WoO 116 Que le temps me dure, due abbozzi compiuti di canto in do minore e do maggiore, con basso e figure d’accompagnamento intermedie

WoO 116 – Que le temps me dure, due abbozzi compiuti di canto in do minore e do maggiore, con basso e figure d’accompagnamento intermedie, novembre 1792 – principio 1793. Boett. III/3 – B. 286/1 – H. 129 – KH. (WoO)116 -P. 113/1.

Si trovano, con la parte di canto inserita nella prima riga di quella pianistica, nell’ultima pagina di un foglio contenente anche abbozzi delle Variazioni su Se vuol ballare per pianoforte e violino (di cui al seguente n. 46), pubblicate nel luglio 1793. E’ presumibile che siano stati scritti entro la prima metà dello stesso anno. La redazione in do minore è stata pubblicata dallo Chantavoine in Die Musik, I, 12, del 15 marzo 1902, insieme con l’aria Plaisir d’aimer di cui al n. 201 del presente catalogo; e da Max Unger, con un testo musicale in parte diverso, in Zeitschrift für Musik del novembre 1935, unitamente alla redazione in do maggiore che lo Chantavoine non aveva pubblicato. Tutte e due le redazioni sono state incluse nel quinto fascicolo dei Supplemente Zur GA. di W. Hess, 1962. L’Unger ha pubblicato anche, in appendice al suddetto numero della Zeitschrift, una redazione delle due canzoni in forma compiutamente elaborata. Il testo, salvo una leggera modificazione del primo verso (Que le jour me dure), è quello dell’aria detta delle tre note (perché composta tutta sulle note sol, la, si), di Rousseau. Il poeta si duole che lungi dall’amata il giorno gli passi tanto lentamente e che la campagna stessa gli appaia selvaggia e insensibile. Lontano da lei piange, ma tutto passa quando la sente e la vede.

Que le (jour-temps) me dure!
Passé loin de toi,
toute la nature
n’est plus rien pour moi.

Le plus vert bocage,
[quand]tu n’y viens pas,
n’est qu’un lieu sauvage,
pour moi, sans appas.

Hélas! si je passe
Un jour sans te voir,
Je cherche ta trace
Dans mon désespoir…

Quand je l’ai perdue,
Je reste à pleurer,
Mon âme éperdue
Est près d’expirer.

Le coeur me palpite
Quand j’entends ta voix,
Tout mon sang s’agite
Dès que je te vois;

Ouvres-tu la bouche,
Les cieux vont s’ouvrir…
Si ta main me touche,

Je me sens frémir

CURIOSITA’

Esistono due versioni abbozzate in maniera praticamente compiuta per questo Lied su testo di Jean-Jacques Rousseau: Beethoven, però, si permise qualche variante rispetto all’originale.

La critica musicale, concordemente, ritiene che la prima versione in do- sia la migliore.

Luigi Della Croce: «(…) nel ritmo pastorale (…) un preludio pianistico di puri arpeggi, quattro battute da ripetersi al termine di ogni strofa (…)».[1]

Giulia Giachin: «(…) vi si noti fra l’altro, il ritmo trocaico che rammemora le chansons rinascimentali (…)».[2]

Ritornando a Luigi Della Croce, nella seconda versione Beethoven eliminò: «(…) le quattro battute da ripetersi (…) rendendo il Lied, anche attraverso lievi ritocchi alla linea melodica, più sobrio e diretto nella espressione delle settecentesche pene d’amore.».[3]

[1] Luigi Della Croce: Ludwig van Beethoven. La musica pianistica e da camera. L’Epos editore

[2] Giulia Giachin: I lieder di Beethoven. Edizioni dell’Orso

[3] Luigi Della Croce: Ludwig van Beethoven. La musica pianistica e da camera. L’Epos editore

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