Amici, mecenati e donne che ebbero un ruolo nella vita di Beethoven

Adamberger Antonie (1790-1867?). Attrice e cantante che prese parte alla prima esecuzione delle musiche dell’Egmont nel 1810, nella parte di Klärchen.

 

Albrechtsberger Johann Georg (1736-1809). Organista di Corte e Maestro di Cappella nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna dal 1792. Compositore celebre e illustre teorico era famoso come contrappuntista e molto ricercato come insegnante. Beethoven, dopo la partenza di Haydn per Londra, avvenuta nel gennaio 1794, ne divenne allievo per canone, contrappunto e fuga. Le lezioni durarono all’incirca per un anno e mezzo e alcuni critici vogliono vedere, in certi aspetti polifonici che si ritrovano nelle opere degli anni attorno al 1795, l’influenza dell’insegnamento di Albrechtsberger.

Alessandro I, Imperatore di Russia (1777-1825). Alessandro aveva ricevuto, nel 1803, la dedica delle Sonate per Violino Op.30, ma Beethoven non aveva avuto alcun segno di riconoscimento. Per la moglie, Imperatrice Elisabetta Alexievna, durante il Congresso di Vienna, nel 1814, Beethoven scrisse la Polacca Op.89, e ne ricevette in compenso 50 ducati d’oro. L’Imperatrice fece anche ricompensare Beethoven con 100 ducati per le Sonate per Violino. Vi fu un incontro, durante il Congresso, fra Beethoven e l’Imperatore che in seguito fu uno dei sottoscrittori per l’edizione dalla Missa Solemnis.

 

Amenda Karl (1771-1836). Nato in Curlandia, ove aveva studiato teologia, giunse a Vienna nel 1798, e fu nominato precettore dei figli del Principe Lobkowitz. Era un buon violinista. Divenne subito amico di Beethoven che gli offrì la copia della prima versione del Quartetto Op.18 nr.1. Il Quartetto fu poi sottoposto a varie modifiche e Beethoven pregò l’amico Amenda di non mostrare mai a nessuno la prima versione. Amenda lasciò Vienna nella tarda estate del 1799 e non vi fece più ritorno. Divenne pastore a Mirben, vicino a Talsen, nel suo paese di origine. Rimase però in contatto epistolare con Beethoven per alcuni anni. Le loro lettere sono colme di affetto. Amenda fu uno dei pochi cui Beethoven, con una famosa lettera del 1o giugno 1801 [K.50], confidò l’insorgere della sua sordità.

 

Anschütz Heinrich (1785-1865). Scrittore, commediografo e attore, era giunto a Vienna nel 1821 ove conobbe Beethoven col quale rimase in relazione negli anni successivi. Fu lui a leggere l’orazione funebre scritta da Grillparzer ai funerali di Beethoven.

Artaria & C.. Famiglia di editori italiani, originaria di Blevio (Como), che si divise in due rami, uno dei quali svolse la sua attività a Vienna ove, attorno al 1770 i cugini Carlo (1747-1808) e Francesco (1744-1808) aprirono la casa editrice musicale Artaria. Sotto la loro direzione la casa svolse una grande attività pubblicando moltissime opere di Haydn (circa 300!), Mozart, Stamitz, Cannabich e naturalmente di Beethoven. Delle opere di Beethoven si occupava in modo particolare Domenico (1775-1842), figlio di Francesco. Lavorarono nella ditta anche altri italiani, fra i quali Boldrini, Giovanni Cappi e Tranquillo Mollo che, da “giovani di negozio”, il 15 ottobre 1793 divennero contitolari. Un altro Artaria, Matthias (1770-1835), che viveva a Mannheim, si trasferì a Vienna nel 1817 e nel 1822 aprì una sua casa editrice indipendente che pubblicò, solo dopo la morte di Beethoven, le Op.130 e 133.

Averdonk Severin Anton (1768-?). Autore del testo delle due cantate composte da Beethoven negli anni di Bonn (Cantata per la morte dell’imperatore Giuseppe II, WoO 87; Cantata per l’ascesa al trono dell’Imperatore Leopoldo II, WoO 88). Sua sorella Johanna Elena, fu allieva di canto del padre di Ludwig, e fu il giovane contralto che cantò a Colonia, in occasione della prima esibizione pubblica di Beethoven, il 26 marzo 1778.

 

Beethoven Caspar Anton Carl van (1774-1815). Era il più anziano dei due fratelli di Ludwig sopravvissuti. Raggiunse il fratello a Vienna nel 1794. In un primo tempo cercò di lavorare come compositore e pianista. Poi si impiegò al Dipartimento delle Finanze. Per parecchi anni, fino al 1806, si occupò, spesso maldestramente, degli affari di Ludwig e dei rapporti con gli editori, scrivendo molte lettere per il fratello. Nel 1806 si sposò con Johanna Reiss ed ebbe il figlio Karl. Morì di tubercolosi nel 1815. Viene comunemente indicato col solo nome Carl.

Beethoven Johann van (1740-1792). Padre di Ludwig. Era tenore alla Corte Elettorale di Bonn, ma sapeva suonare il pianoforte e il violino. Diede per un pò lezioni di canto. Fu un padre duro, poco equilibrato e rigido che costrinse allo studio del pianoforte il piccolo Ludwig anche con le percosse. La situazione si deteriorò col passare degli anni, a causa dell’alcoolismo di cui cadde preda, per cui fu allontanato dal suo servizio a Corte nel 1789.

Beethoven Karl van (1806-1858). Nipote di Ludwig, figlio del fratello Carl. Quando il fratello Carl morì, il 15 novembre 1815, Beethoven fece di tutto per avere da solo la tutela del nipote. Carl in un primo momento aveva scritto che la tutela doveva essere affidata al fratello, ma poi modificò in parte questa sue decisione, senza escludere del tutto la madre. Il Maestro tuttavia voleva escluderla del tutto, poich§ egli la giudicava indegna e intentò una causa che in un primo momento fu a lui favorevole. Quando nel gennaio 1816 Beethoven fu riconosciuto unico tutore, Karl fu fatto entrare nell’istituto di Giannattasio del Rio. Ma due anni dopo Beethoven volle portare il ragazzo a vivere con lui. E questo diede adito ad un ricorso della madre affinché il ragazzo fosse affidato a lei. Durante il dibattimento davanti al Landrecht, il tribunale che giudicava le cause dei nobili, e che, grazie agli appoggi dei suoi protettori altolocati, trattava con un certo riguardo il Maestro, a Beethoven sfuggì una frase che fece capire che, contrariamente a quanto si credeva, o si faceva finta di credere, il termine “van” non significava una origine nobile. La causa fu quindi trasferita ad un tribunale di livello inferiore. Tribunale che non aveva motivi di simpatia alcuna per il compositore e che, all’inizio del 1819, emise una sentenza avversa al maestro, restituendo il ragazzo alla cura della madre. Johanna e Leopold Nussböck furono nominati co-tutori nel settembre 1819. Una protesta di Beethoven presso la magistratura non ebbe alcun effetto ed egli allora si rivolse alla Corte d’Appello che l’8 aprile 1820 si pronunciò definitivamente in suo favore nominandolo co-tutore assieme a Karl Peters. Il ragazzo fu avviato a diverse scuole, dalle quali talora fuggì per tornare dalla madre. Dal giugno 1819 all’agosto 1823 studiò nella scuola di Joseph Blöchlinger. Riprese allora a vivere con Beethoven mentre frequentava l’Università e poi il Politecnico nel 1825. Ma Beethoven fu, quasi com’era stato suo padre con lui, a sua volta altrettanto rigido e possessivo nei confronti del nipote; la vita con lo zio divenne intollerabile per il ragazzo che il 6 agosto 1826 si sparò un colpo di pistola alla tempia ferendosi non gravemente (qualcuno sostiene che egli finse il suicidio). Ripresosi rapidamente egli convinse lo zio ad aiutarlo ad entrare nell’esercito. Grazie all’aiuto del Generale Barone von Stutterheim, cui Beethoven dedicò in ringraziamento il Quartetto in Do diesis minore Op.131, il ragazzo fu accettato come cadetto nel reggimento Erzherzog Ludwig, stanziato ad Iglau (oggi Jihlava in Moravia), cosa che senza tale aiuto sarebbe stata praticamente impossibile poiché il suicidio, o il tentato suicidio, sottintendeva, per la morale del tempo, un’insufficienza di educazione religiosa e la legge lo considerava un crimine. Lasciò l’esercito nel 1832 quando si sposò. Visse pare serenamente come privato cittadino. Ebbe cinque figli: 4 femmine e un maschio chiamato Ludwig, che a sua volta ebbe 6 figli, dei quali uno solo di nome Karl (1870-1917) sopravvisse, ma non ebbe prole. Così si chiuse la linea maschile del ramo dei Beethoven cui apparteneva il maestro.

 

Beethoven Ludwig van (1712-1773). Nonno del maestro. Era nato a Malines, in Belgio e si era trasferito a Bonn nel 1733. Entrato nell’orchestra di Corte di Bonn divenne nel 1761 Kapellmeister. Morì quando il nipote Ludwig aveva tre anni. Il maestro ne serbò sempre un ricordo ammirato e tenne sempre appeso in casa un suo ritratto, dipinto da Radoux, pittore della Corte elettorale di Bonn.

Beethoven Nikolaus Johann van (1776-1848). Il più giovane dei fratelli di Beethoven, che lo raggiunse a Vienna nel 1795 ove lavorò come impiegato in una farmacia fino al 1808, allorché ne acquistò una a Linz. Aveva fatto fortuna arricchendosi coi profitti di guerra e continuò ad accumulare una fortuna che gli permise di acquistare nel 1819 una grande tenuta a Gneixendorf vicino a Krems. Frattanto nel 1812 aveva sposato la sua governante Therese Obermayer, che aveva già una figlia. Nella tenuta di Gneixendorf Beethoven visse dal 29 settembre al 1 dicembre 1826. La casa è ancora conservata, e alcune stanze sono come all’epoca in cui vi vissero i Beethoven.

Bernadotte Jean Baptiste Jules (1764-1844). Generale delle armate di Napoleone, col quale pare che i rapporti non fossero idilliaci, fu ambasciatore francese a Vienna dal febbraio all’aprile 1798. A Vienna fece la conoscenza di Beethoven. Schindler scrive che il Maestro faceva parte di un gruppo di persone che si riunivano a casa Bernadotte, per delle riunioni che potevano avere dei sottintesi politici; ma di questo non vi è conferma da altre fonti. Bernadotte, grazie alla adozione da parte di Carlo XIII di Holstein-Gottorp, nel 1810 fu nominato dagli Stati Generali di Svezia principe ereditario e così, nel 1818, divenne Re di Svezia col nome di Carlo XIV e vi instaurò una politica antinapoleonica!. Si è detto che sia stato lui a suggerire a Beethoven l’idea di scrivere una Sinfonia in onore di Napoleone, l’Eroica: ma la storia pare del tutto priva di fondamento.

Bernard Joseph Karl (1780-1850). Scrittore, giornalista e librettista boemo si trasferì a Vienna nel 1800. Lavorò prima nel Consiglio Imperiale di Guerra, ma nel 1815 cominciò a scrivere per la Wiener Zeitung e nel 1818 divenne condirettore della Wiener Zeitschrift. Nell’ottobre 1819 divenne direttore della Wiener Zeitung. I suoi rapporti con Beethoven cominciarono probabilmente nel 1814, quando scrisse il testo del Chor auf die verbündeten Fürsten (Coro dei principi alleati) WoO 95. Secondo altri al 1816, quando il nipote Karl fu messo nel collegio Giannattasio del Rio. Ma comunque divenne un intimo amico del maestro che frequentò fino alla fine: ci sono rimaste molte lettere di Beethoven, anche di richiesta di aiuto per risolvere i problemi del nipote Karl, ed egli compare molte volte nei Quaderni di Conversazione. Scrisse il testo dell’oratorio “Der Sieg des Kreuzes” (La vittoria della croce) che Beethoven avrebbe dovuto musicare per la Gesellschaft der Musikfreunde.

Bigot Anne Marie Cathérine nata Kiené (1786-1820) eccellente pianista, aveva sposato, diciassettenne Paul Bigot de Morogues, che giunto a Vienna nel 1804 era stato assunto quale bibliotecario del Conte Rasumovsky. Dalle lettere si deduce che Beethoven era entrato in grande confidenza con lei e il marito. Nel 1807, vi fu un famoso malinteso coi Bigot, dovuto ad un invito [E.271], rivolto da Beethoven alla ventunenne Marie per una passeggiata in carrozza. Ma Maria rifiutò e naturalmente lo disse al marito; Beethoven scrisse due lettere di scusa ai Bigot [E.272, 273], che come dice Thayer, ci fanno sospettare che l’invito avesse uno scopo un po’ troppo mirato, e nelle quali si legge “uno dei miei principi fondamentali è di non avere mai niente più che rapporti di amicizia con la moglie di un altro” e “Mai, mai troverete in me alcunché i disonorevole……….” Maria era qualcosa più di una dilettante al pianoforte, che incantò Haydn e fu considerata una delle migliori intrerpreti beethoveniane. Nel 1809 lasciò Vienna col marito e si stabilì a Parigi, dove diede lezioni di pianoforte: Mendelssohn fu suo allievo nel 1816. Il Maestro le regalò il manoscritto della Sonata in Fa minore Op.57, “Appassionata”, sciupato per la pioggia dato che, fuggendo da casa Lichnowsky a Troppau nel 1804, se lo era ficcato in tasca e il suo viaggio verso Vienna si svolse con un tempo infame.

Böhm Joseph Michael (1795-1876). Violinista, insegnante al Conservatorio di Vienna, membro dell’Orchestra Imperiale ebbe quale allievo Joseph Joachim. Guidò il quartetto formato da Holz secondo violino, Weiss viola, Linke violoncello che eseguì per la seconda volta il Quartetto Op.127 di Beethoven il 23 marzo 1825. Gli altri tre strumentisti facevano parte del quartetto guidato da Schuppanzigh che lo aveva eseguito il 6 marzo con scarso successo.

Brauchle Joseph Xaver (1783-1838). Era il precettore e insegnante di musica dei figli della contessa Erdödy, cui fungeva anche da segretario, e che, come si diceva a Vienna ne era anche l’amante. Musicista e compositore dilettante divenne amico di Beethoven. Nel 1816, dopo che la famiglia Erdödy aveva lasciato Vienna, un bambino della Contessa morì, probabilmente a causa di percosse ricevute proprio da Brauchle.

Braun barone Peter von (1758-1819). Uomo d’affari, banchiere e grande amante della musica, ebbe in affitto i due teatri di corte di Vienna dal 1794 all’ottobre 1806. Ebbe un ruolo ambivalente nella vita di Beethoven: se nel 1802 non gli concesse un teatro per un concerto a suo beneficio, nel 1804-1805 favorì le prime rappresentazioni di Leonore. A sua moglie Josephine, che era un’ottima pianista, Beethoven dedicò, nel 1799, le due Sonate per pianoforte Op.14 e nel 1801 la Sonata per Corno Op.17.

Braunhofer Anton. Professore di storia naturale all’università di Vienna fu anche medico di Beethoven negli anni 1820-1826, e particolarmente nella malattia della primavera del 1825. Per lui Beethoven scrisse due canoni. Il più significativo è il WoO 189. Nell’aprile 1825 Beethoven, che aveva dovuto rinunciare al solito progettato viaggio a Londra, per il quale nel gennaio aveva ricevuto un nuovo invito dalla “Philarmonic Society”, scrisse un’accorata lettera di poche righe [A.1359] al dr. Braunhofer pregandolo di andare a visitarlo. I consigli furono di mettersi a dieta, non bere alcoolici, evitare le spezie e il caffé, e sopratutto di recarsi in campagna. Beethoven partì per Baden il 7 maggio e vi rimase tutta l’estate. In una lettera del 13 maggio [A.1371], Beethoven dà notizie del suo persistente cattivo stato di salute a Braunhofer, in modo quasi scherzoso. In fondo alla lettera scrive il canone “Doktor sperrt das Tor dem Tod” WoO 189 (Il dottore sbarra la porta alla morte), che si conclude con uno dei soliti scherzi di parole tanto cari a Beethoven, basato sulle parole “Note” (musica) e “Not” (bisogno): “Note hilft auch aus der Not” (La musica aiuta anche nel bisogno). Vi è infine la data: “Scritto l’11 maggio 1825 a Baden, nello Helenentahl, alla seconda Anton Brücke verso Sicchenfeld”. Al dottore Beethoven dedicò anche la canzone “Abendlied unterm gestirnten Himmel” WoO 150 (Canzone della sera sotto il cielo stellato), scritta nel 1820 e il Canone “Ich war hier, Doktor” Woo 190 (Ero qui, dottore).

Brentano Antonie Josepha, nata Birkenstock (1780-1869). Nata a Vienna, era figlia del Consigliere di Corte Joahnn Melchior Birkenstock (1738-1809) grande amante dell’arte e della musica, collezionista famoso d’opere d’arte, che aveva trasformato il suo palazzo in un vero e proprio museo. Sposò nel 1798 Franz Brentano, fratellastro di Bettina, e con lui, mercante, si trasferì a Francoforte. Tornata a Vienna nel 1809 a causa della morte del padre, vi rimase fine al 1812, con lo scopo principale di vendere la collezione paterna. Durante tale periodo essa divenne intima amica di Beethoven, che aveva conosciuto nel 1810 durante una visita di sua cognata Bettina Brentano al compositore, e la sua ammirazione si trasformò in amore. È a lei che era probabilmente indirizzata la famosa lettera “all’immortale amata”. E molti fatti sembrano parlare in tal senso: in particolare la presenza a Praga di Beethoven e dei Brentano nel luglio 1812, le vacanza che la famiglia Brentano fece a Karlsbad in quell’estate, ove anche Beethoven si recò dopo essere stato a Teplitz. A questo punto la famiglia Brentano tornò a Francoforte, ma rimase sempre in affettuosa corrispondenza con Beethoven. Franz Brentano fu anche generoso sostenitore di Beethoven anticipandogli senza interessi notevoli somme di denaro. I Brentano ebbero sei figli. Per la decenne Maximiliane, Beethoven scrisse un piccolo Trio con pianoforte (WoO 39) datato 26 giugno 1812, quindi solo dieci giorni prima della lettera “all’immortale amata”. E, sia detto per inciso, le lingue maligne hanno insinuato che l’ultimo figlio Brentano, Karl nato nel 1813, fosse figlio di Beethoven. Nel 1823 Beethoven dedicò ad Antonie le Variazioni Diabelli.

Brentano Clemens (1778-1842). Fratello di Bettina e fratellastro di Franz, fu uno dei più rappresentativi poeti del romanticismo tedesco. Negli anni 1806-1808 elaborò, assieme al cognato von Arnim, le antiche canzoni tedesche raccolte nel Des Knaben Wunderhorn. All’inizio del 1811 egli inviò a Beethoven, tramite la cognata Antonie, il testo di una cantata da lui composta per la morte della Regina Luisa di Prussia, avvenuta nel 1810, con la speranza che Beethoven volesse musicarla. I due s’incontrarono a Teplitz nel 1811. Beethoven tuttavia lasciò cadere del tutto il progetto.

Brentano Elizabeth [Bettine] (1785-1859). Sorellastra di Franz Brentano, fu amica di Goethe, cui parlò dell’impressione che Beethoven, da lei conosciuto a Vienna nel 1810, le aveva suscitato. A lei Beethoven si rivolse in una lettera del febbraio 1811 [A.296], con la speranza che ella potesse far da intermediario col grande poeta. Bettina sposò il poeta Achim von Arnim (1781-1831). Romantica e fantasiosa, fu portata a immaginare e descrivere avvenimenti mai accaduti in relazione a personaggi importanti dell’epoca e a romanzare la sua vita. Ad esempio, nel 1835, scrisse un libro nel quale riportava delle lettere ricevute da Goethe, lettere che si era inventata di sana pianta! Così come sono inventate almeno due delle tre lettere che ella affermava di aver ricevuto da Beethoven.

Breuning Gerhard von (1813-1892). Figlio di Stephan von Breuning, l’amico di Beethoven, frequentò molto sovente la casa di Beethoven negli anni 1825-1827. Fu di conforto spirituale al vecchio maestro malato, che lo aveva affettuosamente soprannominato Ariel, negli ultimi periodi della vita. Ha scritto nel 1872 un libro di ricordi su Beethoven, relativo proprio a quegli anni, “Aus dem Schwarzspanierhaus” (Dalla casa degli Spagnoli Neri, pubblicato in Italia col sottotitolo “Ludwig van Beethoven nei miei ricordi giovanili”).

