Biografia e cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1770 – 1782

A cura di Daniele Scarpetti

Ludwig van Beethoven nacque in una famiglia cattolica da Johann van Beethoven  e  Maria Maddalena Layme e fu battezzato il 17 dicembre 1770. La data della sua nascita si dovrebbe quindi aggirare tra il 15 e il 17 dicembre. Se diamo credito a quanto scritto in una lettera del 15 dicembre 1796 del suo maestro Johann Georg Albrechtsberger, la data esatta sarebbe il 16 dicembre: «Mio caro Beethoven, per il suo onomastico di domani Le faccio i miei migliori auguri.(…)». (1) Ovviamente si tratta di un genetliaco e non di un onomastico e, proprio per questa svista, la lettera, come  le altre due dello stesso  Albrechtsberger a noi pervenute, è di dubbia certezza.

La famiglia Beethoven già da due generazioni era dedita alla musica. Il nonno, Ludwig van Beethoven senior, fu Kappellmister di corte a Bonn, carica che ricoprì fino alla morte avvenuta nel 1773. Pur essendo scomparso quando il piccolo nipote aveva soli tre anni, egli rivestì sempre grandissima importanza nell’immaginario del compositore, tanto è vero che questi nel 1801, si fece spedire il suo ritratto a Vienna, conservandolo con sé per tutta la sua vita. Johann, suo figlio e padre del nostro compositore, fu, a sua volta, un cantante tenore della cappella di corte. Uomo di scarsa personalità e di grande debolezza, dedito all’alcol, rovinò sé stesso e l’intera sua famiglia.

Johann si rese ben presto conto delle buone qualità musicali di Ludwig e pensò di sfruttarle cercando di farne un secondo Wolfgang Amadeus Mozart. Ma Johann van Beethoven non era paragonabile in nulla a Leopold Mozart che, oltre ad essere un buon compositore artigiano del suo tempo, possedeva una dirittura morale di ben altro spessore e, mentre questi seppe bene come impartire la didattica al suo figlioletto, Johann ne fu del tutto incapace e, per di più, la confuse ad un eccessivo rigore educativo. I primi rudimenti musicali furono impartiti a Ludwig pare a cinque anni. II padre lo costrinse a stare in piedi su uno sgabello, sottoponendolo a notevoli sofferenze psico-fisiche e proibendogli di improvvisare sul pianoforte: «() Una volta che per caso stava suonando senza spartito, suo padre entrò nella stanza e disse: “Che cosa sono queste sciocchezze che stai strimpellando a casaccio? Sai che non lo sopporto assolutamente, strimpella leggendo le note, se no tutto questo strimpellare sarà del tutto inutile”(…)» (2).

Questa cosa gli fu rimproverata, post mortem, dallo stesso Ludwig che imputò ai suoi comportamenti le lacune della sua prima formazione.

Ma se Johann con il figlio fu molto duro e assolutamente parco di complimenti, al di fuori delle mura famigliari si espresse in tutt’altra maniera. Le prime testimonianze sul futuro compositore le abbiamo tramite la famiglia Fischer, loro vicina di casa: «(…) Mio figlio Ludwig, è lui la mia sola gioia, compie tali progressi nella musica che tutti lo ammirano. Il mio Ludwig, prevedo che col tempo diventerà un uomo famoso nel mondo. Quelli fra i presenti che saranno testimoni di ciò, ricordino di queste mie parole.(…)» (3)

In effetti, con tutti i limiti del caso, fu pur certo che la prima formazione musicale del futuro genio di Bonn avvenne all’interno della casa paterna. La prima apparizione musicale in pubblico di Ludwig avvenne il 26 marzo 1778.

In quell’occasione fu presentato come un bambino di soli sei anni pur avendone già sette: Johann ricorse a questo espediente per dare ancor più l’idea che suo figlio fosse un bambino prodigio e il fanciullo eseguì diversi concerti per clavicembalo e trii.

