Hess 34 Quartetto in fa maggiore per due violini, viola e violoncello, trascrizione compiuta dall’autore della Sonata per pianoforte in mi maggiore op. 14 n. 1

I) Allegro – II) Allegretto – III) Rondò – Allegro

Hess 34 Quartetto in fa maggiore per due violini, viola e violoncello, trascrizione compiuta dall’autore della Sonata per pianoforte in mi maggiore op. 14 n. 1 1 dedicata alla contessa di Braun, 1801 – primavera 1802, pubblicata in parti staccate a Vienna, Bureau d’arts et d’industrie, maggio 1802; in partitura (tascabile), con sottoposta la redazione pianistica originale, da W. Altmann, Lipsia, Breitkopf e Härtel, 1911; recentemente (in partitura grande) da W. Hess nel sesto fascicolo dei Supplemente zur GA., 1963. B. 301 – H. 34 – KH. 14 (p. 33) – L. I, p. 140 – N. 14 (p. 16) – P. 104.

Del manoscritto originale il cat. KH. non dà notizia. A questa trascrizione allude evidentemente una lettera di Beethoven all’editore Breitkopf e Härtel del 13 luglio 1802, nella quale egli, dopo aver detto che « Sarebbe veramente ora di frenare quella mostruosa mania (unnatürliche Muth), che oggi tanto predomina, di adattare anche le composizioni per pianoforte per strumenti ad arco,, strumenti che sono sotto tutti gli aspetti assolutamente differenti fra loro », che per quanto riguarda le sue sonate di pianoforte « non soltanto interi passaggi dovrebbero essere completamente omessi o modificati, ma altri dovrebbero essere aggiunti », e che pertanto le trascrizioni dovrebbero essere fatte o dall’autore stesso o da chi ne avesse almeno « la medesima capacità e inventiva », conclude : « Io ho ridotto una sola mia sonata in Quartetto per archi, perché mi avevano insistentemente implorato di farlo; ma sono ben sicuro che nessun altro potrebbe facilmente fare la stessa cosa ». Non sapremmo dire chi sia stato a pregare tanto insistentemente Beethoven di una tale trascrizione : qualche editore, o forse lo Schuppanzig, desideroso di primizie da presentare nei suoi concerti, o anche la baronessa di Braun, lusingata che il suo nome figurasse un’altra volta, sia pure indirettamente, fra gli omaggi di Beethoven. In quella epoca il maestro doveva essere particolarmente incline a cattivarsi le simpatie del barone di Braun, personaggio molto importante, come altrove si è detto, del mondo teatrale viennese, con il quale poco più di un anno dopo (quando cioè egli assunse la direzione del teatro an der Wien) sarebbe dovuto entrare in relazioni più strette. La lettera di Beethoven può servire di guida nella comprensione delle modificazioni da lui introdotte nella trascrizione: sostituzione di passi pianistici che, trasportati come tali nel complesso quartettistico, avrebbero perduto la loro efficacia; arricchimento di parti in ragione della maggiore disponibilità di risorse offerta da quattro strumenti autonomi capaci di tenere il suono più a lungo, sfruttamento melodico e armonico diverso del diverso mezzo sonoro. L’ispirazione originaria rivissuta nella nuova atmosfera strumentale ha dato in conseguenza origine a forme analoghe, ma non identiche. In quanto al trasporto della tonalità, esso non poté avere altra ragione che nella necessità di utilizzare la nota grave più bassa (do) della viola e del violoncello come dominante del tono, ciò che non sarebbe stato possibile mantenendo l’impianto del pezzo un semitono più sotto, in mi maggiore