Breuning Stephan von (1774-1827). Figlio del Consigliere di Corte Emanuel Joseph von Breuning (1741-1777) di Bonn. A Bonn, in casa Breuning, Beethoven fanciullo fu accolto dalla vedova, frau Helene, e trattato come un figlio. Si stabilì con Stephan, così come con gli altri fratelli e sorelle Breuning, una solida amicizia che durò tutta la vita. Lorenz, il più giovane dei fratelli Breuning, durante un suo soggiorno viennese dal 1794 al 1797, fu allievo e frequentò molto Beethoven. Stephan si trasferì a Vienna definitivamente, con un incarico al Consiglio imperiale di Guerra, nel 1801, e dopo gli anni di separazione durante i quali era rimasto a Bonn, riallacciò subito i rapporti con Beethoven; dopo una interruzione, durata dal 1815 al 1825, e fondamentalmente dovuta a futili motivi, Stephan e Ludwig si frequentarono intensamente di nuovo dal 1825 in poi. Breuning fu un grande sostenitore delle opere del Maestro, in particolare del Fidelio: nel 1806 fece una revisione del testo originale della Leonore di Sonnleithner per la seconda versione dell’opera. Beethoven gli dedicò, nel 1808, il Concerto per Violino e Orchestra; alla sua prima moglie, Julie, dedicò la versione per Pianoforte e Orchestra dello stesso Concerto. Stephan morì solo due mesi dopo la morte del Maestro.

Bridgetower George August Polgreen (1779-1860). Violinista mulatto, nato in Polonia, si stabilì giovanissimo a Londra, ove fu acclamato quale fanciullo prodigio. Durante un giro di concerti in Europa, nel 1803, si trovava a Vienna ove il Principe Lichnowsky lo presentò a Beethoven. Fu forse sotto suggerimento di Lichnowsky che Beethoven scrisse per Bridgetower, o meglio, terminò in gran fretta la Sonata per Violino e pianoforte Op.47, “a Kreutzer”, che fu eseguita per la prima volta da Bridgetower e Beethoven in un concerto all’Augarten, la sera del 24 maggio 1803.

 

Broadwood Thomas. La ditta Broadwood and Sons era una famosa casa produttrice di pianoforti di Londra, fondata nel 1732 dallo svizzero Burkhard Tschudi, cui succedettero nella direzione il genero John Broadwood e poi i figli di questo: James entrò nella ditta nel 1795 e Thomas nel 1805. Fu Thomas a spedire a Beethoven, nel 1817 un pianoforte a coda, di sei ottave, che giunse a Vienna nel 1818, franco di spese di trasporto e di dogana, grazie forse all’interessamento del Ministro delle Finanze austriaco, il Conte Johann Philipp Karl Joseph von Stadion, contattato, come suggeriscono due lettere [A.890,891], attraverso Lichnowsky. Attualmente il pianoforte, che si trovava nella camera del Maestro alla sua morte, è conservato nel Museo di Budapest.

 

Browne-Camus Johann Georg von (1767-1827). Figlio del governatore di Estonia e Lettonia era feldmaresciallo del servizio imperiale russo di Caterina II. Era uno degli uomini d’oro della Vienna di fine settecento: aveva enormi proprietà in Livonia, ma finì poi col dissipare tutti i suoi averi. Fu uno dei primi e munifici protettori di Beethoven che gli dedicò molte opere: i Trii per archi Op.9, la Sonata per pianoforte Op.22, i Lieder Op.48 e le Variazioni per violoncello WoO46. Alla moglie del Conte, Anna Margarethe, nata von Wietinghoff, furono dedicate le Sonate per pianoforte Op.10, le Variazioni per pianoforte su una danza russa di Wranitzky WoO71, le Variazioni per pianoforte su un tema di Süssmayr WoO76. Nel suo palazzo Viennese in Seilerstadt nr.1052, si tenevano riunioni musicali cui certamente partecipò Beethoven e nelle quali furono certo eseguite in prima esecuzione sue musiche, ad es. i Trii Op.9. Quali siano stati esattamente i rapporti di Beethoven col Conte e quali benefici il maestro ne abbia tratto non lo sappiamo. Nella dedica dell’Op.9, adulatoria e piena di falsa modestia, Beethoven lo chiama il “mio primo mecenate”. Certo è che Beethoven fece assumere dal Conte l’allievo Ries, che lo sguiva anche nelle sue vacanze estive a Baden e lo intratteneva suonando per lui, ed in una lettera del 1801 [K.53] scrive con noncuranza a Ries dicendo di passare dal Conte a farsi dare i 50 ducati necessari per sostenere alcune sue spese. Il Conte, come racconta Ries, era dedito alla bella vita e per questo dilapidò tutti i suoi averi. Su richiesta del Conte Beethoven compose anche le Marce a quattro mani Op.45 [almeno le prime due] a proposito delle quali si sparse a Vienna la voce che esse fossero state illecitamente vendute contemporaneamente a più di una persona: nella discussione furono coinvolti Ries, i fratelli di Ludwig a l’editore Breitkopf e Härtel. Dopo il 1802-1803 non abbiamo più notizie sui rapporti fra Beethoven e il Conte, rapporti che probabilmente cessarono.

 

Brunsvik conte Franz von (1777-1849). I Brunsvik erano un’aristocratica famiglia ungherese. Il padre Conte Anatol morì nel 1793 e della famiglia si occupò la moglie Anna (1752-1830). Dei cinque figli, Therese, Franz, Josephine, Charlotte, Julietta i primi tre erano dei buoni musicisti. Dopo una visita a Vienna nel 1799, in cui Therese e Josephine presero lezioni da Beethoven, rimasero molto legati al maestro. Franz era un ottimo violoncellista; sebbene vivesse in Ungheria, rimase in corrispondenza con Ludwig almeno fino al 1814, e ricevette la dedica della Sonata Op.57 e della Fantasia Op.77. Therese, che non si sposò, ricevette la dedica della Sonata Op.78. A Josephine, che divenne la Contessa Deym, Beethoven dedicò la canzone “An die Hoffnung“ Op.32. Nell’album di ricordi di Therese e Josephine, che ebbero un posto di rilievo nelle storie sentimentali di Beethoven, il Maestro scrisse, il 23 maggio 1799, la canzone “Ich denke dein” WoO 74 (Penso a te) con variazioni per pianoforte a quattro mani che rielaborò anni dopo. Dei vari membri della famiglia ci sono rimaste memorie e lettere, che sono un’attendibile fonte di informazioni su Beethoven.

 

Buonaparte Gerolamo (1784-1860). Il più giovane dei figli di Napoleone era stato investito del titolo di Re di Westphalia (1801-1813), e nel 1808 aveva proposto a Beethoven di trasferirsi alla sua corte col titolo di Maestro di Cappella. Beethoven fu indotto a rimanere a Vienna dal vitalizio di 4000 fiorini che, dopo abili trattative, ottenne dai Principi Kinsky e Lobkowitz e dall’Arciduca Rodolfo.

 

Castelli Ignaz Franz (1781-1862). Commediografo e poeta viennese di discreto successo. Dal 1811 al 1814 ebbe l’incarico, assieme a Treitschke, di scrivere libretti per i teatri della Corte Imperiale. Beethoven aveva progettato di comporre un’opera su uno dei suoi libretti. Merita di essere ricordato perché pubblicò un libro di memorie, “Memoiren meines Leben” (Ricordi della mia vita)(Vienna-Praga 1861), in cui sono contenute parecchie notizie su Beethoven. In una lettera del Maestro [A.423] il nome si trova scritto anche “von Kastelly”.

Castil-Blaze pseudonimo di Francois H.J.Blaze, (1784-1857). Critico musicale e compositore francese. Ha scritto molti volumi sulla storia della musica e su opere di autori vari. Fu tra i fondatori della rivista “La France musicale”. Il suo merito maggiore fu di aver contribuito alla diffusione in Francia della musica dei compositori stranieri.

Clement Franz (1780-1842). Viennese di nascita, violinista, fu un fanciullo prodigio che cominciò ad esibirsi in pubblico all’età di nove anni. Beethoven lo incontrò poco dopo essere giunto a Vienna, e nel 1794 gli scrisse un entusiastico biglietto in cui lodava il suo modo di suonare “così delizioso e splendido” [A.13]. Viaggiò quasi in continuazione per i suoi giri di concerti, ma dal 1802 ebbe il titolo di primo violino al Theater an der Wien, e ricoprì questo suo incarico anche dal 1818 al 1824. Il 23 dicembre 1806 tenne a battesimo il Concerto per violino e orchestra Op.61 che Beethoven aveva composto per lui. Nel 1824 avrebbe dovuto essere il primo violino dell’orchestra in occasione della prima della Nona Sinfonia, ma Beethoven pretese che tale posto fosse ricoperto da Schuppanzigh, così che la sede del concerto fu spostata dal Theater an der Wien al Kärntnertor Theater. Nonostante il suo successo morì in miseria.

 

Clementi Muzio (1752-1832). Il famoso pianista, didatta, compositore, editore e fabbricante di pianoforti italiano ebbe un rapporto molto amichevole con Beethoven a partire dal 1807, quando durante uno dei suoi giri concertistici lo incontrò a Vienna. Nato a Roma, si era trasferito giovanissimo a Londra ove entrò in società in una casa editrice con W.F.Collard. Ma continuò a tenere molti concerti, accompagnato in tourneés dal suo allievo John Field. Clementi, una volta entrato in amicizia con Beethoven, curò parecchie edizioni di opere del maestro a Londra e ne commissionò delle nuove, fra le quali la Fantasia Op.77, le Sonate per pianoforte Op.78 e 79, la versione per pianoforte del Concerto per Violino Op.61.

Beethoven fu certo un grande ammiratore delle opere pianistiche di Clementi di cui si possono trovare molte influenze specialmente nelle prime sonate per pianoforte.

Collin Heinrich Joseph von (1772-1811). Funzionario del Ministero Imperiale delle Finanze, fu un importante poeta e drammaturgo i cui drammi furono rappresentati molto sovente. Il 24 novembre 1802 era stata rappresentata al Burgtheater la sua tragedia “Coriolano”, e la parte del protagonista era stata sostenuta da Joseph Lange, cognato di Mozart. Beethoven scrisse l’Ouverture Op.62, “Coriolano” appunto, che fu usata per una ripresa della tragedia del 24 aprile 1807, ma che era stata eseguita in precedenza in audizioni private. Beethoven ebbe in animo anche di comporre un’opera su un libretto di Collin; non si sa esattamente quale fosse il soggetto sul quale si erano accordati, ma non se ne fece nulla. Del progetto rimane traccia in lettere di Beethoven [A.163].

Cramer Johann Baptist (1771-1858). Pianista, didatta, compositore ed editore musicale. Conobbe Beethoven, di cui divenne amico, durante il suo soggiorno a Vienna del 1799-1800. Beethoven fu influenzato dal pianismo di Cramer, di cui si trovano talora alcuni echi come ad esempio nel finale della Sonata Op.26. Secondo Carl Czerny Beethoven fu indotto a scrivere quel movimento, quasi in stile di moto perpetuo, come si osserva in certe sonate di Cramer, dopo il soggiorno di questi a Vienna. Gli studi di Cramer sono ancora utilizzati oggi nella didattica del pianoforte.

Cramolini Luigi ( – 1884). Cantante di grido, ha lasciato un resconto affettuoso di una sua visita a Beethoven, fatta assieme alla fidanzata, la cantante Nanette Schechtner, negli ultimi mesi di vita.

Czerny Carl (1791-1857). Pianista e compositore. Di origine slava, ma nato a Vienna, figlio di Wenzel Czerny, maestro di pianoforte. Prese lezioni di pianoforte da Beethoven nel 1801-1803 e divenne uno dei migliori pianisti del tempo. Rimase sempre in stretta relazione con Beethoven. Nel 1812, tenne a battesimo, nella sua prima viennese il Quinto Concerto per Pianoforte Op.73 [che era stato eseguito in prima assoluta a Lipsia il 28 novembre 1811 dal solista Friedrich Schneider]. Eseguì poi sempre le musiche del maestro che conosceva praticamente tutte a memoria. Fece molte riduzioni per pianoforte delle opere di Beethoven al quale rimase sempre legato da affetto profondo, tanto da aiutarlo in parecchie circostanze. Autore di moltissime composizioni per pianoforte e per complessi vari, sono rimasti ancora oggi in uso i suoi studi per pianoforte. Nel quarto volume della sua “Scuola per pianoforte teorica e pratica” Op.500, tramandò una serie di notizie e molte istruzioni per la corretta interpretazione delle opere di Beethoven. Nel 1842 scrisse un libro di memorie [Erinnerungen aus meinem Leben] con molte altre affascinanti informazioni sulla vita del Maestro.

Czerny Joseph (1785-1842). Pianista e compositore viennese. Non aveva legami di parentela con Carl Czerny, che sostituì come insegnante di pianoforte del nipote di Beethoven. Vi sono parecchie sue frasi nei quaderni di conversazione. Dal 1824 fu socio d’affari nella casa editrice di Cappi, che nel 1826 divenne Cappi e Czerny.

Dembscher Ignaz. Funzionario della Corte Imperiale e grande amante della musica. Karl Holz racconta che Dembscher, che non aveva pagato la sua sottoscrizione per il concerto del marzo 1826 del quartetto Schuppanzigh in cui fu eseguito il Quartetto Op.130, desiderava farlo eseguire a casa sua e andava dicendo che gli sarebbe stato facile ottenerne il manoscritto da Beethoven. Ma il maestro rifiutò. Dembscher pregò Holz di aggiustare la cosa; Holz gli disse che l’unico modo era quello di mandare i 50 fiorini della sottoscrizione a Schuppanzigh. Dembscher ridendo chiese “Muss es sein?” (Deve essere?). Quando Holz lo riferì a Beethoven il maestro scrisse su due piedi il Canone WoO 196 “Es muss sein, ja. Heraus mit dem Beutel. Heraus. Es muss sein“ (Deve essere, si. Fuori il denaro. Fuori. Deve essere). Il canone è divenuto famoso perché la frase “Muss es sein? Es muss sein!” appare all’inizio dell’ultimo tempo del Quartetto Op.135, la pagina della “difficile decisione”. La critica ottocentesca ha voluto vedere in questo piccolo enigma musicale un kantiano atto di fede di Beethoven nell’imperativo categorico morale del dovere.

Deym Contessa Josephine nata Brunsvik (1779-1821). Beethoven aveva conosciuto, e avuto come allieva Josephine, assieme alla sorella Therese, durante una loro prima visita a Vienna nel 1799. Nello stesso anno Josephine sposò il Conte Joseph Deym (1752-1804). Dopo la morte del marito, avvenuta nel gennaio 1804, ella continuò a vivere nel palazzo di Vienna, e fu in stretta relazione con Beethoven, che come al solito se ne innamorò e sperò di poterla sposare. Nel 1949 furono ritrovate quattordici lettere a lei dirette, scritte nel periodo 1804-1807, dalle quali l’innamoramento di Beethoven, che fra una profferta e l’altra la chiama ripetutamente “unica amata”, è evidente. Non sappiamo esattamente quali fossero i sentimenti di lei, anche se dalle notizie pervenuteci è sicuro che ella era grande ammiratrice di Beethoven e, per ammissione della sorella Therese, molto disinvolta nei costumi sessuali. A Josephine, Beethoven offrì la canzone “An die Hoffnung“ Op.32. Dalla corrispondenza pare che le cose siano andate avanti fino al 1808, epoca in cui Josephine lasciò Vienna salvo farvi ritorno nel 1810, anno in cui sposò, per convenienza, in seconde nozze, il Conte von Stackelberg. Il matrimonio fu un fallimento, e i due si separarono. Siccome Beethoven e Josephine si frequentarono ancora a lungo, qualcuno, proprio in base al tono delle lettere citate, ha supposto che fosse lei “l’immortale amata” della lettera del 1812, e che l’ultima figlia di lei, Minona [che non è altro che l’acronimo di Anonim, il termine della legislazione austriaca con cui si indicavano gli illegittimi], nata nel 1813, e concepita quando il matrimonio si era già deteriorato, fosse in realtà figlia di Beethoven. Le prove addotte, fra cui una supposta rassomiglianza fotografica, sono però debolissime. Dato che i resti di Minona e di Ludwig riposano a breve distanza al Zentral Friedhof di Vienna oggi sarebbe facilissimo risolvere il giallo!

Diabelli Antonio (1781-1858). Nato vicino a Salisburgo fu compositore, didatta ed editore musicale. Iniziò a lavorare a Vienna come insegnante di pianoforte e di chitarra nel 1803. Lavorò poi presso la ditta Steiner e nel 1818 divenne editore musicale in società con Pietro Cappi; nel 1814 fondò una sua casa editrice. Ha scritto molta musica, e ancora oggi si usano sue piccole composizioni per la didattica del pianoforte. Il suo nome è legato indissolubilmente a quello di Beethoven: suo è il valzer che servì quale tema alle “Variazioni Diabelli” Op.120. Fu fra coloro che frequentarono la casa di Beethoven anche nelle ultime dolorose settimane di malattia del maestro.

Dietrich Anton (1799-1872). E’ lo scultore viennese che nel 1821 eseguì un busto di Beethoven, oggi alla Akademie der Bildenden Künste di Vienna. Dietrich fece parecchie copie di questo busto e fece anche un ritratto di Beethoven.

 

Dietrieckstein Conte Moritz von (1774-1864). Compositore. Partecipò sempre molto attivamente alle inziative musicali di Vienna e dal 1821 al 1826 diresse il Teatro di Corte. Fu intimo di Beethoven per molti anni.

Dolezalek Johann Nepomuk Emanuel (1780-1858). Compositore e virtuoso di violoncello e pianoforte. Conobbe Beethoven nel 1800, ne frequentò l’ambiente e lo visitò ancora durante le ultime settimane di vita. Anni dopo riferì ad Otto Jahn molte notizie sulla vita del maestro; alcuni episodi, relativi alle prove dell’Eroica e della Fantasia Op.80, furono riportati da Thayer. Ma l’esattezza di molte delle notizie da lui riferite viene oggi messa in dubbio.

Dragonetti Domenico (1763-1846). Veneziano, grande virtuoso di contrabbasso ne gettò le basi tecniche per il suonar moderno. Compositore. Durante uno dei suoi viaggi a Vienna, nel 1799, incontrò Beethoven. Egli svelò al compositore molte possibilità tecniche dello strumento e lo impressionò quando una mattina a casa del Maestro, eseguì sul contrabbasso, con Beethoven al pianoforte, la Sonata Op.5 nr.2 per violoncello. Si racconta che alla fine dell’esecuzione Beethoven balzasse in piedi abbracciando e lo strumento e l’esecutore. In occasione di una sua successiva visita, nel 1813, partecipò alla prima esecuzione della Vittoria di Wellington Op.91.

Dunker Johann Friedrich Leopold (?-1842). Segretario di gabinetto del Re di Prussia Friedrich Wilhelm III, accompagnò il Re a Vienna in occasione del Congresso 1814-1815. Durante tale periodo Dunker abitò presso la famiglia di Giannattasio del Rio e fu attraverso di loro che conobbe Beethoven. Aveva scritto la tragedia “Leonore Prohaska”, che sperava di far rappresentare a Vienna. Per essa Beethoven scrisse alcune musiche di scena (WoO 96). Fu a lui che si rivolse Beethoven per ottenere l’adesione del Re di Prussica alla sottoscrizione per la Missa Solenne.

Duport Jean-Louis (1749-1819) e Jean-Pierre (1714-1818). Erano due fratelli, ottimi violoncellisti, che lavoravano presso la corte di Berlino, quando nel 1796 Beethoven la visitò. Le Sonate per Violoncello Op.5 furono scritte per Jean-Louis secondo alcuni; ma la loro prima esecuzione fu fatta da Jean-Pierre, appena ultimate, alla corte di Berlino, con Beethoven al pianoforte.

Eberl Anton (1765-1807). Nato e morto a Vienna, fu rinomato pianista e compositore, e uno dei più pericolosi rivali di Beethoven come compositore per pianoforte e orchestra. Nessuna delle sue opere, che pure a quei tempi venivano preferite per la loro facilità a quelle di Beethoven, è sopravvissuta.

Eeden Heinrich Gilles van der (1710-1782). Organista di Corte a Bonn. Fu probabilmente, a quanto riferisce Thayer, uno dei primi insegnanti di musica di Beethoven.

