WoO 156 Ventidue Schottische Lieder per voci, pianoforte, violino e violoncello,

armonizzazione e creazione della parte strumentale (introduzioni, conclusioni, accompagnamenti) di Beethoven

Titolo ufficiale: 22 Schottische Lieder (I – XXII), für eine oder drei Singstimmen mit Begleitung von Klavier, Violine (Flöte) und Violoncello. Widmung: — NGA XI/1 AGA/SBG siehe Konkordanz S. 371

Beethoven compose i Lieder in più fasi tra il 1810 e il 1820. Nel 1810 nacque il Lied n. 1, nel 1815 seguirono i Lieder nn. 2–4, nel 1817 i nn. 5–7, nel 1818 i Lieder nn. 8–15, nel 1819 i Lieder nn. 16–19 e nel 1820 i Lieder nn. 20–22. Le edizioni originali (per canto e pianoforte) dei Lieder 16 e 19 apparvero nel maggio 1822 nel vol. 2 della Select Melodies of Scotland, interspersed with those of Ireland and Wales; quelle dei Lieder 8–10, 12, 13 e 17 nel giugno 1825 nel vol. 6 di Thomson’s Collection of the Songs […] united to the Select Melodies of Scotland, and of Ireland and Wales presso Thomas Preston a Londra e George Thomson a Edimburgo. Alcune prime edizioni apparvero postume presso Thomson a Londra: nel 1839 il n. 4, nel 1841 i nn. 11, 15 e 18. I nn. 7 e 20 apparvero nel 1860 presso Peters a Lipsia e Berlino nonché presso Ewer & Co. a Londra. Le restanti prime edizioni apparvero soltanto nel 1971 nell’ambito della SBG presso Breitkopf & Härtel a Wiesbaden.

Il 1° luglio 1806 il melomane e editore scozzese George Thomson (1757–1851) chiese per la prima volta a Beethoven se fosse disposto ad armonizzare per lui melodie scozzesi (più tardi anche irlandesi e gallesi) (BGA 253; per le raccolte di canti popolari pubblicate da Thomson e Preston cfr. più ampiamente l’Op. 108). Beethoven acconsentì (BGA 259), e Thomson inviò quindi, tra la fine del 1806 e l’inizio del 1807, 21 melodie, che tuttavia andarono evidentemente smarrite nella posta. Il 25 settembre 1809 spedì nuovamente 43 melodie (che comprendevano anche le prime 21), tra cui la melodia scozzese del WoO 156 n. 1 (BGA 401). Il 17 luglio 1810 Beethoven inviò le sue armonizzazioni in tre copie, per vie separate (tra cui la fonte II.1), a Edimburgo (BGA 457). Poiché, trascorso un anno, nessuno dei pacchi era giunto a destinazione, Beethoven (che aveva spedito anche le sue partiture autografe) chiese in prestito a Ignaz von Baumeister una copia approntata per l’arciduca Rodolfo, al fine di farne nuovamente trascrivere (BGA 514; forse fonte II.2). La nuova spedizione fu effettuata il 20 luglio 1811 (fonte II.3; BGA 515), la cui ricezione fu confermata da Thomson il 5 agosto 1812 (BGA 590).

Con la sua lettera del 17 agosto 1814 Thomson inviò nuovamente sei melodie irlandesi e sei da lui definite «scozzesi», tra cui anche quelle dei WoO 156 nn. 2–4 (BGA 730). Beethoven consegnò i pezzi soltanto dopo ripetute sollecitazioni, il 10 giugno 1815, al banco Fries per l’inoltro a Edimburgo (fonte II.5; BGA 813). Thomson ne confermò la ricezione il 20 agosto 1815 (BGA 825).

Le successive melodie per WoO 156 Beethoven le ricevette soltanto due anni più tardi. Il 24 gennaio 1817 (BGA 1072) Thomson inviò dieci melodie scozzesi, tra cui quelle dei nn. 5–7, la cui armonizzazione Beethoven consegnò già il 26 febbraio 1817 a Fries (fonte II.6; BGA 1085). Thomson confermò questa spedizione nella lettera del 25 giugno 1817 (BGA 1133).

Nella sua spedizione delle melodie per i nn. 8–15 Thomson chiese a Beethoven, il 22 giugno 1818, di redigere l’accompagnamento «avec attention particuliere, et tout-a fait simples et faciles, afin que la Chan-teuse ne soit pas embarassee en s’accompagnant», e desiderò per sette delle otto melodie una armonizzazione a tre voci «comme des Terzetri, en ajoutant un seconde partie et un Basse à chacun» (BGA 1262). Beethoven soddisfece questa richiesta nei terzetti nn. 8–14. Su richiesta di Thomson, il 18 novembre 1818 inviò le parti di accompagnamento in copie separate (fonti II.8–10) a Edimburgo — dove dovettero giungere prima del 28 dicembre 1818 (Weber-Bockholdt/NGA XI/1 KB p. 39) —, tra cui anche una parte di flauto (alternativa al violino), che Thomson aveva chiesto per la prima volta per queste armonizzazioni. Anche per i Lieder nn. 16–21 (il n. 22 è un caso particolare, essendo solo un’aggiunta a una composizione di Joseph Haydn, v. infra) esiste una tale parte di flauto, ma le differenze rispetto alla parte di violino sono minime.

