Biografia e cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1787

A cura di Daniele Scarpetti

Intorno al 20 marzo Beethoven partì per Vienna, dove arrivò il 7 aprile, per poter studiare con i più grandi musicisti del momento e ovviamente, in particolare, con Wolfgang Amadé Mozart. Contrariamente a quanto programmato, però, egli riuscì a rimanere a Vienna solo due settimane. Il 20 aprile, infatti, dovette ripartire perché una lettera di Johann van Beethoven, lo informò del gravissimo stato di salute della madre, malata di tubercolosi. Beethoven decise quindi di rientrare immediatamente a Bonn, facendo tappa prima a München il 25 aprile e poi il 26 ad Ausburg.

Non ci sono certezze né testimonianze dirette sul fatto che Beethoven abbia incontrato veramente, in quel breve periodo, Mozart.

Indirettamente ne abbiamo notizia da Carl Czerny, futuro giovane allievo del compositore, il quale così scrisse: «(…) Beethoven mi ha anche raccontato, (…) di aver sentito spesso suonare Mozart (…)»[1]. Anche Karl Holz, violinista ed amico di Beethoven, in proposito scrisse: «(…) Ancora ragazzo, egli fu condotto da Mozart che gli chiese di suonare ed egli improvvisò. “È davvero molto grazioso” disse Mozart “ma troppo meccanico”. Offeso Beethoven chiese che gli suggerissero un tema e lo variò in modo tale che Mozart disse ad alcuni amici: “Tenetelo d’occhio avrà qualcosa da raccontarvi”.»[2]. Nei Quaderni di Conversazione poi, Ignaz Schuppanzigh, chiese al compositore: «Mozart era un buon pianista?»

L’unica cosa certa è che il ragazzo ritornò a casa con molti debiti. Infatti Franz Joseph Haydn, in qualità di maestro di Beethoven a Vienna, richiese dei finanziamenti per opere che questi, in realtà, aveva già composto a Bonn e, probabilmente correggendole, aveva spacciato per nuove allo stesso Haydn.  Maximilian Franz, però, riconobbe la musica e nella lettera n. 14 dell’epistolario beethoveniano, il 23 dicembre 1793, negò il denaro e concluse la lettera affermando: «(…) Esattamente come nel primo viaggio a Vienna, egli riporterà da questo viaggio soltanto debiti.»[3]

Secondo Piero Buscaroli Beethoven incontrò Mozart,  ma le lezioni non ci furono: troppo poco il tempo di permanenza a Vienna e, soprattutto, troppi gli impegni del genio di Salisburgo che, fra l’altro, sempre secondo Piero Buscaroli, fu uomo non certo molto disponibile ad impartire lezioni a giovani che si dimostravano essere buone promesse.

Walter Riezler nella sua biografia beethoveniana, su questo tema, si trovò in sostanziale sintonia con Piero Buscaroli mentre, Maynard Solomon, si mostra invece molto più prudente e, Giovanni Carli Ballola, parla di un viaggio a Vienna per incontrare i maestri del luogo, mantenendosi molto sul generico.

Nel rientrare a Bonn, nella sua sosta ad Ausburg, Beethoven fece visita al consigliere civico Joseph Wilhelm von Schaden e improvvisò sia all’organo che al pianoforte.

È da una lettera spedita al suo ospite da Beethoven a settembre che apprendiamo che, appena lasciata la sua casa: «(…) la mia gioia e con essa la mia salute hanno cominciato a declinare (…) mia madre non era in buone condizioni di salute; mi affrettai dunque il più possibile, essendo io stesso indisposto: il desiderio di vedere ancora una volta mia madre malata mi fece superare ogni ostacolo, passando sopra anche ai più gravi disagi.

Trovai mia madre ancora in vita, ma in penose condizioni di salute; aveva la tubercolosi e, dopo aver sopportato lunghe sofferenze è morta all’incirca sette settimane fa (il 17 luglio). Era per me una madre così buona e amorevole, la mia migliore amica.(…) Da quando sono qui ho goduto solo pochi momenti di gioia; ho sofferto tutto il tempo della mia debolezza di petto e devo purtroppo aspettarmi che degeneri in tubercolosi; a ciò si aggiunga la melanconia, che per me rappresenta un male grave quasi come la stessa malattia (…). La prego di pazientare ancora un poco per quanto riguarda i tre carolini che ebbe la straordinaria bontà di prestarmi amichevolmente ad Ausburg; il viaggio mi è costato molto e qui non posso contare neanche sul più piccolo introito; il destino qui a Bonn non mi è favorevole.(…)»[4]

Questa lettera è molto importante perché ci dà un’idea molto precisa del Beethoven di quel periodo. Il compositore ci racconta il grande amore che lo legò alla madre e il rapporto che realmente ci fu fra loro. Ci dice anche che già fin dall’età di soli 17 anni fu presente in lui una situazione di salute psico-fisica precaria: l’asma che temeva fosse l’inizio della stessa malattia per cui morì la madre e la melanconia.