Erdödy Contessa Anna Marie, nata Niczky (1779-1837). Aveva sposato il Conte Peter von Erdödy zu Monyor-Okerek und Monte Claudio nel 1796. Conobbe Beethoven nel 1803. Eccellente pianista era una grande ammiratrice delle sue composizioni che furono eseguite costantemente nei concerti privati che la Contessa soleva dare nella sua casa, nella Krugerstrasse. In questa casa, di proprietà della Contessa, Beethoven ebbe un alloggio nel 1808-1809. La Contessa era bella, piccola ed elegante, ma, sposatasi a quindici anni, aveva sofferto, fin dalla prima gravidanza di molti disturbi che la tenevano quasi sempre a letto. J.F.Reichardt la descrisse, nel 1808, come una dama “che zoppicava da un pianoforte all’altro, pur rimanendo così allegra e affettuosa”. La Contessa aveva anche una casa di campagna a Jedlesee, subito al di là del Danubio, raggiungibile facilmente dei sobborghi di Vienna in cui Beethoven passava le sue estati, e qualcuno ha anche sospettato che la scelta delle residenza estive di Beethoven avesse scopo ben preciso. Su quali possano essere stati i loro rapporti ce lo fanno sospettare due biglietti [E.360, 361, marzo 1809] in cui Beethoven, che essendo mezzo sordo e sospettoso aveva male interpretato il significato di una elargizione di 25 fiorini al suo cameriere, la accusa, con una valanga di punti esclamativi, di aver preferito il domestico a lui: “Cosa vuole di più? Ha ricevuto ora il servitore per il padrone – “non è ancora indennizzata?” Che sostituzione!!!!! Che magnifico scambio!!!!” Il giorno dopo seguì naturalmente il solito biglietto di scuse per la riconciliazione [E.363]. Ma Beethoven si trasferì subito nella Walfischgasse 1087, proprio dietro la casa della Contessa, in uno stabile in cui era anche una casa di tolleranza.

Nel 1815 la famiglia Erdödy lasciò Vienna, ma la Contessa rimase in contato epistolare col maestro. A quell’epoca Beethoven aveva iniziato la composizione di un Trio con pianoforte in Fa minore, col quale egli desiderava esprimere il suo affetto per i tre figli della Contessa, Marie (Mimi), Friederike (Fritzy) e August (Gusti). Ma nel 1816 Gusti morì (pare dopo essere stato percosso in malo modo dal precettore Brauchle), e il Trio non fu mai completato. Alla Contessa, Beethoven dedicò i Trii Op. 70, pubblicati da Breitkopf e Härtel nel 1809 e le Sonate per Violoncello Op.102 nella edizione di Simrock 1817.

Ertmann Baronessa Dorothea von, nata Graumann (1781-1849). Fu allieva di pianoforte di Beethoven dal 1803, e divenne una formidabile esecutrice delle opere del maestro, nota a tutto il mondo musicale e considerata il più grande esecutore femminile delle opere beethoveniane. Era sposata dal 1798 col Barone Peter von Ertmann e con lui nel 1824 lasciò Vienna per Milano. A lei Beethoven dedicò la Sonata Op.101.

Esterhàzy Principe Nikolaus von Galàntha (1765-1833). Ricco protettore di musicisti, e dal 1794 anche di Haydn, fu, nel 1795, uno dei sottoscrittori di tre copie dell’Op.1 di Beethoven. Nel 1806 commissionò a Beethoven una messa da eseguire per l’onomastico della moglie Maria Josepha Liechtenstein. La Messa in Do maggiore Op. 86 fu eseguita, sotto la direzione di Beethoven stesso, il 13 settembre 1807, ma il principe non ne fu molto soddisfatto.

Fetis Francois-Joseph, (1784-1871). Compositore, musicologo, didatta e direttore d’orchestra belga. Direttore del Conservatorio di Bruxelles, fu tra i personaggi più influenti della vita musicale dell’800, e fu noto per le sue posizioni conservatrici contro le musiche nuove. Fu autore di enciclopediche opere didattiche e storiche.

Fischer Gottfried (1780-1864). Di una facoltosa famiglia di Bonn, conobbe Beethoven fin dalla giovinezza. Con l’aiuto della sorella Cecilia (1762-1845) scrisse nel 1838 una raccolta di ricordi su Beethoven, facendo al manoscritto, che ora si trova nel Beethoven-Archiv, continue aggiunte; ma pare si tratti sovente di informazioni poco documentate.

Förster Emanuel Aloys (1748-1823). Nato in Slesia, prolifico compositore, si stabilì a Vienna nel 1799 come maestro di pianoforte e insegnante di teoria. La sua fama è legata in modo particolare alla sua produzione quartettistica. Beethoven lo conobbe negli anni 1790 a casa Lichnowsky, e probabilmente studiò con lui. Nel 1802 fu Beethoven a dare lezioni di pianoforte al suo figlio più giovane.

Forti Anton (1790-1859). Baritono viennese, cantò nel ruolo di Pizarro nella rappresentazione del 18 luglio 1814 del Fidelio, in sostituzione di Johann Michael Vogl indisposto, e in riprese successive. Era stato violista al Theater and der Wien, cantante nella cappella Esterhàzy ad Eisenstadt; tornato a Vienna fu di nuovo al Theater a der Wien ed infine al Karntnertortheater fino alla fine della carriera.

Frank Dr. Joseph (1771-1842). Medico e compositore dilettante. Negli anni 1790 organizzò delle serate musicali, cui parteciparono Christine Gerhardi (che sposò nel 1798) e Beethoven. La Gerhardi era una soprano di grande talento, di origine italiana, che continuò a cantare in pubblico anche dopo essersi trasferita col marito a Vilna. Ci sono rimaste alcune lettere di Beethoven, di tono anche scherzoso, a lei indirizzate.

 

Freudenberg Karl Gottlieb (1797-1869). Famoso organista di Breslavia visitò nel 1825 Beethoven. Ha lasciato i ricordi di quella conversazione in cui, cosa che accadeva raramente, Beethoven espresse giudizi sulla composizione musicale e sui musicisti, in un suo scritto, Aus dem Leben eines alten Organisten, pubblicato postumo a Breslavia nel 1870.

 

Friedrich Wilhelm II, Re di Prussia (1744-1797). Nipote di Federico II il Grande, era un colto e raffinato musicista; ottimo violoncellista, amava suonare in orchestra e adorava il quartetto. A Berlino, a corte, in sua presenza, nel maggio 1796, Beethoven e Jean Pierre Duport, violoncellista di corte, eseguirono per la prima volta le Sonate per violoncello Op.5. Per un certo tempo fu messa in giro la voce che Beethoven fosse un suo figlio illegittimo! Ebbe una profonda influenza sulla vita culturale Berlinese e favorì in modo particolare la diffusione delle opere di Gluck e di Mozart. In occasione del concerto tenuto da Beethoven, gli offrì una tabacchiera piena di Luigi d’oro, che Beethoven descrisse come qualcosa “degno di un ambasciatore”.

Friedrich Wilhelm III, Re di Prussia (1770-1840). Successore di Friedrich Wilhelm II, regnò dal 1797 al 1840. Probabilmente Beethoven lo incontrò in occasione del Congresso di Vienna nel 1814. Fu uno dei sottoscrittori per la pubblicazione della Missa Solemnis. Ricevette la dedica della Nona Sinfonia.

Fries Conte Moritz von (1777-1826). Proprietario della ditta di mercanti e banchieri Fries e Co., divenne direttore della Banca Nazionale Austriaca. Mecenate e protettore di artisti e musicisti, fu il commissionario del Quintetto Op.29 e probabilmente anche delle Sonate per Violino Op.23 e 24, opere che gli furono dedicate. Ricevette anche la dedica della Settima Sinfonia. Era attraverso la sua ditta e la sua banca che Beethoven inviava i lavori e riceveva i pagamenti dall’editore scozzese George Thomson: a proposito di quest’attività commerciale ci sono rimaste alcune lettere.

 

Galitzin principe Nikolas Borissovich (1794-1866). Era un ottimo violoncellista. Fu promotore di molte iniziative musicali a San Pietroburgo. Fu in corrispondenza con Beethoven molto a lungo. Dalle sue lettere traspare grande ammirazione per Beethoven e grande conoscenza delle cose musicali. Commissionò a Beethoven i Quartetti Op. 127, 130 e 132. Gli fu dedicata anche l’ouverture “Die Wehie des Hauses”. Contribuì alla sottoscrizione della Missa Solemnis e si deve a lui l’organizzazione della prima esecuzione integrale della Missa, avvenuta a San Pietroburgo nell’aprile 1824.

 

Gebauer Franz Xaver (1784-1822). Nato a Eckersdorf, in Slesia, attorno al 1810, lo troviamo insegnate di musica a Vienna. Nel 1816 fu nominato maestro del coro della Augustinerkirche. Fu fra i membri fondatori della Gesellschaft der Musikfreunde e nel 1819 fondò i famosi Concert Spirituell, ove furono eseguite molte opere di Beethoven. Lo ritroviamo sovente nei Quaderni di Conversazione.

 

Gelinek Abbé Joseph (1738-1825). Questo prete cecoslovacco fu un buon compositore e un grande virtuoso di pianoforte molto ammirato nella Vienna degli anni 1790. Memorabile rimase la sua sfida pianistica con Beethoven, nel 1792, nella quale Beethoven riportò la palma di migliore improvvisatore. A quanto riferisce Thayer, Gelinek criticò sovente le opere di Beethoven, si può anzi dire che sparlasse delle ultime. Tuttavia, nel 1804, fece una trascrizione per pianoforte della Prima Sinfonia e nel 1816 pubblicò delle variazioni sul secondo movimento della Settima.

 

Gellert Christian (1715–1791). Poeta e scrittore. Fu considerato un poeta nazionale e la sua tomba divenne la meta di così tanti pellegrinaggi e tante manifestazioni che, ad un certo momento, le autorità intervennero proibendo visite e manifestazioni. Nella poetica di Gellert vi era il principio della subordinazione dell’arte alla filosofia. Egli espose queste teorie mentre insegnava all’università di Lipsia e le applicò nel suo Fabeln und Erzählungen.

George IV, Re di Inghilterra (1762-1830). La grande ammirazione di Beethoven per tutto ciò che era inglese fu quasi certamente la ragione per cui egli inviò una copia della Vittoria di Wellington Op.91 al re, e gliela dedicò. Certo è che George diede la partitura ai suoi musicisti, ne permise l’esecuzione a Londra, ma non mandò alcun cenno di ringraziamento a Beethoven che, da quel momento, non fece che parlarne male.

 

Gerhardi Christine (1777-?). Vedi a Frank Dr. Joseph

Giannattasio del Rio Cajetan (1764-1828). Di origine spagnola, dirigeva un collegio, che nel 1816 aveva sede alla periferia della città, nella Landstrasse. Il nipote di Beethoven, Karl, fu suo allievo dal febbraio 1816 al gennaio 1818. Aveva due figlie. Anna (1792-c.1866), in occasione delle sue nozze ebbe in dono da Beethoven lo Hochzeitslied WoO 105. La sorella Fanny (1790-c.1876), che si era innamorata del Maestro, rimase nubile e tenne un diario nel quale racconta delle visite di Beethoven al collegio, dei suoi problemi col nipote, delle sue collere e anche di certe avventure sentimentali del Maestro.

Gläser Franz Joseph (1798-1861). Figlio del copista Peter, compositore di operette e direttore di orchestra. In occasione della riapertura del Josephstadt Theater, avvenuta il 3 ottobre 1822, con Die Weihe des Hauses, collaborò con Beethoven (ormai sordo) alla direzione dell’orchestra. Com’è noto la nuova Ouverture Op.124 non fu eseguita la sera della prima perché ancora incompleta. La rappresentazione fu un grande successo e se ne ebbero tre repliche; Beethoven ebbe accoglienze molto calorose.

Gläser Peter (1776-1849). Fu, dopo la morte di Wenzel Schlemmer avvenuta nel 1823, uno dei copisti più legati a Beethoven.

Gleichenstein Baron Ignaz von (1778-1828). Segretario dell’Imperial Ministero della Guerra a Vienna, era un violoncellista di notevole talento. Conobbe Beethoven verso il 1797 e ne divenne intimo amico. Si occupò degli affari di Beethoven, dei suoi rapporti con gli editori e fece da intermediario a proposito del vitalizio lasciato a Beethoven da Lobkowitz, Kinsky e dall’Arciduca Rodolfo. Beethoven gli dedicò la Sonata per violoncello e pianoforte Op.69 (che fu eseguita in prima assoluta il 5 marzo 1809 da Anton Kraft e da Dorothea Ertmann). Nel 1811 sposò Anna Malfatti, nipote del medico Giovanni Malfatti, che ebbe in cura Beethoven. Gleichenstein introdusse Beethoven a casa Malfatti, ove il maestro conobbe la sorella minore di Anna, Therese, alla quale fece la nota, sfortunata proposta di matrimonio. A lui Beethoven confidò, in parecchie lettere, la sua tristezza e la sua disperazione. Fu accanto al maestro, affettuosamente, fino agli ultimi giorni.

Goethe Johann Wolfgang von (1749-1832). Il grande poeta e Beethoven si incontrarono a Teplitz nel luglio 1812 e passarono alcuni giorni insieme. Beethoven ha scritto e ripetuto più volte di aver letto e amato la poesia di Goethe fin dalla giovinezza. Ha messo in musica parecchie poesie di Goethe e si può dire che il suo rapporto con la poesia di Goethe sia culminato con la composizione della musica per Meerestille und glückliche Fahrt Op.112, che fu dedicata proprio a Goethe. Il maestro aveva in animo certamente di musicare il Faust, ma non ne ebbe mai un libretto. Mentre l’ammirazione di Beethoven per Goethe si manifestò in alcune lettere, di carattere addirittura adulatorio anche se scritte con un secondo fine, quello dell’aiuto per la pubblicazione della Missa Solemnis, si può dire che il grande poeta non abbia degnato di grande considerazione Beethoven, anche se, come è stato testimoniato più volte, era certo rimasto colpito dall’ascolto di alcune sue musiche. Anzi egli era stato disturbato dal comportamento di Beethoven, che gli appariva rozzo e sfrenato.

Grillparzer Franz (1791-1872). Celebre poeta drammatico austriaco. Aveva conosciuto Beethoven nel 1804 o nel 1805, a casa di suo zio Joseph Sonnleithner. Essi avevano anche vissuto in due diversi appartamenti, nella stessa casa, a Heiligenstadt nell’estate del 1808, in Kirchengasse 8 (oggi Grinzingerstrasse nr.64; la casa è ancora conservata). Vi furono ripetuti tentativi di collaborazione per una nuova opera attorno al 1823, e notizia di questo si ha dalle lettere e dai Quaderni di Conversazione. Pare fosse stata scelta “Melusina”; e Beethoven ha anche affermato di avere cominciato a lavorarvi sopra. Ma non è rimasta traccia di questo lavoro; per cui si deve pensare che fosse uno dei soliti millantati crediti di Beethoven, che molte volte nella sua vita ha detto e scritto di avere pronte opere di cui doveva ancora cominciare a scrivere le prime note! Grillparzer scrisse l’orazione funebre che fu letta, il giorno del funerale di Beethoven, da Anschütz. Abbastanza stranamente Grillparzer non andò mai a visitare Beethoven malato negli ultimi mesi di vita. Nelle sue memorie afferma di aver saputo delle gravi condizioni del Maestro solo due giorni prima della morte, da Schindler che si sarebbe recato da lui proprio per chiedergli di preparare l’orazione funebre. E sì che la notizia dello stato del Maestro era di dominio pubblico a Vienna e fuori Vienna.

Guicciardi Contessa Giulietta (1784-1856). Allieva di Beethoven nel 1801, pare ricambiasse l’amore del maestro che nel 1802 le dedicò la Sonata Op.27 nr.2, Al chiaro di luna. Ma nel 1803 la fanciulla sposò il Conte Wenzel Robert Gallenberg (1873-1839), un mediocre compositore di musica per balletti, e si trasferì con lui in Italia. Nel 1823, il Conte e la Contessa tornarono a Vienna. A quell’epoca Schindler ebbe una conversazione con Beethoven (in realtà per la maggior parte per iscritto, dato che si trovavano in un locale pubblico) nella quale Beethoven rievocò il suo amore per Giulietta e la profondità del loro rapporto, che fu, a giudicare da quanto scritto da Schindler, molto intimo.

Halm Anton (1789-1872). Pianista, compositore e didatta, visse a Graz dal 1811 al 1815 e poi a Vienna dal 1815 alla morte. Grande ammiratore della musica per pianoforte di Beethoven gli dedicò, nel 1816, la sua Sonata Op.15. Nel 1826 fece un arrangiamento per pianoforte a quattro mani della Grosse Fuge Op.133, lavoro del quale Beethoven non fu soddisfatto, tanto da farne lui stesso una trascrizione, poi pubblicata come Op.134.

Häring Johann Baptist (? – 1818?). Uomo d’affari viennese, era un eccellente violinista e conosceva molto bene la lingua inglese. Aiutò sovente Beethoven per la stesura delle lettere in inglese per Thomson, Birchall e Neate.

Haslinger Tobias (1787-1842). Nato a Zell am See vicino a Salisburgo, studiò musica a Linz e poi si trasferì a Vienna nel 1810 tentando la carriera del compositore. Ma nel 1814 venne assunto da Steiner di cui divenne socio nel 1816. Nel 1826 successe a Steiner nella direzione della ormai famosa casa editrice, che aveva sede nella Paternostergasse, e che fu poi guidata da suo figlio Karl. Fu un fedele amico di Beethoven, che visitò fino agli ultimi giorni di vita, e tollerò di buon animo le ire, le minacce, le canzonature e i frequenti scherzi e giochi di parole di Beethoven. Fu uno dei primi ad accorrere da lui alla notizia della morte. La sua vena commerciale però non si esaurì mai. Nel giugno 1827 egli pubblicò una descrizione delle esequie del maestro, scritta da Ignaz von Seyfried, quale introduzione all’edizione a stampa delle musiche che erano state eseguite durante la cerimonia.

Hauschka Vincenz (1766-1840). Nato in Boemia si trasferì a Vienna nel 1792 e lavorò come consigliere finanziario al Ministero dei Lavori Pubblici. Ottimo violinista e buon compositore fu fra i fondatori della Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna e ne organizzò il primo concerto nel 1815. Buon amico di Beethoven cercò di far comporre da Beethoven un oratorio per la società, ma senza alcun risultato.

Hensler Karl Friedrich (1761-1825). Commediografo e impresario teatrale. Nato a Württemberg, lavorò a Baden e Pressburg. Dal 1803 al 1813 diresse a Vienna il Leopoldstadt Theater e nel 1817 il Theater an der Wien. Nel 1821 divenne direttore del Josephstadt Theater, e lo fece ricostruire. Per la sua riapertura, il 3 ottobre 1822, Beethoven scrisse la nuova versione delle Rovine di Atene, intitolata “Die Wehie des Hauses” (La consacrazione del teatro), per cui scrisse la nuova Ouverture Op.124 e il coro WoO 98. Un mese dopo, in occasione dei festeggiamenti per Hensler, scrisse il Gratulations-Menuett (WoO 3).

Hiller Ferdinand (1811-1885). Compositore, pianista, direttore d’orchestra e critico musicale tedesco. Allievo di Hummel visse a lungo a Parigi ove entrò in relazione con Rossini, Meyerbeer, Chopin, Liszt. Visse poi a Francoforte, Lipsia, Dresa ove frequentò Mendelsshon, Spohr, Schumann e Brahms. Nel 1850 fondò il Conservatorio di Colonia che diresse fino alla morte. Ha scritto oratori, 4 sinfonie, 6 opere teatrali (rappresentate anche alla Scala), concerti per pianoforte e orchestra, sonate e altre composizioni per pianoforte fra cui piacevoli studi ancora oggi usati per la didattica. Ci ha lasciato nelle sue memorie Aus dem Tonleben unserer Zeit, Neue Folge 1871, un resconto dettagliato sulle ultime tre settimane di vita di Beethoven. Tagliò al maestro morto una ciocca di capelli che conservò in un medaglione per tutta la vita e che oggi si trova al Beethoven Center di San José (USA).

Hoffmann Ernst Theodor Amadeus (1776-1822). Nato a Königsberg, fu pittore, scrittore, poeta, compositore e critico musicale e godé di grande popolarità. Fu fra i critici uno dei primi a scendere in campo a favore di Beethoven del quale difese le opere in molti scritti. Uno fra i più famosi fu quello sulla Quinta Sinfonia del 1810. Le sue idee e interpretazioni furono determinanti nel creare il mito romantico di Beethoven, visto come un mago, capace di farci giungere alle soglie dell’infinito. Per lui Beethoven scrisse il Canone WoO 180: “Hoffmann sei ja kein Hofmann” (Hoffmann non sei un Hofmann), dove il gioco di parole è basato probabilmente su “Hoff-rat”-boria, “Hof”-corte e “Mann-uomo”.

