WoO 206 (Già Hess 12) Concerto in fa maggiore per oboe e orchestra

I) Allegro moderato – II) Largo – III) Rondò – Allegretto

WoO 206 Hess 12 – Concerto in fa maggiore per oboe e orchestra, 1792-1793. B. 338 – H. 12 – T. 281.

Il 23 novembre 1793 Haydn scriveva da Vienna a Bonn all’arcivescovo elettore Maximilian Franz : « Mi prendo la libertà di inviare a Vostra Grazia alcuni pezzi di musica, e cioè un Quintetto, una Partita, un Concerto d’oboe, Variazioni per pianoforte e una Fuga, composti dal mio caro allievo Beethoven, che V. G. ha voluto benignamente affidarmi, nella lusinga che V. G. li accetti come un raccomandabile esempio di diligente applicazione all’infuori del campo degli studi veri e propri. Intenditori e non intenditori debbono da questi pezzi imparzialmente riconoscere che Beethoven con il tempo occuperà uno dei più alti posti fra i musicisti d’Europa, e io sarò orgoglioso di essere stato il suo maestro. Soltanto desidererei ch’egli potesse restare ancora molto tempo presso di me ». La lettera proseguiva chiedendo che fosse accordato a Beethoven un qualche ulteriore sussidio, data l’insufficienza di quello di cui aveva fino allora goduto, in modo ch’egli potesse sopperire alle necessità della sua vita viennese, per quanto modeste; mentre dal canto suo il giovane maestro, in una lettera aggiunta di pari data, scriveva di essersi dedicato alla musica « con tutte le forze dell’anima » e di sentirsi in grado per l’anno successivo di presentare al suo nobile protettore qualche cosa di più degno. La risposta non fu delle più soddisfacenti. L’elettore diceva – che le musiche in oggetto, ad eccezione della Fuga, gli erano note da prima che Beethoven avesse lasciato Bonn, e non potevano pertanto costituire una prova dei progressi da lui compiuti a Vienna; che Beethoven aveva goduto fino allora non solo dello speciale sussidio concessogli allo scopo, ma anche del suo normale stipendio di musicista di corte; concludeva dubitando che in un ulteriore periodo di permanenza nella capitale austriaca egli potesse fare altri progressi ed esprimendo l’opinione che sarebbe stato meglio per lui riprendere il servizio in patria. Ma Beethoven rimase a Vienna; e d’altra parte al ritorno in patria non lo invogliava certo il precipitare degli avvenimenti bellici e politici, che avrebbero dovuto condurre nell’ottobre 1794 alla instaurazione di un governo repubblicano, segnando il tracollo definitivo del vecchio regime e conseguentemente anche della corte, del teatro e dell’orchestra elettorale. Non è possibile identificare con certezza tra le composizioni di Beethoven oggi esistenti i quattro pezzi che l’elettore dichiarava di aver già conosciuto a Bonn e che d’altra parte — bisogna pur logicamente ammetterlo — dovettero essergli inviati da Vienna in una forma rielaborata di cui egli avrebbe pur dovuto tener conto nel suo giudizio. Secondo uno studioso, il Reinöhl, che si è occupato particolarmente dell’argomento, il Quintetto poté essere una prima stesura di quello in mi bemolle maggiore per 2 violini, 2 viole e violoncello divenuto poi l’op. 4 (riduzione dell’ Ottetto per 2 oboi, 2 clarinetti, 2 corni e 2 fagotti, pubblicato soltanto nel 1830 con il n. d’opera 103), o dell’altro per pianoforte, oboe, clarinetto, corno e fagotto, pubblicato in seguito come op. 16; la Partita consisteva probabilmente in un rimaneggiamento dell’ Ottetto op. 103; le Variazioni erano forse quelle su “Se vuol ballare” di Mozart, con accompagnamento di violino, o su tema del conte Waldstein per pianoforte a quattro mani, o su tema originale per pianoforte, violino e violoncello op. 44. Del Concerto in fa maggiore per oboe ed orchestra, oggi disperso, il cat. Thayer dice ch’esso era una volta posseduto dall’editore Diabelli; attualmente se ne conoscono soltanto le battute iniziali dei tre tempi, in un foglio conservato nella Beethovenhaus. Della Fuga, l’unica composizione fra le cinque inviategli che l’elettore diceva di non conoscere, non abbiamo altra notizia.

(N.d.A. : Nel 1981 l’ oboista Charles Lehrer ha proposto – e pubblicato – una versione dell’ Andante per Piano e oboe. Recentemente due musicisti hanno provato a ricostruire il tempo mediano per oboe ed orchestra: Albert Willem Holsbergen e Jos van der Zanden. Cliccando sui due link, potete ascoltare il midi del primo e l’ intervista del secondo, in attesa di ritrovare l’ intero concerto: da qualche parte deve pur trovarsi, almeno in due copie…. quella del Diabelli e quella spedita al Principe Elettore!)