Christus am Ölberge Opus 85 : Il Cristo sul monte degli Ulivi – Le prime esecuzioni ed edizioni in Italia

Articolo inedito di Luigi Bellofatto, circa le prime edizioni e le prime rappresentazioni dell’ oratorio beethoveniano “Christus am Ölberge” (Cristo sul monte degli Ulivi, Opus 85) avvenute in Italia durante la vita del compositore e negli anni immediatamente successivi la sua morte, nonché delle primissime edizioni a stampa della musica e del libretto, e le sue traduzioni nella nostra lingua.

Christus am Ölberge (in italiano, Cristo sul Monte degli Ulivi), op. 85, è un oratorio di Ludwig van Beethoven raffigurante il tumulto emotivo di Gesù nel giardino del Getsemani prima della sua crocifissione. Fu iniziata nell’autunno del 1802, come indicato nel quaderno di abbozzi Wielhorsky. Il libretto è in tedesco dal poeta Franz Xaver Huber, direttore del Wiener Zeitung, con cui Beethoven lavorò a stretto contatto. E’ stato scritto in un periodo molto breve; in una lettera a Breitkopf & Härtel scritto poco dopo il completamento del oratorio, Beethoven disse di averlo scritto in “poche settimane”, anche se ha poi affermato che il pezzo richiesto non più di 14 giorni.

Questo oratorio è stato generalmente considerato come un lavoro insoddisfacente, soprattutto a causa della debolezza del libretto di Franz Xaber Huber. L’oratorio, pur essendo si potrebbe dire il solo lavoro composto drammatico di Beethoven, non è mai stato considerato come tra i suoi capolavori. Anche la revisione di Beethoven del 1811 prima della pubblicazione sembra che non risolse i problemi. Invece come si leggerà e come scrive con grande cura la Prof.ssa Brumana (da cui accingiamo molte informazioni) possiamo dire che ebbe molta fortuna in Italia negli anni a seguire.

Articolo sulla prima esecuzione dell’Oratorio a Vienna, da Allgemeine musikalische Zeitung, vol. 5 (1802/1803), Nr. 29, del 13.4., p. 489

La composizione del Cristo fu particolarmente influenzata dalla frequentazione dell’accademia viennese ed anche la sua committenza si può condurre all’ambiente massonico al quale appartenevano sia il barone van Switen che Emanuel Schikaneder direttore del Theater an der Wien. Beethoven nel 1803 era alle prese con la sonata Op. 53 ma solo l’anno prima scrisse il famose testamento di Heilingenstadt. Il Cristo fu eseguito per la prima volta il giovedì santo, il 5 Aprile, del 1803 al Theater an der Wien e venne portata a termine da Beethoven in due settimane o poco più; il programma del concerto tutto Beethoveniano comprendeva anche le esecuzioni della seconda sinfonia e del terzo concerto del pianoforte e orchestra oltre ad una ripresa della prima sinfonia.

Il concerto fu un successo economico anche le stampe diedero giudizi contrastanti. La “Allgemeine Musikalische Zeitung” prima disse the fu un grande successo e ma dopo alcuni mesi scrisse che la serata di Beethoven non era piaciuta. Un’altra rivista “Zeitung fuer die Elegante Welt” diede un buon giudizio sull’opera. Come si sa anche Beethoven non era molto soddisfatto del suo Cristo e che ne avrebbe composto un oratorio completamente diverso.

Annuncio della prima edizione dell’Oratorio in partitura, da Allgemeine musikalische Zeitung , vol. 14 (1812), Nr. 1, del 1.1., p. 3-7; Nr. 2, del 8.1., p. [17]-25

Per quando riguarda le rappresentazioni, il Cristo venne eseguito spesso anche durante Beethoven in vita, sono ricordate circa 33 esecuzioni negli anni 1803-1830 in paesi in lingua tedesca, Olanda, Scandinavia e Russia. Sir George Smart lo introdusse a Londra nel 1814 ma nel 1830 fu fatto un coraggioso tentativo di superare le carenze del oratorio, con l’obiettivo di rendere il lavoro adatto nel mondo di lingua inglese. Con questo obiettivo in mente il libretto originale venne sostituito con uno completamente nuovo. Il nuovo testo non è una traduzione, non ha nulla in comune con il libretto originale ed è invece basato sulla storia del Vecchio Testamento Libro di Samuele della persecuzione di Saul di Davide. L’oratorio trasformato, dal titolo Engedi o David in the Wilderness , è stata pubblicato e probabilmente commissionato da J. Alfred Novello.

