Opus 85 Christus am Ölberge (Cristo sul monte degli ulivi), oratorio per soli (soprano, tenore e basso), coro e orchestra

I) Introduzione (Grave – adagio) – II) Recitativo (Gesù) Jehovah, du mein Vater! – III) Aria (Gesù): Meine Seele ist erschüttert (Allegro) – IV) Aria (Serafino): Preist des Erlösers Güte – V) Serafino e coro degli angeli: O Heil euch – VI) Recitativo (Gesù e Serafino) Verkündet, Seraph – VII) Duetto (Gesù e Serafino): So ruhe – VIII) Recitativo (Gesù): Willkommen, Tod! – IX) Coro dei soldati: Wir haben ihn gesehen – X) Recitativo (Gesù): Die mich zu fangen – XI) Coro dei soldati e dei giovani: Hier ist er XII) Recitativo (Gesù e Pietro): Nicht ungestraft – XIII) Terzetto (Pietro,Gesù,Serafino) In meinem Adern XIV) Coro dei soldati e dei giovani, Gesù: Auf, auf! – XV) Coro degli angeli: Welten singen

Opus 085 Christus am Ölberge (Cristo sul monte degli ulivi), oratorio per soli (soprano, tenore e basso), coro e orchestra, op. 85, marzo 1803, pubblicato in partitura e riduzione per canto e pianoforte a Lipsia, Breitkopf e Härtel, ottobre 1811; in parti di coro a Bonn, Simrock, 1825; in parti staccate di canto e d’orchestra a Lipsia, Breitkopf e Härtel, novembre 1845 – febbraio 1846. GA. n. 205 (serie 19/3) – B. 85 – KH. 85 – L. Ili, p. 220 – N. 85 – T. 72.

La partitura manoscritta, per un quarto circa originale, per il resto in copia riveduta dall’autore, è conservata oggi nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Gli abbozzi si trovano nel quaderno Wielhorsky. Altri abbozzi, probabilmente di ritocchi dopo la prima esecuzione, sono contenuti nel quaderno dell’ Eroica. Gli estremi di tempo entro i quali l’opera fu composta non possono stabilirsi con esattezza. Tre lettere di Beethoven, scritte a distanza di parecchi anni l’una dall’altra, parlano concordemente ed esplicitamente di «poche settimane» o addirittura di «quattordici o quindici giorni». In base a questo, poiché la prima esecuzione ebbe luogo il 5 aprile 1803,4 dovrebbe concludersi che l’ oratorio sia nato, quasi di getto, nel marzo precedente.

« In certi giorni della primavera e del tardo autunno » scrive il Thayer-Riemann «erano proibite a Vienna le rappresentazioni teatrali, e i più noti compositori coglievano l’occasione per esibirsi nel campo delle cantate spirituali, in concerti a loro profitto, o più spesso a scopo di pubblica beneficenza. Chi consulta gli annuari musicali di Vienna s’imbatte a questo riguardo nei nomi di Haydn, Salieri, Winter, Sussmayer, Päer; e Beethoven, che, pur con il suo grandissimo talento, era sempre pronto a cimentarsi e nutriva il desiderio di presentare nel suo prossimo concerto qualche sua nuova composizione vocale, si decise a scrivere un’opera del genere ».

