembre 1791 aveva diretto la cantata funebre massonica K 623, da lui composta pochi giorni prima; qualche mese prima -30 settembre 1791- aveva diretto al fortepiano l’opera “Il Flauto magico” K 620, composta quell’anno).

E, secondo il racconto della cognata Sophie[22] (riportato nella biografia di Nissen) e da quanto evidenziato dagli studiosi, egli si mise a letto il 20 novembre 1791, assalito da febbre alta, dolori addominali, vomito e con gonfiore in varie parti del corpo: tanto che (sempre secondo il racconto della cognata) dovettero confezionargli una veste da camera che si apriva da dietro in modo che la potesse calzare senza fare eccessivi movimenti, tanta era la sua difficoltà a muoversi. Situazione che andò peggiorando a vista d’occhio in 15 giorni, fino all’esito fatale. Le cause più probabili sono state raggruppate dagli studiosi e dai medici, che si sono occupati della questione, in cinque gruppi: malattia iatrogena, infezione con malattia cardiovascolare, malattia renale, avvelenamento, emorragia cerebrale. Malattia iatrogena. Con tale termine, si intendono una patologia, effetti collaterali o complicanze causate da trattamenti medici risultati errati. Nel caso di Mozart tali trattamenti sarebbero consistiti, secondo alcuni studiosi, in salassi (molto comuni all’epoca, che avrebbero indebolito il malato) e negli impacchi freddi prescritti dal medico curante Closset. Quanto ai salassi non risulta, dalle persone presenti, che negli ultimi giorni ne fossero stati praticati al compositore (nulla dicono al riguardo la moglie e la cognata Sophie). Quanto agli impacchi freddi, l’unica testimonianza è quella della cognata Sophie, che precisava che quando al morente furono praticati tali impacchi, su ordine del medico curante, per calmare la febbre, questi ebbe dei sussulti ed entrò in coma.

Anche in tal caso, peraltro, non si hanno prove mediche attendibili (praticare impacchi freddi, invece, dovrebbe essere di giovamento per abbassare la febbre alta).

Infezione

A parte la questione della infezione da sifilide, di cui si parlerà più avanti (nella parte relativa all’avvelenamento), altra causa di infezione ritenuta da alcuni studiosi è quella della endocardite batterica, dovuta a trichinellosi[23]. Essa si baserebbe sulle dichiarazioni di Mozart alla moglie in una lettera scritta ca 50 giorni prima della morte, nella quale il musicista confidava di avere mangiato e gustato una cotoletta[24]. Siccome la trichinella è un parassita che si trova nella carne di maiale (e di altri animali come cinghiale, selvaggina, cavallo) e si trasmette all’uomo, detti studiosi ritengono che la cotoletta mangiata da Mozart fosse poco cotta. In più, siccome il periodo di incubazione della malattia dura ca 50 giorni e, all’epoca, detta causa era sconosciuta[25], secondo detti ricercatori sarebbe stato lo stesso Mozart a rivelare, indirettamente, la causa della sua morte.

Malattia renale

Secondo altri studiosi e medici che hanno analizzato la documentazione esistente, Mozart sarebbe morto per uremia (dovuta ad infezione alle vie urinarie e che si verifica negli stadi avanzati di insufficienza renale cronica), i cui sintomi (stanchezza- nausea- vomito-sudorazione- pallore- gonfiore alle gambe) corrisponderebbero con quelli descritti dai presenti. L’uremia avrebbe avuto origine dalle frequenti infezioni streptococciche, che colpirono il compositore nel corso della sua vita e che gli avrebbero causato una nefrite (infiammazione dei reni). E secondo tali studiosi una “fotografia” di tale stato del musicista sarebbe evidenziabile nell’ultimo ritratto fattogli dal cognato Joseph Lange (marito della cognata Aloysia), ritratto indicato dalla moglie Constanze come il più somigliante, ove questi appare pallido in volto, dall’aria affaticata e con gli occhi gonfi.

Non pare invece che abbia credito scientifico la malformazione del padiglione dell’orecchio sinistro di Mozart, malformazione legata, secondo alcuni, a malattie renali. Invero anche il suo secondo figlio (Franz Xaver Wolfgang) aveva ereditato la medesima malformazione, ma visse fino alla rispettabile età di 53 anni (1791-1844) e non risulta da alcuna certificazione che la sua fine sia stata causata o accelerata da insufficienza renale[26].

 

Avvelenamento

Al riguardo, va sfatata la diceria che autore dell’avvelenamento di Mozart sarebbe stato il “rivale” Antonio Salieri. Questi, all’epoca, ricopriva la carica di maestro di cappella alla Corte Asburgica ed era insegnante e compositore di corte. Era uno dei musicisti italiani che avevano fatto fortuna presso gli Asburgo e che ricoprivano incarichi importanti e ben retribuiti. La diceria prese corpo quando Salieri, colpito da demenza senile, nel 1823 si autoaccusò dell’avvelenamento e della morte di Mozart. Da questo trasse spunto Aleksandr Puskin che scrisse nel 1830 una tragedia intitolata “Mozat e Salieri”, in cui l’invidia di quest’ultimo per Mozart sarebbe arrivata al punto da renderlo autore dell’avvelenamento.[27] Invero, sulla innocenza di Salieri si espresse già all’epoca, con vigore, il letterato Giuseppe Carpani nel 1824, il quale si avvalse della testimonianza del dr von Lobes, medico vicino a quelli che avevano cercato di curare Mozart morente, ed anch’egli difensore della innocenza del musicista italiano[28].

