Biografia e cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1791

A cura di Daniele Scarpetti

Le grandi novità che cambiarono completamente la vita di Beethoven non gli impedirono di continuare a frequentare i von Breuning e di impartire lezioni di pianoforte nella loro casa.

Il compositore si innamorò di una sua allieva, Barbara Koch detta Babette, intima amica di Eleonore von Breunig, nonché figlia di Anna Maria Klemmer vedova Koch proprietaria, come già detto, dello Zehrgarten. La ragazza, però, aveva moltissimi corteggiatori e rimase indifferente alle attenzioni di Beethoven. E’ da annotare comunque che, più o meno contemporaneamente a questa ennesima infatuazione, Beethoven scrisse due dediche sullo Stammbuch di Eleonore von Breunig.

Sempre a proposito del rapporto che Beethoven ebbe con le donne, ricordiamo un fatto riportato da Nikolaus Simrock  che sarebbe accaduto proprio nel 1791 in un ristorante dove Beethoven si intrattenne con alcuni musicisti i quali, evidentemente, conoscevano bene il carattere del compositore, dominato da timidezza ed ira che spesso si accompagnavano. Essi convinsero una cameriera a provocarlo fisicamente; Beethoven molto freddamente la respinse ma la donna, incitata dagli altri, insistette ed il compositore, alterato, le diede uno schiaffo.

Maynard Solomon usa quest’aneddoto per insistere sulla sua «timidezza sessuale»[1], finalizzata ad «una disperata difesa della sua castità».[2] Dal mio punto di vista invece, il comportamento di Beethoven non va così interpretato. Se, certamente timidezza ed ira, furono due caratteristiche dell’uomo Beethoven, in lui fu sempre presente un dualismo interiore di enorme spessore che, come vedremo, egli ben presto seppe tradurre in musica attraverso la forma-sonata, proprio perché basata principalmente sulla contrapposizione di due temi: A e B.

Nel caso specifico riportato da Nikolaus Simrock, la dualità va letta come una contrapposizione fra legge morale – sempre richiamata da Beethoven nella sua vita – e la forte attrazione sessuale che egli provò verso le donne. Beethoven nei suoi Quaderni di conversazione annotò uno scritto celeberrimo  di Immanuel Kant: «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto sempre più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me[3] ma, se da un lato, ad esempio,  fu molto severo nel suo giudizio verso il contenuto dei testi delle opere scritte da  Da Ponte e musicate da Mozart,  dall’altro, spesso nella sua vita, si lasciò prendere da comportamenti che per lui erano “immorali”, corteggiando spesso ed anche insistentemente, donne già sposate.

Egli, come uomo, visse psicologicamente e fisicamente, tutte le contraddizioni di un’educazione e di un clima famigliare che lo segnarono in maniera molto negativa e indelebile e, se proprio si volesse individuare l’antinomia che maggiormente lo contraddistinse e lo condizionò per tutta la vita, è il doversi scontrare sempre fra la necessità e il libero arbitrio. Roberto Cotroneo, nel suo bel romanzo “Per un attimo immenso ho il dimenticato il mio nome”, ha la paternità assoluta di quest’intuizione e individua quest’antinomia in particolare in quello che è il massimo vertice musicale beethoveniano: la Grande Fuga Opus 133. Penso, però, che se è vero che mai come in questa musica, Beethoven riuscì a trasmetterci questo contrasto, molte delle sue opere, centrate sulla dualità, portano in essere questo problema di fondo che attanaglia più o meno tutti noi.

Il conte Ferdinand Ernst Waldstein fu investito dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, diventando così uno dei più importanti ed influenti nobili della città. Sul finire del 1790 decise di organizzare una festa di Carnevale presso la Redoutensaal del teatro di Bonn, il 6 marzo del 1791. Il tema fu incentrato sulla vita dei nobili al tempo del Medioevo ed egli diede a Beethoven l’incarico di comporre un balletto di tipo  cavalleresco. Secondo l’uso del tempo, il conte asserì, il giorno dei festeggiamenti, che si trattava di una sua composizione.

La corte del principe elettore Maximilian Franz, durante il periodo estivo, si trasferì nel vicino Castello di Augustusburg a Brühl, portando anche l’Orchestra di Corte di cui, come già sappiamo, Beethoven faceva parte suonando la viola e molti membri della Cappella, fra i quali Franz Anton Ries come violinista, il cornista Nikolaus Simrock già intimi amici di Beethoven e Bernard Romberg come violoncellista che diventò, anche lui, un grande amico del compositore.