Il libretto di Engedi è del musicologo dilettante irlandese Henry Hudson. Il risultato è uno dei pochi adattamenti di un’opera drammatico-musicale in cui un testo radicalmente diversa si sovrappone alla musica originale. Engedi è stato pubblicato, forse per la prima volta, nel 1857 e vi è anche una edizione più tardi 1894. Un aspetto del significato di Engedi è quello che ci racconta gli obiettivi della Novello Publishing nel periodo 1837-1890. La prefazione all’edizione del 1854 pone Engedi nel contesto degli sforzi per stabilire Novello come l’editore più innovativo, educativo e di nobili sentimenti in quello che era un mercato molto competitivo e non regolamentato. Per l’Italia è un’opera importante perché si ebbe la prima edizione estera dell’oratorio e una delle prime opere di Beethoven ad essere pubblicata in Italia.

La partitura venne avviata all’incisione da Ricordi nel settembre 1824 e pubblicata nell’Aprile 1825 con la traduzione del testo in lingua italiana ad opera di Franz Sales Kandler e del compositore Nicola Vaccaj. Il Kinsky nel suo catalogo cita questa edizione ma sbaglia la data riportando 1828. Il frontespizio riporta:

Cristo sull’ oliveto Oratorio posto in musica da Luigi van Beethoven, prima versione italiana umiliata  a sua Maestà Federica Guglielmina Carolina Regina di Baviera da Francesco Sal Kandler, membro di varie accademie letterarie, e filarmoniche d’Italia, e di Germania– Interessante notare che gli editori A. Ferrence e M. Schlesinger di Parigi pubblicavano, qualche anno dopo, la partitura di questo oratorio non con il testo tedesco originale né francese, bensì con la traduzione italiana di Kandler-Vaccaj. Anche quest’ultima edizione francese è sconosciuta al Kinsky.

Vi è da dire che la conoscenza di Beethoven (o meglio le prime stampe di opere di Beethoven) in Italia iniziò con le musiche pianistiche e poi le cameristiche e sinfoniche. Uno dei primi (se non il primo) fu l’editore Lorenzi in Firenze che iniziò a pubblicare diverse pezzi (completi) pianistici di Beethoven nel 1817 anche se la stampa di “pezzi Beethoveniani” in Itali iniziò solo nel 1813 a Milano; ma questo sarà sviluppato in uno studio a parte di prossima pubblicazione sul sito. Ritornando al Cristo abbiamo notizie di esecuzioni un po’ in tutta Italia: a Milano il venerdì santo (16 Aprile)  1824 a casa del colonnello imperiale Giovanni Casella.

E’ lo stesso Lichtnethal che precisa nell’Allgemeine Musikalische Zeitung che il testo è stato tradotto da Franz Sales Kandler e dal compositore Nicola Vaccaj e che l’esecuzione era affidata a dilettanti, tra le quali Kandler stesso e la pianista Costanza Casella (figlia del padrone di casa e allieva di Karl Mozart, il maggiore dei figli di W.A. Mozart) che dirigeva seduta al pianoforte.

Il giornale “Caecilia” di Magonza riporta che a Milano venne eseguito una seconda volta, molto probabilmente  presso il Conservatorio; sotto la direzione di Simone Mayr venne eseguito a Bergamo nel 1826  (il conservatorio di Bergamo conserva tutt’ora le parti autografe), E ancora l’anno dopo a Perugia presso la casa del marchese Nicola Antinori il 7 Aprile 1827 (il sabato prima della domenica delle palme), a soli 12 giorni dalla morte di Beethoven, in occasione di una riunione letteraria di professori dell’Università di Perugia che recarono il loro contributo con scritti in prosa o poetici,e il cui libretto scrive: Cristo sull’Oliveto (Oratorio, Op. 85). Foglietto programma (cm. 31×21) in 4 pp. Pag. 1: Nel dì 7 aprile 1827, in casa del Marchese Niccola Antinori, eseguendosi da alcuni dilettanti di canto e di suono, l’Oratorio intitolato Cristo sul l’Oliveto posto in musica da chiarissimo Signor Beethoven, alcuni Professori della Università di Perugia si uniscono in letteraria radunanza coll’ordine seguente. Pag. 2: Programma della serata (Prolusione e 10 componimenti poetici). Pagg. 3-4: Testo italiano dell’Oratorio. In fine: Perugia 1827 per Giulio Garbinesi e Vincenzo Santicci, Tipografia Camerali, con approvazione.