Inoltre, se si fosse trattato di fatto realmente avvenuto, Beethoven[29] non avrebbe dedicato a Salieri le tre sonate per violino e pianoforte op. 12. Altro elemento, che smentisce definitivamente tale diceria, va ravvisato nel fatto che, dopo la morte di Mozart, Salieri ne accolse il secondo figlio -Franz Xaver Wolgang- per impartirgli lezioni di composizione. Messo da parte, definitivamente, Salieri, i possibili candidati per un avvelenamento sono più di uno e tali ipotesi nascono da indizi clinici e da elementi fattuali. Certamente il vomito improvviso, la febbre alta ed il gonfiore di varie parti del corpo possono essere sintomi legati ad una ipotesi di avvelenamento. Lo stesso Mozart, secondo il racconto della moglie Constanze, poche settimane prima di morire e durante una gita in carrozza al Prater, le avrebbe confidato di essere stato avvelenato e che gli era stata somministrata acqua tofana[30]. Sulla ipotesi dell’avvelenamento vi sarebbero vari indiziati. Primo fra tutti, Il barone Gottfried van Swieten.

Mozart avrebbe contratto la sifilide per via delle sue molteplici scappatelle (forse, anche, per avere frequentato delle prostitute). A quel tempo detta malattia si curava con dosi di mercurio. Van Swieten (che era figlio del medico di Maria Teresa, il quale aveva messo a punto una ricetta a base di mercurio per la cura della sifilide), nel tentativo di curare Mozart, suo amico, e per evitare che la moglie si accorgesse di tale malattia, gli avrebbe somministrato dosi eccessive di tale sostanza e, quindi, colposamente avrebbe cagionato la morte del musicista[31]. Tuttavia, sulla presunta sifilide di cui avrebbe sofferto Mozart, non vi sono prove certe.

Poi la moglie Constanze.

Secondo alcuni studiosi, la moglie avrebbe propinato a Mozart dell’acqua tofana per nascondere una relazione intrecciata con l’allievo di suo marito, Franz Xaver Sussmayr. Mozart, pur amando la moglie, la tradiva spesso con altre donne, quali sue allieve di pianoforte e cantanti. Sulle prime Constanze cercò di perdonare le scappatelle del coniuge. Ma, colma la misura, quando si recò a Baden per curare i postumi di una tromboflebite post-partum, avrebbe intrecciato una relazione con l’allievo prediletto di quest’ultimo. E pare anche che Mozart qualche sospetto lo avesse avuto, come testimonierebbero alcune lettere in cui il compositore raccomanda alla moglie, di stanza a Baden, di stare attenta al suo onore ed a quello del marito ed alle persone che frequentava.[32] Del resto, sempre secondo tali studiosi, la “cattiveria vendicativa” di Constanze si sarebbe manifestata nel fatto che non seguì il funerale del marito (si disse perchè troppo avvilita e provata dall’evento); che, a chi le faceva osservare che sarebbe stato bene mettere una croce nel luogo di sepoltura di Wolfgang, avrebbe risposto che vi avrebbe provveduto il custode del cimitero; che, solo dopo 17 anni (nel 1808), si recasse al cimitero insieme al secondo marito Nissen ed al figlioletto minore Franz Xaver per cercare di rintracciare il luogo di sepoltura del primo marito, ma con esito negativo; che si sarebbe rifiutata di fare erigere (o, comunque, di partecipare alla sua erezione) un  monumento funebre in onore dello scomparso (cosa che fecero, invece, vari ammiratori di Mozart)[33]; che non avrebbe tenuto con la dovuta cura la maschera mortuaria del volto del marito, che il conte Deym fece il giorno della morte (dichiarò nel 1820 che si era frantumata in mille pezzi per essere caduta a terra).

Anche la massoneria.

Secondo alcuni, la massoneria aveva più di un motivo per eliminare Mozart. Il musicista, il 14 dicembre 1784, si iscrisse come “apprendista” alla loggia “Alla beneficenza” (poi confluita in quella più grande “Alla felicità coronata”), ove percorse tutti i vari gradi (apprendista-compagno-maestro). La massoneria (che era tollerata da Giuseppe II ed aveva come obiettivo anche quello della mutua assistenza fra i fratelli massoni) aveva un suo rigido cerimoniale di ingresso ed era molto gelosa della osservanza di queste regole da parte dei suoi adepti, tanto da scomunicare e da infliggere sanzioni severe a coloro che le avessero violato. Mozart (oltre ad avere composto musiche per i fratelli massoni defunti -musica funebre massonica-) nel 1791 aveva composto l’opera il “Flauto magico”, ove vi era una forte allusione ai riti massonici[34]. L’avere violato la segretezza di tali rituali e, soprattutto, l’avere anche sbeffeggiato alcuni di questi principi su cui si reggeva la massoneria[35], avrebbe indotto i vertici ad ordinare la morte del musicista[36], che sarebbe stato avvelenato con una dose proprio di acqua tofana, versatagli in un bicchierino di rhum. Secondo altri studiosi, peraltro, a questa ipotesi andrebbe aggiunto il fatto (come dichiarato dalla moglie e come risulterebbe da alcuni appunti scoperti dopo la sua morte)[37] che Mozart progettava di creare una sua loggia segreta (la “Grotta”), della quale avrebbe anche scritto lo statuto, e nella quale progettava di dare ingresso pure alle donne. Infatti egli intendeva applicare i principi di uguaglianza e libertà, propri dell’illuminismo, con  il consentire la partecipazione alla sua loggia anche alle donne, sovvertendo la regola che consentiva solo agli uomini la partecipazione a logge massoniche.

Anche nel “Flauto magico”, pieno di simbolismi massonici,[38] sintomatica, al riguardo, è la scena della principessa Pamina che veniva ritenuta degna di essere iniziata e di essere ammessa al sacerdozio.

