L’ enigma di Minona von Stackelberg: fu la figlia illegittima di Ludwig van Beethoven ?

Nuova versione dell’ articolo di Armando Orlandi che comparve in lingua francese sulla rivista della A.B.F. ed ancor prima sul sito www.lvbeethoven.com

Therese Brunsvik de Korompa (1775–1861)

Una vita tra musica, pedagogia e affetti silenziosi

Primogenita del conte Anton Brunsvik e di Anna von Seeberg, Therese nacque nel 1775 in seno a una delle famiglie più influenti dell’Ungheria. Cresciuta tra i castelli di Martonvásár e Korompa, ricevette un’educazione raffinata e si distinse per intelligenza, sensibilità e spirito riformatore.

Nel 1799, insieme alla madre e alla sorella Josephine, entrò nei salotti viennesi dove conobbe Ludwig van Beethoven. Tra i due nacque una profonda amicizia, nutrita da stima reciproca e da un comune ideale educativo. Therese fu per breve tempo sua allieva, e nel 1810 il compositore le dedicò la Sonata op. 78 in fa diesis maggiore.

La sua corrispondenza e i suoi diari, oggi preziose fonti storiche, testimoniano non solo il legame con Beethoven, ma anche il ruolo centrale che Therese ebbe nel custodire e proteggere la vita affettiva della sorella Josephine, in particolare nei momenti più difficili.

Convinta sostenitrice del metodo Pestalozzi, Therese dedicò la vita all’educazione infantile e alla promozione dei diritti delle donne. Fondò le prime scuole materne in Ungheria e si batté per l’uguaglianza sociale a Budapest. Non si sposò mai, ma fu madre spirituale e guida per molti bambini, tra cui la misteriosa Minona, figlia della sorella Josephine, che Therese accolse e crebbe con amore e discrezione.

Morì nel 1861, lasciando un’eredità di pensiero pedagogico e una testimonianza unica sul mondo interiore di Beethoven e della sua cerchia.

 Josephine Brunsvik de Korompa (1779–1821)

La contessa che amò Beethoven — e pagò il prezzo della sua nobiltà

Nata nel 1779, seconda figlia del conte Anton Brunsvik e di Anna von Seeberg, Josephine crebbe tra i fasti della nobiltà ungherese e le ombre di un’educazione severa. Dotata di grazia, intelligenza e una profonda sensibilità musicale, fu introdotta nei salotti viennesi insieme alla madre e alla sorella Therese nel 1799, dove conobbe Ludwig van Beethoven.

Tra lei e il compositore nacque un legame profondo, appassionato e tormentato. Josephine fu sua allieva, musa e confidente. Dopo il matrimonio con il conte Joseph Deym nel 1800 — un’unione di convenienza più che d’amore — la corrispondenza con Beethoven si interruppe, ma riprese intensamente dopo la morte del marito nel 1804. I loro scambi epistolari, intrisi di desiderio e dolore, testimoniano una relazione che sfidava le convenzioni sociali e le barriere di classe.

Josephine, vedova e madre di quattro figli, si trovò divisa tra l’amore per Beethoven e le pressioni familiari e legali che le impedivano di sposare un uomo non nobile. La sua vita fu segnata da scelte imposte, tra cui un secondo matrimonio infelice con il barone Christoph von Stackelberg, da cui ebbe altri figli.

Nel 1813 nacque Minona, figlia misteriosa e mai ufficialmente riconosciuta. Therese, sorella devota, la accolse e la crebbe come propria. Le circostanze della nascita di Minona — il nome stesso, anagramma di “anonim” — e la distanza affettiva del secondo marito, hanno alimentato la convinzione che Beethoven fosse il padre.

Adam von Stackelberg (1787–1841)

Il barone baltico che divenne il secondo marito di Josephine Brunsvik

Adam von Stackelberg, nato nel 1787 in una famiglia nobile di origine baltica, apparteneva a quel mondo cosmopolita dell’aristocrazia imperiale che gravitava tra Vienna, la Livonia e le corti dell’Europa centrale. Giovane, brillante e ambizioso, entrò presto nei circoli diplomatici e militari dell’Impero, dove si distinse per modi eleganti e una certa inclinazione alla vita mondana.