Con la sua lettera del 28 dicembre 1818 Thomson inviò la melodia del n. 16 a Vienna (BGA 1275). L’armonizzazione di Beethoven lo raggiunse nel marzo 1819. Non sono però conservati documenti epistolari di Beethoven a riguardo. In base alla ricevuta del suo onorario da parte di Fries del 20 febbraio 1819 (cfr. BGA 1303 nota 3), egli la avrà probabilmente spedita in quel momento.

Le melodie dei nn. 17–19 Thomson le inviò il 5 aprile 1819 (BGA 1297). Poiché nella successiva lettera del 23 novembre 1819 (BGA 1357) non furono più menzionate, Thomson avrà probabilmente ricevuto la spedizione di Beethoven (del 25 maggio?). Con la lettera Thomson inviò due melodie con brevi descrizioni a Vienna: per WoO 156 n. 20 — già una volta armonizzata da Beethoven nel 1814/15 (come WoO 156 n. 4) — e per il n. 21. La data della spedizione di Beethoven non è nota. Nella sua conferma di ricezione del 14 gennaio 1820 Thomson fece notare a Beethoven che la seconda melodia non era stata armonizzata come richiesto per tre voci e chiese una corrispondente nuova versione (BGA 1394). A motivo addusse che già Joseph Haydn aveva armonizzato la melodia a una voce e che quindi in tale forma non aveva per lui alcun valore. Non è noto se Beethoven abbia soddisfatto questa richiesta di Thomson. Poiché Thomson non pubblicò alcuna tale armonizzazione di Beethoven, è piuttosto da supporre che Beethoven non abbia realizzato le due voci aggiuntive richieste.

Nella lettera del 23 novembre 1819 erano contenuti anche due brani di Haydn con la richiesta di Thomson di aggiungere due voci. È conservata soltanto una armonizzazione di Beethoven, il n. 22. Beethoven la spedì a Edimburgo dopo il 14 giugno 1820. Della seconda armonizzazione non vi è traccia.

Thomson pubblicò solo una parte delle armonizzazioni di Beethoven nelle sue raccolte di canti popolari: ancora in vita di Beethoven apparvero dapprima nel 1822 i due Lieder nn. 16 e 19 nel vol. 2 delle Melodies of Scotland, poi nel 1825 i Lieder nn. 8–10, 12, 13, 17 e 22 nel vol. 6 delle Melodies of Scotland (il n. 22 tuttavia sotto il nome di Haydn, poiché Beethoven aveva soltanto aggiunto due voci a una armonizzazione di Haydn). Postumi apparvero nel 1839 il n. 4 nella 5ª edizione di 20 Scottish Melodies e nel 1841 i Lieder nn. 11, 15 e 18 in una successiva edizione del vol. 6 delle Melodies of Scotland. I nn. 1–3, 5–7, 14, 20 e 21 rimasero inediti fino alla pubblicazione dell’AGA.

TitoloAutore del TestoTempoNote
I— (senza titolo e testo) Andante espressivo Melodia inviata da Thomson senza testo
IIErin! oh ErinThomas Moore (1779–1852)Andante amoroso
IIIO Mary, ye’s be clad in silkAnonimoAndante quasi allegretto
IVHighland HarryRobert Burns (1759–1796)Allegretto spiritosoRitornello anonimo
VOh onochri, ohAnonimoAndante lamentabile
VIRed gleams the sunRobert Couper (1750–1818)Andantino quasi allegretto
VIISir Johnie CopeRobert Burns (1759–1796)Marcia. Allegretto spiritoso e semplice.
VIIISweet Annie frae the sea beach cameJohn Hoadley (†1776)Andante affettuosoTerzetto. Nell’edizione originale sostituito con Lochnagar di Byron
IXDuncan GrayRobert Burns (1759–1796)AllegrettoTerzetto
XShe’s fair and fauseRobert Burns (1759–1796)Andantino espressivo assaiTerzetto. Nell’edizione originale sostituito con The Hero may perish di W. Smyth
XIAuld lang syneR. Burns (1ª strofa anonima)AllegrettoTerzetto
XIIDark was the mornAnne Hunter (1742–1821)Andante con moto quasi allegretto Terzetto
XIIILow down in the broomJames Carnegie (ca. 1745)Andantino quasi AllegrettoTerzetto. Nell’edizione originale sostituito con The lavrock di R. Burns
XIVFrom thee, Eliza, I must goRobert Burns (1759–1796)AllegrettoTerzetto
XVPolly StewartRobert Burns (1759–1796)Andante più tosto Allegretto
XVICharlie is my darlingAnonimo-Terzetto
XVIIUp! quit thy bowerJoanna Baillie (1762–1851)-Terzetto
XVIIIGlencoeSir Walter Scott (1771–1832)Andante espressivoTerzetto
XIXThe banner of BuccleuchSir Walter Scott (1771–1832)Andantino quasi AllegrettoTerzetto. Testo identico al n. 4, ritornello anonimo
XXHighlander’s lamentRobert Burns (1759–1796)Espressivo"Lied mit dreistimmigem Refrain"
XXIMark yonder pompRobert Burns (1759–1796)Andante con motoe con espressione
XXIIBonnie wee thingRobert Burns (1759–1796)Andante amoroso quasi Allegretto