Pure il clan dei musicisti italiani

Gli italiani, che al tempo di Mozart ricoprivano i più alti incarichi presso la corte imperiale e presso le altre Corti musicali sparse nel territorio dell’impero[39], sarebbero stati invidiosi del genio mozartiano il quale, come disse qualcuno di costoro dopo la sua morte, se avesse continuato a produrre quella messe di capolavori che in 35 anni era riuscito a produrre, avrebbe tolto loro il pane di bocca.[40]

In più l’invidia sarebbe nata dal fatto che Mozart avrebbe comprato una notevole quantità di lavori di vari Kapellmeister, adattandoli e spacciandoli per lavori propri[41].

Emorragia cerebrale

Secondo altri studiosi,[42] Mozart sarebbe morto per le bastonate inflittegli (o fattegli infliggere) da un marito geloso. Le bastonate avrebbero causato un trauma cranico ed il grosso ematoma formatosi sarebbe stato responsabile del gonfiore del corpo, del vomito, di difficoltà respiratoria e di una emiparesi. E questo, secondo detti studiosi, in considerazione del fatto che il musicista, fino al giorno 20 novembre -giorno in cui si sarebbe messo a letto- sarebbe stato in buona salute, tanto da dirigere fino a qualche giorno prima, come s’è visto, alcune sue opere. Quindi, l’improvviso aggravamento sarebbe stato conseguenza del trauma cranico riportato (per le bastonate o per la caduta dovuta alle bastonate). E gli elementi, a sostegno di tale tesi, sarebbero i seguenti: -su quello che si dice essere il cranio di Mozart sarebbe stata rilevata una frattura longitudinale, lunga dieci centimetri, sulla regione temporo-parietale sx. In particolare, la frattura sarebbe stata localizzata sul lato sx del cranio, cinque centimetri sopra l’orecchio, disposta obliquamente verso l’alto e all’indietro per dieci centimetri. Inoltre, la superficie interna del cranio mostra l’impronta di un coagulo di sangue formatosi a causa della emorragia (ematoma epidurale)[43]; -il cadavere del musicista sarebbe stato composto sul catafalco, vestito di una tunica nera che gli copriva anche la testa fino alla fronte[44], per nascondere gli eventuali segni del forte trauma subito;  -non fu fatta l’autopsia sul corpo su suggerimento del barone van Swieten (regista per conto dell’imperatore di tutta la vicenda funebre del compositore), per evitare che si scoprisse la vera causa mortis;

-l’affrettato seppellimento di Mozart (seppellimento che sarebbe avvenuto il giorno 6 dicembre, subito dopo la benedizione della salma in S. Stefano) dato che, se si fosse scoperta la vera causa mortis, essa avrebbe gettato una luce poco edificante sul musicista Mozart, gloria musicale dell’impero, travolto da uno scandalo di corna;

– disporne il seppellimento (sempre su suggerimento di van Swieten) in una fossa comune, senza alcun riconoscimento, proprio per evitare che una successiva riesumazione del corpo potesse consentire l’effettuazione della autopsia in un secondo momento;

-l’ulteriore strana coincidenza che, il giorno dopo la morte di Mozart, il marito geloso si suicidasse, dopo avere cercato di uccidere la moglie che lo avrebbe tradito, moglie che però sarebbe rimasta solo gravemente sfregiata dalle rasoiate infertele dal coniuge;

-il fatto che il suicida, anzichè essere seppellito in terra sconsacrata avvolto in una pelle di vacca, come usava a quei tempi per i suicidi, fosse stato semplicemente sepolto fuori la cinta urbana, a dimostrazione del fatto che il suicidio del marito fosse stato un atto imposto dalle autorità per evitare che lo scandalo esplodesse;

-quanto al marito geloso, si sarebbe trattato di Franz Hofdemel (funzionario della Cancelleria imperiale, amico e fratello massone di Mozart, al quale in passato aveva prestato del danaro), la cui bella ed affascinante moglie, Magdalena, era stata allieva di pianoforte del compositore e che, pare, avrebbe confessato al marito le avances pesanti del musicista nei suoi confronti;[45]

-il fatto che il 10 maggio del 1792, quindi 5 mesi dopo la morte di Mozart, Magdalena Hofdemel partorisse un maschietto -Johann Alexander Franz.- che si riteneva fosse frutto della storia avuta con Mozart;[46]

-la storia fra Magdalena e Mozart era stata oggetto di voce corrente: Karl Czerny, allievo di Beethoven, narrava che il suo maestro, quando gli fu proposto di suonare per la vedova Hofdemel, rifiutò di farlo per via di quella storia che aveva avuto con Mozart.[47]

Vi era anche una lettera scritta da Karl Friedrich Zelter, compositore e consulente musicale di Goethe, datata 19 agosto 1827, nella quale questi affermava: ”ricordiamo le circostanze della morte di Mozart fin troppo bene. Come risultato di una preparazione molto approfondita, la sua produzione fu così scorrevole che egli ebbe tempo per fare cento cose, tempo che trascorse con le donne; per conseguenza ciò non gli fece alcun bene”;[48]

-Constanze, che evidentemente era a conoscenza della storia e che aveva acconsentito alla orchestrazione dei fatti da parte di van Swieten, pur non avendone diritto (Mozart era stato nominato Kammerkompositeur solo con decreto del 7 dicembre 1787 dell’imperatore Giuseppe II) otteneva dall’imperatore Francesco II una pensione, sia pur minima, di 266 fiorini annui[49]. Anche Magdalena otteneva una pensione di ben 560 fl annui, nonostante il marito avesse uno stipendio di soli 400 fl annui, come funzionario della cancelleria imperiale: a dimostrazione del fatto che le due vedove ebbero una pensione, non dovuta, come corrispettivo del loro silenzio (Magdalena si rifiutò sempre di raccontare come realmente si fossero svolti i fatti) e del coinvolgimento di alti personaggi dell’impero per soffocare lo scandalo.[50]