Nel 1810 conobbe Josephine Brunsvik, già vedova del conte Deym e madre di quattro figli. Il matrimonio, celebrato nel 1810, fu accolto con favore dalle famiglie: un’unione “conveniente”, capace di restituire stabilità sociale a Josephine e di offrire a Stackelberg un ruolo più saldo nei salotti viennesi e ungheresi. Ma la realtà domestica fu ben diversa dalle aspettative.

Il barone, spesso assente per incarichi e viaggi, mostrò presto un carattere irrequieto e poco incline alle responsabilità familiari. Il rapporto con i figli di Josephine fu difficile, e la situazione economica della coppia divenne rapidamente precaria. Le lettere e i diari di Therese Brunsvik testimoniano tensioni crescenti, incomprensioni e un progressivo allontanamento emotivo.

Nel 1813 nacque Minona, la figlia più enigmatica della famiglia Brunsvik. Stackelberg non la riconobbe mai come propria, e poco dopo lasciò definitivamente Josephine, abbandonando ogni ruolo nella vita domestica. La separazione, di fatto irreversibile, lasciò Josephine in una condizione di fragilità materiale e psicologica, mentre Therese assunse la cura dei bambini.

Nelle sue memorie…

Therese Brunsvik e la nascita di Minona

Nelle sue memorie, Mein halbes Jahrhundert, Therese von Brunsvik dichiarò non solo di essere la “madrina” della bambina, ma annotò letteralmente: «Das Kind wurde mir förmlich geschenkt» (“questa bimba mi fu letteralmente donata”). Il motivo di tale affermazione è evidente: poiché in quel periodo Josephine non era ancora legalmente divorziata, Therese volle impedire che il conte Christoph von Stackelberg potesse rivendicare diritti sulla figlia dell’amore. Allo stesso tempo, desiderava proteggere la neonata dai continui dissidi tra Josephine e il marito, conflitti che in passato avevano già segnato profondamente gli altri figli.

Josephine non nascose mai nulla alla sorella: Therese fu informata della gravidanza fin dall’inizio. Nel diario del 22 settembre 1812 si legge infatti: «Josephines Kind will ich nicht als das meinige ansehen, sondern es für seine Eltern mit der größten Verleugnung und wie es Pflicht ist, erziehen…» (“La bambina di Josephine non sarà come se fosse la mia, ma educarla come se fossimo i suoi genitori, con la massima abnegazione, è un dovere…”).

Per quanto riguarda von Stackelberg, egli rispettò un tacito accordo di allontanamento dalla moglie. Therese annotò più tardi nel diario: «Wir sahen ihn sechs Monate nicht» (“Non lo abbiamo visto per sei mesi”).

Tuttavia, senza alcun preavviso, il 4 dicembre 1812 il conte fece ritorno a Vienna, sebbene solo per breve tempo. Il suo atteggiamento verso Josephine non cambiò: rimase freddo, distaccato e privo di qualsiasi rapporto con lei.

Minona von Stakelberg, dagherrotipo, verso il 1840

La fuga di Josephine e la nascita di Minona

Josephine, rimasta incinta proprio in quel periodo, prese una decisione estrema: come ricorda Therese, “chiuse abiti e biancheria e decise di abbandonare la casa”. Non è noto se Christoph von Stackelberg soggiornasse ancora a Vienna nei mesi successivi; ciò che è certo è che il 20 marzo 1813, poco prima della nascita della bambina, egli redasse un nuovo contratto matrimoniale. L’ultima frase, lapidaria, recitava: «Du bist frey – wie Du selbst mit Dir rechnen willst.» (“Sei libera, ma devi contare soltanto su te stessa”).

Pochi giorni dopo, Stackelberg — così si suppone — lasciò definitivamente Vienna. Nessuno in casa Brunsvik sapeva dove si trovasse. Il conte si considerava ormai così distante dai propri obblighi familiari da non adempiere neppure ai doveri verso i suoi due figli maggiori, né tantomeno ad assistere la moglie, ormai prossima al parto.

Il 9 aprile 1813 nacque la presunta figlia naturale di Beethoven. Le fu dato il nome Maria Theresia Minona Selma Arria Cornelia. Il nome “Minona”, tratto dal Werther di Goethe, suona già di per sé insolito; ancor più sorprendente è il suo anagramma, “Anonim”, che sembra alludere a un’identità volutamente celata.