La situazione poi precipitò ulteriormente il 26 novembre, quando la sorellina Margarete Josepha morì. Si concluse così un anno che, seppur nato sotto un buon auspicio, si rivelò il più tragico dalla sua nascita.

È da annotare però che anche sul rapporto di Beethoven con la madre ci sono divergenze  dì interpretazione fra i vari studiosi beethoveniani: da una parte il professor Klaus Kropfinger, attenendosi alle fonti solamente certe, si riallaccia a quell’affermazione scritta da Beethoven nella lettera e, dunque, afferma che i rapporti fra Beethoven e la madre furono improntati da un grande affetto, dall’altra parte abbiamo Maynard Solomon che sostiene tutt’altra cosa, basandosi a sua volta, su testimonianze terze di testimoni che vissero, da vicini, a fianco della famiglia Beethoven, a cominciare da Cäcilia Fischer che lasciò scritto che Beethoven era «spesso sporco e trascurato»[5] e di Gottfried Fischer – suo fratello – «i bambini Beethoven non erano allevati con molte delicatezze; spesso venivano lasciati soli con le cameriere».[6]

 Sempre secondo Cäcilia Fischer, Beethoven fu presente quando Maria Magdalena, lo mise in guardia sui rischi del matrimonio, parole che, oltre tutto, Beethoven riferì più o meno allo stesso modo, nel 1817, a Fanny Giannatasio.

Dopo la morte di Maria Magdalena, il marito Johann van Beethoven cadde sempre di più in preda all’alcolismo con gravi conseguenze sulla qualità del suo canto e, per di più, le ingenti spese che si affrontarono per la malattia della moglie, incisero negativamente sulle finanze della famiglia. Ne conseguì che il giovane Beethoven dovette sempre di più farsene carico e fortunatamente, dal punto di vista economico, vi fu un grosso aiuto da parte dell’amico Franz Anton Ries.

Prima di entrare nel merito delle opere composte è importante ricordare che gli studi più recenti sugli abbozzi relativi al Concerto per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore hanno completamente sconvolto la storia della sua genesi.

Fino a circa un quarantennio fa si riteneva esistessero due versioni di questo concerto: una prima risalente al 1793, catalogata da Willy Hess col numero 14 di cui rimangono dei soli frammenti e, una seconda, del 1798, che fu poi quella pubblicata nel 1801 come Opus 19 e come Secondo Concerto per pianoforte e orchestra.

Dallo studio degli abbozzi che fu affrontato dapprima da Hans-Werner Küthen negli anni 70 del secolo scorso e, in seguito, più dettagliatamente da Geoffrey Block nel 1984, le conclusioni cui si è arrivati dimostrano che in realtà, Beethoven realizzò quattro stesure di questo Concerto. La prima fu iniziata probabilmente attorno al 1787/88 e venne a compimento nel 1789. Una seconda stesura venne poi realizzata nel 1793 a Vienna e, probabilmente, aveva come finale il Rondò WoO 6. La terza stesura arrivò nel 1795 quando Beethoven compose il nuovo Rondò. In seguito poi, progettò un nuovo movimento centrale senza però portarlo a termine e, nel 1798, infine la quarta stesura, dove il compositore revisionò il primo e l’ultimo movimento. In questa forma definitiva fu pubblicato nel 1801 come Opus 19 e come Secondo Concerto.

  • [1] H.C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il suo mondo in documenti e immagini. Rusconi Editore
  • [2] H.C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il suo mondo in documenti e immagini. Rusconi Editore
  • [3] Ludwig van Beethoven Epistolario 1783-1807  a cura di Sieghard Brandeburg  Skira editore
  • [4] Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore
  • [5] Dal “Memoriale Fischer” in H.C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il suo mondo in documenti e immagini. Rusconi Editore
  • [6] Dal “Memoriale Fischer” in H.C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il suo mondo in documenti e immagini. Rusconi Editore

Cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1787

A cura di Daniele Scarpetti