Fin qui, le varie e suggestive ipotesi formulate da studiosi e da medici appassionati sulla morte di Mozart. Al di là delle tesi avanzate (alcune delle quali motivate con logica e con argomentazioni coerenti) e senza potere dire nulla di preciso al riguardo, secondo la medicina moderna la probabile causa della morte di Mozart sarebbe consistita in una serie di concause naturali: aggravamento di attacchi del male che il compositore aveva avuto nella primissima infanzia[51]; la insufficienza renale latente da tempo; la febbre reumatica acuta causata da una infezione che infuriò a Vienna nel 1791.[52] Patologie che quasi certamente causarono un blocco renale, con interessamento del cuore.[53] E a parte l’irrisolto aspetto scientifico, una voce che circolava in pieno romanticismo a metà dell’800 attribuiva la morte improvvisa di Mozart al fatto che in Paradiso si era reso vacante il posto di kapellmeister, per cui c’era bisogno di un nuovo maestro di cappella.

Santi Notaro

[1]) Cfr. Il Diario di Nannerl Mozart (a cura di Olimpio Cascatti- Zecchini Editore 2016 -pag. 109) che recepisce “una notizia ricevuta da Vienna il 5 dicembre 1791…”.

[2]) Altri musicisti sono morti in più giovane età: G.B. Pergolesi, a quella di 26 anni e F. Schubert a quella di 31 anni.

Del resto alla fine del ‘700, nei paesi dell’Europa centrale, la vita media era molto più breve di oggi: 1/3 dei bambini moriva entro i sei anni e solo la metà della popolazione raggiungeva i 20 anni.

[3]) Il lungo racconto fu reso ben 34 anni dopo la morte del compositoree e fu evidenziato in una lettera indirizzata a Nissen datata il 7 aprile 1825: lettera riprodotta per intero e trascritta nella prima biografia ad opera del secondo marito di Constanze, biografia corretta da quest’ultima, sulla cui attendibilità molti studiosi nutrono fondati dubbi (cfr. Biografia di W. A. Mozart di G. N. Nissen pubblicata nel 1828- a cura di Marco Murara- Zecchini editore 2018- pagg 439 ss. e nota 598).

[4]) Secondo alcuni detto comportamento, oggi, sarebbe passibile di denuncia.

[5]) Cfr. anche Maynard Solomon- Mozart- Mondadori 1996- pagg. 449-450.

[6]) Il dubbio appare fondato, ove si consideri che nella registrazione del decesso di Mozart nel “Liber mortuarun” della parrocchia di S. Stefano, non risulta la indicazione “munito dei conforti religiosi”, come usava a quel tempo: cfr. Mozart- Le cronache a cura di Marco Murara- vol. 2° Zecchini editore 2021- pag. 1193.

[7]) Cfr Mozart- Le cronache- vol. 2° cit- pag. 1193 e nota 1); Maynard Solomon- Mozart op. cit-pag. 449, che cita un brano della biografia di Nissen su Mozart.

[8]) All’epoca le autopsie, anche se in modo alquanto approssimativo, erano comunque effettuate (lo fu su Beethoven). Non solo: ma usava tagliare la testa ai cadaveri illustri, per verificarne la consistenza del cervello. Sorte che stava capitando ad Haydn, il quale fu salvato da questo tipo di “operazione” dal deciso intervento di Goethe, che si oppose.

[9]) Cfr. Hermann Abert- Mozart- Il Saggiatore- 1985- vol. 2° pag.728.

[10]) Essendo Mozart massone, la tunica nera era una specie di contrassegno della massoneria.

[11]) Cfr. Bernhard Paumgartner- Mozart- Einaudi Editore 1978- pag. 500.

Di questa maschera mortuaria, furono fatte due copie: una per il museo delle cere tenuto da Deym, ove erano raccolti celebri personaggi, andata perduta; altra, in gesso, che fu data a Constanze ma che, nel 1820, cadde accidentalmente per terra -così si giustificò la moglie- e si ruppe in mille pezzi (cfr H. Abert op. cit. vol. 2° cit. pag. 728 n. 16 e A. Albertini- Mozart-. La vita- le opere- F.lli Bocca editori- Milano 1942- pag. 486)…

[12]) Come prescrivevano le norme emanate da Giuseppe II, per evitare contagi.

[13]) Come risulta da una annotazione nel registro dei necrologi del 5 dicembre ed in quello dei funerali del 6 dicembre 1791 del duomo di Vienna e della Parrocchia di Santo Stefano, in cui si specificano la data della morte di Mozart (5 dicembre 1791); la causa del decesso (febbre miliare acuta); il tipo di funerale (3^ classe); il costo complessivo del funerale (8 fiorini e 56 kreuzer, ripartito in 4 fiorini e 36 kreuzer per la spesa per il personale ed in 4 fiorini e 20 kreuzer per la somma data alla chiesa); 3 fiorini per il carro funebre; l’indicazione della sepoltura (avvenuta nel cimitero di Sankt Marx). (Cfr. Mozart- Le cronache- vol. 2° op. cit- pag.1193 e note 2 e 3).

[14]) A quel che risulta, van Swieten- Salieri- Sussmayr- i cognati Lange e la moglie Sophie Haibel- il governante Deiner. Non c’era Constanze, che in preda ad un malore e ad una crisi isterica, si dice fosse andata con i figlioletti da parenti. Pare vigesse un decreto dell’imperatore Giuseppe II che consentiva ai familiari di accompagnare il feretro fino alle porte della città, mentre al solo carro funebre era permesso di proseguire fino al cimitero.

[15]) Sul punto cfr. Giorgio Taboga- l’assassinio di Mozart- Akademos 1997- pag.67 e nota 27.