Minona von Stakelberg, dagherrotipo, verso il 1885

Mistero nel mistero

Chi ipotizza la presunta paternità beethoveniana di Minona non può che aggiungere mistero al mistero. Non va infatti dimenticato che la bambina nacque nel più assoluto riserbo, e che accanto a Josephine, in quelle ore difficili, vi fu soltanto la sorella Therese von Brunsvik.

All’inizio del 1814, Christoph von Stackelberg tornò improvvisamente a Vienna e si rivolse immediatamente alla polizia per denunciare la moglie, sostenendo un presunto “pericolo per la morale dei loro figli”. È probabile che il suo unico scopo fosse costringere Josephine a seguirlo in Estonia; ma lei, determinata, scelse di rimanere a Vienna. Le autorità, dando credito alle sue accuse, affidarono a Stackelberg le tre figlie della coppia.

Il crollo di Josephine

È indubbio che la gravissima crisi nervosa che colpì Josephine sia strettamente legata ai dolorosi avvenimenti che dovette affrontare in quel periodo. Con il cuore infranto e ormai inerme, fu costretta ad assistere mentre von Stackelberg portava via le sue tre figlie più giovani. Forse avrebbe voluto lottare ancora per loro, ma non aveva più né la forza fisica né la stabilità emotiva per resistere oltre.

Mentre Therese si occupava dei figli nati dal primo matrimonio con il conte Joseph Deym, stabilendosi con loro nel castello Deym di Hacking Zinzendorf, Josephine rimase nella residenza Deym di Vienna, prostrata e malata. In quella condizione di profonda tristezza e isolamento, non volle più vedere nessuno — neppure Beethoven, che pure era stato una delle presenze più amate e consolanti della sua vita.

Registro dei decessi di Vienna, 23 febbriao 1897 – Registrazione del decesso di Minona contessa Stackelberg

La morte di Josephine e il destino di Minona

Questa tragedia segnò Josephine in modo irreversibile. La sua sofferenza fu indicibile, e già prostrata dal dolore per l’allontanamento delle figlie, morì il 31 marzo 1821, a soli quarantadue anni, ufficialmente di “esaurimento”. In quei medesimi giorni Beethoven lottava contro un gravissimo episodio di ittero che lo portò vicino alla morte: ogni lavoro sulla sinfonia che sarebbe diventata la Nona fu completamente sospeso. Mentre la piccola Minona trovava rifugio presso la zia Therese nel castello di Hacking-Hütteldorf, il compositore entrava in un periodo tormentato, segnato dal peggioramento della salute e dalle dolorose vicende legate al nipote Karl — una battaglia legale iniziata nel 1817 e destinata a culminare nel tentativo di suicidio del ragazzo nel 1826.

Condotta in Estonia all’età di diciotto mesi, Minona rivide la madre solo anni dopo, quando fu riportata al suo capezzale a causa del rapido aggravarsi delle condizioni di Josephine. Aveva sei anni quando von Stackelberg ricondusse lei e i fratelli, Theophile e Maria Laura, a Vienna. Ebbero appena il tempo di compiere i loro doveri filiali prima che il padre li costringesse nuovamente a tornare in Estonia.

Quando Therese von Brunsvik rivide Minona — ormai una bambina di sei anni — notò immediatamente quanto fosse diversa dagli altri figli nati dal matrimonio di Josephine con von Stackelberg. Non poteva non accorgersene: Minona era, in fondo, il suo “segreto”. Nel diario scrisse infatti:

«Merkwürdig hatte sich das Kind entwickelt. Ohne schön zu sein, war sie stark und imponierte dermaßen ihren älteren Schwestern, daß wir sie immer die Gouvernante nannten. Es zeigte sich auch später, daß sie das meiste Genie unter den Schwestern hatte.» (“In modo singolare la bambina si era sviluppata. Pur non essendo bella, era forte e imponeva talmente la sua presenza alle sorelle maggiori che la chiamavamo sempre la Governante. Si vide anche più tardi che era la più dotata tra le sorelle.”)

