Hess 47 Redazione per pianoforte, violino e violoncello del trio per archi Opus 3 (incompiuto) in mi bemolle maggiore

I) Allegro con Brio – II) Andante

Hess 47 Redazione per pianoforte, violino e violoncellodel trio per archi Opus 3 (incompiuto) in mi bemolle maggiore – 1816 circa – pubblicata per la prima volta da W. Altmann in Zeituschrift fur Musikwssenschaft, anno III, dicembre 1920, pagine 129 – 158, e recentemente da W. Hess nel non fascicolo dei Supplemente zur G.A., 1965. Hess 47 – Accenno in KH, 3, pagina 10 – Biamonti 668.

L’ opera si arresta alla 43° battuta del secondo movimento. Come conunica lo Hess nel suddetto supplemento, pagina 145, il manoscritto (copia dell’ Opus 3 con indicazioni ed appunti di Beethoven per la redazione della parte di pianoforte) si trova oggi presso la Beethovenhaus. Ecco inoltre parte dell’ aritcolo che dedicai al trio per la sua WP a Genova, presso Palazzo Tursi, con il Bridge Trio. (Confuto decisamente la WP del Beethoven Prject Trio: abbiamo fatto la WP due anni prima!)

IL CONCERTO DEL 15 OTTOBRE 2006 E LA PRIMA ESECUZIONE MONDIALE DEL TRIO HESS 47 NEI SUOI DUE MOVIMENTI.

Palazzo Doria Tursi è attualmente sede del Comune di Genova, nonché il più grande e maestoso edificio di via Garibaldi. Chiamato dai genovesi “Il Monarca” (Sebbene nella  centenaria Repubblica di Genova) Nicolò Grimaldi commissionò il palazzo ai fratelli imperiesi Domenico e Giovanni Ponsello, che terminarono l’ imponente costruzione  fra il 1565 e il 1579. Altro  celebre possessore del palazzo fu l’ Ammiraglio Giovanni Andrea Doria, che lo acquistò, alla fine dello stesso secolo,  per cinquantamila scudi d’oro. Successivamente passò a suo figlio Carlo, duca di Tursi. Nel 1820 pervenne ai Savoia, dopo l’ iniqua annessione di Genova al Regno di Sardegna, nel 1815. Dal 1848 è proprietà del Comune di Genova. Il piano nobile, con il Salone di Rappresentanza, sede del concerto qui in esame, fu affrescato alla metà dell’ 800 da Nicolò Barabino e Francesco Gandolfi col ciclo Cristoforo Colombo alla corte di Spagna. Nella Sala della Giunta sono conservati  preziosi cimeli, fra cui il violino “Guarnieri del Gesù”   di Paganini detto “Il Cannone” del 1742 e l’urna contenente le ceneri di Colombo. Collocato in posizione invidiabile, lungo la “Strada Nuova” sfrutta i giochi di colore dei materiali usati per la costruzione della facciata il marmo di Carrara, ardesia e la pregiatissima pietra di Finale Ligure. La conformazione del terreno retrostante fu sfruttata per l’inusuale disposizione degli spazi. La magnifica doppia scalinata è quasi il palcoscenico della Strada Nuova, via su cui si affacciano almeno 20 palazzi di importanza capitale, tanto che il prospetto di tutta la via du immortalato da Pietro Paolo Rubens, e che nell’ Ottocento era con conosciuta con il nome di Via Aurea. Madame de Staël le attribuì un nome ancor più altisonante: quello di Rue de Rois, la Via dei Re. Dal 2006 Il palazzo fa parte, assieme a tutta la via ed ai “Rolli di Genova” del Patrimonio dell’ Umanità – UNESCO. Questa sede eccezionale  a fatto da culla alla prima mondiale assoluta di una sconosciuta pagina del Beethoven  trascrittore, ovvero il frammento del Trio per pianoforte, violino e violoncello Hess 47, dal trio per archi op. 3. Questa trascrizione, originale dell’autore, si interrompe malauguratamente alla 43esima battuta del secondo movimento. La prima edizione, con descrizione, si deve a Wilhelm Altmann in « Zeitschrift für Musikwissenschaft », III (dicembre 1920), alle  pagine 129- 158. L’autografo, passò dal collezionista Hans Prieger, al benefattore  H.C. Bodmer che lo donò alla Beethoven-Haus nel 1956. Il suo numero di catalogo è SBH 713.

Willi Hess, Stranamente, nel suo catalogo ed  in testa alla partitura (SBG, volume IX, 1965, pagina 51 e seguenti) indica una data di composizione estremamente fluttuante,: dal 1800 al 1817. Nonostante si debba ammettere l’ enorme fortuna del trio – serenata Opus 3, appare quantomeno improbabile che l’ autore abbia rimesso mano così posteriormente ad un’ opera di 20 anni più vecchia. Inoltre, non dobbiamo trascurare il fatto che nel 1807 l’ autore pubblica la sonata per violoncello e pianoforte, presso Artaria come Opus 64, trascrizione anche essa della suddetto trio Opus 3. Contrariamente a quello che pensava Hess, che non riteneva la sonata di mano di Beethoven, non possiamo trascurare l’ articolo apparso sulla “Wiener Zeitung”  del 27 marzo 1807. In detto articolo si legge testualmente che la sonata fu composta “sozusagen unter Beethovens Augen”, che le fu dato numero di opus , e che l’ autore e l’ editore furono molto soddisfatti di questo lavoro. Talmente soddisfatti, io penso, che possiamo ascrivere a questo periodo, ovvero 1806-1808, il torso beethoveniano Hess 47; un’ ennesima esplorazione nel materiale tematico della Serenata. Il primo movimento – Allegro con Brio – in mi bemolle maggiore, 288 battute, ci è pervenuto nella sua interezza. Facendo gli ovvi raffronti fra il trio Op.3, la sonata Op.64 ed Hess 47, si può vedere facilmente quanto questo movimento sia già rifinito. Analizzando la partitura assieme ai componenti del “Frank Bridge Trio” Giulio Glavina, Mariangela Marcone e Roberto Mazzola, ci rendemmo immediatamente conto che l’ esecuzione di questo primo movimento di trio era certamente possibile. Purtroppo altrettanto non si può dire per  il secondo movimento, che si interrompe alla misura 43.  Il secondo movimento del Trio Opus 3 – Andante – in si bemolle maggiore consta di 141 battute, per cui Beethoven ne trascrisse circa un terzo dall’ originale. La parte del violino rimane pressoché inalterata, rispetto alla partitura sorgente del trio Opus 3, mentre la parte della viola viene traslata alla mano sinistra del pianoforte, creando un curioso effetto di “note centrali” che tendono ad appiattire il suono. Tuttavia, questa sensazione è equilibrata dalla parte del violoncello, che ridona profondità ed equilibrio all’ insieme.