Cfr. anche Mozart- Le cronache- a cura di Marco Murara- vol. 2°op. cit. pagg. 1194 e 1196.

[16]) Fra gli assertori della autenticità del teschio (privo della mandibola sx, segata dai precedenti proprietari per accertare la particolarità dell’orecchio di Mozart), vi è un antropologo (Gottfried Tichy) il quale riteneva decisiva una anomalia, costituita dalla particolarità dell’osso frontale. Di norma esso è sviluppato in due metà, mentre in quello del teschio la linea di sutura risultava prematuramente chiusa (in pratica il cranio presentava una craniostenòsi, ossia una malformazione dovuta alla saldatura precoce di una o più suture della calotta cranica, per cui essa non assume la forma regolare), come accade nello 0,3 per mille dei casi e come era ben evidenziato, a suo avviso, negli stessi ritratti del compositore. Per avere certezza della autenticità del cranio fu anche prelevato da degli scienziati (austriaci ed americani) il DNA da due denti del teschio per confrontarlo con quello prelevato dai resti delle persone della famiglia Mozart, sepolte nel cimitero di San Sebastiano a Salisburgo: resti, per la linea paterna, del padre Leopold e per la linea materna della nipote Janette Berchthold (figliastra della sorella Nannerl) e della nonna Euphrosina Pertl (la madre di Mozart morì il 3 luglio 1778 e fu sepolta il giorno dopo nel camposanto annesso alla chiesa di Sant’Eustachio a Parigi: la sua tomba non esiste più).

Ebbene: dall’esame del DNA è risultato che le persone sepolte nella tomba di famiglia a Salisburgo non sono imparentate con il proprietario del teschio e che i presunti familiari -padre-nipote-nonna- non sono imparentati neppure fra loro. Quindi: non solo il mistero del cranio non è stato risolto; ma non sarebbe nemmeno chiaro chi sia sepolto nella tomba della famiglia Mozart. Ora, siccome nella tomba esistente nel cimitero di San Sebastiano, a Salisburgo, le lapidi sono così intestate e disposte: in alto, al centro, quella di Constanze; a sinistra, quella della nipote; a destra, in alto, quella del padre e sotto quella della nonna materna, se ne deve concludere, a mio avviso, o che l’esame del DNA non è stato compiuto correttamente o che il teschio del Mozarteum (da due denti del quale è stato prelevato il DNA per il confronto) non appartiene, effettivamente, a Mozart.

Per la tomba della famiglia Mozart collocata nel cimitero di San Sebastiano a Salisburgo, vedi immagine nell’ultima pagina con disposizione delle relative lapidi.

[17]) Cfr. Mozart- Le cronache op. cit. pag 1193 nota 1.

[18]) Su alcune di queste cause cfr. H. Abert op. cit. vol. 2° pag.725 n. 5 e pag. 728 n. 25.

[19]) Cfr. nota 51 avanti.

[20]) Questa situazione, che secondo molti medici avrebbe comportato un abbassamento delle difese immunitarie, sarebbe stata dovuta allo stress fisico (accumulo delle fatiche per i numerosi e stancanti viaggi effettuati da bambino: Mozart iniziò a viaggiare per l’Europa a partire dall’età di sei anni e a partire da quella età fu oggetto di varie malattie susseguitesi nel tempo: vedi più avanti nota 51) e mentale (poco sonno, lavoro eccessivo-specie di notte-), nonchè ad uno stile di vita disordinato (pochissimo movimento ed eccessive bevute, specie in compagnia).

[21]) Nell’ultimo anno di vita (il 1791) egli compose opere come:

-il 5 gennaio il concerto per pf ed orchestra in si bemolle magg.  K595;

-il 14 gennaio tre lieder;

-nel marzo, un notevole numero di danze -da K599 a K 607-quale Kammerkompositeur;

-il 12 aprile completava l’ultimo quintetto per archi in mi bemolle magg. K 614;

-in maggio compose un adagio e rondò K 617 per Glasharmonica, flauto, oboe, viola e violoncello per la virtruosa cieca Marianne Kirchgessner;

-sempre in maggio compose l’opera “Il Flauto magico” K 620 (che ultimò nel settembre ed il 30 settembre presenziò alla prima rappresentazione di detta opera, dirigendola egli stesso al pianoforte);

-in giugno, il mottetto Ave verum corpus” K 618;

-una cantata per soprano e pf K 619;

-fra luglio e settembre l’opera la “Clemenza di Tito” K 621 (quest’ultima scritta su incarico degli stati boemi per l’incoronazione dell’imperatore Leopoldo II e riorganizzata in diciotto giorni: non composta, come ritenuto da alcuni, in diciotto giorni, dato che l’esame dei fogli di carta del manoscritto ha evidenziato che essi furono acquistati a Vienna ed a Praga);

–il 7 ottobre compose il concerto per clarinetto ed orchestra K 622 (scritto per il clarinettista Stadler);

-prima del 15 novembre compose una piccola cantata massonica per coro K 623;

– cadenze per pf K 624;

-un duetto per soprano e basso K 625;

-fino al 20 novembre lavorò al “Requiem” K 626, rimasto incompiuto.

[22]) Racconto su cui si nutre qualche dubbio sui particolari esposti, essendo stato reso in una lettera scritta il 7 aprile 1825 (quindi quasi 34 anni dopo l’evento) ed indirizzata a Nissen che stava curando la biografia. Cfr. Biografia di W. A. Mozart redatta da Nissen e pubblicata da Constanze nel 1828 a cura di Marco Murara op. cit- pag. 439 e n.598).

[23]) La trichinellosi -o trichinosi- è una infezione causata dalla trichinella, che è un parassita che si trasmette mangiando, appunto, carne cruda o poco cotta di maiale- cinghiale- cavallo o altro e dall’intestino si insedia nei muscoli.