Ma c’è un altro programma del Cristo che solleva un problema e come riporta il Bruers: La pagina 1 consiste in un occhiello tipografico con la dicitura “Accademia di Corte per la sera del 7 aprile 1827”. Seguono le altre pagine. Pag. 3. “Parte Prima (vocale e strumentale)”. Pag. 5-16 “Parte Seconda: Cristo sull’Oliveto, oratorio posto in musica da L.V. Beethoven”. Nessuna indicazione di città: il testo è quello della versione Kandler. Da notare che l’esecuzione avveniva nella stessa sera di quella di Perugia, sopra menzionata. E’ possibile che si tratti di due diversi programmi della stessa esecuzione perugina? Non sembra. Innanzitutto a Perugia non esisteva un’Accademia di Corte; secondariamente nel programma umbro gli interpreti sono definiti dilettanti , mentre quelli dell’altro programma non erano tali, come risulta dai loro nomi che una mano del tempo ha scritto, a matita, sull’esemplare della Collezione Rolandi: Cristo: Ferdinando Ceccherini; Serafino: Amalia Bonini; Pietro: Ferdinando Grillo. Se la città del programma sine loco non fu Perugia allora quale altra allora? Firenze, Modena, Parma ?

Le ricerche a Modena e a Parma hanno dato esito negativo. Resta, come probabile Firenze, dove A. Damerini, ha rinvenuto un esemplare del programma. Ulteriori documenti, per ora, egli non ha trovato, neppure consultando la Gazzetta di Firenze e l’Antologia del Vieusseux.

Annuncio della prima esecuzione a Milano dell’Oratorio, da Allgemeine musikalische Zeitung, vol 26 (1824), Nr. 31, del 29.7, p. 512

Tuttavia, a favore di Firenze c’è un non lieve indizio: il protagonista. F. Ceccherini (nato e morto a Firenze 1792-1858) viveva proprio in quegli anni a Firenze e sebbene possedesse, come ci apprende lo Schmidl, “una fenomenale voce di tenore” e fosse “primo tenore della Corte di Toscana”, non volle percorrere la carriera teatrale e, si dedicò tutto al canto ecclesiastico e all’istruzione. Fu anche compositore di molto merito, specie di musica sacra.

Dato il suo prestigio professionale, l’indole religiosa e la qualità di eccezionale cantante, non è illecito supporre che si debba proprio a lui l’iniziativa di eseguire l’oratorio Beethoveniano a Firenze e, per riflesso, a Perugia. Bisognerebbe anche approfondire gli eventuali rapporti dell’Antinori e del Ceccherini col Kandler. Salvo che nuovi documenti suggeriscano altra soluzione, resterebbe il fatto singolare di una simultanea esecuzione dell’oratorio Beethoveniano in due città italiane alla distanza di dodici giorni dalla morte del grande Autore.

Annuncio dell’edizione italiana Ricordi in Caecilia: eine Zeitschrift für die musikalische Welt. vol. 3 (1825), Nr. 10, p. 124

Vi è da notare che alcuni studiosi identificano la seconda esecuzione in Napoli, dove in anni successivi (nel 1842) venne eseguito il Cristo sotto la direzione di Marcadante. Si può già escludere l’ipotesi che le due esecuzioni siano state effettuate in memoria della morte di Beethoven in quanto non c’erano i tempi materiali per l’arrivo delle informazioni e la programmazione dell’evento. Infatti è interessante notare che la morte di Beethoven venne annunciata a Trieste e Venezia il 3 aprile,  a Milano il 5, a Torino e Firenze il 10, a Genova il 14, a Bologna il 19 e a Perugia solo il 24 aprile.

