WoO 63 Variazioni (9) in do minore per pianoforte su una marcia di Ernst Christoph Dressler

Thema – Maestoso

WoO 63 Variazioni (9) in do minore per pianoforte su una marcia di Dressler 1782, dedicate alla contessa Wolff Metternich, pubblicate a Mannheim, Götz, 1782. GA. n. 166 (serie 17/5) – B. 176 – KH. (WoO)63 – L. IV, p. 340/ – N. p. 154 – P. 1 – Sch. p. 169/1 – T. 1.

Sono state composte a 12 anni d’età, non a 10 come invece è dichiarato nel titolo; si sa che il padre di Beethoven in ogni occasione faceva figurare il figlio più giovane di quello che realmente fosse per aumentare l’interesse del fanciullo prodigio. E’ facile immaginare che in questo lavoro, come pure in quelli immediatamente seguenti, il ragazzo sia stato assistito dal suo illuminato maestro Christian Gottlob Neefe, di cui era allievo dal 1779.

La redazione della GA., calcata sul modello di edizioni viennesi posteriori a quella di Mannheim (che è stata ripubblicata recentemente dall’editore Henle, a cura di J. Schmidt-Gorg), se ne differenzia per una maggior cura nei particolari dell’esposizione melodica (con l’introduzione di numerose legature e segni di staccato), per qualche accordo più nutrito e il rafforzamento all’ottava inferiore di qualche nota del basso. Inoltre la figurazione dell’ultima variazione (maggiore), che porta egualmente l’indicazione Allegro, è scritta in biscrome invece che in semicrome. (Riportiamo qui le due versioni, N.D.A.)

CURIOSITA’

L’opinione di gran lunga più ricorrente è che questa fu la prima opera composta da Beethoven all’età di 11 anni nel 1782 – e non 10 come dichiarato nel titolo per via del solito equivoco voluto dal padre Johann – e sicuramente fu la sua prima opera pubblicata.

 Queste variazioni su un tema di Ernst Christoph Dressler, cantante e maestro di cappella a Wetzlar, furono pubblicate nel 1782 a Mannheim (Gotz) e dedicate alla contessa Felicita Wolf Metternich, anch’essa allieva di Neefe.

Come ben si sa, la forma musicale della Variazione fu importantissima nella carriera musicale di Beethoven che le portò a vertici altissimi con l’Opus 120.

Quirino Principe: «Questa prima invenzione originale dell’arte beethoveniana non dà molte emozioni, ma ci incuriosisce per il latente umorismo che le percorre da cima a fondo.» (Amedeo Poggi e Edgar Vallora: Beethoven. Signori il catalogo è questo! Einaudi editore)

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