Opus 132 Quartetto in la minore per archi

I) Assai sostenuto – Allegro – II) Allegro ma non tanto – III) Canzona di ringraziamento – Molto adagio – IV) Alla marcia, assai vivace – attacca: – Allegro appassionato

Opus 132 Quartetto in la minore per archi op. 132, dedicato al principe Nicolas Galitzin, fine 1824 – fine luglio 1825, pubblicato a Berlino, Schlesinger, in partitura e parti staccate, settembre 1827. GA. n. 51 (serie 6/15) – B. 132 – KH. 132 – L. IV, p. 302 – N. 132 – T. 250.

Il manoscritto originale si trova nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino, abbozzi in Nottebohm e De Roda. Questo Quartetto deve considerarsi cronologicamente come il secondo dei tre dedicati al principe Galitzin, essendo stato incominciato insieme con quello della op. 127 e terminato prima dell’altro dell’op. 130. Nei tempi iniziali dei Quartetti op. 127, 130 e 132 troviamo un contrasto fra l’introduzione grave e le figurazioni di movimento successive (costituenti il primo tempo vero e proprio) nel corso delle quali essa ricorre ancora variamente; ma il rapporto antitetico cambia di natura espressiva e di intensità in ciascun quartetto. Nell’op. 127 si tratta di una « presa di posizione » imperativa del Maestoso, che si ripete poi due volte, elevandosi dal tono originario di mi bemolle a quello di sol e di do, nel corso del successivo Allegro, ma senza altrimenti interferire in esso che, con i suoi due elementi costitutivi: primo e secondo tema, compenetrati progressivamente l’uno nell’altro, risponde di volta in volta con immutata levità. Nell’op. 130 l’Adagio ma non troppo (esitante, dubbioso) non soltanto si oppone a quello decisivo (Allegro) nella ricorrenza di giustapposizioni nette, ma si sviluppa anche a più riprese in intersecazioni, compenetrazioni e trasformazioni sottili. Nell’op. 132 ogni forma di contrapposizione vera e propria fra l’Andante sostenuto e l’ Allegro scompare dopo la introduzione; e subentra l’espressione d’uno stato d’animo unico, vibrante dall’uno all’altro momento con intensità diversa. Il tema dell’ Andante sostenuto si innalza dal violoncello al primo violino svolgendosi in piano, con un movimento d’armonie grave ed inquieto che in crescendo conduce all’ Allegro ; e insieme con gl: elementi vari componenti il primo gruppo tematico di questo (figura di movimento iniziale del violino, frase dolorosa del violoncello proseguita e conclusa dal violino, figura ritmica massiccia di « precipitazione ». discendente nelle quattro voci compatte) ne regge l’esposizione, lo sviluppo, la ripresa e la irruente Coda. Il secondo tema, nei violini (di cui Beethoven ha voluto sottolineare il carattere con l’annotazione dolce, e po: ancora teneramente), adempie ad una funzione distensiva, che per altro ha una durata molto breve, riassorbendosi quasi subito nelle forme di significazione angosciosa dominanti. Le prime due parti del secondo tempo (Allegro ma non tanto) poggiano sopra un tema in sé non particolarmente significativo, ma che acquista negli avvicendamenti tonali e modali, nelle alternative degli unisoni, dei canoni, dei cambiamenti ritmici, una espressione inquieta come una vana ricerca di riposo. Ma con l’entrata del Trio si diffonde ed adagia un motivo di Musette, la campagna è presente, amica fedele nel cui seno il cuore trova sempre un conforto di serenità. Seguitando, il movimento prende la consistenza di un leggero Ländler. Una figura massiccia o « grossolana » accentuata dal passo alla breve che la conclude, intercalato nella misura 3/4 con lo stesso procedimento e con significato analogo a un passo corrispondente del Trio dell’Eroica, e ad un altro simile del Quartetto op. 127 (e che richiama tuttavia anch’esso il tema fondamentale di quattro note), ne arresta solo per un momento l’effusione, che riprende subito