[24]) Si tratta di una lettera scritta alla moglie l’8 ottobre 1791 in cui Mozart diceva che il 7, venerdì, era uscito alle cinque e mezza ed aveva fatto la sua passeggiata preferita per i Glacis -si chiamavano così le vaste aree al di là della cinta urbana, in cui era proibito costruire e Giuseppe II via aveva fatto piantare degli alberi, creando un viale alberato ove i viennesi gradivano passeggiare- e continuava dicendo: “Che vedo? Che profumo è questo? E’ Don Primus con le cotolette! Che gusto! Ora mangio alla tua salute. Proprio ora suonano le undici…”: cfr. W. A. Mozart- lettere- intrtoduzione di Enzo Siciliano- Ugo Guanda editore 1981- pagg. 285 e 323 note 8 e 19).

Primus era il soprannome di Joseph Deiner, cameriere della locanda “Al serpente d’oro di Vienna, che svolgeva mansioni di factotum per conto di Mozart: gli accendeva il fuoco, lo svegliava la mattina, ne vestì il cadavere quando Mozart morì.

[25]) E, quindi, incurabile. La trichinellosi tipica -ve ne sono altre forme- fu scoperta nel 1835  e oggi basterebbe una semplice terapia antibiotica per debellarla.

[26]) Mozart aveva il padiglione auricolare sx fortemente deforme, di grandi dimensioni, che riusciva a nascondere fino ad un certo punto con la parrucca. Constanze prese la decisione di fare disegnare da uno specialista anatomico l’orecchio deforme del primo marito per pubblicarlo accanto alla figura dell’orecchio normale in una tavola fuori testo della biografia di Nissen. Scopo era quello di controbattere la voce, evidentemente insistente, che voleva Fran Xaver figlio di altri, forse di Sussmayr, e non di Mozart. E il ragazzo, che aveva l’identico orecchio deforme del padre, divenne lo stendardo dell’onestà di sua madre.

Questa anomalia dell’orecchio non proverebbe nulla anche secondo la tesi sviluppata da Taboga (cfr. Giorgio Taboga- L’assassinio di Mozart cit.- pag. 26 ss.).

[27]) Tragedia alla quale si ispirò, a sua volta, l’opera di Nikolaij Rimskij-Korsakov intitolata “Mozart e Salieri” composta nel 1898. Diceria ripresa, in tempi moderni, dal regista Milos Forman, nel film Amadeus, ma scientificamente destituita di ogni fondamento e da relegare nella leggenda.

[28]) Sul punto pose fine alla questione il dr. Eduard Guldener von Lobes che, in una lettera a Giuseppe Carpani del 10 giugno 1824, allo scopo di smentire le voci che circolavano sull’avvelenamento del compositore da parte di Salieri, indicò il vero quadro clinico che aveva portato a morte Mozart (cfr. M. Solomon- op. cit- pag. 550 e nota 42. Cfr. anche Biografia di W.A. Mozart redatta da Nissen e pubblicata dalla vedova Constanze nel 1828, a cura di Marco Murara op. cit- pag. 440 e n.605).

Cfr. anche Piero Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzoli 1996- pag. 218.

[29]) Beethoven, se la voce fosse circolata all’epoca, con il suo carattere di moralista pedante (pur amando la musica di Mozart, lo criticava per avere musicato il libretto del Don Giovanni, figura di libertino) non avrebbe certamente dedicato delle sue composizioni ad un assassino. Del resto (come ebbe a raccontare il suo allievo Karl Czerny), Beethoven, proprio per questo suo carattere, si era rifiutato di suonare per Magdalena Hofdemel per via “di quella storia che aveva avuto con Mozart”. [vedi Taboga e Buscaroli]

[30]) L’acqua tofana era un veleno inventato da una donna siciliana -Giulia Tofana o Toffana- nel sedicesimo secolo. La donna lo vendeva alle mogli che volevano liberarsi del proprio marito senza lasciare tracce. Infatti l’acqua tofana era una miscela letale di arsenico-belladonna-piombo- Era trasparente e non aveva sapore se veniva allungato con l’acqua. Tra i sintomi dell’avvelenamento c’erano allucinazioni-vaneggiamenti-stato di agitazione- ossessione della morte-dolori di stomaco-insufficienza renale-gonfiore-eruzioni cutanee: tutti sintomi che, a detta dei presenti, manifestò Mozart.

[31]) Van Swieten, che era amico di Mozart e che teneva pomeriggi musicali con la partecipazione del compositore, avrebbe cercato di curare, di nascosto, una sifilide contratta da Mozart, che non voleva dare la prova alla moglie delle frequenti “scappatelle”, scappatelle delle quali Constanze sospettava fortemente.

Comunque, a dimostrazione del contrario, vi è una lettera di Mozart al padre -del 15 dicembre 1781, nella quale il musicista svelava a Leopold i suoi progetti matrimoniali ed il desiderio di una normale vita domestica- ove egli, fra le altre cose, scriveva: ”…ho sentimenti troppo onesti per potere sedurre una ragazza innocente” ed “ho troppo orrore e disgusto, paura e ripugnanza delle malattie e troppa cura della mia salute per poter frequentare delle puttane. Posso quindi giurare di non aver ancora avuto rapporti di questo genere con una donna. Se fosse accaduto non glielo nasconderei…”.

