Opus 12 Sonate (3) per pianoforte e violino in re maggiore, la maggiore, mi bemolle maggiore

Opus 12 Sonate (3) per pianoforte e violino in re maggiore, la maggiore, mi bemolle maggiore, op. 12, 1797-1798, dedicate a Ferdinando Salieri, pubblicate a Vienna, Artaria, dicembre 1798. GA. n. 92-94 (serie 12/1-3) – B. 12 – KH. 12 – L. I, p. 127 – N. 12 – P. 102 – T. 60.

Il manoscritto originale è perduto. Ad abbozzi quasi compiuti della seconda sonata, conservati a Berlino, accenna di sfuggita il Nottebohm (II, pag. 45) parlando della Sonata op. 14 n. 1 per pianoforte.

Opus 12 numero 1 Sonata per pianoforte e violino in re maggiore

I) Allegro con brio – II) Tema con variazioni (Andante con moto) – III) Rondò – Allegro

Il primo tema dell’ Allegro con brio, che sarà poi base dello sviluppo in minore, è costituito, dopo la fanfara d’esordio, dall’appello del violino, che affiora dalla figura di movimento del basso; il secondo, dialogato fra i due strumenti, ha una forma più elaborata e di carattere distensivo. A caratterizzare l’ Adagio basta il grande quadro formato dalle due ultime Variazioni (III e IV) : l’una in minore, con la dinamica alternativa delle sue larghe simmetrie melodiche e ritmiche; l’altra di nuovo in maggiore che sembra risponderle, come a placarla, piano e dolce : in principio quasi timida nella lenta penetrazione del sincopato; poi animandosi vittoriosamente e infine spegnendosi in serenità. Il Finale {Rondò) si adegua allo spirito del primo tempo con un ritornello, si direbbe, di canzone popolare danzante e intermezzi di bel respiro melodico tonalmente coloriti.

Opus 12 Sonata numero 2 per pianoforte e violino in la maggiore

I) Allegro vivace – II) Andante più tosto allegretto – III) Allegro piacévole (!)

L’Allegro vivace iniziale si presenta con la festosità e lo slancio che nello stesso tono e ritmo apriranno qualche anno dopo il Quinto Quartetto dell’op. 18; la conclusione del tempo spiegherà maggiormente nel graduale spegnimento in frammenti delle varie parti, fino all’ultima del basso, lo spirito racchiuso già in quest’entrata. L’Andante si svolge nella stessa atmosfera nostalgica in cui nascerà tanti anni dopo il tempo corrispondente della grande Sinfonia di Schubert in do maggiore. Il clima sentimentale è lo stesso, per quanto meno raffinato; la struttura diversa, impiantata come di consueto sul principio del dualismo espressivo. Al primo tema, tanto felicemente compenetrato nel ritmo (a somiglianza in questo dell’Allegretto della Settima beethoveniana), se ne alterna, quasi ad addolcirne la malinconia, un secondo in cui due voci melodiche scorrono con dolce indolenza l’una in imitazione dell’altra: alla fine essi appaiono felicemente fusi in un unico senso poetico musicale. Il Rondò partecipa della spigliatezza e festosità del primo tempo, con alternanza di elementi eleganti e popolareschi: ai quali ultimi possono riferirsi i due intermezzi, il secondo specialmente in re maggiore.

Opus 12 Sonata numero 3 per pianoforte e violino in mi bemolle maggiore

I) Allegro con spirito – II) Adagio con molta espressione – III) Rondò – Allegro molto

È nell’ Allegro e nel Rondò di un carattere più concertistico e brillante delle altre due sonate: nell’ Allegro soprattutto con il suo paludamento di arpeggi e di passi in volata. La prima melodia dell’ Adagio, d’una tranquillità senza scosse, ha qualche punto di contatto con la congenere, nello stesso tono di do maggiore, della Sonata per pianoforte op. 31 n. 1. La seconda — una lenta frase del violino, accompagnata dagli arpeggi del pianoforte — si libra nell’atmosfera di una superiore contemplazione. Il Rondò, come quelli delle due sonate precedenti, è retto da un sentimento di elementare gaiezza; ma qui siamo nei sobborghi piuttosto che nei salotti, e possiamo anche immaginare qualche atteggiamento di opera buffa. Lo Schering riferisce questa sonata ad alcune scene del piccolo Singspiel buffonesco : Scherz, List und Rache (Scherzo, astuzia e vendetta) di Goethe, scritto nel 1784 (e musicato già nel 1790 dal Kayser), ove si tratta dei raggiri a cui Scapino e Scapina ricorrono per riprendere ad un vecchio, avaro dottore il gruzzolo che questi intrigando era riuscito a farsi lasciare in eredità da una loro zia. Il primo tempo troverebbe la sua ragione nella scena del primo atto che ha per argomento l’incontro di Scapino con Scapina sulla soglia della porta di casa del dottore, da cui Scapino è riuscito a farsi accettare come servo. Il secondo deriverebbe dal Canto della notte di Scapina al principio del quarto atto : O propizia notte! tu sei l’altra metà della vita, ecc. Il terzo si riferirebbe alla scena tragicomica del secondo atto minutamente concertata fra Scapino e Scapina, che riescono a mettere il dottore nella condizione di subire senza possibilità di scampo il loro ricatto e di spogliarsi, ducato per ducato, di tutto il suo gruzzolo.

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