Holz Karl (1798-1868). Ufficiale nella Cancelleria Austriaca era un buon violinista che suonò anche, come secondo violino, nei quartetti Schuppanzigh e Bohm. Raffinato e buon conversatore, colto, e spiritoso, di piacevole aspetto fu un compagno brillante e divertente che, nell’ultimo periodo della sua vita, rallegrò certamente i tristi momenti di Ludwig. Amava il vino e forse con lui Beethoven beveva un pò troppo. Dall’estate del 1825, dopo aver conosciuto Beethoven, ne divenne amico, aiutante e segretario, una sorta di parafulmine per le bizze del vecchio maestro, sostituendo Schindler. Per circa un anno fu molto vicino al maestro che lo trovava divertente, simpatico e spiritoso. Schindler ricomparve a fianco del maestro nel dicembre 1826, quando iniziò la fase finale della malattia che lo avrebbe portato alla tomba, mentre Holz, che frattanto si era sposato, lo frequentò meno, ma conservò intatta la sua affezione per lui sino alla fine. Schindler nella sua “Biographie von Ludwig van Beethoven” naturalmente ne ha parlato male in continuazione, cercando di screditarlo e addossando a lui la colpa dell’aggravamento del maestro! Per Holz, Beethoven aveva certo una grande affezione, che traspare anche dalla infinita serie di nomignoli e giochi di parole che costruì sul suo nome “Holz=legno”: ad esempio “Eccellentissima scheggia”, “Eccellentissimo legno di Cristo”, “Eccellentissimo pezzo di mogano” e così via. Nel 1826 Beethoven firmò un documento in cui consentiva a Holz di scrivere la sua biografia: ma Holz non iniziò mai il lavoro. Probabilmente aiutò Anton Gräffer, che voleva scriverne una, e che raccolse molto materiale, ma senza concludere nulla; il materiale passò poi dalle mani di Gräffer a quelle di Simon Gassner, che non ne fece alcun uso; la vedova di Gassner diede poi tutto il dossier a Ludwig Nohl che lo utilizzò per la sua “Beethoven’s Leben”, 1864. Pare che le informazioni tramandate da Holz siano attendibili.

Hotschevar Jakob. Segretario di corte, era un parente acquisito, per parte della moglie, della cognata di Beethoven, Johanna. La sostenne quindi nella causa del 1818 per la tutela del giovane Karl. Nel 1827, alla morte di Beethoven, lui stesso venne cooptato come tutore di Karl.

Huber Franz Xaver (1760-1810). Poeta e librettista, scrisse parecchi libretti di opere che ebbero grande successo. Autore del testo dell’oratorio “Christus am Ölberge” Op.85.

Hummel Johann Nepomuk (1778-1837). Nato a Bratislava, pianista, compositore e didatta. Fu allievo di Mozart e iniziò ben presto un’intensa attività concertistica. Si stabilì a Vienna nel 1813 come insegnante di pianoforte; ma fu nominato successivamente Maestro di Cappella a Stoccarda e a Weimar. Guidò il gruppo delle percussioni in una o più delle esecuzioni della Battaglia di Vittoria (Op.91) del 1814. A questo proposito è rimasta una lettera autografa di Beethoven, del febbraio 1814, a lui indirizzata [A.466]:

“Amabilissimo Hummel!

Ti prego, dirigi anche questa volta i rulli di tamburo e le cannonate con la tua bacchetta di eccellente Maestro di Cappella e di Maresciallo di Artiglieria – Fallo, te ne prego. Se vuoi che un giorno o l’altro io ti prenda a cannonate, sono pronto a servirti anima e corpo –

                         Il tuo amico Beethoven”.

Per lui Beethoven scrisse il canone WoO 170 “Ars longa, vita brevis”.Durante la malattia finale di Beethoven Hummel tornò a Vienna per salutare ancora una volta l’amico e partecipò al suo funerale.

Hüttenbrenner Anselm (1794-1868). Compositore viennese allievo di Salieri, fu molto amico di Schubert. Conobbe Beethoven nel 1816. Era presente al famoso concerto del 7 maggio 1824 in cui fu eseguita per la prima volta la Nona Sinfonia, e accompagnò a casa Beethoven con Schindler dopo il concerto. Si trovava a Graz quando fu informato delle gravi condizioni del maestro, e di là partì subito sperando di giungere a Vienna in tempo per salutare ancora una volta il maestro. Ma giunse a casa Beethoven nel pomeriggio del 26 marzo 1827, mentre il maestro era agonizzante. Fu, con Johanna van Beethoven, (o la governante Sali?), una delle due persone presenti al momento della morte del maestro, e dell’evento ha lasciato la testimonianza più celebre.

Joseph II, Imperatore d’Austria (1741–1790). Figlio di Maria Teresa regnò con lei e poi da solo dal 1780 al 1790. Fu un sostenitore delle idee illuministiche e tendenzialmente un riformatore radicale. Introdusse il divorzio, favorì la libertà di stampa, abolì tasse feudali. Ma molte delle sue riforme fallirono, furono violentemente avversate o furono sconfessate dal suo successore, il fratello Leopoldo II. Tuttavia si può dire che egli riuscì nell’unificazione dei territori dell’impero, nella centralizzazione dei poteri governativi e nel riordino delle finanze. In sua memoria Beethoven scrisse la Cantata WoO 87.

 

Jeitteles Alois (1794-1858). Medico e poeta dilettante, nato a Brno. Nel 1816 quando era ancora studente in medicina scrisse il testo del ciclo di canzoni di “An di ferne Geliebte” Op.98.

Junker Karl Ludwig (1740-1791). Ecclesiastico, compositore e critico, fu uno dei primi a riconoscere le doti di Beethoven, quando nel 1791 scrisse, sulla Musikalischer Korrespondenz di Bossler, degli articoli sulla musica a Bonn.

Kanka Johann Nepomuk (1772-1865). Famoso avvocato di Praga, musicista dilettante di talento e compositore, collezionista d’arte. Conobbe Beethoven durante uno dei suoi viaggi a Praga nel 1796, e lo incontrò di nuovo negli anni successivi a Karlsbad e a Teplitz. Kanka, che si occupava degli affari della famiglia Kinsky, dopo la morte del principe ebbe un ruolo molto importante nel risolvere la controversia legale, fra Beethoven e gli eredi Kinsky, per il pagamento dell’appannaggio annuale che il Principe Kinsky aveva destinato a Beethoven nel famoso contratto, stilato assieme all’Arciduca Rodolfo e al Principe Lobkowitz, nel 1809.

 

Kanne Friedrich August (1778-1833). Poeta, compositore e critico musicale, si trasferì a Vienna dalla nativa Sassonia. Divenne ben presto amico di Beethoven di cui fu un entusiasta ammiratore. Diresse, dal 1821 al 1824, la Allgmeine Musikalische Zeitung. Come risulta da una lettera [A.1246] aveva scritto un libretto d’opera per Beethoven di cui non sappiamo però nulla.

 

Keverich Maria Magdalena (1746-1787). Madre di Beethoven. Figlia del sovrintendente alle cucine del palazzo di Ehrenbreitstein, rimasta vedova giovanissima, sposò in seconde nozze nel novembre 1767, Johann van Beethoven. Dal matrimonio nacquero sette figli, quattro dei quali morirono in età infantile. Sopravvissero solo Ludwig, Caspar Anton Carl e Nikolaus Johann. Era una donna pia, dedita al lavoro casalingo ed alla famiglia e il Maestro ne parlava sempre con grande rimpianto. Nella prima sua lettera rimastaci [A.1], del 15 settembre 1787, ne parla con estremo affetto: ”Era malata di tisi ed è morta circa sei settimane fa ………. Era per me una madre così buona, così cara, la mia migliore amica”.

Kinsky Principe Ferdinand Johann Nepomuk (1781-1812). Fu, nel 1809, assieme all’Arciduca Rodolfo e al Principe Lobkowitz uno dei tre sottoscrittori dell’appannaggio annuale, di 4000 Gulden, destinato a Beethoven. Il suo contributo doveva essere di 1800 Gulden. Al principe, Beethoven dedicò la Messa in Do maggiore Op.86 (che era stata però commissionata dal Principe Nicolaus Estheràzy e che non ne era rimasto soddisfatto!), e a sua moglie Principessa Carolina i Lieder Op.75, 83 e 94. Il Principe morì giovanissimo a causa di una caduta da cavallo e Beethoven ebbe non poche difficoltà a ottenere il pagamento della sua parte di appannaggio dagli eredi!

Kirchoffer Franz Christian. Uomo d’affari viennese, amico di Beethoven, si occupò di alcune sue transazioni con l’Inghilterra, in particolare della trasmissione della Nona Sinfonia alla Philarmonic Society di Londra.

Klöber Augst Carl Freidrich von (1793- ). Pittore, nato a Breslavia, fece un ritratto a Beethoven nel 1818 a Mödling. Ha lasciato un racconto piuttosto divertente sulle sedute del Maestro e sugli sulla pazienza necessaria per riuscire nello scopo di fargli il ritratto. La tela in cui era rappresentato Beethoven, e in cui Prod’homme dice fosse ritratto anche anche il nipote Karl, purtroppo è andata perduta. Ma sono rimasti degli schizzi preparatorii che ben raffigurano il compositore nel pieno della sua attività.

Koch Barbara (Babette) (1771-1807). La famiglia Koch aveva una locanda, Zum Zehrgarten nel Markplatz di Bonn, luogo di ritrovo di artisti, musicisti, poeti, che era gestita dalla madre, vedova, Anna Maria. Barbara era molto carina e molto ammirata dai giovani frequentatori, Beethoven incluso, che (come si apprende dalla lettera [A.7] del 2 novembre 1793 a Eleonore von Breuning), le scrisse due volte da Vienna, senza ottenere alcuna risposta. Babette sposò poi il Conte Anton von Belderbusch, nipote del Primo Ministro del defunto Elettore di Colonia Maximilian Friedrich.

Koschak Marie Leopoldine (1794-1855). Originaria di Graz, sposò il dr. Karl Pachler, avvocato nella sua città. Era un’ottima pianista. Incontrò Beethoven a Vienna nel 1817 e nel 1823. Fra loro si stabilì un affettuoso rapporto amichevole. Qualcuno ha scritto che Beethoven la abbia amata. Beethoven, nel 1811, già conosceva le doti della pianista, illustrategli dal professor Schneller, che insegnava storia nelle scuole femminili di Graz, tanto da suggerire in una lettera a Varena [A.334] di farle eseguire, come poi avvenne, la parte pianistica della Fantasia Op.80 nel concerto per beneficenza del 22 dicembre 1811, tenutosi a Graz. In un biglietto dell’estate 1817 [A.815], Beethoven la prega di eseguire ancora per lui le sue Sonate in Fa maggiore Op.54 e in Do minore Op.13, e prosegue: “Non ho ancora trovato nessuno che sappia eseguire le mie composizioni bene come Lei; ……… Lei è la vera fautrice dei miei figli spirituali”. In occasione della sua partenza, il 27 settembre 1823, Beethoven le dedicò una brevissima frase musicale, “Das Schöne zum Güte” (Il bello nel buono), WoO 202.

Kotzebue August Friedrich Ferdinand von (1761-1819). Scrittore, poeta e drammaturgo dalle alterne fortune e dalla vita avventurosa, era nato a Weimar. Dal 1798 al 1799 fu amministratore del Burgtheater di Vienna, che in quegli anni era diretto da Peter von Braun. Fu poi in Russia, ove visse per un certo tempo e poi passò a Berlino, ove fondò il giornale Der Freimütige sul quale scrisse parecchie recensioni di opere di Beethoven. Nel 1811, in occasione della apertura del nuovo teatro di Pest, scrisse le pièces teatrali per cui Beethoven compose la musica: “König Stephen” Op.117 e “Die Ruinen von Athen” Op.113. Vi è una famosa lettera, del 28 gennaio 1812 [A.344], in cui Beethoven chiede a Kotzebue, esaltandone il genio drammatico, un libretto per un’opera. Kotzebue dal 1811 visse in una sua proprietà in Estonia. Nel 1819 fu ucciso da uno studente perché sospettato di essere una spia Russa. Ha lasciato più di 200 fra tragedie, commedie e farse, che ebbero grande successo fra i contemporanei. Ricordiamo Misantropia e Sentimento (1789), I Provinciali Tedeschi (1803). Gli esponenti del nascente romanticismo criticarono il teatro di Kotzebue che, per parte sua, combattè sistematicamente il romanticismo!

Kraft Anton (1752-1820). Buon violoncellista, giunto a Vienna dalla natia Boemia per completare i suoi studi in legge, ma che proprio nel 1778 accettò l’invito di Haydn di unirsi all’orchestra di Esterhaz. Nel 1792, dopo la morte di Esterhàzy, l’orchestra fu dispersa. Si trasferì allora di nuovo a Vienna, dove entrò a far parte nel 1796 della nuova orchestra formata dal Principe Lobkowitz. Partecipò anche al quartetto del Principe Lichnowsky. Prese parte alla prima esecuzione, a Palazzo Lobkowitz, del Triplo Concerto Op. 56.

 

Kraft Nikolaus (1778-1847). Nato ad Esterhaz il 14 dicembre 1778, era figlio di Anton Kraft. Il giovane Nikolaus, grazie al mondo in cui viveva, divenne un magnifico violoncellista. Si trasferì col padre a Vienna nel 1796, e allorché il giovane principe Lobkowitz formò la sua orchestra, ne entrò a far parte. Fece parte, dal 1792 del quartetto del Principe Lichnowsky: Schuppanzigh e Louis Sina, violini; Franz Weiss e Nikolaus Kraft, entrambi quattordicenni, rispettivamente viola e violoncello. Fu il primo esecutore, in un’accademia tenuta a suo beneficio il 5 marzo del 1809, della Sonata per Violoncello e pianoforte Op. 69 di Beethoven; in quell’occasione al pianoforte sedeva la Baronessa Dorothea von Ertmann.

Kreutzer Konradin (1780-1849). Compositore e direttore d’orchestra, fu anche lui allievo di Albrechtsberger. Ebbe diversi incarichi in Germania ma dal 1804 al 1812 fu a Vienna, ove ritornò poi, come direttore del Kärntnertortheater. Fu certamente in rapporto con Beethoven, anche se non fece parte della sua cerchia di amici. Ha scritto moltissime opere, alcune delle quali ebbero al tempo grande successo (Jery und Bätely, da Goethe, rappresentata a Vienna nel 1810; Das Nachtlager von Granada, Vienna 1834). Ma le sua produzione migliore è quella lirico-vocale, Lieder e ballate romantiche.

Kreutzer Rodolphe (1766-1831). Famoso violinista e compositore francese. Ha scritto oltre 40 opere, sinfonie, concerti per violino e orchestra, Lieder. La sua maggior fama è però legata alla sua attività di virtuoso del violino: cominciò ad esibirsi in pubblico attorno ai 10 anni. Visitò Vienna nel 1798 e conobbe Beethoven, che nel 1804 gli dedicò la Sonata a Kretuzer Op.47, che egli non eseguì mai!. In una lettera a Simrock, del 4 ottobre 1804 [A.99], Beethoven dice: “Questo Kreutzer è una buona e cara persona di cui ho molto goduto la compagnia durante il suo soggiorno a Vienna. La sua semplicità e la sua naturalezza mi piacciono assai più che tutta l’esteriorità priva di interiorità della maggior parte dei virtuosi. Poiché la Sonata era stata scritta per un valente violinista tanto più è appropriata la dedica a Kreutzer”.

Krumpholz Wenzel (1750-1817). Di famiglia di musicisti boemi, violinista, mandolinista e compositore. Si stabilì a Vienna attorno al 1795, e divenne un buon amico e grande ammiratore di Beethoven e poi di Carl Czerny. In occasione della sua improvvisa morte nel 1817, Beethoven scrisse e gli dedicò “Gesange der Monche” WoO 104.

Kuffner Christoph (1780-1846). Scrittore viennese che nel 1808 probabilmente scrisse, o almeno scrisse in parte, il testo per la Fantasia Corale Op.80. Per la tragedia Tarpeja, di Kuffner, Beethoven compose la Marcia Trionfale in Do maggiore WoO 2a e l’Introduzione all’Atto Secondo WoO 2b.

Kuhlau Friedrich (1786-1832). Di famiglia di musicisti, nato ad Hannover, fu un popolare compositore di opere e di musica per pianoforte (che viene ancora oggi utilizzata a scopo didattico). Nel 1810, per evitare il servizio militare, riparò a Copenhagen ove ebbe vari incarichi musicali, fra i quali quello di primo violino a corte, ma continuò a viaggiare in Europa. Kuhlau si adoprò molto per la diffusione delle opere di Beethoven che conobbe personalmente, nel settembre 1825, quando mentre si trovava in Austria per una tournèe, non volle partire prima di avere conosciuto il maestro. L’incontro avvenne a Baden, residenza estiva di Ludwig, e il 2 settembre, in occasione di una colazione alla Helenenthal, una delle passeggiate preferite di Beethoven, fra scherzi e libagioni, ispirato dai molti bicchieri, Beethoven scrisse un canone (WoO 191) dedicato a Kuhlau. Il testo, inventato naturalmente da Beethoven, era un gioco di parole che suonava così: “Kuhl nicht lau, nicht lau etc.” (Freddo non tiepido, non tiepido etc.). Il 3 settembre Beethoven mandò un biglietto (il cui autografo purtroppo è perduto) [A.1427], a Kuhlau con il canone e poche righe: “Debbo confessare che anche nel mio caso lo champagne mi ha dato troppo alla testa ………. Per quanto di solito io sia facilmente in grado di rispondere su due piedi, non ho il più pallido ricordo di che cosa abbia scritto ieri – Si ricordi di tanto in tanto del suo devotissimo   Beethoven”.

Lichnowsky Principe Carl (1756-1814). Una delle personalità più in vista dell’aristocrazia Viennese, grande amante della musica, fu amico e allievo di Mozart e fu uno dei più generosi protettori di Beethoven nei primi anni viennesi, durante i quali il maestro alloggiò abbastanza a lungo presso di lui nella Alserstrasse. Oltre a dare a Beethoven un sostanziale sostegno finanziario, contribuì a farne conoscere le opere grazie alle riunioni musicali che si tenevano nel suo palazzo. Fu nel suo palazzo che si tenne la famosa riunione, del dicembre 1805, nella quale si decise il rimaneggiamento del Fidelio. Anche nel Testamento di Heiligenstadt vi è un cenno di riconoscenza per Lichnowsky. Nonostante la cordialità dei rapporti vi furono tuttavia parecchi screzi che culminarono nel famoso episodio di Graz del 1806, quando Beethoven si rifiutò di suonare in presenza di alcuni ufficiali francesi ospiti del principe, abbandonandone la casa e ritornando a Vienna. Le relazioni poi ripresero, ma non furono mai più cordiali come prima. Anche altri membri della famiglia avevano stretto legame amichevole col maestro, la moglie Principessa Marie Christine, il fratello Conte Moritz, la sorella Contessa Henriette. A riprova degli stretti rapporti al Principe Lichnowsky furono dedicati i Trii Op.1, le Sonate Op.13 e 26, le Variazioni WoO 69 su Quant’è bello l’amor contadino di Paisiello, la Seconda sinfonia; alla moglie Christine, la versione pianistica delle Creature di Prometeo (che era stata inizialmente pubblicata come Op.24, e nel cui lunghissimo titolo si leggeva: Gli uomini di Prometeo, Ballo per il Clavicembalo o Piano-Forte, composto e dedicato a Sua Altezza la Principessa Lichowsky nata Contessa Thun da Luiggi [sic] van Beethoven), le Variazioni per pianoforte e violoncello WoO 45 sul Giuda Maccabeo di Händel; alla sorella Henriette il Rondò per pianoforte Op.51 nr.2; al fratello Conte Moritz, che fu vicino a Beethoven fino alla fine, le Variazioni Op.5 e la Sonata per pianoforte Op.90. Lichnowsky regalò a Beethoven il prezioso quartetto d’archi i cui strumenti fanno ancora oggi bella mostra di sé alla Beethovenhaus di Bonn.

Linke Joseph (1811-1886). Violoncellista, fu membro del quartetto Rasumovsky dalla sua fondazione al momento del suo scioglimento a causa dell’incendio del palazzo del Principe Rasumovsky. Fu poi membro del Quartetto Schuppanzigh e contribuì molto all’esecuzione ed alla diffusione degli ultimi quartetti di Beethoven. Fu un assiduo partecipante alle riunioni musicali della Contessa Erdödy e si ritiene che le Sonate per Violoncello e Pianoforte Op.102, dedicate alla Contessa, siano state composte proprio per essere eseguite da lui e dalla Contessa. Fu uno degli assidui frequentatori della casa di Beethoven durante la malattia finale.

Lobkowitz Principe Franz Joseph Maximilian von (1772-1816). D’origine Boema, fu uno dei più accesi sostenitori di Beethoven e delle sue opere. Personalità di rilievo nel mondo aristocratico viennese, certamente antifrancese, era un buon violinista e violoncellista dilettante e nel suo palazzo, che è ancora oggi perfettamente conservato, aveva una sala da concerti. Il principe aveva a disposizione unorchestra privata ed un quartetto e frequentemente organizzava riunioni musicali. Beethoven ebbe a disposizione l’orchestra, che a casa del Principe, fece molte esecuzioni e prove private delle sue sinfonie, prima delle esecuzioni pubbliche; certamente questo avvenne per l’Eroica, ed è per questo che oggi la sala da concerto è detta Sala dell’Eroica. Certamente nel palazzo ebbero le loro prime escuzioni i Quartetti per archi Op.18 degli anni 1798-1800, che furono dedicati proprio al munifico Principe. Si deve anche alla sua generosità la decisione, presa nel 1809 assieme all’Arciduca Rodolfo e al Principe Kinsky, di destinare a Beethoven, un vitalizio di 4000 fiorini. A lui furono dedicate parecchie delle migliori opere di Beethoven: Terza, Quinta e Sesta Sinfonia, Triplo Concerto Op.56, Quartetti Op.74 e il ciclo di Lieder “An die ferne Geliebte” Op.92. Per suo figlio Ferdinando, Beethoven compose la Cantata WoO 106, “Lobkowitz Kantate”. Come altri protettori di Beethoven finì in miseria a causa di speculazioni sbagliate.