dopo e finisce per riposare in molli cadenze pianissimo. Le parole apposte al terzo tempo: Heiliger Dankgesang an die Gottheit eines Genesenen, in der Lydischen Tonart (Canzona di ringraziamento in modo lidico offerta alla Divinità da un guarito) non autorizzano ad inquadrare, circoscrivere o materializzare in un misero avvenimento dell’esistenza comune (la malattia di cui Beethoven aveva sofferto nell’aprile 1824) il significato più vasto, umano e spirituale insieme, della musica. La Canzone incomincia con un Molto adagio, nel vecchio modo lidico (un fa maggiore con il si naturale) costituito da una lenta melodia, i cui periodi sono di volta in volta preceduti e commentati da una figura strumentale in imitazioni ad essa inscindibilmente unita. Un sentimento mistico si diffonde man mano dal complesso armoniosissimo dei quattro strumenti; una preghiera ed una meditazione in cui l’anima sembra distaccarsi veramente dalla terra. Questa elevazione è due volta interrotta da un episodio (Andante, in re maggiore) di diversa fisionomia, a cui è apposta l’indicazione : Neue Kraft fiihlend (sentendo nuova forza) ; come se il corpo volesse richiamare a sé l’anima che già si librava in alto, in un risveglio di impressioni ed affetti umani: prima appena accennati, poi gradatamente più continui ed ardenti. Ma l’ascensione mistica riprende ogni volta con maggior fervore, per comporsi alla fine in un’atmosfera tutta spirituale. Il quarto tempo incomincia con un movimento di marcia che nell’insistenza del ritmo e nella perentorietà degli arresti in tronco sembra voler deliberatamente esprimere il ritorno realistico alla vita. Segue il recitativo: che tale appare, per quanto l’ autore non ve l’abbia scritto, e con un carattere naturalmente ancora più strumentale della Nona, il passo del primo violino che, prima sulla continuazione della marcia Più allegro poi sul battito febbrile di un movimento d’accordi e infine, solo, in Presto (alla breve), esprime alternative di slancio e d’abbandono, per ripiegarsi all’ultimo su se stesso (Poco adagio) in una figura di semitono discendente. Dopo la sosta d’un punto coronato, come il passaggio dall’uno all’altro di certi attimi essenziali e fuggenti, la stessa figura di semitono, nel secondo violino, sopra le altre concomitanti e integranti dei due strumenti inferiori, si stabilizza in una specie di nenia, accompagnando il primo violino che intona il suo canto di malinconia : un Allegro appassionato, il cui spirito corrisponde in forma più liricamente spiegata a quello dei primi due tempi. Il movimento è vivo ma la melodia è triste e agitata, finché all’ultimo il ritorno al modo maggiore e alla semplicità lineare non porta la conclusiva chiarificazione liberatrice. Lo Schering associa a questo quartetto le seguenti scene del Faust: Primo tempo. Monologo primo (Lo studio di Faust): versi vari, da Cosi fosse questo, la luce viva di luna, l’ultimo tuo sguardo al mio tormento fino alla apparizione dello spirito della terra — Secondo tempo. Monologo secondo: Risveglio (impulso di nuova attività): Un carro di fuoco scende su ali leggere verso di me. Nel Trio: Scendi dunque, o pura coppa di cristallo ! — Terzo tempo: Molto adagio: Coro degli angeli: Cristo è risorto. Andante : Faust : Quale profondo sussurro, quale chiaro suono mi strappa dalle labbra la coppa ? —- Quarto tempo : Marcia: Ricordo dei lieti giorni di gioventù: Faust: Un dolce struggimento mi traeva per le selve e per i prati. Più allegro. Oh suonate, dolci canti che scendete dal cielo. Allegro appassionato : Strofe del ritornello dell’altra poesia di Goethe: Nuovo amore, nuova vita (Cuore, mio cuore) unitamente alle parole del dialogo di Faust con Wagner: Osserva come nell’incendio del tramonto brillano i casolari cinti di verde. (Midi creato da Pierre-Jean Chenevez)