Biografia e cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1789

A cura di Daniele Scarpetti

Il 1789 fu un anno fondamentale nella formazione di Beethoven: fu proprio in questo periodo che maturò interamente la sua coscienza filosofica, culturale e politica.
Ho già detto come, per decisione del padre, il giovane Ludwig, fosse stato allontanato dalla scuola pubblica dove solo: «(…) imparò a leggere e a scrivere, l’aritmetica e un po’ di latino (…)»[1], perché si potesse concentrare unicamente sullo studio della musica e di come il rapporto con la famiglia von Breuning – ed in particolare con Helene von Breuning – colmò in qualche maniera questa lacuna. Fu certamente il clima respirato in quella famiglia, unitamente alla sua vivacità intellettuale, a far sì che Beethoven cercasse costantemente la vicinanza con ambienti adatti a coltivare amicizie con persone culturalmente evolute.  A questo si aggiunse poi, come ho già detto, il contatto, tramite il maestro Christian Gottlob Neefe, con la Stagira, loggia massonica ispirata all’Ordine degli Illuminati.
Questi, dunque, sono i presupposti che portarono Beethoven a frequentare, dal 1789, i salotti della borghesia della sua città, i teatri, la Lesegesellscaft dove conobbe il conte Ferdinand Ernst Gabriel von Waldstein e la biblioteca di corte che, a detta di Wilhelm von Humbolt, conteneva «(…) le migliori pubblicazioni periodiche e così pure i giornali e libri di erudizione politica (…)»[2].

Questi ambienti contribuirono a fargli  conoscere  le opere di autori nazionali quali Klopstock, Lessing, Goethe e Schiller; internazionali quali Shakespeare, Molière, Voltaire e Goldoni; classici quali Socrate, Plutarco e Omero. Inoltre frequentò lo Zehrgarten, una birreria-libreria di proprietà di Anna Maria Klemmer vedova Koch, madre di Anna Barbara (detta Babette) con la quale Beethoven ebbe un rapporto dapprima amichevole che poi, nel 1791, si trasformò in una nuova infatuazione amorosa.
Lo Zehrgarten era frequentato da radicali e professori dell’Università, intellettuali che accentravano le loro discussioni su argomenti di carattere culturale, filosofico e politico.  Tutti questi stimoli portarono Beethoven, il 14 maggio, ad iscriversi all’Università di Bonn, nata solo tre anni prima per volere di Maximilian Franz,  assieme a Karl von Kügelgen e ad Antonín Reicha
In questo ambiente Beethoven venne in contatto con la filosofia di Immanuel Kant che, in quegli anni, contagiò la parte più acculturata della città renana, unitamente alle idee propugnate dall’Illuminismo e fatte proprie dalla Rivoluzione Francese. Questo lo portò ad interessarsi di filosofia, teologia, astronomia, orientalismo, teatro, letteratura e poesia.

Da questi studi e dalla emancipazione culturale, nacque in lui la voglia di diffondere attraverso le sue composizioni i valori che quelle letture gli avevano trasmesso; questo fa sì che il suo lascito artistico non sia da considerarsi solo di altissimo valore musicale, ma anche di grande valore politico, filosofico e sociale. Così, qualche anno dopo, in una lettera commentò l’importanza per un artista di essere a piena conoscenza del pensiero e dell’opera dei grandi classici: «(…) Non c’è quasi trattato che sia troppo dotto per me. Senza presumere di possedere una vera erudizione, io mi sono sforzato sin dall’infanzia di comprendere il pensiero degli uomini migliori e più saggi di ogni tempo. Vergogna all’artista che non considera una colpa il non spingersi almeno tanto lontano.»[3]
Potrà sembrare strano che le maggiori espressioni musicali nate delle idee e dalla spinta della Rivoluzione francese, ci siano state lasciate da un uomo nato in Germania e che passò la maggior parte della sua vita a Vienna, ma bisogna considerare che le idee rivoluzionarie sconvolsero ed influenzarono tutta l’Europa, soprattutto quella più acculturata. Quasi certamente all’Università di Bonn, dove rimase fino al 1791, Beethoven venne in contatto ed ascoltò le parole di Euloge Schneider, professore di letteratura greca e rivoluzionario, propugnatore di quegli ideali di libertà.
Sul piano sentimentale, Beethoven ebbe una nuova allieva di pianoforte, Jeannette d’Honrat, della quale si innamorò. Superfluo dire che anche quest’amore ebbe un subitaneo epilogo. L’unica consolazione affettiva Beethoven la ebbe sul piano delle amicizie: Antonín Reicha affermò che in quel periodo «erano legati come Oreste e Pilade».[4]
Il 20 novembre, il padre Johann, venne sospeso dalla sua carica di cantante e questo fece sì che, ormai definitivamente, la patria potestà familiare passasse nelle mani del giovane Ludwig.

  • [1] Franz Gerhard Wegeler – Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti & Vitali editore
  • [2] Maynard Solomon: Beethoven. Tratto da Ludwig Schiedermair. Editore Marsilio
  • [3] Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore
  • [4] Klaus Kropfinger: Beethoven. Editore Ricordi Lim

Cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1789

A cura di Daniele Scarpetti