Malfatti Dr. Giovanni (1775-1859). Nato a Lucca, giunse a Vienna nel 1795 e vi acquisì rapidamente grande fama come medico. Il fratello aveva una proprietà a Mödling e le sue figliole, Anna e Therese, divennero amiche di Beethoven grazie al comune amico di famiglia Ignaz Gleichenstein, che sposerà poi Anna. Com’è noto Therese, che si sposerà col Barone Drosdick nel 1816, fece innamorare Beethoven, che pare le abbia fatto una proposta di matrimonio. La Bagattella “Per Elisa” fu forse scritta per lei, come fa pensare il fatto che lo spartito autografo fu a lungo in suo possesso. Il Dr. Giovanni ebbe in cura Beethoven durante la sua malattia finale nel 1827. In occasione del suo compleanno, 2 giugno 1814, Beethoven aveva scritto la piccola Cantata “Un lieto brindisi”, WoO 103, per quartetto di voci e accompagnamento di pianoforte.

Marschner Heinrich August (1795-1861). Direttore d’orchestra e compositore tedesco. Scrisse molta musica da camera ma fu sopratutto un compositore di successo di opere teatrali, e uno dei più genuini rappresentanti del romanticismo tedesco, di cui anche Wagner subì inizialmente l’influenza. Si incontrò con Beethoven a Vienna nel 1817.

Matthisson Friedrich von (1761-1831). Poeta tedesco, nato vicino a Magdeburgo, allievo di Klopstock, studiò teologia, filologia, lettere e scienze naturali a Halle. Insegnò, ma spese la maggior parte della sua vita in viaggi in compagnia della Prinicipessa di Anhalt Dessau; conosceva bene l’Italia. Divenne poi bibliotecario a Stoccarda e la sua poesia ebbe ai suoi tempi grande rinomanza, ma il suo successo, causa mancanza di personalità, non ebbe grande durata: ma piaceva per il suo modo delizioso di descrivere la campagna, di dipingere le stagioni dell’anno, per il suo carattere elegiaco. Schiller scrisse di lui: “La sua poesia è animata da un’illuminata e serena umanità; belle scene della natura si riflettono nella sua anima candida e limpida”. Beethoven musicò alcune sue poesie. La prima fu Adelaide Op.46, a proposito della quale il 4 agosto 1800, gli scrisse una entusiastica lettera [A.40], pregandolo di inviargli altri suoi poemi e esprimendogli “il divino piacere che tutta la sua poesia mi ha sempre dato e sempre mi darà”. Beethoven musicò poi altre sue poesie: ben quattro volte “Opferlied” Op.121b (Canto votivo), e inoltre “An Laura” WoO 112 e “Andenken” WoO 136.

 

Mayer Friedrich Sebastian (1773-1863). Era un famoso attore e cantante. Aveva sposato la cognata di Mozart, Josepha Weber, che era rimasta vedova del violinista Franz de Paula Hofer. Sostenne il ruolo di Pizarro il 20, 21 e 22 novembre 1805 in occasione della prima di Leonore.

Mayseder Joseph (1789-1863). Viennese di nascita, era un ottimo violinista e compose molte musiche per violino. Era stato allievo di Schuppanzigh. Fu amico di Beethoven che, come dimostrano alcune lettere, lo stimava molto; partecipò sovente all’esecuzione di opere del maestro.

 

Meisl Karl (1775-1853). È il commediografo che scrisse i due lavori per la riapertura del Josephstadt Theater di Vienna nel 1822, per cui Beethoven compose l’ouverture “Die Wehie des Hauses”.

 

Milder-Hauptmann Anna Pauline (1785-1838). Nata a Costantinopoli, fu uno dei soprani più famosi del suo tempo con voce di volume e potenza straordinarie. Beethoven scrisse per lei la parte di Fidelio nella Leonore, parte che sostenne nella prima dell’opera, nel 1805. Nel 1810 sposò un gioielliere, Peter Hauptmann, da cui si separò. Fu lei a portare al successo Fidelio nelle esecuzioni di Berlino del 1815. Era stata lei a cantare con Siboni e Weinmüller, per la prima volta, il terzetto Tremate, empi tremate Op.116 che, sebbene composto molti anni prima, fu eseguito solo il 27 febbraio 1814, nel secondo concerto alla Grosser Redoutensaal. In realtà Beethoven, in una lettera del 20 febbraio lo definisce “un nuovo Trio vocale”, ma probabilmente egli lo rielaborò in quell’occasione. Beethoven la ammirava e gli piaceva anche molto. Per lei, nel 1816, compose il Canone, di cui scrisse anche il testo, “Ich küsse sich, drücke sich an mein Herz” WoO 169 (La bacio e la stringo al mio cuore).

Moscheles Ignaz (1794-1870). Nativo di Praga fu un famoso pianista, direttore d’orchestra e compositore. Trasferitosi a Vienna in giovane età per studiare con Salieri e Albrechtsberger, nel 1808 vi conobbe Beethoven e fu con lui in intima relazione di amicizia fino alla morte. Suonò frequentemente in tutta l’Europa e anche a Vienna, ove dal 1815 al 1825 fu addirittura più popolare di Hummel. Certi suoi Studi vengono ancora oggi usati a scopo didattico e talvolta eseguiti in concerto. Nel 1814 fece una versione per pianoforte del Fidelio e poi di altre opere del Maestro. Trasferitosi a Londra nel 1825, fu in contatto epistolare con Beethoven fino agli ultimi giorni. Fu lui a proporre alla Philarmonic Society di Londra l’invio delle famose 100 sterline che giunsero a Vienna il 15 marzo 1827, pochi giorni prima della morte di Beethoven. Nel 1841 curò la traduzione in inglese della biografia di Beethoven scritta da Schindler.

 

 

Müller Christian Wilhelm. Pedagogo, molto amante della musica aveva fondato a Brema nel 1782 i Familienkonzert. La figlia era una buona pianista. Durante un suo viaggio in Italia si fermò a Vienna ove incontrò Beethoven il 26 ottobre 1820. Nei suoi ricordi di viaggio, pubblicati sotto forma di lettere agli amici, Briefe an deutschen Freunde von einer Reise durch Italien, über Sachsen, Böhmen und Österreich, Altona 1824, ha lasciato una vivido ricordo del suo incontro con Beethoven.

 

Neate Charles (1784-1877). Pianista, violoncellista e compositore londinese, fu allievo di John Field. Nel 1813 fu tra i fondatori della Philarmonic Society. Fu a Vienna dal maggio 1816 al 7 febbraio 1817, conobbe Beethoven, ne divenne amico e rimase poi continuamente in contatto con lui. Come risulta da alcune lettere, Beethoven gli aveva mandato alcune sue opere per la pubblicazione (che non avvenne mai) e l’esecuzione a Londra. Vi è una lettera di Beethoven a Neate, del 25 febbraio 1823 [A.1114], dalla quale risulta che Neate gli aveva richiesto tre quartetti per un onorario di 100 ghinee. Nel 1824 Neate invitò Beethoven a Londra per dirigere un concerto di sue composizioni, ma Beethoven non intraprese mai il viaggio.

 

Neefe Christian Gottlob (1748-1798). Nato a Chemnitz in Sassonia, studiò legge ma si dedicò ben presto alla musica, divenendo direttore musicale di alcune compagnie teatrali. Giunto a Bonn nel 1779 con una di queste compagnie, vi rimase e venne nominato organista di corte nel 1781. Dal 1779 ebbe Ludwig quale allievo di pianoforte, armonia e composizione e ne apprezzò immediatamente le qualità. Come riferisce Thayer, nel 1783 scrisse sul Cramer’s Magazin der Musik le profetiche parole: “Egli diventerà sicuramente un secondo Mozart se continuerà così come ha cominciato”. Insegnò a Beethoven ad amare e comprendere Bach, facendogli studiare il Clavicembalo ben Temperato di cui lodava molto l’esecuzione di Beethoven, lo aiutò a pubblicare le sue prime opere e ad avere un primo impiego a corte. Beethoven non dimenticò, tanto che nell’ottobre 1793 gli scrisse da Vienna [A.6]: ”Se mai dovessi diventare un grand’uomo Le spetterà una parte del mio successo”.

 

Obermayer Therèse (1787-1828). Cognata di Beethoven. Era la governante e la convivente del fratello Nikolaus Johann a Linz nel 1812. Aveva già una figlia di 5 anni, Amalie. Beethoven si precipitò a Linz per cercare di spezzare la relazione: per tutta risposta i due si sposarono l’8 novembre 1812. Fu un matrimonio del tutto infelice dal quale non nacquero altri figli.

Oliva Franz (1786-1848). Impiegato di banca, conosceva molto bene le lingue, e dal 1820 si dedicò al loro insegnamento. Fu un intimo amico di Beethoven e si occupò di molti suoi affari, come fosse il suo segretario, e come fecero il fratello Carl, Schindler e infine Holz. Lasciò Vienna nel Dicembre del 1820 per San Pietroburgo ove rimase fino alla morte avvenuta nel 1848 per colera. I suoi rapporti con Beethoven cessarono del tutto dal dicembre 1820: non vi è alcuna lettera fra di loro dopo questa data. Nel 1810 aveva ricevuto la dedica delle Variazioni per pianoforte Op.76.

Onslow Georges (1784-1852). Nato a Clermont-Ferrand, allievo a Londra di Dussek e Cramer per il pianoforte e a Parigi di Reicha per la composizione, fu compositore fecondissimo: 3 opere comiche; 4 sinfonie; 34 quintetti e 36 quartetti per archi; 10 trii per pianoforte e archi; sonate e altra musica da camera.

Oppersdorf Conte Franz von (1778-1818). Appassionato di musica teneva una sua orchestra nel castello di Oberglogau in Slesia Superiore. Conobbe Beethoven nell’autunno 1806, in occasione di un soggiorno del Maestro presso il Principe Lichnowsky a Grätz. I due divennero amici e il Conte commissionò a Beethoven due sinfonie, la Quarta e la Quinta. Ma solo la Quarta fu dedicata al Conte, e di questo Beethoven si scusa, in una lettera del 1 novembre 1808, [A.178], dicendo che “è stato il bisogno che mi ha costretto vendere ad altri la Sinfonia che avevo scritto per Lei”.

Pálffy von Erdöd Conte Ferdinand (1774-1840). Svolse a Vienna attività di direttore teatrale. Nel 1806 diresse il Burgtheater e nel 1813 comprò il Theater an der Wien. Conobbe Beethoven e fu in relazione con lui per progetti di composizione di opere; ma possiamo dedurre dalle lettere del maestro che Pálffy non fu certo fra i suoi sostenitori.

Pasqualati Barone Johann Baptist von zu Osterberg (1777-1830). Era figlio del medico personale dell’Imperatrice Maria Teresa, ed era un grande appassionato di musica e collezionista d’arte. Fu un affettuoso amico di Beethoven che aiutò nelle dispute legali e nei suoi affari. Ad esempio si occupò più di una volta della vendita dei biglietti dei concerti di Beethoven. Il 31 dicembre 1813, sulla Wiener Zeitung, vi era il seguente avviso: “I biglietti d’ingresso si possono acquistare ogni giorno al Kohlmarkt presso la casa del Barone von Haggenmüller, nel cortile a destra al pianterreno, cioè nell’ufficio del Barone von Pasqualati”. L’anno successivo la vendita dei biglietti per la ripresa del Fidelio, si fece anche in un’altra casa Pasqualati, al nr. 94 del Mölkerbastei. Il Barone fu anche prodigo di aiuti al sofferente Maestro negli ultimi mesi di vita, inviandogli cibi e bevande, che il Maestro gradì sempre. Il Barone sopportò inoltre pazientemente le bizze del capriccioso inquilino Beethoven che visse per vari periodi, fra il 1804 e il 1815, in un suo appartamento, in Mölkerbastei 1239: quando decideva di lasciarlo, il Barone dava ordine di non affittarlo ad altri, certo che il Maestro, come avvenne più volte, vi sarebbe ritornato. La casa è ancora oggi intatta, coi vecchi scalini di pietra, calcati da Beethoven, fortemente consunti dall’uso e le stanze abitate da Beethoven sono oggi un memorial. In occasione del terzo anniversario della morte della giovane moglie del Barone, la ventiquattrenne Eleonore von Fritsch, nel 1814, Beethoven gli dedicò l’”Elegischer Gesang” Op.118. Gli dedicò inoltre le edizioni, in parti staccate, della Leonore III e dell’Egmont. All’inizio del 1815 gli dedicò ancora un canone augurale “Glück zum neuen Jahr” (Felicità per il nuovo anno) WoO 165.

 

Peters Carl Friedrich (1779-1827). Vedi a: Gli editori di Beethoven.

Peters Karl. Consiglire di corte e tutore dei figli del Principe Lobkowitz. Amico di Beethoven lo aiutò nella causa per la tutela del nipote e dal 1820 al 1825 fu co-tutore del ragazzo assieme a lui.

Piringer Ferdinand (1780-1829). Funzionario civico di Vienna, appassionato musicofilo, suonava bene il violino, cantava da basso e diresse occasionalmente l’orchestra dei Concert Spiritual di F.X.Gebauer. Ma, morto Gebauer, ne divenne il direttore assieme a Johann Baptist Coissler. Per lui Beethoven compose l’Allegretto in Si minore WoO 61, datato 18 febbraio 1821. Da allora divenne buon amico di Beethoven che, come mostrano i Quaderni di Conversazione, visitò sovente, e cui fu vicino fino agli ultimi giorni.

Pleyel Ignaz Joseph (1757-1831). Vedi a: Gli editori di Beethoven.

 

Potter Philip Cipriani Hambly (1792-1871). Pianista e compositore londinese incontrò sovente Beethoven all’epoca in cui studiava a Vienna, nel 1817-1818. Un resoconto dei loro rapporti e delle loro conversazioni si trova nella monografia di Thayer.

Punto Johann Wenzel (1748-1803). Il suo vero nome era Stich, che vuol dire “punto”, ma era conosciuto col soprannome italiano. Nato in Boemia, famosissimo virtuoso di corno, nel 1778 incontrò Mozart che per lui e altri strumentisti di fiati, scrisse la Sinfonia Concertante K.279b. Quando visitò Vienna, nel 1800, per un giro di concerti, si incontrò con Beethoven che per lui scrisse la Sonata per corno Op.17, che eseguirono assieme il 18 aprile 1800.

Quartetto Schuppanzigh. Il quartetto cambiò nel corso degli anni più volte formazione e sede. Nel 1794, Schuppanzigh guidava il quartetto di casa Lichnowski quando suonava nelle serate quartettistiche del Principe Carl von Lichnowsky, con Sina secondo violino, Weiss viola e Kraft violoncello. Il principe Lichnowski suonava con loro talora il violoncello. Attorno al 1804-1805 Schuppansigh guidò anche un’altra formazione quartettistica composta con il sedicenne Joseph Mayseder secondo violino, Schneider viola e Kraft violoncello, che dava concerti in case private. Dal 1808 al 1815 il principe Rasumovsky assunse Schuppanzigh e Weiss che con Mayseder, violino e Linke violoncello, formarono il Quartetto Rasumovsky. Ma anche in questo quartetto talora suonava il principe stesso che era un buon violinista. Dopo l’incendio del Palazzo Rasumovsky, 31 dicembre 1814, il quartetto si sciolse e Schuppanzigh, che si era recato in Russia, rientrò a Vienna solo nel 1824. In quegli anni a Vienna il leader dei concerti quartettistici divenne Joseph Böhm. Dopo il ritono a Vienna di Schppanzigh il quartetto si ricostituì e riprese la attività. Accanto ai vecchi membri Weiss e Linke il posto di secondo violino fu preso da Karlo Holz. E la nuova formazione guidata da “Falstaff” presentò al pubblico Viennese gli ultimi quartetti di Beethoven: Op. 127, il 6 marzo 1825; Op. 130, 21 marzo 1826 nella versione originale con la Grande Fuga e il 22 aprile 1827, meno di un mese dopo la morte di Beethoven, con il nuovo finale; Op.132, venerdì 9 e domenica 11 settembre 1825.

Radzwill Principe Anton Heinrich (1775-1833). Nato a Vilna, Luogotenente del Granducato di Posen, incontrò Beethoven nel 1814 mentre si trovava a Vienna per il Congresso. Era un buon violoncellista, cantante e compositore. Ha scritto molta musica da camera, romanze e musiche di scena per il Faust di Goethe. Fu fra i sottoscrittori della Missa Solemnis. Beethoven gli dedicò l’Ouverture Namensfeier Op.115 e 25 Canti Scozzesi Op.108.

Rasumovsky Conte Andrej Kyrillovich (1751-1836). Ambasciatore Russo a Vienna dal 1792, collezionista d’arte, ottimo violinista e grande amante della musica, viveva in un lussuoso palazzo. Dal 1808 sovvenzionò un quartetto d’archi formato da Schuppanzigh, Sina, Weiss e Kraft, col qual suonò spesso quale secondo violino. Il quartetto si sciolse nel 1815 dopo che, il 31 dicembre 1814, un furioso incendio scoppiato durante una festa da ballo, distrusse il suo palazzo. Era stato amico di Mozart e di Haydn. Su commissione di Rasumovsky Beethoven compose i 3 Quartetti Op.59, noti appunto come “Rasumovsky”. La Quinta e la Sesta Sinfonia furono dedicate a lui e al Principe Lobkowitz.

Reicha Antonin (1770-1836). Nato a Praga in una famiglia di musicisti, nel 1785 si trasferì a Bonn con lo zio, il compositore Joseph Reicha (1746-1795), e fece parte dell’orchestra dell’Elettore. A Bonn conobbe Beethoven e ne divenne buon amico; l’amicizia si rinnovò quando nel 1802 si trasferì anche lui a Vienna. Dal 1808 visse a Parigi ove lavorò come compositore e apprezzato didatta. Scrisse metodi didattici e trattati di composizione. Fu autore di molta musica da camera, cantate ed opere teatrali che ebbero notevole diffusione: meritano di essere segnalati i quintetti per fiati.

Reichardt Johann Friedrich (1752-1814). Compositore, scrittore, uomo di elevata cultura, Kapellmeister a Berlino presso Federico Guglielmo II, lasciò il suo posto nel 1794 causa le sue posizioni a favore della Rivoluzione Francese. Divenne poi Kapellmeister a Cassel presso Girolamo Buonaparte. Fu una delle personalità più importanti della vita musicale dei suoi tempi. Quando visitò Vienna, ove giunse il 19 novembre 1808, tutte le case si aprirono per lui. Ha lasciato dei ricordi sulla vita musicale viennese relativi all’inverno 1808-1809 [Vertreute Briefe, geschrieben auf eine Reise nach Wien, 1810] che descrivono l’ambiente musicale in cui visse Beethoven e riportano molte informazioni sul Maestro.

 

Reinecke Carl Heinrich (1824-1910). Compositore, pianista, direttore d’orchestra e didatta tedesco. Fu un enfant prodige che esordì a 10 anni. Ha scritto molte opere, musica sinfonica e per pianoforte e parecchi volumi di didattica e storia della musica.

Reisser Franz de Paula Michel (1769-1835). Professore di geografia e storia economica all’Università di Vienna, direttore del Politecnico di Vienna, nel 1825, quando il nipote Karl vi fu ammesso, ne divenne il co-tutore assieme a Beethoven.

Reissig Christian Ludwig (1783-1847). Nato a Kassel, arruolatosi nell’Esercito Austriaco nel 1809, fu subito gravemente ferito in battaglia e congedato. Era un poeta abbastanza popolare fra i compositori viennesi. Ma pare che fosse anche uno scocciatore, se è vero, come si dice, che fosse lui stesso a cercare di persuadere i compositori a mettere in musica le sue poesie. Anche Beethoven ne ha musicate parecchie. Accanto a un amichevole biglietto inviato da Beethoven a Reissig [A.242] ci restano alcune lettere [A.281] in cui Beethoven lo copre di contumelie, dandogli del farabutto e del mascalzone, per una questione editoriale. Infatti Reissig fece ripubblicare da Artaria il “Gesang aus der Ferne” WoO 137, che era già stato pubblicato da Breitkopf e Härtel. Sulla copia per l’incisione di Artaria sta scritto: “Questa copia è stata venduta a Reissig da Beethoven ……… e Reissig ce la ha rivenduta”. Mentre come si legge in un biglietto, datato 11 ottobre 1810 [A.279], (e che forse non era che un post-scriptum alla lettera A.281) Beethoven sosteneva il contrario: “È un’ignobile menzogna che il Capitano Reissig mi abbia mai pagato qualcosa per le mie composizioni. Ho composto quelle opere per lui come gesto di amicizia, perché in quel tempo era invalido e suscitava la mia compassione – ……… Dichiaro che i signori Breitkopf e Härtel sono gli unici proprietari dei Canti che ho loro inviato e i cui versi sono opera del Capitano Reissig”.