[32]) Cfr lettera del 16 aprile 1789 ove, prima di chiudere, Mozart indicava alcune preghiere da fare alla “cara mogliettina” fra le quali scriveva: “Nella tua condotta ti prego di avere rispetto non solo per il tuo e il mio onore, ma anche per le apparenze. Non arrabbiarti per questa preghiera. Devi amarmi ancora di più, proprio per il fatto che tengo all’onore”: vedi W. A. Mozart- lettere op. cit. pag. 264; cfr. anche lettera prima metà d’agosto 1789: “Sono contento se ti diverti, certo, solo vorrei che a volte tu non dessi un’eccessiva confidenza. Con  N.N. [non meglio identificato] mi sembra che ti sia comportata troppo liberamente, e anche con N.N., quando si trovava a Baden…Una donna deve sempre farsi rispettare, altrimenti dà luogo a pettegolezzi…Perdonami se sono così sincero, ma è necessario per la mia tranquillità e per la nostra comune felicità…Non tormentarti e non tormentarmi con un’inutile gelosia…Sii certa che solo una saggia condotta della moglie può mettere le catene al marito”: vedi W. A. Mozart- lettere op.cit.pagg. 271 e 272 e 320 nota 3.

[33]) Il primo monumento dedicato a Mozart fu fatto costruire a Graz da un commerciante di stoffe -certo Franz Carl Deyerkauf- il 15 maggio 1792 ed è costituito da un padiglione ottagonale tuttora esistente nel parco della villa Honel al n. 35 della Schubertstrasse; altro monumento fu eretto presso Weimar dalla duchessa Amalia nel 1799, andato perduto; altro monumento venne eretto a Rovereto nel 1824-1825 nel parco della propria residenza -l’odierna villa de Probizer al n. 42 di viale Trento – da Giuseppe Antonio Bridi, commerciante e cantante dilettante;  altro monumento, sempre nei pressi di Graz, andato distrutto.

[34]) Il più evidente di tale simbologia è il numero tre, che è numero sacro per la massoneria in quanto indica la trinità e, quindi, la perfezione. Basti considerare che l’opera inizia con tre potenti accordi; il tema musicale ritorna tre volte; tre sono le damigelle; tre i fanciulli; Papageno che conta fino a tre prima del tentativo di impiccarsi; tre le porte del tempio; tre i templi del sapere (natura-ragione-saggezza); tre le prove che Tamino e Pamina  devono superare per purificarsi; la tonalità di impianto dell’opera che è mib maggiore, i cui tre bemolli in chiave geometricamente formano un triangolo che è il simbolo usato in massoneria per rappresentare la trinità che, come detto, costituisce la perfezione; il cielo stellato (che si apre sopra la cattiva Regian della Notte) che, per i massoni, simbnoleggia l’infinito, la trascendenza e l’ideale di fratellanza universale, che unisce tutti gli esseri viventi sotto lo stesso cosmo, la stessa casa e li rende tutti uguali (E’ lo stesso cielo stellato, al di là del quale vi è un Padre Celeste, menzionato nel finale della Nona sinfonia di Beethoven).

Nell’opera vi è simboleggiato il trionfo della luce sulle tenebre, che è un concetto tipicamente massonico.

[35]) Fra l’altro il Flauto magico non fu scritto per una ristretta cerchia di iniziati, ma per un vasto pubblico e proponeva, nella scena con Papageno, un tipo di amore semplice ed un po’ buffonesco.

[36]) E l’assassinio sarebbe avvenuto per mano di uno dei fratelli (alcuni ipotizzano il “fratello” Franz Hofdemel, geloso per le attenzioni che Mozart aveva rivolto alla moglie Magdalena, sua allieva.

[37]) Costanze parlò dell’esistenza e del progetto della “Grotta” in una lettera del 17 novembre 1789 agli editori di Lipsia Breitkopf & Hartel ai quali intendeva fornire materiale per una biografia e il 21 luglio 1800 precisò di possedere uno scritto autografo del marito a proposito di un ordine la “Grotta” che questi intendeva fondare.

[38]) Cfr. nota 34 retro.

[39]) Fra i tanti si ricordano: Bonno Giuseppe (anche se nato a Vienna, era di origine italiana ed aveva studiato a Napoli per 10 anni con Gaetano Greco e Francesco Durante, ricoprendo importanti incarichi presso la Cappella imperiale austriaca)- Fischietti Domenico (nato a Napoli aveva studiato con gli stessi maestri di Bonno; fu maestro di cappella a Salisburgo, il cui vice era Leopold Mozart, e poi direttore della Cappella di Dresda)- Salieri Antonio (fu per lungo tempo maestro di cappella presso la corte imperiale asburgica ed ebbe famosi allievi quali Beethoven, Schubert, Liszt)- Draghi Antonio (trascorse buona parte della vita a Vienna, ove morì, e fece carriera presso la Corte imperiale fino a diventare nel 1669 kapellmeister della corte dell’imperatrice).

[40]) L’allusione sarebbe riferibile, probabilmente, ad Antonio Salieri il quale, alla morte di Mozart, avrebbe detto: E’ certo un peccato per un genio così grande, ma meglio per noi che sia morto. Infatti, se fosse vissuto più a lungo, il mondo non ci avrebbe davvero più dato un tozzo di pane per le nostre composizioni!” (cfr. biografia di W.A. Mozart ad opera di Nissen cit. a cura di Marco Murara cit- pag. 484 e nota 65).

