Opus 30 Sonate (3) per pianoforte e violino in la maggiore, do minore, sol maggiore

Opus 30 Sonate (3) per pianoforte e violino in la maggiore, do minore, sol maggiore, , op. 30, dedicate allo Zar Alessandro I di Russia, 1802, pubblicate in parti staccate a Vienna, Bureau d’arts et d’industrie, maggio-giugno 1803; in spartito a Francoforte, Dunst, verso il 1835.GA. nn. 97-99 (serie 12/6-8) – B. 30/1-3 – KH. 30/1-3 -L. II, pag. 121 – N. 30/1-3 – T. 96.

Opus 30 numero 1 Sonata per pianoforte e violino in la maggiore

I) Allegro – II) Adagio molto espressivo – III) Allegretto con variazioni

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Numerosi abbozzi se ne trovano nel quaderno Kessler descritto dal Nottebohm. Se si dovesse definire sinteticamente il carattere di quest’opera, basterebbe dire ch’essa è di una amabile serenità, al conseguimento della quale cooperano tanto i singoli temi in sé quanto la loro elaborazione. Così, nell’Allegro, l’esposizione a tre parti, e pur tanto leggera, del primo tema, la tenera melodia del secondo, la reciproca compenetrazione, anche nello sviluppo, di questi due principali se non unici elementi formativi, le cadenze, la breve coda. La melodia dell’Adagio è come una canzone di pace, soffusa, in qualche momento, di malinconia, sostenuta, o seguita, da una marcata ma sempre duttile figura ritmica d’accompagnamento (come nel tempo corrispondente della Quarta Sinfonia) : nel complesso un perfetto equilibrio di forma e d’espressione. A terzo tempo era originariamente destinato, sembra, l’attuale Presto della Sonata a Kreutzer, come appare anche dalla sua posizione negli abbozzi; ma dovette quasi subito prevalere l’idea di sostituirvi l’ Allegretto attuale (abbozzato nello stesso quaderno molte pagine dopo gli altri due tempi) come più rispondente allo spirito dell’insieme. Il tema ha, nella lettera e nello spirito, qualche affinità con quelli, nello stesso tono di la maggiore, del Finale della Sonata per pianoforte e violoncello op. 69, e del terzetto Ettch werde Lohn del Fidelio.

Opus 30 Sonata numero 2 per pianoforte e violino in la maggiore

I) Allegro con brio- II) Adagio cantabile – III) Scherzo – Allegro – Trio – IV) Finale. Allegro

Il manoscritto originale fa parte del fondo Bodmer della Beethovenhaus. Gli abbozzi si trovano nel quaderno Kessler come quelli della sonata precedente. La struttura del primo tempo e l’impianto stesso nel tono di do minore suggeriscono subito l’analogia esterna con altre composizioni di poco anteriori: il Quartetto op. 18 n. 4, il terzo Concerto per pianoforte e orchestra. Ma l’enunciazione del primo tema, sul cupo e quasi minaccioso murmure d’accompagnamento, ha un impeto che non si trova nelle suddette; ed esso prende nello sviluppo (in rapporto con il secondo) e soprattutto nella perorazione finale un carattere appassionato ed eroico. Nel complesso: conflitto e fusione di due principi diversi anche se non radicalmente opposti, mentre nella sonata precedente trattavasi di un prezioso lavoro d’intarsio, con la significazione unica del particolare stato d’animo « amabile ». Fra questo primo tempo e l’ultimo — lo Scherzo per il momento non entra in valutazione l’Adagio si inserisce, analogamente all’ Andante della Quinta Sinfonia, come una parentesi contemplativa di cui la elaborazione mette maggiormente in rilievo la bellezza. L’episodio in minore (ripreso e concluso in maggiore) è una inconfondibile pagina beethoveniana di « profondità nella semplicità », intercalata nel magnifico testo della melodia principale, il ritorno e l’ulteriore sviluppo della quale sono poi condotti con una opulenza (basta pensare all’alone di sfondo creato dal fluido movimento di scale del pianoforte) che la magnifica maggiormente senza retorizzarla. Il carattere dello Scherzo non lega troppo né con l’impetuosa drammaticità del primo e dell’ultimo tempo né con la dolcezza meditativa dell’ Adagio. Tenendo conto di questo si potrebbe pensare che la Sonata non avrebbe perduto niente della sua essenzialità se ne fosse restata priva; ma d’altra parte si tratta di una pagina in sé viva ed originale costituente nel complesso dell’opera, per quanto non sostanzialmente necessaria, un diversivo che può apparire anche opportuno. L’Allegro finale ci riporta allo stato d’animo del primo tempo, in confronto del quale ha più impeto, ma non eguale intensità drammatica; il carattere di Rondò, per quanto in forma di Sonata, contribuisce a dargli, con i periodici ritorni — qualcuno preparato un po’ alla Haydn —, un che di più spigliato; in certi punti come di danza sfrenata. Il carattere drammatico è tuttavia sensibile nel primo tema ; e si concentra ancor più nel Presto conclusivo, d’una travolgenza paragonabile a quella del Finale della Sonata appassionata e del primo tempo della Quinta Sinfonia. Lo Schering definisce questa sonata come « una musica beethoveniana del Werther di Goethe ». Il Primo tempo sarebbe il ritratto musicale di Werther, come egli stesso si descrive nella lettera del 30 agosto (primo libro) all’amico di Guglielmo parlando della sua angosciosa passione per Lotte e del suo errare per campi e boschi alla ricerca di un po’ di calma. Il Secondo tempo corrisponderebbe a quanto Werther dice nella lettera del 24 novembre (secondo libro) sul fascino che emanava da Lotte mentre suonava il pianoforte ed accompagnava ad esso la sua dolce e leggera voce, suscitando in lui l’ardente desiderio di baciarla — Il Terzo tempo si riferirebbe alla lettera del 16 giugno (primo libro): Lotte: Giuochiamo a contare: Attenti! io vado intorno da destra a sinistra, e voi contate ognuno il numero che gli spetta; deve essere un fuoco di fila: chi inciampa o si confonde si piglia uno schiaffo». Nel Trio: la scena del ballo, descritta nella medesima lettera, con la confusione e i contrattempi delle coppie inesperte che non riescono ad andare ad egual passo e ritmo ¦— Quarto tempo : Commozione intensa di Lotte e di Werther dopo la lettura dei lagrimevoli canti di Ossian, presentimento di Lotte del suicidio di Werther; loro disperato abbraccio ed addio.