Rellstab Ludwig (1790-1860). Poeta e romanziere si trattenne a Vienna per alcune settimane nel marzo-maggio 1825. Ebbe occasione di incontrare Beethoven, di sentire concerti con sue musiche anche in prima esecuZione e di contattare amici del maestro. Su questo ha lasciato un libretto di ricordi che è una delle più preziose testimonianze pervenuteci su Beethoven: Beethoven. Ein bild der Erinnerung aus meinem Leben, 1854.

Ries Ferdinand (1784-1838). Pianista e compositore. Suo padre, Franz Anton Ries (1755-1846), era stato direttore musicale della Cappella musicale di Bonn e insegnante di violino di Beethoven al quale fu affettuosamente vicino in occasione della morte della madre. Ferdinand si trasferì a Vienna nel 1801 e divenne allievo di pianoforte di Beethoven. Si stabilì fra di loro un affettuoso rapporto che non si interruppe mai. Ries si trasferì a Londra nel 1813, e vi rimase fino al 1824. E in tutto quel tempo si adoperò per l’esecuzione e la diffusione delle opere di Beethoven, che cercò di persuadere a recarsi a Londra. Tornato in Germania visse vicino a Bonn, ove nel 1825 fece eseguire, prima della sua pubblicazione, la Nona Sinfonia; poi si spostò a Francoforte sul Meno. Scrisse l’importante libro di ricordi, pubblicato assieme a Wegeler a Coblenza, nel 1838, Biographischen Notizen über Ludwig van Beethoven.

Rochlitz Joahnn Friedrich (1769-1842). Teologo, compositore, poeta e critico musicale. Diresse dal 1798 al 1818 la Allgmeine Musikalische Zeitung di Lipsia e continuò a scrivervi anche dopo. Organizzò i concerti del Gewandhaus di Lipsia. I suoi rapporti con Beethoven si possono far risalire al 1804, quando il Maestro gli scrisse [A.87a] per restituirgli un libretto per un’opera che Rochlitz gli aveva inviato. Fu a Vienna nel 1822 e pare si sia incontrato almeno tre volte con Beethoven; e di questi incontri ha lasciato delle interessanti descrizioni (che qualcuno taccia però di troppa fantasia).

Röckel Josef August (1783-1870). Era un cantante famoso, che fu scritturato nell’autunno 1805 come primo tenore al Thater an der Wien. Cantò nella parte di Florestano alla ripresa del Fidelio del 1806, sostituendo l’ormai anziano Demmer.

Rode Jacques Pierre Joseph (1774-1830). Violinista, compositore e didatta francese. Allievo di G.B.Viotti, fu uno dei più acclamati virtuosi del suo tempo, esponente di spicco della scuola violinistica francese. Compose concerti per violino e orchestra, pezzi brillanti per violino solo, duetti. Ancora oggi sono adottati per l’insegnamento i suoi 24 Capricci in forma di studio e un metodo per violino, scritto assieme a Baillot e a Kreuzer. In occasione di un giro di concerti, nel 1822, fu a Vienna e Beethoven scrisse per lui la sua ultima Sonata per violino, l’Op.96, che fu eseguita in concerto da lui, con l’Arciduca al pianoforte, il 29 dicembre 1812, a palazzo Lobkowitz. La sonata era stata scritta in modo da adattarsi allo stile esecutivo di Rode. Ma pare che Beethoven non sia rimasto soddisfatto dalla sua esecuzione.

 

Rodolfo Arciduca d’Austria (1788-1831). Era figlio dell’Imperatore Leopoldo II e fratellastro dell’Imperatore regnante Francesco I. Era piuttosto delicato di salute e soffriva di epilessia. Era nato a Firenze e nel 1790 fu portato a Vienna. Molto dotato per la musica fu allievo di Beethoven, forse l’unico, anche per la composizione, a partire dal 1803 o il 1804. Fra i due si stabilì una solida amicizia ma egli divenne anche uno dei più solidi protettori di Beethoven. Si pensi solo al vitalizio Arciduca-Lobkowitz-Kinsky del 1809, di 4000 fiorini l’anno, purché il compositore non lasciasse Vienna e potesse comporre libero da preoccupazioni. Sebbene alquanto insofferente di essere, in un certo senso, sempre al servizio dell’Arciduca, Beethoven ebbe per lui profondo affetto, stima e rispetto e si preoccupò sempre, come appare dalle sue lettere, per la salute dell’augusto amico. Rodolfo oltre ad un discreto pianista era un buon compositore e meritano di essere ricordate le sue 40 Variazioni su un tema di Beethoven WoO 200, tema che, sul manoscritto di Beethoven, porta l’annotazione “componirt im Früjahr 1818 in doloribus etc.”. Beethoven, che in due lettere [A.933 e 948] le definisce “magistrali”, si occupò della loro pubblicazione che avvenne presso Steiner, nel dicembre 1819, con dedica a Beethoven. All’Arcivescovo furono dedicate molte delle opere più importanti di Beethoven: il Quarto e il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra; le Sonate op. 81a “Les Adieux”, Op.106 “Hammerklavier”, e Op.111; la Sonata per Violino Op.96; il Trio “L’Arciduca” Op.97; la Missa Solemis Op.123; la Grosse Fuge Op.134 e la sua trascrizione per Pianoforte a quattro mani Op.134, oltre ad altre operine minori. Ma soprattutto parecchie di queste opere furono scritte per l’Arciduca per ricorrenze o motivi particolari. La Sonata Op.81a si riferisce alla partenza, l’assenza e il ritorno a Vienna dell’Arciduca, in occasione dell’assedio francese del 1809; i primi due movimenti dell’Op.106 furono scritti e inviati all’Arciduca per un suo compleanno; la parte pianistica della Sonata per Violino Op.96, in vista della sua esecuzione con Rode; la Missa Solemnis voleva essere un omaggio per la sua incoronazione ad Arcivescovo di Olmtz, avvenuta nel maggio 1820, ma non era pronta per l’occasione.

 

Romberg Andreas Jakob (1767-1821) e Bernhard Heinrich (1767-1841). Erano due cugini nati a Oldenburg nel 1767, virtuosi, il primo di violino, il secondo di violoncello. Già famosi come ragazzi prodigio facevano parte dell’orchestra dell’Elettore Max Franz a Bonn, e fecero parte della cerchia degli amici di Beethoven. E, naturalmente, fecero parte del gruppo di musicisti che partecipò al famoso viaggio a Mergentheim del settembre-ottobre 1791. Bernhard suonò, con Beethoven, le Sonate per violoncello Op.5, a Vienna, alla fine del 1796 o all’inizio del 1797. Nel 1822 Bernhard giunse a Vienna per dare dei concerti con la figlia Bernardine e col nipote undicenne Carlo, anche lui virtuoso di violoncello, e in quell’occasione (12 febbraio 1822), Beethoven gli scrisse un’affettuosa lettera. Entrambi i cugini furono prolifici compositori.

Rupprecht Johann Baptist (1776-1846). Uomo d’affari, fu scrittore, poeta, botanico. Ebbe anche l’incarico di responsabile della censura imperiale sui libri. Il suo poema “Merkenstein” fu musicato due volte da Beethoven, come Op.100 e WoO 144. Conobbe Beethoven nel 1814, e sui loro rapporti non si sa molto, ma forse furono più stretti di quello che si pensa, dato che il suo nome compare molte volte nei Quaderni di Conversazione.

 

Russell Sir John (1792-1863). Visitò Beethoven attorno agli anni 1820-1822 e ha lasciato nei suoi ricordi di viaggio il racconto di questa visita.

 

Salieri Antonio (1750-1825). Nato a Legnago, si trasferì poi a Vienna nel 1766, ove nel 1788 divenne Maestro di Cappella a Corte. Ha composto moltissime opere teatrali, fra le quali ricordiamo l’Europa Riconosciuta con cui fu inaugurata, nell’agosto 1778, la Scala di Milano. Come compositore ebbe grande successo come operista, ma anche come compositore di musica strumentale con sinfonie, serenate, concerti per vari strumenti, e come compositore di musica sacra e da camera. Fu un appassionato didatta che ebbe fra i suoi allievi Schubert, Meyerbeer, Hummel e certamente dal 1802 anche Beethoven che istruì sullo stile operistico e vocale italiano. Nel 1799 Beethoven pubblicò 10 Variazioni su tema di Salieri WoO 73. Beethoven gli dedicò poi le Sonate per Violino Op.12. Carli Ballola ne traccia così un profilo: “Tra i musicisti frequentati più o meno assiduamente da Beethoven c’è anche Antonio Salieri, l’ultimo della lunga serie di maestri italiani che ……… avevano piantato le tende nella capitale asburgica, trovandosi perfettamente a loro agio in un ambiente culturale e sociale profondamente italianizzato. Autorità musicale importantissima ………, uomo espertissimo a destreggiarsi fra camarille artistiche e cortigiane, Salieri appartiene a quella genia di personaggi irremovibili che tengono duro a tutti i possibili rivolgimenti politici, storici e spirituali e che ti trovi sempre fra i piedi a distanza di decenni ………. Quando Gluck era in auge aveva fatto il gluckiano, e, grazie agli appoggi di quell’uomo influentissimo, era riuscito a far rappresentare a Parigi le sue “Danaidi” e a ottenere l’incarico di inaugurare nel 1778 il nuovo Teatro di Santa Maria alla Scala di Milano. Lievemente caduto in disgrazia sotto Leopoldo II, circondato da una certa freddezza quando cominciarono a circolare le voci sulla fine del povero Mozart, Salieri non per questo ha cessato di essere uno dei personaggi musicali più ossequiati e rispettati di Vienna e il depositario della tradizione del melodramma italiano. A Salieri quindi il giovane Beethoven si rivolge per avere delle lezioni e dei consigli sullo ‘stile teatrale’ e sulla vocalità italiana: saranno indubbiamente gli insegnamenti più inutili che egli avrà mai ricevuto”.

Salomon Johann Peter (1745-1815). Nato a Bonn, fu violinista nell’orchestra dell’Elettore e poi Konzertmeister del Principe Enrico di Prussia. Nel 1781 si trasferì a Londra dove partecipò a molte attività musicali. Fu lui ad interessarsi del viaggio di Haydn a Londra, nel 1790. Nel 1815 Beethoven si rivolse a lui scrivendogli [A.544] e chiamandolo “Mio egregio compatriotta!”, per pregarlo di parlare con qualche editore londinese per far pubblicare alcune opere (vedi a Birchall, in: Gli editori di Beethoven).

Schickh Johann (1770-1835). La sua attività principale era quella di commerciante di tessuti, ma era uno spirito vivace molto interessato alle arti e alla cultura: nel 1816 fondò, e diresse poi fino alla morte, il Wiener Zeitschrift für Kunst, Literatur, Theater und Mode (Giornale viennese per l’arte, la letteratura, il teatro e la moda), noto anche come Wiener Modenzeitung. Sul giornale, che ebbe grande diffusione, venivano pubblicati anche dei supplementi. Quelli di moda consistevano in figurini di moda, per lo più francesi. Quelli musicali consistevano in fogli d’album e in romanze. Anche Beethoven talora vi contribuì. Il Lieder “Das Geheimnis” WoO 145 vi fu pubblicato il 29 febbraio 1816; “Wo oder so” WoO 148, il 15 febbraio 1817. Schickh fu in contatto con Beethoven per molti anni e compare sovente nei Quaderni. Fu uno degli ultimi a visitare, poco prima della morte, verso le 14 del 26 marzo, la casa di Beethoven, e fu uno dei portatori di fiaccola al suo funerale. La Wiener Modenzeitung pubblicò, il 29 marzo, un annuncio della morte del Maestro, scritto probabilmente dallo stesso Schickh, in cui, accanto ai dati biografici, si riportavano giudizi sulla grandezza dell’opera del Maestro.

Schikaneder Emanuel Johann Joseph (1751-1812). Impresario teatrale, librettista, attore, commediografo, girò per anni, come capocomico e impresario, varie regioni austriache. Nel 1879 si stabilì a Vienna ove divenne direttore del Theater auf der Wieden (che poi, ricostruito, si chiamerà An der Wien, ma che Beethoven continuerà a chiamare erroneamente Wiedener). Le sue rappresentazioni divennero ben presto popolari grazie all’ingegnosità della messa in scena e lo sfarzo. Amico di Mozart, cui era legato anche dalla fede massonica, fu il librettista del Flauto Magico, che mise in scena e in cui sostenne la parte di Papageno alla prima recita del 1791. Per Beethoven aveva scritto il libretto dell’opera Vestas Feuer; ma dopo aver composto alcuni numeri Beethoven abbandonò l’impresa. Schikaneder ebbe sempre vita difficile, con continue difficoltà finanziare che lo travolsero nel 1807. Morì pazzo e in miseria.

Schiller Johann Christoph Friedrich von (1759-1805). Poeta e autore teatrale. Il suo nome è legato a Beethoven, col quale non si incontrò mai, per vari motivi. È l’autore di “An die Freude”, il testo musicato nel Corale della Nona Sinfonia, ma è uno degli scrittori più amati e ammirati da Beethoven che lo cita, direttamente o indirettamente, sovente nelle sue lettere e nei suoi scritti riportando frasi da sue opere, Don Carlos, La pulzella di Orleans, La sposa di Messina, e Guglielmo Tell.

Schindler Anton Felix (1795-1864). Violinista e direttore d’orchestra, biografo e “amico“ di Beethoven, come si definiva in un suo biglietto da visita. Venuto a Vienna dalla natia Moravia per studiare legge, preferì dedicarsi alla musica e divenne un ottimo violinista, così da diventare primo violino nell’orchestra del Josephstadt Theater. Fu vicino a Beethoven per molti anni, e se non proprio dal 1814, come lui scrive, certamente dal 1819, quando cominciò a fargli da segretario non pagato, sobbarcandosi anche i compiti più umili: scrivano, galoppino, incaricato di approvvigionamenti per casa. Certo Beethoven si era affezionato a quest’uomo, del quale si fidava anche per questioni monetarie. Sapeva che non aveva grandi qualità; lo accusava di essere confusionario e lo ha sommerso, anche semplicemente per un ritardo o poca precisione, di improperi più o meno gentili: Papageno, briccone, furfante di Samotracia ………. Molte sue lettere a Schindler, pur se di carattere scherzoso hanno un tono imperativo. Dal 1822 al 1825 vissero nella stessa casa, ma nell’estate del 1825, quando Beethoven si legò di amicizia con Holz, Schindler, che probabilmente non tollerava di essere messo in ombra presso il Maestro, scomparì dalla scena per molti mesi, salvo tornare ad aiutare il povero Maestro, cui fu assiduamente vicino, negli ultimi cinque mesi di vita. Dopo la morte di Beethoven, Schindler si trasferì a Münster come direttore musicale e poi ad Aquisgrana e infine a Francoforte dove morì. Ha pubblicato nel 1840 la “Biografie von Ludwig van Beethoven”, e poi, nel 1842, “Beethoven in Paris”, opere zeppe di informazioni e di notizie appassionanti su Beethoven. Notizie che in gran parte oggi sono considerate inattendibili dato che mancano, oltre la sua parola, altre prove a loro sostegno. Il dubbio sulla loro attendibilità si è accentuato quando si è scoperto che egli ha fatto molte aggiunte postume ai Quaderni di Conversazione e, in base a testimonianze di altri, che certamente certi episodi erano del tutto inventati o riferiti in modo inattendibile. Dopo la morte di Beethoven egli entrò in possesso di molto materiale: lettere, manoscritti, Quaderni di Conversazione. Sfortunatamente ha distrutto molti Quaderni, con la motivazione che contenevano accuse troppo vivaci al potere costituito o perché secondo lui non mettevano in buona luce la figura di Beethoven: su 400 ne sono rimasti solo 137. Tutto il materiale che aveva raccolto fu poi ceduto, fortunatamente!, alla Biblioteca Reale di Berlino, in cambio di una pensione annua.

Schlemmer Wenzel (1760-1823). È il copista che ha lavorato per Beethoven dal 1799 al 1823. Di lui Beethoven si fidava molto. Era molto attento e soprattutto aveva acquistato dimestichezza con la calligrafia di Beethoven di cui decifrava molto bene i manoscritti. In realtà la maggior parte delle copie venivano fatte da suoi collaboratori: lui dirigeva il lavoro, intervenendo a decifrare passaggi difficili e controllando il lavoro fatto. Di alcuni di questi collaboratori non conosciamo il nome: sappiamo solo che vi sono parecchie partiture copiate dalla stessa mano in determinati periodi. Di uno di essi, Rampl Wenzel, sappiamo invece che divenne il più stretto collaboratore di Beethoven dopo la morte di Schlemmer, e copiò gli ultimi quartetti e la Nona Sinfonia.

Altri copisti ovviamente lavorarono per Beethoven ma nessuno, secondo il Maestro che se ne lamentò molte volte, era comparabile a Schlemmer.

Schlesinger Moritz Adolf (1798-1871). Primogenito dell’editore musicale berlinese Adolf Martin Schlesinger, aprì una propria casa editrice a Parigi nel 1821. Durante l’estate del 1819 si era incontrato con Beethoven a Mödling. Vi furono ripetute trattative fra Beethoven e Schlesinger per la pubblicazine di varie opere. Nella sua prima lettera a Schlesinger (25 marzo 1820 E.1374 disse di rispondergli, mettendo come indirizzo, “a Ludwig van Beethoven, a Vienna”.

Schlösser Louis (1800-1886). Compositore, aveva studiato a Vienna anche con Salieri; fu Maestro di Cappella a Darmstadt, sua città natale. Conobbe Beethoven nel 1822 e prima di lasciare Vienna per Parigi ebbe da Beethoven una lettera [A.1176] di presentazione per Cherubini e Moritz Schlesinger. In tale occasione Beethoven offrì al musicista anche un Canone a sei voci, abbastanza importante, su testo di Goethe, “Edel sei der mensch” (Nobile sia l’uomo) WoO 185. Schlösser, nel 1885, scrisse “Erinnerungen an Beethoven” (Ricordi di Beethoven), in cui diede una romantica descrizione del suo incontro con il Maestro; ma qualcuno ritiene che egli vi abbia lavorato molto di fantasia.

Schmidt Dr. Johann Adam (1759-1809). Professore di anatomia e patologia al Josephinum, la Scuola di Medicina per i Medici Militari di Vienna, medico, grande amante della musica, ebbe in cura Beethoven nel 1802 e nel 1807. Ricevette la dedica della trascrizione del Settimino per Trio con pianoforte, op.38.

Schubert Franz Peter (1797-1828). Pur avendo vissuto nella stessa città, lui e Beethoven probabilmente non si incontrarono mai, anche se qualcuno sostiene il contrario; quasi certamente si conoscevano di vista. Schubert era certamente un grande ammiratore di Beethoven; probabilmente fu la sua timidezza a tenerlo lontano dal Maestro nelle occasioni in cui avrebbero potuto incontrarsi. Beethoven ebbe una raccolta di Lieder di Schubert, alcuni dei quali ancora manoscritti, portatigli da Schindler nel febbraio 1827, mentre era ormai confinato a letto. Pare che non smettesse di leggerli e in quell’occasione avrebbe pronunciato la famosa frase “in Schubert c’è una scintilla divina”. Qualche biografo di Schubert ha scritto che Franz si sarebbe recato in visita a Beethoven 1l 19 marzo 1827, ma pare una notizia molto dubbia. Partecipò certamente al funerale del Maestro come portatore di fiaccola. Suo fratello Ferdinand Schubert (1794-1859) accompagnò all’organo l’ultimo canto funebre nella cerimonia al cimitero di Währing. Come ha raccontato Gerhard von Breuning, subito dopo il funerale “Franz Schubert e due amici si recarono al Mehlgrube, sul Neue Markt. Fu ordinato del vino e Schubert, alzando i bicchiere colmo esclamò: ’Alla memoria del nostro immortale Beethoven’, e poi ‘brindo a chi tra noi seguirà per primo il nostro Beethoven’. Espresse quel presentimento di morte per sé; l’anno successivo infatti, il 19 novembre 1828, morì”.

