Biografia e cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1794

A cura di Daniele Scarpetti

«Coraggio! Nonostante tutte le debolezze della carne il mio spirito vincerà (…). Quest’anno deve portare alla completa realizzazione individuale. Nulla deve rimanere incompiuto[1]

Questa frase si trova all’inizio del 1794 nel diario che Beethoven tenne nei primi anni di permanenza a Vienna (un secondo diario riguarda gli anni 1812 – 1818) ed in quell’anno, in effetti, egli lavorò alacremente a molti di quei primi capolavori che saranno compiuti nell’anno seguente.

Il 19 gennaio 1794, come sappiamo, Haydn partì nuovamente per Londra, interrompendo così le lezioni con Beethoven. Non sappiamo se abbia proposto all’allievo di seguirlo o meno e quindi non sappiamo se Beethoven sia rimasto a Vienna di sua volontà. Comunque siano andate le cose, fu però molto probabilmente lo stesso Haydn a consigliargli di rivolgersi al compositore Johann Georg Albrechtsberger per continuare le lezioni; Beethoven iniziò immediatamente in parallelo anche lezioni con il famoso violinista Ignaz Schuppanzigh, presso cui andava tre volte alla settimana. Tra loro nacque un’amicizia che, con i soliti alti e bassi, durò per tutta la vita.

Due mesi dopo nella sua Bonn la situazione politica precipitò. In marzo le truppe francesi scalzarono l’elettorato e Maximilian Franz e la sua corte furono costretti a fuggire. Per Beethoven questo volle dire la fine dello stipendio proveniente dalla sua città natale e dunque la necessità di comporre molte opere che potessero essere pagate dagli editori. Questo però, in un periodo storico in cui i diritti d’autore non esistevano ancora, non poteva certamente bastare: bisognava dunque iniziare a rinsaldare quel rapporto che Beethoven seppe imporre in maniera paritaria con i maggiori esponenti della nobiltà viennese, al fine di avere l’appoggio economico di mecenati in cambio di dediche di gran parte delle sue opere.

Il principe Karl von Lichnowsky divenne a tutti gli effetti il primo mecenate di Beethoven e gli offrì, come stipendio, 600 fiorini all’anno. Egli era infatti: «(…) un grande appassionato ed esperto di musica, suonava il pianoforte, studiava ed eseguiva, in modo più o meno brillante, le composizioni di Beethoven. Grazie a ciò cercò di dimostrargli che non era affatto necessario che egli mutasse qualcosa nel suo modo di comporre, anche se spesso le difficoltà delle sue composizioni gli venivano da più parti fatte notare.

Ogni venerdì mattina vi era in casa sua un appuntamento musicale cui prendevano parte (…) quattro musicisti stipendiati, ovvero Schuppanzigh, Weiß[2], Kraft ed un altro …[3]; di solito vi collaborava anche il dilettante Zmeskall.(…) Lichnowsky (…) fu un gran benefattore, per non dire amico di Beethoven. Il principe ospitò addirittura Beethoven nella sua casa. Qui lo trovai verso la fine del 1794, e a metà del 1796, quando me ne andai abitava ancora là. Beethoven possedette comunque, per quasi tutto questo periodo anche un appartamento in campagna.(…)»[4].

Franz Gerhard Wegeler ebbe la possibilità di scrivere queste memorie perché ad ottobre, assieme a Lorenz von Brëuning[5] e come molte altre persone (ad esempio anche  la cantante soprano Magdalena Willmann), lasciò Bonn a seguito dell’invasione francese per trasferirsi a Vienna. Il primo che raggiunse Beethoven, già dalla primavera, fu il fratello Kaspar Anton Karl.

Nella casa del principe Lichnowsky, Beethoven venne, ovviamente anche a contatto con sua moglie, la contessa Maria Christiane von Thun und Hohenstein e della madre di lei, la contessa Maria Wilhelmine von Thun und Hohenstein. Nella stessa casa conobbe anche il principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz , cugino da parte materna della moglie del principe Lichnowsky.

