Opus 54

Sonata in Fa maggiore per pianoforte
I) In tempo di minuetto – II) Allegretto

OPUS 54 – Sonata in Fa maggiore per pianoforte, op. 54, seconda metà 1804, pubblicata a Vienna, Bureau d’arts et d’industrie, aprile 1806. GA. n. 145 (serie 16/22) – B. 54 – KH. 54 – L. II, p. 279 – N. 54 – T. 114

Il manoscritto originale è sconosciuto. Abbozzi del secondo tempo si trovano nel quaderno del Fidelio. E un’opera curiosa e difficile a comprendersi per quel tanto di meccanico, di cerebrale, di antipassionale, insolito in Beethoven, che vi si trova. Altre due sonate  (senza contare quelle dell’op. 49, troppo giovanili, e quella dell’op. 111, troppo «fuori serie») Beethoven ha scritto in due soli tempi: l’op. 74, dedicata a Therese Brunswik, in fa diesis maggiore e l’ op. 90, dedicata a Moritz Lichnowsky, in mi minore, dove il contenuto spiritoso e delicato dà, in armonia con le proporzioni ridotte, il senso d’una perfezione spirituale e formale; mentre la sonata in oggetto potrebbe quasi considerarsi come l’abbozzo di un qualche cosa di più vasto, ma rimasto incompiuto. Il tema iniziale del primo tempo dà l’idea di un minuetto di grazia tranquilla, per quanto un po’ aggrondata. Lo stesso non può dirsi dell’episodio che lo segue con la sua figurazione a terzine, forte e staccato, svolta in imitazioni all’ottava  per moto retto e contrario, inasprita maggiormente dagli sforzati in contrasto con l’accentazione ternaria della misura: episodio che si sarebbe tentati di chiamare « sgraziato », come l’improvviso irrompere di grida incomposte nel mezzo di un discorso sereno. Ma il tema di minuetto ha il sopravvento, riaffermandosi con maggiore scorrevolezza melodica dopo l’opposizione di questa sfuriata, e ancora più dopo un secondo, minore attacco della stessa; infine spiegandosi nella conclusione con una certa gravità vittoriosa al disopra di un sottomesso borbottio dell’altra nelle terzine sul fa basso. In complesso una « opposizione di principi » risolta, come in tante altre e maggiori pagine beethoveniane, con il trionfo dell’uno d’essi: ma senza che si possa parlare qui di un conflitto di elementi passionali, chela materia prima musicale non reggerebbe. A definirla nella sua « categoria » può giovare analogicamente il richiamo del Rosenberg all’episodio de La Belle et la Bête in Ma mere l’Oye di Ravel, in cui la musica accompagna il progressivo ammansirsi del mostro davanti alla grazia della principessa liberatrice.
La ruvidezza e delicatezza spiegate da questo primo tempo nella successione ed opposizione di due elementi musicali diversi e ben distinti appaiono nel secondo più sottilmente compenetrate nello svolgimento di un unico elemento tematico: una figura dì movimento che percorre tutta la pagina colorandosi di luci diverse e lasciando affiorare piccoli episodi, in un continuo addensarsi e sciogliersi di fisionomie tonali diverse, fino alla conclusione del Presto.
Sulla base di varie analogie degli elementi musicali costitutivi il Rosenberg collega questo tempo allo stesso ordine di idee del precedente, nello spirito della favola raveliana. Lo Schering si riferisce alla musica che deve accompagnare il ballo mascherato nella prima scena del secondo atto di “Tanto chiasso per nulla” di Shakespeare. Primo tempo: riguarda le coppie Hero e Don Pedro, la dama di compagnia Orsola,  Antonio, i servitori Baldassarre e Margherita; presenta le prime due in grazioso passo di minuetto mentre la terza si abbandona alla voluttà di vorticose giravolte. Secondo tempo: ha per oggetto la quarta coppia: Beatrice e Benedetto: personaggi in continuo contrasto fra loro, che non cessano mai di scambiarsi frizzi maliziosi e giuochi ironici di parole.

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