Schuppanzigh Ignaz (1776-1830). Violinista e compositore viennese. Fu uno dei più rinomati violinisti del suo tempo e particolarmente versato nell’esecuzione dei quartetti. Fece parte del quartetto privato del Principe Lichnowsky (con Sina secondo violino, Weiss viola e Kraft violoncello) e poi, dal 1808, di quello del Conte Rasumovsky. Quando il quartetto si disciolse, dopo l’incendio che aveva distrutto il palazzo del conte, visse per alcuni anni in Germania, Polonia e Russia continuando la sua attività. Rientrato a Vienna nel 1823 ristabilì uno stretto rapporto con Beethoven, che aveva già conosciuto negli ultimi anni del 1700, e al quale aveva dato lezioni di violino (e divenne anche amico di Schubert che gli dedicò il Quartetto in La minore). Fu leader dei violini nella prima esecuzione della Nona Sinfonia; col suo quartetto presentò in prima esecuzione gli ultimi quartetti di Beethoven (esclusa l’Op.131). Ha scritto musica da camera, naturalmente per violino. Beethoven non perse l’occasione di prendersi sovente gioco di lui, cosa relativamente facile, poiché Schuppanzigh era veramente molto grasso. Lo chiamava per questo Falstaff. Gli dedicò una breve composizione, per voci soliste e coro, intitolata “Lob auf den Dicken” (Elogio dell’obesità) WoO 100, che comincia con le parole “Schuppanzigh ist ein Lump” (Schuppanzigh è un mascalzone); composta nel 1801 fu pubblicata solo nel 1890 da Grove a Londra. In occasione del suo rientro a Vienna, il 26 aprile 1823, Beethoven gli scrisse un biglietto [A.1168] con un canone “Falstafferel, Falstafferel, Falstaff lass dich sehn” (Falstaffino, Falstaffino, Falstaff fatti vedere) WoO 184.

Sebald Amalie (1787-1846). Famosa cantante berlinese, conobbe Beethoven a Teplitz nel 1811 e lo rincontrò l’anno seguente. Probabilmente piaceva molto a Beethoven, che nel 1812 le scrisse molti biglietti, rammaricandosi di non poterla incontrare durante il soggiorno a Teplitz, e che le aveva fatto omaggio della partitura del Cristo sul Monte degli Ulivi Op.85 e dei Lieder su testo di Goethe Op.75 e 83.

Seyfried Ignaz Xaver Ritter von (1776-1841). Direttore d’orchestra, insegnante e compositore viennese le cui opere all’epoca ebbero larga popolarità. Era stato allievo di Mozart e di Kozeluch per il pianoforte e di Albrechtsberger e di Winter per la composizione. Scrisse oltre cento lavori teatrali fra opere, Singspiel e musiche di scena; molte sinfonie, quartetti, ouvertures, sonate e molta musica sacra. Lavorò anche per il teatro di Schikaneder. Fu buon amico di Beethoven e gli fece da voltapagine in occasione della prima esecuzione del Terzo Concerto per Pianoforte e orchestra, il 5 aprile 1803, al Theater an der Wien. Ha lasciato della serata una curiosa descrizione, riportata da Thayer: “Beethoven mi chiese di voltare le pagine per lui; ma era più facile dirlo che farlo. Non vedevo altro che pagine vuote; per lo più su una pagina o l’altra vi era qualche geroglifico egiziano, per me del tutto incomprensibile, ma che serviva come promemoria solo a lui; suonò infatti quasi tutta la parte solistica a memoria non avendo avuto il tempo di scriverla”.

Seyfried ha scritto un libro sugli studi musicali di Beethoven, “Ludwig van Beethoven’s Studien im Generalbasse, Contrapuncte und in der Compositions-Lehere”, edito nel 1832, abbastanza interessante per i riferimenti al carattere e ai ricordi della vita di Beethoven che vi sono raccolti. Ricordi certo attendibili dato che i due convissero per un certo tempo al Theater an der Wien.

 

Smart Sir Gorge Thomas (1776-1867). Nato in una famiglia di musicisti londinesi fu un eclettico: organista, violinista, direttore d’orchestra, compositore e maestro di canto. Fu fra i membri fondatori della Philarmonic Society di Londra e attivissimo nell’organizzare, per oltre trent’anni, manifestazioni musicali. Fu lui a dirigere la prima esecuzione della Nona Sinfonia a Londra, nel marzo 1825. Visitò successivamente Vienna e s’incontrò con Beethoven varie volte. In quell’occasione Beethoven donò a Smart un Canone enigmatico a quattro voci, sulle parole “Ars longa, vita brevis”, WoO 192. Smart ha lasciato alcuni scritti con ricordi sulla sua vita e sui suoi incontri con Beethoven. Come aveva fatto con Moscheles, a Smart Beethoven scrisse due lettere, il 22 febbraio [A.1555] e il 6 marzo 1827 [A.1559], o meglio firmò le due lettere scritte da Schindler, nelle quali ricordava l’offerta della Philarmonic Society di dare un concerto a suo beneficio, gli illustrava la sua grave situazione e chiedeva aiuto. Come è noto proprio pochi giorni dopo arrivarono da Londra 100 sterline inviate dalla Philarmonic Society.

 

Sonnleithner Joseph Ferdinand (1766-1835). Avvocato e compositore. Studiò legge e, come diplomatico austriaco, viaggiò molto in paesi stranieri. Era lo zio di Grillparzer e a casasua il poeta giovinetto vide per la prima volta Beethoven. Ebbe ruoli importanti nella vita culturale e musicale viennese. Nel maggio 1801 fondò con Schreyvogel e Hohler il Burau d’ Arts et d’Industrie e ne rimase per molti anni segretario; il Bureau pubblicò molte opere di Beethoven, ma nel 1822 cessò la sua attività. Nel 1804 successe a Kotzebue nella carica di direttore dei Teatri di Corte, e la mantenne fino al 1814. Fu fra i propugnatori e i fondatori della Gesellschaft fur Musikfreunde. Nel 1804 scrisse per Beethoven “Leonore”, adattamento del libretto francese di J.N.Bouilly “Léonore ou l’amour conjugal”, per la prima versione del Fidelio.

Sontag Henriette Gertrude Walpurgis (1806-1854). Nata a Coblenza, fu un celebre soprano. Aveva studiato a Praga pianoforte e canto. Debuttò a 14 anni e si trasferì poi a Vienna nel 1822 ove rimase fino al 1825. La sua strepitosa carriera iniziò nel 1823, quando Weber, che l’aveva sentita nella Donna del lago di Rossini, le affidò la parte principale di Euryante. Il suo successo nelle opere di Weber, in momenti di risveglio dello spirito nazionalistico tedesco, ne fece una sorta d’eroina germanica. Ottenne i più grandi successi in tutta Europa. Sposatasi con il Conte Rossi, diplomatico del Re di Sardegna, abbandonò le scene, ma quando il marito, dopo i fatti del 1847-1848, abbandonò la vita politica, tornò sulle scene e giunse a cantare anche negli Stati Uniti. Possedeva una voce di eccezionale limpidezza e dolcezza, di timbro argentino, di grande estensione ed agilità. Conobbe Beethoven, come risulta da una lettera, l’8 settembre dell’anno 1822. La conoscenza con Beethoven avvenne in occasione di una visita che lei e la Unger fecero a casa del Maestro, che naturalmente fu subito affascinato dalla loro giovinezza e grazia, e che scrisse al fratello [A.1097]: “Oggi sono venute a farci visita due cantanti e, dato che volevano assolutamente baciarmi le mani ed erano molto carine, ho preferito proporre ad esse di baciarmi sulla bocca”. Fu lei a cantare, diciassettenne, la parte del soprano nella prima esecuzione della Nona Sinfonia e nei brani della Missa Solemnis nello storico concerto del 7 maggio 1824.

 

Spohr Louis (1784-1859). Compositore, violinista,   direttore d’orchestra. Concertista infaticabile, fondatore della scuola violinistica tedesca, come virtuoso fu considerato secondo solo a Paganini, di cui era amico. Ricoprì incarichi direttoriali a Gotha, Vienna, Francoforte e Kassel. Fu uno dei primi dei direttori d’orchestra in senso moderno, e fu anche fra i primi ad usare la bacchetta. Fu fecondissimo compositore di dieci opere teatrali, nove sinfonie, quindici concerti per violino, trentaquattro quartetti, 59 lieder, quattro oratori e moltissime altre composizioni per complessi vari. Ha scritto un metodo per violino e un libro di memorie. Durante il suo soggiorno a Vienna, dal 1812 al 1815, quale direttore del Theater an der Wien, divenne amico di Beethoven. Dei suoi rapporti col Maestro, di certi episodi della vita di Beethoven e del mondo musicale di Vienna, ha lasciato molti gustosi ricordi nella sua Autobiografia.

Sporschil Johann (1800-1863). Il giovane poeta aveva progettato un’opera nella quale avrebbe dovuto essere utilizzata la partitura delle Rovine di Atene. Il 5 novembre 1823 pubblicò sul Morgenblatt di Stoccarda un articolo in cui illustrava i carattere, abitudini e personalità di Beethoven.

Stadler Maximilian (al secolo Johan Karl Dominik) (1748-1833). Abbracciò la vita religiosa della regola Benedettina e divenne Abate di Kremsmünster. Ma dal 1796 al 1803 abitò a Vienna dedicando la sua attività alla musica. Dal 1815 Vienna divenne sua stabile residenza. Fu amico di Mozart, del quale ammirò sempre l’opera, ma non va confuso con Anton Stadler (1753-1812) per il quale Mozart scrisse lo Stadler-Quintett K.581. Fu anche amico di Beethoven, dalla cui musica però prese per così dire le distanze e di cui non comprese la grandezza. Compose molta musica vocale sacra e profana. Il 6 febbraio 1826 Beethoven gli scrisse una lettera [A.1468], l’unica, lodandolo e lodandone la cultura musicale, dopo che l’Abate aveva scritto un libretto in cui difendeva l’autenticità di certi passaggi del Requiem di Mozart che Gottfried Weber (un avvocato dilettante di musica) aveva messo in dubbio. Beethoven scrisse per lui un Canone, “Signor Abate”, WoO 178.

Starke Friedrich (1774-1835). Virtuoso suonatore di corno, compositore e didatta. Fu un valoroso musicista. Diede lezioni di pianoforte al nipote di Beethoven prima di Czerny. Fu intimo amico di Beethoven dal 1812 fino alla morte. Il suo nome ricorre frequentemente nei Quaderni di Conversazione. Nel 1820 aveva chiesto a Beethoven un contributo per il suo manuale Wiener Pianoforteschule e Beethoven gli inviò le Bagattelle nr.7-11 Op.119.

Steibelt Daniel Gottlieb (1765-1823). Compositore e pianista tedesco, autore di alcune opere e di 7 concerti per pianoforte; fu famoso anche come insegnante ma soprattutto quale virtuoso del pianoforte. Thayer gli appiccica il titolo di “ciarlatano” e Ries ha descritto la famosa sfida con Beethoven, del maggio 1800, a casa del Conte Fries dalla quale Steibelt uscì distrutto.

 

Stein Johann Andreas (1728-1792). Famoso costruttore di pianoforti di Augsburg ebbe tre figli: Matthaus Andreas (1776-1842), costruttore di pianoforti a Vienna, che fu amico di Beethoven; Friedrich (1784-1809) pianista, che fece gli adattamenti pianistici della Quarta Sinfonia e dell’ouverture del Coriolano; Anna Maria (Nanette) (1769-1833), sposata Streicher (vedi a Streicher).

Strauss Anton. Appena giunto a Vienna, dal dicembre 1792 al gennaio 1793, Beethoven abitò in un attico al numero 45 della Alserstrasse, Alsergrund, e poi, dal gennaio 1793 all’estate avanzata del 1794, in una stanza al piano terreno dello stesso stabile (oggi Alserstrasse 30) che, come scrive Thayer, “era occupato da un certo Strauss, uno stampatore”. (Thayer ci informa che un altro abitante della casa era il Principe Lichnowsky che poco dopo fece trasferire Beethoven nel suo alloggio). Questo Strauss, che accolse per primo il Maestro nella sua casa, fu colui che trentacinque anni dopo stampò l’invito al funerale di Beethoven, redatto da Stephen von Breuning. Nel 1832 fu stampata, ad opera della vedova di Anton Strauss, una seconda edizione di qull’annuncio, evidentemente a scopo commerciale!

Streicher Johann Andreas (1761-1833). Nativo di Stoccarda, ebbe in gioventù la ventura di conoscere Friedrich Schiller, e di fuggire con lui dall’Accademia Militare nel 1782! Dedicatosi alla musica divenne pianista e compositore. Nel 1793 si recò ad Augsburg ove incontrò Nanette Stein (1769-1833), figlia del famoso costruttore di organi e pianoforti Johann Andreas, morto da poco. La sposò e assieme al cognato Matthaus Andreas, si stabilirono a Vienna ove avviarono una fabbrica di pianoforti. Presso di loro, nella Landstrasse, si raccoglievano, per conversare, discutere di musica, e per delle riunioni musicali che si tenevano la domenica mattina, i musicisti di Vienna, così che la loro casa divenne il centro della vita musicale viennese. Beethoven usò i loro pianoforti e per un certo periodo li preferì a tutti gli altri. Vi sono molte lettere in cui Beethoven parla a Johann Andreas Streicher dei suoi pianoforti dicendogli che sono strumenti eccellenti. Una, del 1796, merita di essere ricordata [A.18]: “Non c’è dubbio che per quanto riguarda il modo di suonare, il pianoforte è ancora il meno studiato fra tutti gli strumenti; spesso si ha l’impressione di ascoltare semplicemente un’arpa. Ed io sono lieto, caro amico, che Lei sia uno dei pochi che si rendono conto ed intuiscono che, se uno ha la musica nell’anima, il pianoforte può perfino farlo cantare”. La confidenza con Beethoven era tale che in una lettera del novembre 1810, con la quale Beethoven gli chiede un pianoforte [A.283], la frase finale è:

             Stia bene se mi manda un p[ianoforte]

             Se no, allora stia male!

                  Il suo amico Beethoven.

Dai Quaderni di Conversazione risulta che egli visitò sovente Beethoven; col figlio Johann Baptist si recò più volte a casa di Beethoven negli ultimi suoi mesi di vita e partecipò come portatore di torcia al suo funerale.

Streicher Anna Maria Nanette, nata Stein (1769-1833). Figlia di Johann Andreas Stein, fu un enfant prodige del pianoforte. Mozart la ascoltò ad Augsburg e il 23 ottobre 1777 ne parlò in una lettera al padre; pur facendosi gioco del suo modo manierato di suonare, le riconosceva molto talento e le prediceva un futuro da grande pianista. Sposò Johann Andreas Streicher. Ha un ruolo particolare nella vita di Beethoven. Fra gli Streicher e il Maestro si stabilì un rapporto molto amichevole che indusse ben presto Beethoven a rivolgersi a loro, e in particolar modo a lei, per aiuto in tutti i problemi della vita, anche domestica. Ci restano almeno 60 fra lettere e biglietti del Maestro per Nanette, alcuni di poche righe, altri di intere pagine. Vi si parla di lavandaie, biancheria, camice da notte e calzini, coperte e tovaglioli, stracci e cucchiaini da restituire; di soldi prestati o anticipati per pagare i lavori casalinghi; di ricerca di nuove case e di modi di cucinare; di governanti e domestiche insopportabili; di camerieri poco solerti e così via. Naturalmente compaiono ogni tanto i soliti giochi di parole: “l’intero andamento domestico (Haushaltung) non ha ancora un andamento (Haltung), e rassomiglia proprio ad un Allegro di Confusione”; “che tiro (Streich) dalla signora von Streicher!”; “Quanto alla signora von Stein (di pietra), La prego di non lasciare che il sig. von Steiner diventi di pietra”. In una lettera in cui si parla di strofinacci vi è una frase musicale sulla parola “Abwischfetzen”, strofinacci. Il destino vuole che Nanette Streicher sia sepolta, pochi metri di fronte alla tomba di Beethoven, nel Zentralfriedhof di Vienna e che i due possano così continuare a guardarsi in faccia.

Stumpff Johann Andreas (1769-1846). Nato in Turingia, fabbricante di arpe, si era trasferito a Londra attorno al 1790. Grande ammiratore della musica di Beethoven, nel 1824 ottenne da J.A.Streicher una lettera di presentazione per il Maestro: e del suo incontro con lui, avvenuto nel Settembre 1824, ci ha lasciato una vivacissima descrizione riportata da Thayer. Racconta dunque Stumpff che Beethoven lo invitò a cena e che, dopo la cena, si bevvero ancora parecchi bicchieri di Tokay. Beethoven lodò il modo di vivere inglese, vituperò il cattivo gusto che si era infiltrato nel mondo musicale a causa soprattutto di Rossini e seguaci, dichiarò che il più grande compositore era Händel. Stumpff gli inviò poi, da Londra, la preziosa raccolta dei 40 volumi in folio delle opere di Händel edite da Arnold: il dono, che arrivò il 14 dicembre 1826, diede a Beethoven, ormai sulla via della morte, una gioia immensa. Stumpff fu in contatto con Vienna durante la malattia del Maestro e fu informato direttamente della sua morte da una lettera, del 28 marzo 1827, con la quale Streicher gli mandava anche una ciocca di capelli del maestro.

Sturm Christoph Christian (1740-1786). Pastore luterano che, coi suoi scritti, tentò una riconciliazione fra scienza, pensiero illuministico e religione. Schindler, nella sua Biographie, sostiene che Beethoven aveva delle idee religiose basate non tanto sulla dottrina della Chiesa, ma su di un personale deismo. Riconosceva Dio nelle opere della natura e a questa concezione avrebbe contribuito notevolmente proprio la lettura del libro di Sturm.

Stutterheim Josef von (1764-1831). Il Feldmaresciallo Stuttenheim fu di grande aiuto a Beethoven: fu infatti persuaso da von Breuning ad arruolare il nipote Karl nel suo reggimento Erzherzog Ludwig, di stanza ad Iglau. Per riconoscenza Beethoven gli dedicò il Quartetto per archi in do diesis min. Op.131.

Swieten Barone Gottfried van (1733-1803). Direttore della Biblioteca di Corte, protettore di tanti musicisti viennesi, fu amico di Mozart e grande ammiratore della musica di Bach e Händel. Fu uno dei primi sostenitori di Beethoven a Vienna e a lui fu dedicata la Prima Sinfonia Op.21.

Tiedge Christoph August (1752-1841). Scrittore e poeta, la sua poesia “An die Hoffnung” (Alla speranza) fu musicata due volte da Beethoven, nel 1805, Op.32 e nel 1811, Op.94. Si incontrò con Beethoven a Teplitz e fra i due nacque una reciproca simpatia.

Tomàsek Johann Wenzel (1774-1850). Il compositore cecoslovacco, nella sua autobiografia, racconta di avere sentito, a Praga nel 1798, Beethoven suonare i suoi primi due concerti ed improvvisare, e di esserne rimasto così colpito da non aver potuto più toccare il pianoforte per alcuni giorni. Definì Beethoven il gigante fra i pianisti.

Treitschke Georg Friedrich (1776-1842). Poeta e drammaturgo di Lipsia, si era stabilito a Vienna attorno al 1800 ed aveva avuto l’incarico di direttore del Kärntnertortheater, ove aveva anche recitato. Beethoven lo conobbe probabilmente nel 1811 e ne cercò la collaborazione per scrivere una nuova opera, ma i loro progetti non portarono ad alcun risultato. I suoi rapporti con Beethoven rimasero molto buoni tanto che, successivamente, si occupò della revisione del libretto del Fidelio, per la ripresa dell’opera, avvenuta il 23 maggio 1814. Ci sono rimaste parecchie lettere di Beethoven, sempre improntate a un tono di grande cordialità, fra le quali merita di essere ricordata quella dell’aprile 1814 [A.479], nella quale il Maestro, riferendosi al Fidelio, scrisse la famosa frase “Le assicuro, caro T[reitschke], che quest’opera mi farà guadagnare la corona del martirio”.

Per Treitschke Beethoven compose il coro finale, “Germania”, WoO 94, per il Singspiel “Die gute Nachricht”, che fu rappresentato l’11 aprile 1814.     Beethoven musicò anche l’aria per basso “Es ist vollbracht” (Tutto è compiuto) (WoO 97), che era il finale della Cantata di Treitschke “Die Ehrenpforten” (Le porte della gloria). Questa Cantata, in cui le varie parti furono musicate da diversi compositori, fu eseguita parecchie volte, nell’atmosfera di tripudio dei festeggiamenti del Congresso di Vienna.

Anche il Lied WoO 147, “Ruf vom Berge” (Grido dal monte) è su testo di Treitschke.

Questi rapporti affettuosi e di lavoro lasciarono un segno nell’animo del poeta che il 26 aprile 1827 pubblicò, sulla “Wiener-Zeitschrift fuer Künst, Literatur, Theater und Mode”, una lirica in ricordo del funerale di Beethoven: “Zu Beethoven’s Gedächtnis (Am 29 März 1827)” (In memoria di Beethoven. 29 marzo 1827).

Umlauf Michael (1781-1842). Direttore d’orchestra, figlio di un allora famoso compositore, Ignaz (1746-1796). Fu lui a dirigere le prime esecuzioni del Fidelio nella ripresa del 1814 e della Nona Sinfonia nel 1824. Come è noto, in entrambe le occasioni Beethoven partecipò alla direzione, ma a causa della sua sordità non poteva fare molto e fu proprio Umlauf che svolse il ruolo vero e proprio di direttore.

