La mia revisione della pendola appartenuta a Ludwig van Beethoven

Bonn, Beethoven Haus, 28 settembre 2011.

A Lungo desiderata, pensata e voluta, questa riparazione nasce grazie alla determinazione Luigi Bellofatto, già ricercatore e relatore di interessanti articoli dedicati all’esimio biografo di Beethoven, Alexander Weelock Thayer, Americano ma che visse gran parte della sua vita in Italia a Trieste, sul quale Luigi ha scritto e pubblicato un libro negli Stati Uniti d’America.

Il suo interessamento alla stesura di due articoli circa gli orologi e l’Arte dell’ orologeria ai tempi di Beethoven portò alla pubblicazione di una ricerca, stesa a quattro mani assieme al sottoscritto, che uscì nei volumi 9 ed 11 dei Neue Beethoven Studien – Carus Verlag – 2010 – 2014 (Bonner Beethoven-Studien, Band 9 – 11 – hg. v. Bernhard R. Appel).

Naturalmente, le parti coinvolte direttamente alla revisione sono il relatore, musicista e che i percorsi della vita portarono anche a fare l’ orologiaio in Genova, ed esperto di meccanica antica, nonché il Dott. Michael Ladenburger, direttore della parte museale del Beethoven Haus di Bonn e amico di Luigi, il cui interesse per l’impresa ha reso possibile l’intervento sull’eclettica pendola da tavolo di Ludwig.

Il giorno 29 Settembre 2011, giovedì, alle ore 8,30 è iniziata la

PRIMA RIPARAZIONE IN TEMPI MODERNI DELLA PENDOLA DA TAVOLO DI LUDWIG VAN BEETHOVEN, PRESSO IL BEETHOVEN ARCHIV DI BONNGASSE.

Il prezioso cimelio è conservato nella sala 9, detta di Bodmer. In questa sala sono esposti alcuni pezzi, scelti dalla preziosissima raccolta del medico svizzero Dr. Hans Conrad Bodmer, che lasciò in eredità all’associazione Beethoven Haus nel 1956.

Tra essi si notano non solo numerosi autografi, ma anche lo scrittorio a ribaltina e la scrivania di Beethoven, che questo uomo di profonda cultura comprò da Stefan Zweig. Questo orologio fu un dono del principe Lichnowsky a Beethoven e poi alla sua morte passò a Anton Schindler, amico e factotum di Beethoven; fu successivamente acquistato da Carl Meinert, per poi arrivare a far parte della collezione della Beethovenhaus nel 1898.

La revisione è partita attorno alle ore 8,45, presso la Sala Consultazione Libri del Beethoven Archiv. Gli attrezzi sono stati spediti per tempo da Genova alla Beethoven Haus, senza trascurare attrezzatura di emergenza.

In effetti, in questi casi non si può mai essere abbastanza sicuri della riuscita dell’ operazione, sia per la vetustà dell’ oggetto (datato esattamente 1810) sia a causa di comportamenti scorretti, come la scarsa manutenzione o, peggio, cattive riparazioni.

La piccola pendola è stata così completamente smontata nella sua parte meccanica. I singoli rotismi sono stati puliti con liquidi appositi, ed è stata sostituita la vecchia sospensione a filo che risultava diseccata e non più utilizzabile. Sono stati stretti inoltre due fori di inserzione sulla platina, ovalizzati da antico uso.

A conti fatti, a riparazione conclusa, sono passate circa due ore.

Ed ecco l’ orologio, rimontato e revisionato, pronto per essere reinserito nella sua collocazione presso la sala nove del museo, nella vetrina Bodmer. Il video ci dona la visione dell’ insieme, nella sua parte anteriore e posteriore, ancora priva della schiena lignea.

La pendola da mensola di Beethoven si presenta in stile tardo impero, ovvero quello stile napoleone che comincia a cedere la rigida applicazione del neoclassicismo a favore di una interpretazione più libera dei dettami. In particolare, trovandoci nella zona dell’ impero d’ Austria,  molti oggetti venivano reinterpretati adeguando il gusto generale a favore di un gusto locale, certamente più eclettico.

In effetti, e’ difficile inserire la costruzione della pendola in un unico stile. il piccolo busto superiore (forse applicato posteriormente, dal momento che ho notato una grande giuntura collosa, forse effetto di riparazione, o di sostituzione di decorazione precedente, sicuramente di bronzo dorato) può essere descritto come una Minerva, ma, soprattutto se inserito posteriormente, come una Cornelia, oppure come un esempio di  virtus romana tout court, se non una Santa Cecilia.

Il richiamo del marmo è solamente parzialmente compensato dallo smalto del quadrante, e ciò sembra veramente poco, rispetto ai diversi fregi in bronzo dorato del resto della carrure, che la decorano almeno sufficientemente.

In definitiva, un grande onore per me, orologiaio, musicista e Beethoveniano. Un grande sollievo, penso, per l’amico Beethoveniano Luigi, che ha scommesso su noi per terminare quest’avventura – credo unica – nella storia della Beethoven Haus. Inoltre, l’incontro con diverse personalità fondamentali, quali Dagmar Weise e William Kinderman, (nelle foto) ci ha permesso di accumulare materiale, e fare nuove fondamentali scoperte circa gli orologi e le pendole appartenute al Genio di Bonn, il che ci ha permesso inoltre di scrivere due articoli apparsi sui numeri 9 ed 11dei Neue Bonner Beethoven Studien.

I due articoli, completi in ogni loro parte, li potete consultare sul nostro sito:

Qua di seguito, alleghiamo alcune immagini che riteniamo interessanti. Alcune si riferiscono alla pendola in questione, alcune altre al relatore durante l’ operazione di restauro dell’ oggetto.