WoO 50 Due tempi di sonatina in fa maggiore per pianoforte

I) (Allegro) – II) Andante

WoO 50 – Due tempi di sonatina in fa maggiore per pianoforte, 1788 -1790, pubblicati in fac-simile da L. Schmidt in appendice alle Beethoven – Briefe an N. Simrock, F. G. Wegeler, ecc., Berlino, 1909; a stampa da W. Hess, Leichte Klavierkompositionen Beethovens, Zurich, 1947, e recentemente nel nono fascicolo dei Supplemente zur GA., 1965. Bruers 305 e 314 – Kinsky Halm (WoO 50) Hess 53 Peters 14 – Biamonti 21.Schiedermair Pagine 216/16: Seconda e terza edizione.

Nella prima edizione il pezzo portava il numero 17 ed al numero 16 figurava invece un primo tempo di Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra (pubblicato nel Supplemento della GA., 1888) che è risultato poi invece scritto dal compositore ungherese G. Rosler (Engel, Der angeblich Beethovensche Klavierkonzertsatz in N.B.J., 1925).L’autografo del primo tempo occupa la prima pagina del foglio di cui al numero precedente e due battute della seconda (righe 9/10, battute 1-2); il secondo tempo (Allegretto, 26 battute) segue nella seconda pagina al Kaplied (che ne occupa la maggior parte) interrotto soltanto dalle suddette due battute finali del primo.Sonaten-Satz und Allegretto-Entwurf (Tempo di sonata e abbozzo di Allegretto) chiama rispettivamente questi due tempi lo Schiedermair ; Due tempi di una Sonatina li definisce il catalogo Kinsky Halm; Sonatina senz’altro dice il Prod’homme seguito dal Bruers, il quale dalla differenza del titolo è stato indotto erroneamente a credere che la Sonaten-Satz und Allegretto-Entwurf dello Schiedermair sia una composizione diversa.

CURIOSITA’

Piccola sonata dedicata all’amico Franz Gerhard Wegeler che sopra scrisse: «Per me scritta e annotata da Beethoven». In realtà questa frase ha dato molto da pensare al punto che molti ritengono si possa trattare di un’opera non di Beethoven ma diteggiata come il compositore fece con il “Kaplied” di Christian Friedrich Daniel Schubart e con cui si trova nello stesso fac-simile pubblicato da L. Schmidt in “Beethoven Briefe an Simrock, F.G. Wegeler” nel 1909 a Berlino. Prima il catalogo Kinsky-Halm poi quello di  Willy Hess la ritennero senza dubbio di Beethoven e oggi non esistono più ombre di dubbio sulla sua paternità.