Unger Caroline (1803-1877). Cantante dalla voce molto estesa (poteva cantare da contralto, mezzo soprano e soprano). Aveva debuttato nel 1821 allo Hoftheater di Vienna in Così fan tutte. La sua carriera si svolse prevalentemente in Italia e con grande successo dovuto anche alla sua personalità interpretativa che le permise di eccellere nei ruoli sia seri che comici. Cantò, assieme alla Sontag, nello storico concerto del 7 maggio 1824.

Varena Joseph von (179-1843). Era un avvocato, molto appassionato di musica che viveva a Graz, in Stiria. Fu uno dei fondatori della Società della Musica di Graz. Aveva incontrato Beethoven nell’estate del 1811 a Teplitz e fra loro si era stabilito un rapporto molto amichevole. Varena chiese a Beethoven delle partiture di opere da poter far eseguire in concerti di beneficenza. Beethoven non si fece pregare e ne inviò parecchie, fra cui l’Oratorio Cristo sul Monte degli Ulivi, Op.85, impegnandosi a mandargli tutti gli anni qualche opera per aiutare i poveri di Graz.

Varnhagen von Ense Karl August von (1785-1858). Nato a Düsseldorf si arruolò nel 1809 nell’esercito austriaco e combattè, col reggimento Vogelsang, nella battaglia di Wagram, ove rimase ferito. Ebbe poi incarichi diplomatici che lo portarono a Praga, Parigi e Berlino. Sposò nel 1814 Rahel Levin (1771-1833) che tenne a Berlino un famoso salotto letterario. Fu lei la prima a sostenere e a far comprendere Goethe nei circoli letterari berlinesi esercitando, dal suo salotto, una profonda influenza sulla cultura letteraria del tempo. Varnhagen von Ense fu un poeta e scrittore abbastanza apprezzato. Ma la sua fama è rimasta legata alle sue memorie nelle quali si trovano molte notizie su Beethoven che aveva conosciuto a Teplitz tramite il comune amico Oliva. Cercò di aiutare Beethoven nelle pratiche per ottenere le rate annuali che il principe Kinsky gli doveva in virtù del famoso vitalizio del 1809.

Vering Dr. Gerhard von (1755-1823). Medico-chirurgo viennese molto noto, ebbe in cura Beethoven nel 1801 per la sua sordità e per disturbi addominali. Pare che le cure avessero dato un certo risultato, ma Beethoven, poco soddisfatto, si rivolse poi al dr. Schmidt. Sua figlia Julie era un’ottima pianista [e con lei Beethoven suonava volentieri a quattro mani]; aveva sposato, nel 1808, Stephan von Breuning, ma morì nel Marzo 1809. A lei era stata dedicata la versione pianistica del Concerto per violino e orchestra.

Viganò Salvatore (1769-1821). Napoletano, ballerino, coreografo e compositore, era figlio di un ballerino e di una danzatrice, Maria Ester Boccherini, nipote di Luigi Boccherini. Proprio con Boccherini iniziò i suoi studi musicali. Sposò una ballerina, Maria Medina, e coi suoi numerosissimi balletti, molti su musiche proprie o con arrangiamenti di musiche di altri, ottenne grandi successi in tutta Europa. Il suo balletto più famoso fu comunque Le creature di Prometeo, con musiche di Beethoven, alla cui prima rappresentazione presero parte lui e la moglie. Nominato maestro di ballo alla Scala di Milano vi presentò, dal 1813, tutti i balletti che suscitarono l’entusiasmo di Stendhal, Foscolo e Rossini. È considerato un sommo coreografo e uno degli antesignani del balletto drammatico.

Vogler Abate Georg Joseph (1749-1814). Detto L’Abbé Vogler, clavicembalista, organista, teorico e compositore. Cappellano alla corte di Mannheim, dopo studi musicali in Italia, tornato in patria, vi fondò una scuola musicale molto apprezzata per la novità dei metodi didattici. Per la sua attività concertistica percorse a lungo l’Europa. Scrisse parecchie opere, musiche di scena, tre sinfonie, quartetti, trii e una trentina di concerti per cembalo o pianoforte. Fu a Vienna dal 1802 al 1805. Qualcuno ha riferito che una volta fece una gara di improvvisazione con Beethoven, nella quale, contrariamente al solito, Beethoven fece meno impressione del rivale. Ma la descrizione del compositore e scrittore Carl Ludwig Junker sottolinea invece la maggior ricchezza di idee e la maggiore espressione del pianismo di Beethoven.

Waldstein und Wartenberg Conte Ferdinand Ernst Joseph Gabriel von (1762-1823). Grande amante della musica e compositore dilettante, primo protettore di Beethoven a Bonn. Fu lui a scrivere, sull’album che gli amici di Bonn offrirono al Maestro in occasione della sua partenza per Vienna, le profetiche parole: “Il genio della Musica è ancora in lutto e piange la morte del proprio discepolo, Mozart ………. Sia lei a ricevere, in grazia di un lavoro ininterrotto, dalle mani di Haydn lo spirito di Mozart“. Il Conte era una delle personalità più influenti della corte dell’Elettore. Membro della Lese-Gesellschaft, la Società di Lettura erede di un ordine segreto cui afferivano gli intellettuali di Bonn, fu lui a introdurre, nel mondo colto di Bonn, il ragazzo Beethoven. E, a quanto racconta Wegeler, fu lui il primo a comprendere le qualità della musica del Maestro, divenendone così uno dei più convinti sostenitori. Era venuto a Bonn per compiere il noviziato nell’ordine dei Cavalieri Teutonici, nel quale fu poi ammesso con solenne investitura il 17 giugno 1788. L’ordine dei Cavalieri Teutonici, fondato nel 1191 durante le crociate, aveva raggiunto grande potenza, e sebbene ormai ridotto a un ordine ospitaliero, godeva ancora di grande prestigio. Per festeggiare questo avvenimento, che rivestiva ancora una certa solennità, organizzò una grande festa con un balletto. La coreografia era affidata al famoso Habich di Aachen e la musica a Beethoven. Il Balletto fu rappresentato, davanti a tutti i nobili, paludati splendidamente con antichi costumi germanici, il 6 marzo 1791, nella Sala del Ridotto di Bonn, e doveva rappresentare vita e costumi dei padri germanici dediti alla caccia, alle avventure amorose e ai conviti. In questa prima rappresentazione la musica fu attribuita al Conte Waldstein e sua fu considerata per un certo tempo; e non è da escludere che qualche tema fosse stato suggerito da lui. La partitura, che consiste di otto numeri, si apre con una Marcia e attraverso un Canto Tedesco, una Canzone di Caccia, una Romanza, una Canzone di Guerra, un Brindisi e una Danza Tedesca si chiude con una Coda. Porta il numero di catalogo WoO 1.

Su un tema del Conte, Beethoven scrisse, nel 1791-1792, un piccolo lavoro, le 8 Variazioni in Do maggiore per pianoforte a quattro mani, WoO 67, che sebbene semplici e di tipo ornamentale colpiscono, come scrive Solomon, “per il colore quasi orchestrale”.

Al Conte Waldstein Beethoven dedicò poi la Sonata Op.53, che porta appunto come eponimo “Waldstein”.

Wawruch dr. Andreas Ignaz (1771 ca.-1842). Era un medico di notevole valore, “professore di prassi medica per chirurghi” all’Università di Vienna, internista di grande fama, violoncellista e contrabbassista dilettante. Lo vediamo comparire, nella vita di Beethoven, solo il 5 dicembre 1826, giorno in cui prese in cura il Maestro nella malattia finale, chiamato, a quanto ci dicono i Quaderni di Conversazione, da Karl Holz. Quando Beethoven, quel giorno, gli chiese chi fosse, scrisse su un Quaderno: “Un grande ammiratore del suo nome, che farà tutto il possibile per procurare al più presto un pò di sollievo. Prof.Wawruch”. Wawruch visitò Beethoven tutti i giorni dal 5 al 14 dicembre (il 6 due volte), ottenendo il risultato di risolvere il problema polmonare, ma non certo la insufficienza epatica. Assistè il dr. Wagner nella autopsia cui fu sottoposto il Maestro il 27 marzo. Di tutti questi avvenimenti il dr. Wawruch ha lasciato un dettagliato resoconto. Nel quale manca solo la notizia che nel novembre 1827, per le sue assidue prestazioni al letto del malato, gli fu saldata una parcella di 250 fiorini.

Weber Carl Maria von (1786-1826). Il grande compositore all’inizio non comprese Beethoven, e lo si potrebbe annoverare fra i suoi oppositori, salvo diventarne poi un grande ammiratore. Il suo primo giudizio sulla Settima sinfonia infatti fu “che l’autore era ormai pronto per il manicomio”. Ma successivamente ne divenne praticamente un apostolo. Fu lui a dirigere il Fidelio, a Praga il 21 novembre 1814, e poi a portarlo al successo definitivo, grazie anche alla famosa cantante Wilhelmine Schröder-Devrient, che vi debuttò nella parte di Fidelio, con l’esecuzione del 29 aprile 1823 a Dresda.

Pare invece che Beethoven sia rimasto subito colpito da Der Freischütz. Udita la notizia del grande suo successo a Berlino si fece inviare la partitura e se ne dichiarò stupefatto.

Weber visitò Beethoven a Baden il 5 ottobre 1823. Vi fu anche uno scambio di lettere fra i due, ma nessuna è stata conservata.

Wegeler dr. Franz Gerhard (1765-1848). Fu un caro amico di Beethoven. Si conobbero negli anni della giovinezza, nel 1782 e introdusse il giovane Ludwig, come maestro di pianoforte, in casa Breuning. Tra Wegeler, Beethoven, Franz Ries Kapellmeister presso l’Elettore, e i fratelli von Breuning (Stephan, Lorenz, Christoph ed Eleonore) si stabilì una solida amicizia che doveva durare tutta la vita. Fino al 1792, a parte gli anni 1787-1789, in cui Wegeler studiò medicina a Vienna, Wegeler e Ludwig passarono molte giornate assieme. Si trovarono di nuovo a Vienna dall’ottobre 1794 all’estate 1796. Ma dopo di allora non si videro mai più. Wegeler, nel 1802, sposò Eleonore von Breuning, sorella di Stephan, lavorò ancora alcuni anni come medico a Bonn e nel 1807 si trasferì a Coblenza. L’affetto e l’ammirazione di Beethoven per Wegeler rimasero sempre immutati, come si può capire dalle lettere che si scambiarono, anche se molto raramente, nel resto degli anni. Fu uno dei primi ai quali Beethoven confidò l’inizio del dramma della sua sordità, con la lettera del 29 giugno 1801: “Solo il demone invidioso, la mia cattiva salute, mi ha giocato un brutto tiro, infatti il mio udito, da tre anni a questa parte, si è fatto sempre più debole. Devo confessare che la mia vita trascorre miseramente; da quasi due anni evito la vita di società perché non mi è possibile dire alla gente: sono sordo. Qualunque altra fosse la mia professione non ne soffrirei tanto, ma nel mio caso è veramente terribile. E poi ci sono i miei nemici, il cui numero non è esiguo; cosa non direbbero! Per darti un’idea di questa mia singolare sordità ti dirò che a teatro mi devo mettere vicinissimo all’orchestra se voglio intendere ciò che dicono gli attori, e che le note acute degli strumenti e delle voci mi sfuggono completamente se solo mi allontano un pò. È sorprendente che vi siano delle persone che mai se ne sono accorte mentre conversano con me: ciò si spiega con la frequenza dei miei comportamenti distratti” [A.51]. Nel 1815 Beethoven mandò a Wegeler un suo ritratto: l’incisione di Höfel su disegno di Latronne, pubblicata nel 1814 da Artaria. La copia di Wegeler porta l’iscrizione “Per il mio amico Wegeler Vienna, 27 marzo 1815 l v Beethoven”. Nel 1838 Wegeler pubblicò, poco dopo la morte di Ferdinand Ries, un libro biografico sul Maestro, a nome di entrambi: ”Biographische Notizen über Ludwig van Beethoven”. Il libro è composto di due parti, la prima scritta da Wegeler e la seconda da Ries. Seguì nel 1845 un’appendice curata dal solo Wegeler. Gli studiosi danno grande fiducia alle notizie riportate in questo libro.

Weigl Joseph (1766-1846). Compositore e direttore d’orchestra che lavorò a Vienna, specialmente al Kärntnertortheater. I suoi rapporti con Beethoven non furono molto stretti, anche se un suo tema fu impiegato come tema delle Variazioni del finale del Trio per clarinetto Op.11. Fu Weigel a musicare, nel 1804-1805, il libretto Vestas Feuer di Schikaneder, che era stato abbandonato da Beethoven.

Weissenbach Dr. Aloys (1766-1821). Era un chirurgo, con l’hobby della poesia, che viveva a Salisburgo e che conobbe Beethoven nel 1814, durante una sua visita a Vienna, in occasione dei festeggiamenti del Congresso. Per Beethoven scrisse il testo, giudicato insulso e pieno di retorica, della Cantata “Die Glorreiche Augenblick” Op.136 (Il momento glorioso). Qualcuno ha insinuato che Beethoven accettò di musicare un testo addirittura impossibile, e che come ci informa Schindler diede non pochi grattacapi al Maestro, solo per simpatia, dato che anche Weissenbach era sordo.

Wieck Friedrich (1785-1873). Pianista, didatta e costruttore di pianoforti è più noto nella storia della musica perché la figlia Clara sposò, contro il suo parere, Robert Schumann. Ma ha visitato Beethoven a Vienna nel maggio 1826 e della sua visita ha lasciato un breve rendiconto.

Wild Franz (1791-1860). Famoso cantante viennese. Il 25 gennaio 1815, durante il Congresso di Vienna, in occasione di una cerimonia a corte, alla presenza dell’Imperatrice di Russia, Wild cantò, accompagnato al pianoforte da Beethoven, “Adelaide” Op.46.

 

Willman Magdalena. Cantante di grande talento trionfò nei più importanti teatri austriaci, italiani e tedeschi. Originaria di Würzburg conobbe Beethoven a Bonn nel 1790 quando cantava al teatro di corte. Con i musicisti di corte e con Beethoven partecipò alla crociera, organizzata nel settembre 1791 dall’Elettore di Colonia Maximilian Franz, sul Reno, da Bonn a Mergentheim. Rincontrandola anni dopo a Vienna Beethoven se ne invaghì al punto di farle una proposta di matrimonio, naturalmente rifiutata. Cantò arie di Beethoven in concerti pubblici in uno dei quali, il 6 aprile 1767, suonò, e quindi verosimilmente la accompagnò, anche Beethoven.

Wolanek Ferdinand (1761-?). Copista che ebbe l’incarico di copiare parti della Missa Solemis. A causa del suo lavoro scadente vi furono liti con Beethoven. Wolanek restituì il materiale senza finire il lavoro, con una lettera in cui alludeva al carattere emotivo del compositore e gli diceva di consolarsi al pensiero che se Mozart e Haydn avessero fatto i copisti per lui, li avrebbe ingiuriati allo stesso modo.

Wölffl Joseph (1772-1812). Compositore, violinista e pianista. Come riferisce Thayer era nato a Salisburgo, ove era stato allievo di Leopold Mozart, e fanciullo prodigio, aveva suonato in pubblico un concerto per violino all’età di sette anni. I suoi successi come virtuoso di pianoforte furono straordinari. Attorno al 1799 fu un pericoloso rivale di Beethoven. Aveva mani enormi che gli permettevano di prendere le decime con la stessa disinvoltura con cui altri prendevano le ottave, eseguendo passaggi di doppie note a grandissima velocità. Ma tutti coloro che scrissero dei confronti fra i due giunsero alla conclusione che Beethoven, sebbene molto brillante, meno delicato e meno chiaro di Wölffl, gli era nettamente superiore nell’improvvisazione e nell’espressione.

Wolfmayer Johann Nepomuk (1768-1841). Ricco commerciante di tessuti viennese, appassionato musicofilo, divenne rapidamente un grande sostenitore di Beethoven e della sua musica. Non abbiamo notizie molto precise sui loro rapporti. Ma dovevano essere abbastanza confidenziali. Infatti in una lettera a Kanka del 22 agosto 1814 [E.732], Beethoven cancellò il suo indirizzo, che era “Piccola casa Pasqualati, Mölkerbastei 94”, aggiungendo in un post-scriptum: “La prego di indirizzarmi le lettere al domicilio del sig. Johann Wolfmayer Vienna, beym rothen Thurn Adlergasse n.764”. Beethoven stava partendo per Baden e probabilmente Wolfmayer si occupò della sua corrispondenza in quel periodo. Nel 1818, come risulta da una lettera di Wolfmayer, egli aveva commissionato a Beethoven un Requiem per un onorario di cento ducati: ma Beethoven non lo compose mai. Beethoven aveva deciso di dedicargli il Quartetto Op.131, che invece fu dedicato al Barone Joseph von Stutterheim (che aveva facilitato l’arruolamento del nipote Karl nell’esercito); Wolfmayer ebbe poi la dedica del Quartetto Op.135.

Zelter Carl Friedrich (1758-1832). Tedesco, nato a Berlino, compositore, direttore d’orchestra e scrittore. Il suo merito maggiore forse sta nell’aver diretto dal 1800, e portato a grande splendore, la Singakademie di Berlino, con l’esecuzione di molte opere di Bach. Anche Amalia Sebald ne aveva fatto parte. Ebbe fra i suoi allievi Mendelsshon, col quale lavorò per la ripresa della Passione secondo Matteo del 1827. Fu amico di Goethe, col quale tenne un fitto epistolario, e del quale musicò parecchie poesie: e questa produzione liederistica rappresenta forse la parte migliore della sua produzione. Fu uno degli spiriti più colti del suo tempo. Conobbe Beethoven nel 1819 a Vienna, e in quell’occasione gli scrisse un biglietto di commiato molto affettuoso, da cui traspare una stima profonda. Nel biglietto confessa al Maestro d’avere anche lui dei disturbi uditivi. Beethoven gli scrisse nel 1823 chiedendo aiuto per la sottoscrizione della Missa Solemnis. Ma non sempre i suoi giudizi sul Maestro furono benevoli.

Zizius Nepomuk (1772-1824). Dottore in legge e violinista. Dal 1800 avvocato di corte e di tribunale, professore di scienze politiche e giurisprudenza presso il Theresianum, e dal 1810 professore di statistica all’Università di Vienna. Aiutò Beethoven nella querela con Artaria, avvenuta nel 1804-1805, per la famosa edizione pirata del Quintetto Op.29. Nel 1812 aderì alla Gesellschaft der Musikfreunde e fece parte, fino alla morte, del comitato direttivo oltre ad esserne membro praticante per il violino. Nella sua abitazione, nella Kärntnerstrasse 1038, tenne per lungo tempo delle serate musicali molto frequentate.

 

Zmeskall Nicolaus von Domanovecz (1759-1833). Ungherese di nascita visse sempre a Vienna ove aveva l’incarico di Segretario della Cancelleria Ungherese. Conobbe Beethoven poco dopo il suo arrivo e ne rimase un fedele amico fino alla morte. Fu lui ad introdurre Beethoven in molte importanti famiglie ungheresi e viennesi. Era un ottimo violoncellista e scriveva quartetti; si prodigò per l’esecuzione delle opere dell’amico. C’è rimasta una fitta corrispondenza con Beethoven, lettere e brevi biglietti, molti dei quali per banali necessità della vita quotidiana (l’assunzione di un servitore, un piccolo prestito, l’acquisto di buone penne per scrivere, un problema con i padroni di casa, un rapporto con gli editori). La prima lettera risale al 1795 e l’ultima al 18 febbraio 1827, poche settimane prima della morte. Nonostante siano sempre rimasti in contatto si frequentarono poco negli ultimi anni, poiché Zmeskall fu confinato a letto immobilizzato dall’artrite; nonostante questo fece di tutto per assistere, il 7 maggio 1824, alla prima della Nona Sinfonia. Beethoven lo chiamava affettuosamente Conte di Musica e Barone mondezzaio; ma anche lo rimproverava, dicendogli ad esempio che “era licenziato” o costretto a “comparire entro oggi davanti al nostro tribunale”, quando faceva qualche osservazione sulle sue musiche che non gli andavano a genio; oppure lo prendeva in giro chiamandolo “Mirabile signor von Seneskall”, “Vostra Altezza”, “O straordinario, o primo fra quanti al mondo si librano in cielo senza esservi issati!”, o parlando di “Zmeskaltezza”. Zmeskall non se la prese mai e non rifiutò mai i suoi piccoli servigi. Beethoven gli dedicò un piccolo duetto per Viola e Violoncello in Mi bemolle maggiore WoO 32, “Duet mit obligaten Augengläsern” (Duetto con occhiali obbligati) alludendo, nel titolo, al fatto che entrambi erano miopi e dovevano portare gli occhiali.