Autore del testo fu il poeta teatrale Franz Xaver Huber. Parlandone molti anni dopo in una lettera del 24 gennaio 1824 alla società degli Amici della Musica di Vienna, Beethoven ne ricordava la musicalità e l’assiduità della collaborazione; ma il testo non dovette averlo soddisfatto troppo, a quanto risulta da un’altra lettera del 23 agosto 1811 (poco più di un mese prima della pubblicazione della partitura) a Breitkopf e Härtel.1 Sembra del resto che il maestro, allegando in seguito più volte, quasi a sua scusa, il fatto di avere scritto l’oratorio in tanto poco tempo, e riconoscendo anche (lettera del 9 ottobre 1811 pure a Breitkopf e Härtel) che « se adesso scrivessi un oratorio, lo farei in modo del tutto diverso », non sia rimasto eccessivamente contento neppure dell’opera sua musicale. Il Prod’homme accenna ad una conversazione del febbraio 1823 in cui, dopo un’esecuzione dell’oratorio, lo Schindler, rispondendo evidentemente a qualche osservazione di Beethoven, scrive: « Lei dice che è troppo drammatico nell’insieme? nelle arie? » ed aggiunge, come dando ragione ad un giudizio espresso dal maestro in risposta alle sue domande, « Il Cristo in verità non dovrebbe cantare ». Certo l’opera non è il frutto di una lunga meditazione ed elaborazione. Ma piacque molto al pubblico fin dalla prima esecuzione. A Vienna fu data altre tre volte nello stesso anno; e numerose furono nei paesi tedeschi le repliche successive. In una lettera a Varena del marzo 1813 Beethoven poteva vantarsi che essa fosse stata eseguita dappertutto. Di due esecuzioni italiane, avvenute entrambe il venerdì santo (7 aprile) del 1827 undici giorni dopo la morte di Beethoven), abbiamo particolare notizia dai relativi programmi conservatici: la prima ebbe luogo a Perugia, nella casa del marchese Antinori, la seconda in una Accademia di Corte tenutasi in altra città il cui nome non figura nel programma. La partitura fu pubblicata soltanto, come si è detto, nel 1811, dopo varie trattative, più volte lasciate e riprese, con le case editrici Breitkopf e Härtel e Kühnel. Nel frattempo Beethoven aveva apportato all’opera aggiunte e modificazioni diverse; così che non è possibile oggi stabilire con precisione il contenuto della redazione secondo cui essa fu originariamente eseguita. La critica non condivise troppo, neppure nei primi tempi, gli entusiasmi del pubblico. Essa trovò in generale nell’opera mancanza di carattere religioso che per taluni, come C. M. von Weber, si concretava principalmente nell’assenza o quasi di tipiche forme musicali severe (fughe) e predominio, d’altra parte, di forme teatrali1 come duetti, terzetti, arie, che, favorite dall’impostazione del libretto, contribuivano a presentare il Cristo in un aspetto sentimentale piuttosto che divino, ed a colorire con un carattere troppo crudo le scene più drammatiche. Un disamina più equilibrata, che riconosce insieme con i difetti anche i pregi, è quella, da alcuni attribuita allo Hoffmann, pubblicata nella Allgemeine Musikalische Zeitung di Lipsia (nn. 1 e 2 del 1812), di cui il Boyer dà un ampio riassunto. Troppo entusiastici non sono neppure i giudizi di critici e musicologi più recenti. Alcuni d’essi, come il Marx, e, più vicini a noi, il Bekker e il Suares, si esprimono in modo negativo; quest’ultimo ha poi il torto di inquadrare il suo giudizio in una discutibile critica generale di tutte le composizioni di carattere religioso di Beethoven, compresa la Missa Solemnis. Opinioni più larghe sono quelle del Boyer e dello Jolivet che, pur trovando l’opera ineguale nelle sue varie parti dal punto di vista sia della concezione che della realizzazione artistica, ne individuano i punti significativi.

I. Introduzione, recitativo e aria: Gesù: Jehovah, du mein Vater! (Jehova, padre mio!) Meine Seele ist erschüttert (L’anima mia è sconvolta); Vater! (Padre!). Orchestra: 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 tromboni, timpani e archi. di un fosco colore romantico, è la pagina più espressiva dell’opera. Soltanto alla fine l’atmosfera si schiarisce; un accordo arpeggiato si innalza dai fagotti ai violini e alle viole per estendersi e compiersi armoniosamente nelle sonorità estreme dei flauti da una parte e dei bassi dall’altra: momento mistico di tregua, come se nell’oscurità apparisse ad un tratto la bianca figura del Salvatore in preghiera. Ma il recitativo di Gesù cancella subito l’impressione consolatrice, riportandoci nella cupa oscurità iniziale. I due stati d’animo espressi dal testo dell’aria (spavento-preghiera) hanno trovato corrispondenza in due diversi temi musicali: il primo in un tipico do minore. Il secondo, più dolce e melodioso, in mi bemolle. Allegro: con un piccolo vocalizzo alla fine: al piacer della voce, dice la didascalia italiana.

II. Recitativo del Serafino: Erzittre, Erde! (Trema, terra!) — Aria: Preist des Erlösers Güte (Celebrate la bontà del Salvatore) ; o Heil euch (O voi beati), con coro d’angeli. Orchestra: 2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 trombe, 3 tromboni, 2 timpani e archi. Il recitativo del Serafino esprime la pietà per l’angoscia del Figlio di Dio. L’aria – Larghetto.Esalta in principio la bontà del Signore con una specie di fervorino in realtà non troppo convincente per il suo carattere aggraziato; poi preconizza la beatitudine di quelli che saranno redenti e la condanna dei reprobi. Alla voce del Serafino si unisce un coro d’angeli. L’episodio si avviva di un forte contrasto drammatico, concluso, dopo un’ultima scansione in fff delle parole Verdammung ist ihr Loos! (Dannazione è il loro destino !), da una osannante glorificazione dei beati, in cui il Serafino ha l’ultima parola con una cadenzetta anche qui al piacer della voce.