Beethoven cominciò, in quel periodo, a studiare seriamente non solo il pianoforte ma anche l’organo, il violino e la viola presso la corte di Bonn che, dopo la morte del nonno, fu capeggiata da un nuovo Kappellmeister: il veneto Andrea Luca Luchesi (o Lucchesi) e, questo, perché il padre capì finalmente che per poter veramente far crescere il figlio musicalmente, era necessario che egli avesse un vero maestro. Le prime lezioni gli vennero impartite da un amico del genitore, Tobias Pfeiffer, direttore musicale ed oboista in bande militari ed aveva in comune con Johann l’amore per l’alcol. Per ricompensarlo, non avendo una fissa dimora, venne ospitato per un certo periodo in casa Beethoven.

Seguì, dopo la sua partenza, l’organista di corte e direttore del teatro di Bonn: Ëgidius Gilles van den Eeden. Alla morte di costui, avvenuta nel 1782, gli successe in quella carica Christian Gottlob Neefe che arrivò nella città renana nell’ottobre 1779. Le varie biografie beethoveniane lo indicano come primo maestro importante di Beethoven. Questa tesi però, non fu affatto suffragata da quanto scritto negli appunti del dottor Franz Gerhard Wegeler, amico molto intimo di Beethoven fin dal 1782 e a cui si devono, assieme agli appunti di Ferdinand Reis, compositore e amico anche questi di Beethoven, le prime note biografiche pubblicate nel 1838. Scrisse infatti il dottor Wegeler: «(…) Neefe (…) influì modestamente nell’educazione musicale del nostro Ludwig, il quale anzi lamentò le critiche che quegli, con eccessiva severità espresse riguardo ai suoi primi tentativi di composizione.(…)». (4)

In quest’ultimi anni ad opera di alcuni studiosi italiani – fra cui spicca molto autorevolmente anche Luigi della Croce – si sostiene che il maestro che veramente svolse il ruolo principale nella prima formazione musicale di Beethoven fu Andrea Luca Luchesi che, nella sua qualità di Kappelmeister, fu diretto superiore dello stesso Neefe. La motivazione di questo misconoscimento nei suo confronti da parte dei tanti biografi beethoveniani, secondo i sostenitori di questa tesi, sarebbe dovuta in gran parte da quello che è un vizio di fondo tipicamente tedesco: non voler (poter) ammettere che l’insegnante principe di quello che è stato uno dei massimi geni della musica tedesca e universale sia stato un italiano.

A detta sempre dei sostenitori di questa tesi, lo stesso Beethoven, nascose tutto ciò perché avrebbe avuto nei confronti di Luchesi delle remore di carattere personale, visto che egli succedette come Kappellmeister a Ludwig van Beethoven senior, soffiando questo posto proprio a suo padre, Johann.

La tesi che Neefe sia stato il maestro principale di Beethoven è suffragata invece da un articolo che apparve il 2 marzo 1783 sul Magazin der Musik a firma di Carl Friedrich Cramer: «(…) un ragazzo (…) dal talento molto promettente. Suona il pianoforte in modo molto spedito e con forza, legge molto bene a prima vista (…) principalmente il Clavicembalo ben temperato di Sebastian Bach che gli è stato dato dal signor Neefe (…) che (…) gli ha anche impartito qualche lezione di basso continuo. Adesso lo fa esercitare nella composizione, per incoraggiarlo, ha fatto pubblicare a Mannheim 9 variazioni composte da Beethoven per pianoforte. Questo giovane genio merita un sussidio perché possa viaggiare. Diventerebbe senz’altro un secondo Wolfgang Amadeus Mozart.».  (5)

Inoltre, Beethoven avrebbe poi scritto una lettera – il condizionale è d’obbligo in quanto la lettera originale è andata perduta e ne esiste una copia non di mano beethoveniana – databile in un periodo compreso fra l’ottobre 1792 e il 26 ottobre 1793 di ringraziamento a Neefe: «La ringrazio per tutti i consigli che mi ha prodigato perché io avanzassi nella mia arte. Se un giorno diventerò un grand’uomo, sarà anche per merito Suo, ciò le farà più piacere in quanto ne può star sicuro.» (Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore)

Il dottor Wegeler più volte nei suoi appunti affermò di aver riportato solo ciò su cui era veramente sicuro e il suo giudizio su Neefe sembra abbastanza chiaro e perentorio. Il fatto poi che la lettera di ringraziamento da parte di Beethoven nei confronti di Neefe, non sia pervenuta a noi nel testo originale, aumenta i numerosi dubbi a tal proposito ed è auspicabile dunque che anche su questo, come su tante altre cose, gli studi beethoveniani possano dare presto delle risposte più certe.