In quell’anno al Castello di Augustusburg Beethoven fu ascoltato, mentre suonava al pianoforte, anche dal compositore Carl Ludwig Junker[4] che, il 23 novembre, scrisse un articolo su questo evento, sulla Musikalische Korrispondenz: «(…) l’ho sentito improvvisare variazioni (…) e sono stato addirittura invitato a proporgli un tema su cui improvvisare. Credo che si possa misurare con sicurezza la grandezza di virtuoso di quest’uomo amabile e dalla sua voce sommessa sulla base della ricchezza quasi inesauribile delle sue idee, dell’espressività assolutamente personale della sua esecuzione e della bravura con cui suona.

Non saprei dire cosa gli manchi ancora della grandezza dell’artista. Ho sentito Vogler al fortepiano (…) e ho sempre ammirato la sua straordinaria bravura ma, Beethoven al di là della bravura, è più comunicativo, più significativo, più espressivo (…).

È solo lui quello modesto, senza alcuna pretesa. Tuttavia egli ha confessato che, nel corso dei viaggi che il suo principe elettore gli ha permesso di fare, di rado ha trovato nei pianisti più noti quello che si sentiva autorizzato ad aspettarsi. Il suo modo di suonare, poi, è talmente diverso dal modo tradizionale di trattare il pianoforte che sembra che egli stesso si sia aperto una strada tutta sua per giungere alla meta della perfezione cui ora è pervenuto.»[5]

L’evento più importante per quell’anno accadde però fra l’inizio di settembre e la fine d’ottobre, quando Beethoven partecipò assieme ai Musicisti della Cappella ed a vari cantanti fra i quali la soprano Magdalena Willmann e il basso Joseph Lux, ingaggiati entrambi dal teatro di corte in quegli anni, ad una crociera con destinazione Mergentheim, organizzata dall’elettore Maximilian Franz che, in qualità di Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, partecipò ad un incontro di quell’associazione.

Franz Gerhard Wegeler, nei suoi appunti biografici su Beethoven, riportò due aneddoti sul: «(…) viaggio, intrapreso dall’orchestra al completo che risalirono il Reno e il Meno (…). Proclamato Grande re del viaggio, Lux, il cantante e famoso comico, assegnò a tutti le proprie mansioni: Beethoven e Bernard Romberg furono nominati aiutanti in cucina e, come tali, messi lì a servizio. (…)»[6] A Beethoven, per aver svolto questa mansione, fu dato un attestato su cui era scritto: “all’altezza di Rüdesheim”. L’altro aneddoto chiama in causa le Ventiquattro variazioni per pianoforte sul tema dell’aria “Venni amore” di Vincenzo Righini in re maggiore, composte da Beethoven nella prima metà dell’anno.

Durante il viaggio si: «(…) fece tappa a Aschaffenburg» e Beethoven «accompagnato da Ries, Simrock, e dai due Romberg[7], fu portato da Sterkel, il quale accondiscendendo alle richieste di tutti, si esibì al pianoforte. Sterkel suonò in modo assai leggero ed estremamente amabile (…). Beethoven, in piedi accanto a lui, seguiva con la massima concentrazione. Fu poi il suo turno, ma si decise a suonare solo quando Sterkel gli palesò i suoi dubbi sul fatto che neppure il loro autore fosse in grado di eseguire in modo appropriato le variazioni innanzi menzionate: Beethoven eseguì allora non solo tali variazioni, per quanto fu in grado di ricordarsi – Sterkel non fu in grado di rinvenire lo spartito -, ma ne aggiunse al momento altre, non meno difficili delle precedenti, suonando esattamente nella stessa identica amabile maniera che poco prima aveva apprezzato in Sterkel, la qual cosa sbalordì i presenti. Era infatti per lui assolutamente facile riprodurre alla tastiera il modo di suonare di chiunque altro.»[8].

  • [1] Maynard Solomon: Beethoven. Editore Marsilio
  • [2] Maynard Solomon: Beethoven. Editore Marsilio

  • [3] Immanuel Kant: Critica della ragion pratica. GLF Editori Laterza

  • [4] Di Carl Ludwig Junker ascoltiamo il suo Concerto per fortepiano e orchestra in si bemolle maggiore perché è una vera e propria delizia

  • [5] Dalla Musikalishe Korrespondenz di Bossler , 23 novembre 1791. H.C.Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il suo mondo in documenti e immagini d’epoca. Rusconi editore.

  • [6] Franz Gerhard Wegeler – Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti & Vitali editore

  • [7] Bernhard Heinrich Romberg e il cugino Andreas Jakob Romberg

  • [8] Franz Gerhard Wegeler – Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti & Vitali editore

Cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1791

A cura di Daniele Scarpetti