Thomson inviò a Beethoven la maggior parte delle melodie senza testo, cosa che il compositore lamentò più volte (cfr. Op. 108). Nel suo incarico per i Lieder nn. 8–15 del 22 giugno 1818 (BGA 1262) Thomson aggiunse agli inizi dei testi brevi descrizioni di contenuto, affinché Beethoven potesse almeno cogliere il carattere dei Lieder (cfr. BGA 1262 nota 13).

Petra Weber-Bockholdt, nella sua edizione nell’ambito della NGA, attribuisce ai tre Lieder nn. 8, 10 e 13 testi diversi rispetto all’AGA (e rispetto all’edizione scozzese originale), motivando ciò con il fatto che il testo pubblicato nella NGA fosse quello originariamente previsto. Beethoven avrebbe composto le sue armonizzazioni su determinate melodie con testi specifici; solo in seguito Thomson avrebbe scelto un altro testo e di conseguenza avrebbe operato interventi nel nototesto di Beethoven.

George Thomson: il gentiluomo che portò Beethoven tra i canti popolari

George Thomson nacque nel 1757 a Limekilns, Dunfermline, in Scozia, figlio di un maestro di scuola con formazione giuridica. La sua educazione, improntata a solide basi umanistiche, favorì precocemente un interesse profondo per la musica, la poesia e il patrimonio culturale nazionale. Sebbene non fosse un musicista professionista, Thomson sviluppò una competenza notevole nel campo della musica vocale e della tradizione popolare britannica. Per sessant’anni Thomson ricoprì l’incarico di clerk presso il Board of Trustees for the Encouragement of Art and Manufacture di Edimburgo. Questa posizione stabile gli permise di dedicarsi a un progetto culturale di grande respiro: la valorizzazione del canto popolare scozzese attraverso edizioni musicali di alto livello. Nel 1793 avviò la pubblicazione della sua opera monumentale, A Select Collection of Original Scottish Airs for the Voice, articolata in sei volumi pubblicati tra il 1793 e il 1841. L’obiettivo era duplice: preservare e diffondere melodie tradizionali scozzesi, irlandesi e gallesi; nobilitarle mediante accompagnamenti colti e testi poetici di autori di primo piano.

Tra i poeti coinvolti figurano Robert Burns, Walter Scott, Thomas Moore, Thomas Campbell e Lord Byron. Per conferire autorevolezza musicale alle sue raccolte, Thomson commissionò arrangiamenti a importanti compositori europei: Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Ignaz Pleyel, Leopold Kozeluch, Johann Nepomuk Hummel, Carl Maria von Weber, Henry Rowley Bishop, Robert Archibald Smith.

Questa rete di collaborazioni, unica nel suo genere, trasformò la raccolta di Thomson in un ponte tra la tradizione popolare britannica e il linguaggio musicale europeo. Il rapporto con Ludwig van Beethoven rappresenta l’aspetto più rilevante dell’attività editoriale di Thomson. Nel 1806 Thomson propose al compositore di realizzare accompagnamenti per canti popolari britannici, seguendo un modello già sperimentato con Haydn. Tra il 1809 e il 1820, Beethoven compose 179 arrangiamenti per voce, pianoforte, violino e violoncello, basati prevalentemente su melodie scozzesi, irlandesi e gallesi fornite da Thomson. Si tratta di un corpus significativo, che occupò il compositore per diversi anni e che costituisce una parte non trascurabile della sua produzione vocale.

La collaborazione fu accompagnata da una cospicua corrispondenza, redatta principalmente in francese a causa delle difficoltà linguistiche reciproche. Una lettera fondamentale è quella del 23 novembre 1809, conservata al Beethoven-Haus di Bonn, in cui Beethoven: accetta di scrivere accompagnamenti per 43 canti inviati da Thomson; richiede un compenso più elevato; rivendica la libertà di scegliere l’organico strumentale; osserva che questo tipo di composizione non è “propriamente artistico”, ma necessario per ragioni economiche.

Questi documenti testimoniano un rapporto professionale complesso, segnato da reciproca stima ma anche da negoziazioni serrate. Thomson continuò a rivedere e ampliare le sue raccolte fino alla vecchiaia. Morì nel 1851, lasciando un’eredità culturale di enorme rilievo: grazie al suo lavoro, il canto popolare scozzese e britannico entrò stabilmente nel repertorio europeo e acquisì una dignità artistica nuova. La sua opera rappresenta ancora oggi una fonte imprescindibile per lo studio della tradizione folk e per la comprensione del rapporto tra musica popolare e musica colta nel primo Ottocento.