Opus 9 Trii (3) in sol maggiore, re maggiore, do minore, per violino, viola e violoncello

Opus 9 – Trii (3) in sol maggiore, re maggiore, do minore, per violino, viola e violoncello op. 9, dedicati al conte di Browne, 1796 – primi mesi 1798, pubblicati in parti staccate a Vienna, Traeg luglio 1798; in partitura a Mannheim Heckel (con il consenso dell’editore proprietario Haslinger) ottobre 1848. GA. nn. 55-57 (serie 7/2-4) – B. 9 – KH. 9 – L. I, p. 88 – N. 9 – P. 93 – T. 53.

I manoscritti originali sono perduti. Abbozzi del Finale del primo Trio e dello Scherzo del terzo sono ricordati dal Nottebohm in mezzo ad alcuni del Rondò della Sonata patetica.

Opus 9 numero 1 – Primo trio in sol maggiore per violino, viola e violoncello

I) Adagio – Allegro con brio – II) Adagio, ma non tanto e cantabile – III) Scherzo – Allegro – IV) Presto

S’apre con una introduzione lenta, dalle ultime battute della quale il primo tema dell’ Allegro prende l’avvio compiendosi poi come significato in una melodia gioviale. Temi secondari, sviluppo, riesposizione, coda, hanno la stessa comunicatività di linguaggio aperta, vorremmo dire popolare nel senso più vasto ed essenziale della parola, come ad esempio nel primo tempo della Seconda Sinfonia. L’Adagio si distende nelle alternative di un fraseggio a larghe volute fra i tre strumenti con fisionomia di notturno, che l’episodio modulante in sol maggiore, mi minore, si maggiore, colorisce più espressivamente. Lo Scherzo è una delle consuete pagine del genere scritte da Beethoven in questo periodo: spunti melodico-ritmici elementari, quasi poveri, che s’arricchiscono man mano d’interesse nella vivacità del movimento e dell’intreccio strumentale. La particolare fisionomia del Presto finale è determinata dal primo tema, che domina poi il tempo in tutto il suo corso: una specie di cicaleccio continuo che, in forma più spigliata, corrisponde allo spirito dell’Allegro iniziale.

Opus 9 numero 2 – Secondo trio in re maggiore per violino, viola e violoncello

I) Allegretto – II) Andante quasi allegretto – III) Menuetto – Allegretto – IV) Rondò – Allegro

È analogo al primo per la « cordialità espressiva » e la poetica dolcezza di alcuni momenti; ha forse, nel complesso, minore consistenza, ma è elaborato con la medesima finezza. Il tema iniziale dell’ Allegretto consta egualmente di due parti : la prima (qui più ampia) risolta nella seconda, e questa del pari marcata nel ritmo; tipiche in essa la ricorrenza del gruppetto propulsivo, simile a quello che dovrà poi caratterizzare il tempo corrispondente della Seconda Sinfonia, e 1’« impennata » a metà del suo corso, che ci fa pensare ad un momento dello Scherzo dell’opera medesima. Andante quasi allegretto, d’una fine eleganza, ha fisionomia di romanza o di serenata; ne è principale interprete il violino, e subordinatamente il violoncello. Inquadra la melodia una figura in staccato come un preludio, un intermezzo o commento più propriamente strumentale. Il terzo tempo ha nelle prime due parti carattere di minuetto melodico; il Trio è come un piccolo intermezzo di colore, con il ritmico battito del suo motivetto pianissimo. Il Rondò riassume in certo qual modo lo spirito della composizione intera; particolarmente risponde in forme più vivaci a quello del tempo iniziale

Opus 9 numero 3 – Terzo trio in do minore per violino, viola e violoncello

I) Allegro con spirito – II) Adagio con espressione – III) Scherzo : Allegro molto e vivace – IV) Finale – Presto

Come il corrispondente dell’op. 1 per pianoforte, violino e violoncello, si distingue dai due precedenti per il carattere impetuoso ed appassionato, tipico del resto anche di tante altre composizioni in do minore di Beethoven. Ci sembra di poter individuare la particolare fisionomia del primo tempo nel frammento di scala minore discendente do, si naturale, la bemolle, sol, con cui si annuncia il tema iniziale: elemento musicale distintivo dell’esposizione, ed ancor più eloquentemente dello sviluppo e della coda, nella quale viene ampliato in una specie di lenta, desolata figurazione cadenzale. L’ Adagio, per quanto in maggiore, è tuttavia, specialmente nella formulazione e nell’insistenza del suo tema breve e tronco, di un certo colore oscuro, un poco misterioso. Nel terzo tempo l’animazione assume una organicità di movimento e una foga che non conoscono arresto se non all’ultima battuta, senza il temperamento di pensieri accessori (fatta eccezione per il Trio in maggiore con ritmi e sonorità di caccia). Del tema del Presto possiamo notare una certa affinità letterale con quello del Finale del Quartetto op. 18 n. 1, ma le fisionomie sono poi tutte diverse. D’altro canto per la concisione impetuosa la nostra immaginazione si volge indietro all’ultimo tempo del terzo Trio per pianoforte, violino e violoncello dell’op. 1 e corre in avanti a quello della Sonata per pianoforte e violino op. 30 n. 2. Al Trio medesimo dobbiamo riferirci anche per l’identità del tema iniziale del suo primo tempo con il secondo del nostro Finale — che sarà poi ulteriormente ripreso nel Prometeo — e per la conclusione nel modo maggiore, in cui esso si spegne pianissimo, definitivamente placato.

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