Nel 1782 Johann van Beethoven decise di fare interrompere la scuola a Ludwig perché volle che la sua istruzione fosse solo musicale. Fortunatamente però, proprio in quell’anno, cominciò per il ragazzo l’amicizia con il dottor Franz Gerhard Wegeler, di cinque anni più grande.

«Grazie al suo carattere amabile e solerte, un povero studente, poté in breve tempo divenire intimo della casa. Era costui Franz Gerhard Wegeler, figlio di un cittadino alsaziano, che sin da ragazzo aveva avvertito prepotentemente quella sete di sapere che gli avrebbe poi permesso di spezzare i vincoli della sua misera origine, e di divenire l’uomo esimo che egli fu per sé, per i suoi cari e i contemporanei. Nel 1782 conobbe il figlio di un musicista della cappella di corte del principe elettore, il quale, pur essendo un bambino già si infiammava entusiasticamente per la Musa che l’arte dei suoni (come l’altro per la scienza e l’arte) e già suonava in modo eccellente il pianoforte.(…)». (6). Così raccontò Gerhard von Breuning figlio di Stephan. La casa in questione fu proprio quella della famiglia Breuning, formata da una madre già precocemente vedova di un consigliere di corte, Helene von Breuning e da quattro figli: Christoph, Eleonore, Stephan e Lorenz. Helene era in quel periodo, alla ricerca di un maestro di pianoforte per Eleonore e Lorenz e, Wegeler, sapendo che Ludwig aveva bisogno di soldi per sostenere la sua famiglia, gliene parlò. Fra Beethoven e i Breuning nacque un grande rapporto d’amicizia che lo portò a considerarli come una sua seconda famiglia.

Helene, donna colta e intelligente, trasmise al giovane Ludwig molto del suo sapere contribuendo in modo decisivo a creare i presupposti di quella cultura che Beethoven approfondì per tutta la sua vita. Fu poi per lui come una buona madre, seppe capirlo e scusarlo quando si lasciava prendere dai suoi eccessi di collera che già fin dalla più tenera età, caratterizzarono il suo carattere, ben sapendo come fossero in gran parte dovuti a suoi problemi famigliari. A tal proposito la cosa è molto ben descritta sempre da Gerhard von Breuning: «(…) Eleonore e Lorenz avevano bisogno di un maestro di piano, il giovane amico di Wegeler aveva bisogno di lezioni per mantenere se stesso e i suoi genitori. Così il giovane Ludwig van Beethoven venne introdotto nella casa ospitale di mia nonna. La signora, che in poco tempo gli si affezionò, divenne presto per lui quasi una seconda madre e seppe esercitare in molti modo un influsso moderatore sulla cocciutaggine del suo carattere che, talvolta diventava irruente. Ma fra i bambini e Beethoven si stabilì un durevole vincolo d’amicizia.» (7)

Sul carattere difficile e contraddittorio di Beethoven sono stati scritti fiumi d’inchiostro ma, nonostante ciò, l’argomento continua a suscitare forti discordanze e sentimenti contrari. Il professor Klaus Kropfinger, così ha scritto a tal proposito: «(…) Non esiste un nucleo solido, una fissa identità dell’individuo. (…) A questo punto diventa potenzialmente portatore di identità (…) ciò che prima tale non era: la presentazione di errori e conversioni, di incostanze e cambiamenti, di fratture di casi e incidenti, di tentazioni, debolezze, vizi, colpe ed espiazioni, di sconfitte, di vanità, ghiribizzi, scabrosità, originalità, in breve: le qualità umane o troppo umane. (…): Beethoven incarna tale concetto dinamico di identità. (…) Proprio per questo motivo il problema della conquista della propria identità da parte di Beethoven (…) appare di primaria importanza e di difficile risoluzione. In questa formazione di identità si possono chiaramente riscontrare – pur se in diversa collocazione temporale e in diverse sovrapposizioni e interconnessioni – tre fattori di decisiva importanza: la musica, l’amore per la madre sovrapposto e infine dopo la sua morte sostituito (…) in casa Breuning, le correnti ideologico-politiche derivate dall’Illuminismo e della Rivoluzione francese.(…)». (8)