Annuncio del decesso di Minona , Vienna, 23 Febbraio 1897

Minona, la musica e il segreto taciuto

Minona visse per qualche tempo a Tallinn, dove studiò musica con grande impegno. Oltre a diventare un’ottima pianista, si dedicò alla composizione: molte sue opere furono pubblicate nel corso della sua vita, segno di un talento autentico e riconosciuto.

Sembra che Therese von Brunsvik, molti anni dopo, abbia confidato a un nipote la verità su questa vicenda. Quando lo fece, il presunto padre biologico — Ludwig van Beethoven — era già morto da tempo. Lo stesso nipote raccontò che, nel 1870, Minona si rivolse inutilmente a un lontano parente della famiglia materna chiedendogli di consegnarle la corrispondenza tra Josephine e Beethoven. La richiesta rimase senza esito, lasciando irrisolto uno dei capitoli più enigmatici della storia affettiva del compositore.

Nota dell’Autore

Sono riuscito a reperire soltanto due brani attribuiti a una “M.lle Stackelberg”. Sarebbe necessaria una ricerca più approfondita per delineare con precisione la produzione musicale di Minona von Stackelberg.

Per quanto riguarda le due Ecossaises (Scozzesi) disponibili, si tratta di composizioni piuttosto convenzionali. La prima, per pianoforte solo, è in mi bemolle maggiore: un brano di alacrità canonica, perfettamente in linea con il gusto dell’epoca. La seconda, nella singolare tonalità di si bemolle minore, reca anch’essa il titolo di Ecossaise ed è stata pubblicata da Kühnel a Lipsia. Risulta tuttavia arrangiata da Friedrich Heinrich Himmel (1765–1814).

Di conseguenza, pur essendo attribuita a una “M.lle Stackelberg”, questa composizione non può essere opera di Minona, nata nel 1813 — a meno di voler ipotizzare un talento prodigiosamente precoce.

Le lettere perdute e l’eredità di Minona

Le lettere che Minona cercò per tutta la vita restano tutt’oggi introvabili: sembrano giacere in un vastissimo archivio familiare, reso solo in tempi recenti parzialmente accessibile agli studiosi. Priva di documenti diretti, Minona poté affidarsi soltanto a vaghi ricordi e alle pagine del diario della zia Therese von Brunsvik quando tentò di ricostruire le proprie origini.

Dai pochi ritratti e dalle rarissime fotografie giunte fino a noi, Minona appare come una donna dal carattere deciso, con tratti che — soprattutto nella vecchiaia — richiamano sorprendentemente quelli del maestro di Bonn. Come il suo presunto padre, visse sempre sola. La stessa sorte toccò alle sue sorellastre Deym, Victoire e Sophie, e ai fratellastri Theophile e Laura Marie von Stackelberg.

Dopo la morte del patrigno, avvenuta nel 1841, Minona fece ritorno a Vienna, stabilendosi nell’allora Palais Cavriani dell’ex Oberen Bräunergasse, nel primo distretto, oggi Habsburgergasse n. 5. Qui strinse una profonda amicizia con il padrone di casa, il conte Luigi Cavriani (1758–1839), e con sua moglie, entrambi grandi appassionati di musica, così come il conte e la contessa de Bánffy, loro intimi amici.

L’antico orgoglio di Minona — forse ereditato dall’illustre genitore — si manifestò con forza lungo tutta la sua vita. Quando, negli anni successivi, la situazione finanziaria della famiglia divenne precaria, era solita ripetere: «Das bin ich meiner Herkunft schuldig!» (“La mia unica colpa è ciò che ho ereditato.”)

Il Palais Cavriani Habsburgergasse 5, Vienna – Incisione su rame circa 1820

I protagonisti di questa vicenda, rielaborati con l’aiuto dell’ AI

I protagonisti di questa vicenda, rielaborati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non intendono sostituire la storia, ma semplicemente avvicinarci a queste figure e renderle più presenti ai nostri occhi.

Stackelberg Minona von (1813-1897)

Brunswick Thérèse (1775-1861)

Brunswick Josephine e Charlotte (1782-1843)

Brunswick Josephine (1779-1821)

Stackelberg Adam Christoph Freiherr von (1777-1841)

Per saperne di più su quest’ argomento

Bibliografia consigliata

 

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