Pertanto come si vede la notizia della morte arrivano da Vienna passando da Trieste e scendendo lungo la nostra penisola. Inoltre la presentazione di un oratorio nel periodo quaresimale rientrava nelle usanze musicali del genere. Certo stupisce la scelta dell’Oratorio beethoveniano nello stesso giorno in due città diverse. A Milano, a commemorazione della scomparsa di Beethoven, nel Conservatorio di Milano furono eseguiti, dagli allievi, brani dell’oratorio Cristo confermato dal manoscritto del coro “D’ogni intorno onore e gloria”, ridotto per voci e pianoforte da “Francesco Schira, allevo pensionista dell’I.R. Conservatorio di musica in Milano – 1827”.

Altre esecuzioni si ebbero all’Accademia Filarmonica Torino nel 1830 proposta da Giovanni Battista Polledro, tornato in Italia dopo che era stato maestro di cappella a Dresda; tutte la parti separate manoscritte utilizzate per questa esecuzione sono conservate presso la Biblioteca dell’Accademia Filarmonica di Torino. Sempre a Torino fu rieseguito nella seconda parte di un concerto del 11 aprile 1854.

Segue di nuovo un’altra rappresentazione sempre a casa del marchese Antinori a Perugia nel 1834, dove in questo caso non vi erano più i professori ma bensì “dilettanti di canto e suono”. Il Cristo fu eseguito poi a Roma nel 1853 dove la Tipografia de’ Fratelli Pallotta ne pubblicò il libretto e in seguito nel 1860 e 1863; fu ascoltato a Firenze nel 1840, 1850 e infine nel 1862 nell’ambito di un programma dedicato solo a Beethoven e un libretto edito da Calasanziana conferma un’altra esecuzione a Firenze preseduta dal duca Galeazzo Massari il 12-14 Febbraio 1899.

Per le edizioni italiane oltre a quella menzionata del 1824, Ricordi ne pubblica un’edizione nel 1857 basandosi su quella precedente, diremo quasi una ristampa; Guidi di Firenze annuncia la pubblicazione nel 1863.

E concludiamo con le parole di Johann Simon (Giovanni Simone) Mayr, compositore tedesco ma molto attivo in Italia che diresse il Cristo a Bergamo nel 1826: Beethoven: un uomo la cui fama per le più straordinarie creazione nella più bella e sublime arte è giunta non solo a tutte le nazioni civilizzate dell’Europa, ma persino nelle più remote parti del mondo; il di cui nome viene pronunciato nel primo, allorquando trattarsi di voli più arditi e sublimi della fantasia, allorché si parla d’un fiume immenso di invenzione artistica, e soprattutto se guardasi alla perfezione della musica come arte autonoma.

Luigi BELLOFATTO

Il Cristo sul Monte degli Ulivi – Frontespizi ed articoli dell’ epoca

Riduzione per pianoforte (prima edizione) pubblicata sempre nel medesimo anno della prima edizione della partitura (1811) da Breitkopf & Härtel; singolare copia con traduzione manoscritta del testo in inglese, probabilmente per una delle rare esecuzioni in lingua inglese con la traduzione fedele del testo prima che venisse totalmente cambiato.

Riduzione per pianoforte (prima edizione) pubblicata sempre nel medesimo anno della prima edizione della partitura (1811) da Breitkopf & Härtel; singolare copia con traduzione manoscritta del testo in inglese, probabilmente per una delle rare esecuzioni in lingua inglese con la traduzione fedele del testo prima che venisse totalmente cambiato.