III. Recitativo : Gesù : Verkündet, Seraph, mir dein Mund Erbarmen meines ewigen Vater sì (Mi annuncia la tua bocca, o Serafino, la compassione del mio eterno Padre?); Serafino: So sprich Jehova (Cosi dice Jehova). Duetto: Gesù: So ruhe denn mit ganzer Schivere auf mir, mein Vater, dein Gericht (Allora dunque, Padre mio, fa gravare su di me con tutto il suo peso il tuo giudizio), e Serafino: Erschüttert seh ich den Erhabnen in Todes Leiden eingehüllt (Commosso vedo il Generoso in preda di sofferenze mortali). Orchestra: 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 tromboni, archi. Le parole del Serafino : So sprich Jehova che annunciano a Gesù l’irrevocabilità della decisione del Padre, scandite sopra una successione d’accordi di strumenti a nato, sono d’una mistica gravità. Meno originale, ma non privo di efficaci inflessioni melodiche e in qualche punto di drammatica incisività, il duetto Adagio molto.

IV. Recitativo: Gesù: Willkotnmen, Tod (Benvenuta, morte) — Alla marcia e Coro: Wir haben ihn gesehen (Lo abbiamo veduto).Orchestra: 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, timpani e archi. La marcia dà l’impressione della turba che avanza circospetta alla ricerca di Gesù: musicalmente un episodio di colore analogo ad altri, descrittivi o decorativi, che il maestro introdurrà, oltre che nel Fidelio, anche in successive composizioni di carattere rappresentativo, come ad es. l’ Egmont e le Rovine d’Atene. Ma l’entrata del coro, che s’innesta ad essa, definisce il carattere dell’episodio.

V. Recitativo: Gesù: Die mich zu fangen ausgewogen sind, sie nahen nun (Quelli che sono venuti a prendermi ora si avvicinano). Coro, La turba: Hier ist er, der Verbannte (E qui, il bandito); i discepoli: Was soll der härm bedeuten? (Che significa questo schiamazzo?).Orchestra: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi. Il recitativo di Gesù è reso nel suo carattere angoscioso più dall’orchestra che dalle parole declamate. Efficace è pure il breve commento strumentale della invocazione al Padre perché le ore del martirio passino veloci come le nubi trasportate dal vento tempestoso per il cielo. La turba, che infine ha trovato Gesù, irrompe con un secondo coro più violento, il cui tema Allegro molto. s’ avvicina a quello del Quartetto della pistola nel Fidelio. Pavido è l’altro coro, dei discepoli, che temono per li loro sicurezza.

VI. Recitativo : Pietro : Nicht ungestraft (Non impunemente), Gesù: O lass dein Schwert in seiner Scheide ruhn ; (Lascia la tua spada nel fodero); Terzetto: Pietro: In meinen Adern Wuhlen gerechten Zorn und Wuth (Nelle mie vene ribollono giusta ira e furore), Gesù: Du sollst rieht Rache üben (Non devi vendicarti), Serafino: Merk auf, O Mensch, und höre (Sta attento, uomo, e ascolta), coro della turba e dei discepoli —

VII Coro finale degli angeli: Welten, singen Dank und Ehre (Mondi, elevate canti di ringraziamento e di gloria).Orchestra: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, i corni, archi (a cui nel finale si aggiungono 2 trombe, ; tromboni e timpani). Nella forma concertata del terzetto: Andante cantabile, attraversata ogni tanto dalle voci furenti della turba e da quelle timorose dei discepoli, si compendiano l’irruenza di Pietro, la dolcezza sermoneggiante del Serafino, la divina mansuetudine di Gesù. Infine le parole risolutive di Gesù : Meine qual ist bald verschwunden, der Erlosung Werk vollbracht (La mia pena è presto passata, l’opera di salvezza è compiuta) aprono la via alla celebrazione finale del coro: una introduzione solenne – Maestoso, un fugato dal tema d’una giubilante concisione, una ripercussione d’acclamazioni, una foga, nell’insieme, che venne giudicata troppo irruente per il carattere sacro dell’opera, ma s’avvicina già musicalmente allo spirito entusiasta di altre e più note celebrazioni beethoveniane.

Gli esempi musicali in MIDI di questa pagina sono curati da Pierre-Jean Chenevez. Chi volesse consultare o richiedere questi file, può contattare l’ autore tramite il nostro modulo di contatto.