Sono questi certamente i fattori fondanti del carattere di Beethoven che lo portarono spesso ad eccessi di ingiustizia ma anche di generosità e tenerezza con le persone e gli amici che lo circondarono. Questi elementi del suo carattere, come già detto, erano preesistenti alla sordità, anche se lui cercò di addebitare ad essa le sue intemperanze in una sua lettera: la sordità fu, in realtà, l’ennesimo scherzo di un “destino” che accentuò notevolmente queste sue manifestazioni. Ciò detto, non si deve però assolutamente dimenticare che sono anche queste caratteristiche che creeranno il grande genio e mito attorno alla sua figura e che renderanno possibile la: «(…) colonna portante della sua creatività. Il controllo del sentimento non avrebbe mai portato alle composizioni musicali che noi tanto ammiriamo.»  (9)

Illuminante e commovente è poi la descrizione, fisica e psicologica che, sempre Gerhard von Breuning, ne fece: «Da quando divenne famoso, sino alla fine dei suoi giorni, soprattutto a causa della spiccata singolarità del suo carattere, diede luogo a un numero straordinariamente grande di aneddoti, il più delle volte non rispondenti a verità o assolutamente inventati di sana pianta o assolutamente deformati. (…) falsa è la descrizione fisica di Beethoven, quando si afferma: «Ha un aspetto robusto e tarchiato, e una forte corporatura (…). Il viso rotondo, sgraziato, rosso fortemente butterato, era incorniciato da una fitta, arruffata, capigliatura corvina», poiché il suo viso non era per nulla rosso, neppure butterato, ma solo punteggiato da cicatrici del vaiolo, come appare evidente nella maschera del visto che gli fu fatta, lui vivo nel 1812. Desidero invece confermare quanto afferma «un contemporaneo» nello stesso saggio su Beethoven: «Non appena una gentilezza lo rasserenava, subito si diffondeva sul suo volto tutto l’incanto dell’innocenza infantile; quando sorrideva si nutriva di fiducia non solo in lui, ma nell’umanità, tanto genuino e autentico egli era nel modo di parlare, nei movimenti e nello sguardo.

La realtà dei fatti attesta che le qualità del carattere di Beethoven erano la più grande generosità d’animo e la delicatezza dei sentimenti, unite a un temperamento facilmente irascibile, a diffidenza, al distacco dal mondo esterno, spesso accompagnati da un gusto sarcastico.(…)».  (10) Il giovane Beethoven a parte la sua frequentazione in casa Breuning come insegnante, non fu molto entusiasta di impartire lezioni ad altri ed anche in questo Helene cercò di stimolarlo con risultati spesso vani.

Nel giugno 1782, Neefe, dovendosi assentare per un breve periodo, gli lasciò la carica di organista.

  •  (1) – (Ludwig van Beethoven. Epistolario volume I 1783-1807. A cura di Sieghard Brandenburg. Skira editore)
  •  (2)  – (H. C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il mondo in documenti e immagini d’epoca. Rusconi editore)
  •  (3) – (H. C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il mondo in documenti e immagini d’epoca. Rusconi editore)
  •  (4) – (Franz Gerhard Wegeler/Ferdinand Ries: Beethoven. Appunti biografici dal vivo. Moretti e Vitali editore)
  •  (5) – (H. C. Robbins Landon: Beethoven. La sua vita e il mondo in documenti e immagini d’epoca. Rusconi editore)
  •  (6) –  (Gerhard von Breuning: Ludwig van Beethoven nei miei ricordi giovanili. SE editore)
  •  (7) –  (Gerhard von Breuning: Ludwig van Beethoven nei miei ricordi giovanili. SE editore)
  •  (8) – (Klaus Kropfinger: Beethoven. Ricordi Lim editore)
  •  (9) – (Tratto da K.R. Eissler Goethe vol 2. Ricordi Lim editore)
  • (10) – (Gerhard von Breuning: Ludwig van Beethoven nei miei ricordi giovanili. SE editore).

Cronologia delle opere di Ludwig van Beethoven: 1770 – 1782

A cura di Daniele Scarpetti