”Nuova” edizione del 1840 per pianoforte, Leipzig, Breitkopf und Härtel

Edizione per pianoforte a 4 mani, Leipzig, Breitkopf & Härtel, 1840

Partitura (prima edizione) dell’Oratorio pubblicata a Leipzig da Breitkopf & Härtel, 1811

Riduzione per piano a cura di C. Geissler e F. Liszt, 1857

Riduzione per piano e testo a cura di Carl Reinecke, Leipzig,Breitkopf und Härtel, 1893

Partitura dalla Serie 19 della Gesamtausgabe, Leipzig, Breitkopf & Härtel,1863

Cristo sull’ oliveto Oratorio posto in musica da Luigi van Beethoven, prima versione italiana umiliata a sua Maestà Federica Guglielmina Carolina Regina di Baviera da Francesco Sal Kandler, membro di varie accademie letterarie, e filarmoniche d’Italia, e di Germania; Milano / Firenze, Ricordi, 1824.
Prima edizione italiana e prima edizione estera di quest’opera

Cristo all’Oliveto. Oratorio per soprano, tenore, basso e coro con orchestra.
Milano, Tito di Gio. Ricordi, 1858

Un’edizione in lingua inglese pubblicata a Boston da P. Reed, 1853 con il titolo Engedi

Edizione del 1821 per pianoforte Leipzig, Breitkopf und Härtel con firma del tenore Joseph Tichatschek (1807-1886)

Cristo sull’ oliveto Oratorio. Prima edizione francese ma con testo solo in italiano. Parigi, A. Farrenc, Carli, Frey, Janet, Cotelle, 1827; particolare copia con firma di A. Farrenc e sua traduzione manoscritta in francese.

Cristo sull’ oliveto Oratorio. Prima edizione francese ma con testo solo in italiano. Parigi, A. Farrenc, Carli, Frey, Janet, Cotelle, 1827; particolare copia con firma di A. Farrenc e sua traduzione manoscritta in francese.

Le Christ au mont de oliviers : oratorio musique du célèbre L. v. Beethoven. Dédié à sa Majesté Fréderica Guillelmine Caroline Reine de Bavière. Op. 85. Accompagnement de piano ou orgue par M.r Tadolini. Paroles italiennes de F. S. Kandler. Traduction française de C. de Charlemagne. Paris, M.me V.ve Launer, 1841. Testo in italiano e francese. Giovanni Tadolini fu un compositore attivo a Bologna e Parigi.

Le Christ au mont de oliviers : oratorio musique du célèbre L. v. Beethoven. Dédié à sa Majesté Fréderica Guillelmine Caroline Reine de Bavière. Op. 85. Accompagnement de piano ou orgue par M.r Tadolini. Paroles italiennes de F. S. Kandler. Traduction française de C. de Charlemagne. Paris, M.me V.ve Launer, 1841. Testo in italiano e francese. Giovanni Tadolini fu un compositore attivo a Bologna e Parigi.

Libretto del Cristo rappresentato il 7 Aprile 1827 presso un’Accademia di Corte (presumibilmente a Firenze)

Libretto del Cristo rappresentato il 7 Aprile 1827 presso un’Accademia di Corte (presumibilmente a Firenze)

Cristo sull’Oliveto pubblicato a Parigi da Maurice Schlesinger, con testo solo in Italiano,ca.1836

Due libretti del Cristo rappresentato a Perugia presso la abitazione del marchese Antinori, una eseguita il 7 Aprile 1827 e altra il 15 Marzo 1834

Due libretti del Cristo rappresentato a Perugia presso la abitazione del marchese Antinori, una eseguita il 7 Aprile 1827 e altra il 15 Marzo 1834

Libretto del Cristo rappresentato a Roma nel 1853

Libretto del Cristo rappresentato a Firenze nel 1899

Libretto del Cristo rappresentato a Firenze nel 1899

Libretto di concerto tenutosi in Germania, 5 febbraio 1831, per l’ anno concertistico 1830 – 1831.

Un’esecuzione avvenuta a Bruxelles il 9 Aprile 1816, da notare il nome di Beethoven trasformato in un fiammingo “L. Vanbeethoven”

Seconda edizione stamapata da Breitkpof & Haertel a Lipsia nel 1811

Jesus vid oljoberget : oratorium af Beethoven. – Stockholm : A. Gadelius, 1814. – [8] S. Libretto

Un libretto del 1811

Den sidste time paa Oliebjerget : Oratorium til Musik af Beethoven. – Kjøbenhavn. : C. A. Bording, 1822. – 8 pagine Libretto

Vari libretti di altre esecuzioni della prima metà del XIX secolo in Germania e Svezia.

Vari libretti di altre esecuzioni della prima metà del XIX secolo in Germania e Svezia.

Vari libretti di altre esecuzioni della prima metà del XIX secolo in Germania e Svezia.