Il 2 agosto Beethoven spedì una lettera[6] a Nikolaus Simrock a Bonn nella quale descrisse la situazione a Vienna: «(…) Hanno arrestato vari pezzi grossi, dicono che avrebbe potuto scoppiare una rivoluzione – ma a mio parere, un austriaco, finché ha ancora birra scura e salsicciotti, non si ribella. Le porte dei quartieri periferici devono essere sbarrate di notte dopo le 10, i soldati sono in assetto di guerra, non si deve parlare forte altrimenti la polizia ti mette dentro (…)».[7]

Il riferimento che Beethoven fa alla rivoluzione è dovuto ad un progetto di sommossa organizzato in luglio, quando un gruppo di studenti viennesi, comandati dal giacobino Franz Hebenstreit, pianificò l’assassinio dell’imperatore, l’arresto di parecchi esponenti della nobiltà e la conseguente rivolta totale. Le cose andarono esattamente al contrario, il complotto fu scoperto e sventato ed i rivoltosi furono arrestati.

Altrettanto interessante fu la proposta di carattere sentimentale che si trova nella stessa lettera: «(…)Se le sue figlie sono già grandicelle, me ne allevi una come futura moglie, perché, se non mi sposo a Bonn, non ci resto certamente per molto;(…)».[8] Il discorso è in realtà un po’ contorto ma, penso che Beethoven, volesse dire che se la sua futura moglie non fosse stata di Bonn, difficilmente il suo eventuale matrimonio sarebbe durato a lungo. Sicuramente si tratta di una battuta di spirito da parte del compositore, ma è assai probabile che fosse veramente convinto di questo perché, proprio più o meno in quel periodo, corteggiò Magdalena Willmann – cosa che non aveva fatto a suo tempo a Bonn – e addirittura le chiese di sposarlo. La proposta fu rifiutata perché, secondo la cantante, il compositore era «troppo brutto e mezzo matto».[9] Sta di fatto però che il dottor Wegeler, nelle sue memorie, scrisse che nel periodo in cui si trovò a Vienna, vide Beethoven quasi sempre assieme a donne, spesso anche molto belle.

Un altro nobile con cui Beethoven venne in contatto in quell’anno e che divenne anche lui un suo mecenate, fu il barone Gottfried van Swieten. Il loro rapporto divenne subito assai confidenziale e amichevole come possiamo dedurre dalla lettera[10] del 15 dicembre che il barone spedì al compositore: «Se il prossimo mercoledì non ha impegni, desidererei vederLa da me alle otto e mezza di sera munito di berretto da notte. Mi risponda subito.».[11]

Altre conoscenze furono poi quelle di Raphael Georg Kiesewetter, Johan Michael Vogel, Joh B. von Härring, Anna Maria Stein con suo marito Johann Andreas Streicher – che proprio in quell’anno si trasferirono a Vienna – ed il conte Antal György Apponyi che commissionò a Beethoven dei Quartetti che però egli non riuscì a comporre.

  • [1] Dagmar von Busch-Weise: Beethovens Jugendtagebuch in «Studiem zur Musikwissenschaft», xxv 1962, 77. Da Maynard Solomon: Beethoven. La vita, l’opera, il romanzo famigliare.

    [2] Franz Weiß (1778 -1830) fu il primo violista del Quartetto Schuppanzingh

    [3] Franz Gerhard Wegeler, non ricorda esattamente chi era il quarto componente del Quartetto e, con il punto interrogativo, indica Joseph Linke. In realtà il secondo violoncellista fu il figlio di Anton Kraft, Nikolaus.

    [4] Franz Gerhard Wegeler/Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti e Vitali editore

    [5] Lorenz von Brëuning (detto Lenz) (1777-1798)

    [6] Lettera n. 17 dell’Epistolario di Ludwig Van Beethoven volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandeburg. Skira editore

    [7] Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore

    [8] Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore

    [9] Alexander Wheelock Thayer: Ludwig van Beethovens Leben. Da Maynard Solomon: Beethoven. La vita, l’opera. Il suo romanzo famigliare. Supertascabili Marsiglio

    [10] Lettera n. 18 dell’Epistolario di Ludwig Van Beethoven volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandeburg. Skira editore

    [11] Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira

Cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1794

A cura di Daniele Scarpetti

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