Opus 30 Sonata numero 3 per pianoforte e violino in sol maggiore

I) Allegro – II) Adagio – III) Allegretto con variazioni

In confronto con l’impegno espressivo della seconda Sonata, ed anche con l’amabilità della prima, questa terza appare d’un carattere più leggero, a cui qualche atteggiamento popolaresco aggiunge un interesse di colore. Nel primo tempo, piuttosto che di compenetrazioni e tanto meno di opposizioni tematiche, si può parlare di una omogenea continuità degli elementi musicali costitutivi: tanto essi appaiono, dopo l’impetuoso slancio dell’inizio, come discendenti l’uno dall’altro senza contrasti né fratture né intrecci, neppure nella breve parte di sviluppo. Il Tempo di Minuetto è di una dolcezza sostenuta che l’avvicina al corrispondente —¦ pure in mi bemolle maggiore e destinato ad assolvere lo stesso compito di quasi gravità della Sonata per pianoforte op. 10 n. 3. Il Trio ha per base uno spunto tematico haydniano caro a Beethoven, che si è avuto e si avrà ancora occasione di ricordare. L’Allegro vivace finale arieggia schemi di danze popolari russe. Alcuni atteggiamenti ci richiamano alla fantasia altri Rondò. Secondo lo Schering Beethoven nel comporre questa Sonata si sarebbe ispirato al Singspiel Lila di Goethe. Primo tempo : Per guarire Lila che, affetta da una cupa malinconia, vive solitaria in una foresta, i familiari le si presentano travestiti, fingendo di essere gli spiriti da lei invocati; la circondano cantando e danzando e la servono a tavola — Secondo tempo : Le filatrici si incontrano con gli uomini e danzano con loro. Terzo tempo. Canzone delle filatrici intente all’arcolaio. La musica descrive il ruotare degli arcolai, il girare dei fusi, gli arresti, gli intoppi, le riprese e tutta la spensieratezza e l’allegria della scena. Nell’Adagio della Sonata op. 7, nell’Allegretto molto della Sonata op. 10 n. 1, nella Fantasìa op. 77, nel primo tempo della Sonata op. 10 (tutte per pianoforte), nel Trio del Minuetto del Quartetto op. 18 n. 5, nel terzo tempo del Trio op. 70 n. 2. L’attribuzione a Beethoven, di cui parla il Frimmel, di una trascrizione di questa Sonata per quintetto di fiuto, violino, due viole e violoncello, pubblicata nel 1803 dall’editore Spehr a Braunschweig, (Hess Anhang 8) non è oggi riconosciuta.

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