[41]) A tal proposito è uscito tempo fa un libro “La caduta degli dei” ad opera di due studiosi, Luca Bianchini ed Anna Trombetta, in cui gli autori affermano che la maggior parte delle sinfonie di Haydn (ed anche di Mozart, fra cui alcune delle più famose) sarebbe opera del musicista italiano Andrea Lucchesi. Questo perchè all’epoca i vari Kapellmeister, non essendovi la legge sul diritto di autore, avevano obbligo, per contratto, di cedere tutto quello che componevano alla cappella di cui erano a capo, e solo alla loro morte si apponeva alle varie opere la loro paternità. Secondo tali autori quindi, approfittando dell’anonimato delle opere composte, Haydn e Mozart avrebbero comprato un notevole numero di lavori che, poi, avrebbero firmato con il loro nome. Da qui la congiura, per evitare che Mozart continuasse ad appropriarsi lavori non suoi. Teoria, questa, che avrebbe preso spunto dal ritrovamento, presso la biblioteca estense di Ferrara (dove sarebbero stati portati fogli manoscritti dalla cappella di Bonn) di un presunto foglio manoscritto della sinfonia “Praga”, al cui esame ai raggi X sarebbe visibile, sopra il nome cancellato di “Luchesi”, quello sovrapposto di Mozart.

Fra l’altro, secondo alcuni studiosi, questa sarebbe stata la causa principale del forte indebitamento di Mozart, nonostante i cospicui guadagni ottenuti nell’ultimo decennio della sua vita a Vienna.

[42]) Cfr. Giorgio Taboga- op. cit. e pag. 151. Sulla questione lo studioso apporta argomentazioni logiche e pertinenti a sostegno della sua tesi, confutando anche tesi diverse sostenute da altri studiosi.

[43]) Sul presunto cranio di Mozart e sulle sue vicende vedi sopra nota 16.

[44]) Tale veste, peraltro, sarebbe stato, invece, il contrassegno della massoneria cui Mozart apparteneva.

[45]) Cfr. A. Einstein (Mozart- Il carattere e l’opera- Ricordi editore- Milanol 1951- pag. 78) il quale comunque nega che una tale faccenda potesse accusare Mozart.

[46]) cfr. A. Einstein op. cit. pag. cit; Piero Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzoli Milano 1996- pag. 359.

[47]) Cfr. G. Taboga-op. cit. pag. 117; Piero Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzol.i 1996- pagg 207-208.

[48]) Cfr. G. Taboga- op. cit. pag. 118; Piero Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzoli 1996- pag. 205 e nopta 10 e 360.

[49]) Per l’esattezza, 266 fiorini e 40 kreuzer concessale dall’imperatore Francesco II d’Asburgo-Lorena, figlio e successore di Leopoldo II, in risposta ad una richiesta avanzata dalla vedova al padre Leopoldo II (cfr. Mozart- Le cronache op. cit. pag. 1201 e 1202 e nota 7).

Altrettanto strano è il fatto che Constanze si sia recata a visitare la tomba del marito solo nel 1808, in compagnia del secondo marito Nissen e del figlio minore Franz Xaver, ossia ben 17 anni dopo la morte del consorte, visita che non approdò ad alcun risultato, dato che il becchino che si era occupato della sepoltura, tale Joseph Rothmeir, era nel frattempo morto e considerato che quella tomba comune, dopo sette anni, era stata aperta e le ossa dei precedenti defunti rivoltate nella terra per fare posto ad altre sepolture.

[50]) cfr. nota 51 avanti. G. Taboga op.cit. pag. 75; cfr. Piero Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzoli 1996- pag. 207

[51]) Nel 1762, a sei anni, Mozart fu colpito da una forte febbre accompagnata da esantema, con grave forma di poliartrite -infiammazione di più articolazioni- e la malattia durò quattro settimane; nel 1762 e nel 1764 era colpito da attacchi di tonsillite streptococcica; nel 1765 fu nuovamente colpito da un grave attacco febbrile -probabilmente febbre tifoidea, mentre lui e la sorella si trovavano all’Aja (la sorella si ammalò più gravemente, tanto da ricevere l’estrema unzione, anche se poi si riprese: cfr. lettere di Leopold alla moglie in date 5 novembre 1765 e 12 dicembre 1765) e rimase malato un mese; nel 1767 contrasse il vaiolo a Olmutz durante una epidemia e rimase malato un mese; nel gennaio 1772 fu nuovamente malato a Salisburgo, con ritorno di una tonsillite. streptococcica; nel 1784 fu ancora gravemente malato mentre assisteva ad un’opera di Paisiello a Vienna, tanto da sudare moltissimo, con coliche e vomito (Leopold parlava di febbre infiammatoria reumatica); si ammalò nuovamente nel 1787 e nel 1790, soffrendo di dolori reumatici e mal di testa e la cui causa scatenante sarebbe stata altra tonsillite streptococcica: tutte malattie aggravate anche dalla vita stressante condotta da Mozart da bambino. E la poliartria di cui fu spesso sofferente giustifica quanto dichiarato da Constanze sul fatto che Mozart non era in grado di tagliarsi la carne).

[52]) Secondo M. Solomon (cfr. op. cit. pag. cit.) la febbre reumatica acuta sarebbe stata l’unica causa della morte.

Questo spiegherebbe anche la sepoltura affrettata dovuta non per impedire autopsie di sorta per scoprire un eventuale assassinio, ma per evitare contagi allora molto diffusi, tanto che le salme venivano interrate in fosse comuni cosparse di calce viva.

Secondo altri (cfr. John O’Shea- Musica e medicina- Profili medici di grandi compositori- EDT- Torino 1991-pag.30) “Con tutta probabilità, il fattore scatenante della sua [di Mozart] morte è stato un processo infettivo, in quanto l’infezione era endemica nell’ambiente urbano. Una malattia iatrogena, l’automedicazione e l’abuso di alcool possono avere aggravato il male”.

[53]) Secondo Piero Buscaroli (che nel suo libro esamina varie ipotesi formulate sulla morte) invece, “Mozart morì di causa naturale: di più cause naturali combinate insieme: una malformazione congenita del tratto uretrale o renale; una epidemia diffusa a Vienna; l’eccesso di salassi prescritti dai medici” (cfr. P. Buscaroli- La morte di Mozart- Rizzoli- Milano 1996- pag. 346).