WoO 31 Fuga a due voci in re maggiore per organo (fortepiano)

In geschwinder Bewegung

WoO 31 – Fuga a due voci in re maggiore per organo (fortepiano), 1783 circa, pubblicata per la prima volta nei Supplemente zur Gesamt Ausgabe, 1888. G.A. Numero 309, (serie 25/46) – Bruers 283 – KH (WoO 31) – Biamonti 6 – Prod’homme 2 – Sch. pagina 169/2 -Thayer 3. NGA VII/6 AGA 309 = Serie 25/46

Composizione e pubblicazione: composta probabilmente a Bonn nel 1783, al più tardi nel febbraio 1784. La prima edizione apparve postuma nel 1888 come parte dell’AGA al Breitkopf & Härtel di Lipsia. Le indagini di Hans-Günter Kleins e Douglas Johnson del 1978 hanno chiarito che il manoscritto della Fuga WoO 31, che si credeva fosse una copia, è in realtà autografo (Klein / Autograph p. 123f). Tenendo conto del fatto che Beethoven considerò a lungo il 1771 come l’anno della sua nascita (per questo problema, vedere Solomon / BirthYear), la scritta „im alter von 11 jahren“ ( “all’età di 11 anni”)  suggerisce il 1783 come anno di composizione (Johnson / Fischhof vol.1 P. 237). La composizione della fuga in due parti è correlata al „vorgegangener gnugsamen Erprüfung und gefundener sattsamen Fähigkeit zu der HofOrgel“  (BGA 2), l’ allora rapporto del capo ciambellano Sigismund Reichsgraf zu Salm und Reifferscheid sulla qualità esecutiva del giovane Beethoven come secondo organista di corte, (vedi TDR I p. 156) e quindi data l’ultimo tempo possibile della composizione. L’aggiunta autografa “pedal”, che segna l’uso di una voce simile a un organo alla fine della fuga, definisce questa composizione per organo (Steinhaus / Orgel2 p. 114; cfr., D’altra parte non si può trascurare la tesi formulata da Schiedermair nel 1925 sulla possibile esecuzione al pianoforte; Schiedermair / Beethoven p. 282f). Il tema della fuga mostra somiglianze con il tema dell’Aria di Händel con 5 variazioni („The harmonious blacksmith“) della Suite n. 5 in mi maggiore, HWV 430. (Secondo il registro n. 236, scritto post mortem, Beethoven possedeva „Händels Claviersuiten, nebst 15 verschiedenen Stücken“ “Le suite per pianoforte di Handel, insieme a 15 pezzi diversi”, probabilmente l’edizione di HG Nägeli di Zurigo, apparsa tra il 1801 e il 1803.

I volumi dell’ Händel-Gesamtausgabe di Samuel Arnold , Londra 1787-1797 , anch’essi in possesso di Beethoven (n. 239 dell’asta), furono donati da Johann Andreas Stumpff al compositore solo nel dicembre 1826. Prima esecuzione non nota. Autografo:  D-B, Mus. SM. autogr. Beethoven Artaria 124, 1783 (Johnson / Fischhof vol.1 p. 237). Titolo di ​​mano ignota Eine Zweistimmige / Fuge verfertigt von Ludwig / van Beethoven“, di mano beethoveniana „im alter von 11 jahren“,Provenienza: Verlagsarchiv Artaria, Wien.  Acquistato da Artaria con il n. 171 dell’asta del 1827 (insieme al concerto per pianoforte WoO 4) (Johnson / Artaria p. 227) – Erich Prieger, Bonn, dal 1897. – Acquistato nel 1901. Prima edizione in AGA.  (PDF della partitura, tratto da questa copia manoscritta, a cura di Graziano Denini)

Nota Carlo Vitali “Non mi convince del tutto la vostra proposta di datazione: “composta probabilmente a Bonn nel 1783, al più tardi nel febbraio 1784”. A parte le note incertezze di Ludwig sul proprio anno di nascita, a parte l’abitudine del padre Johann di calargli gli anni per meglio accreditarlo come bambino prodigio, l’ultima riga del frontespizio non dice “im alter von 11 jahren“ bensì “im alter etvn [= etwa von] 11 jahren“, cioè “di *circa* 11 anni”. La mano che ha tracciato questa riga, sforzandosi maldestramente di imitare il ductus calligrafico e il fregio delle precedenti, a me non sembra quella di Beethoven, come voi dite; la fonte dell’informazione potrebbe essere l’articolo di Neefe sul “Magazin der Musik” del 2 marzo 1783: “ein Knabe von 11 Jahren” (in realtà ne aveva già compiuti 12). Troppe ipotesi e approssimazioni basate su dati incerti. Ricordiamo che Beethoven restò secondo organista di corte, in subordine al suo vero Neefe”.

Siamo aperti ad altre considerazioni che giustino e puntualizzino questo dibattito.

Da un giovane che ricoprì la funzione di vice-organista alla corte di Bonn dal 1784 all’ottobre 1792 e che aspirava a divenire compositore, ci si aspetterebbero molti lavori pensati per  l’organo. Almeno per quello che è a noi pervenuto, invece, Beethoven si dedicò a questo strumento solo in questa piccola opera definita da Teodor Wyzewa: «Lavoro fanciullesco, scorretto, con cattive imitazioni e transizioni, ma tutte animate da un forte soffio di vita» (*) , e in altri due preludi nel 1789 che possono essere eseguiti anche al pianoforte e che, diventarono poi anni dopo l’Opus 39.

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