Infine, un estratto dalla Biblioteca Italiana o sia Giornale delle scienze e delle arti, tomo XXXIX, Luglio, Agosto e Settembre 1825, con un interessantissimo estratto notiziario circa il Cristo sull’ Oliveto di Beethoven (disponibile in PDF)

Sopra: Nel 1827, a commemorazione della scomparsa di Beethoven, nel conservatoriio di Milano furono eseguiti brani dell’oratorio . Nella Biblioteca dell’Istituto è conservato il manoscritto del coro “D’ogni intorno onore e gloria”. Si legge “Coro / Del Sig.r M.o Beethoven / Ridotto coll’accompagnamento di Piano Forte / da / Francesco Schira / Allievo Pensionista dell’ I.R. Conservatorio di musica in Milano – 1827”. I nomi degli esecutori scritte sulla partitura sono di alunni del Conservatorio di Milano presenti nell’anno 1827.

Il Cristo sul Monte degli Ulivi – Un’ intressantissima scoperta

Questo “Cristo sull’ Oliveto” fu rappresentato a Milano il venerdì santo (16 Aprile)  1824 a casa del colonnello imperiale Giovanni Casella, a circa 20 anni dalla prima viennese..  Peter Lichtenthal precisa nell’Allgemeine Musikalische Zeitung del 26 Giugno (vol. XXVI, pag 512) che il testo è stato tradotto da Franz Sales Kandler e dal compositore Nicola Vaccaj e che “l’esecuzione era affidata per la maggior parte a dilettanti, tra i quali la moglie del colonnello e il Kandler stesso e, Dirigeva, sedendo al pianoforte, l’eccellente pianista Costanza Casella figlia dei padrone di casa e allieva di Karl Mozart, il maggiore dei figli di W.A. Mozart”.
Ma a seguito del ritrovamento di questo importantissimo libretto e la sua consultazione viene confermata la presenza di circa una ventina di musicisti dilettanti ma aggiunge e riporta informazioni diverse da quelle riportate da Lichtenthal; ossia che al violoncello vi era  un certo “Conte Burry” (forse un parente del musicista Bernard de Bury) e importante, come direttore il “Sr. Mozart”.

Quindi sembra che questa prima rappresentazione del Cristo venne affidata alla direzione di Carl Thomas Mozart. Carl Thomas Mozart (Vienna, 21 settembre 1784 – Milano, 31 ottobre 1858)  secondo figlio del grande Mozart (il primo non sopravvisse), arrivò a Milano nel 1805 con una lettera di presentazione di Haydn che lo raccomandava a Bonifazio Asioli (Correggio, 30 agosto 1769 – Correggio, 18 maggio 1832).

Nel 1810 abbandonò gli studi musicali per diventare un funzionario al servizio del viceré di Napoli a Milano. Divenuto impiegato all’Archivio imperiale austriaco di Milano, l’ottima presentazione musicale ricevuta a Praga e a Milano gli consentì di presiedere alle attività musicali della città ch’egli considerò come seconda patria. Possedeva anche una casa in un paesino in provincia di Como, Valmorea (nella frazione di Caversaccio). Carl fu padre di una bambina, Constanza, che morì nel 1833. Partecipò frequentemente alle rappresentazioni dell’opera del padre fino alla morte, nel 1858. La sua scomparsa segnò la fine della stirpe dei Mozart.
Ritornando alla pagina del libretto qui riportata, a piè della pagina, a destra, si può notare la firma autografa di Kandler. Infatti questa traduzione che troviamo nel libretto in due lingue fu affidata a Franz Sales Kandler e Nicola Vaccaj e fu usata da Ricordi per l’edizione che fu pubblicata verso i primi di Settembre 1824.

Fr. S. Kandler (1792-1831) funzionario dell’impero austro-ungarico e pioniere degli studi storico-musicali gettò le basi della musicologia europea.
Nicola Vaccaj (1790-1848) soggiornò a Venezia, Trieste e Vienna e arrivò a Milano nel 1823 con la speranza di essere nominato insegnate al Conservatorio del quale fu nominato censore nel 1838. Conosceva benissimo il tedesco e per la sua tecnica vocale e forse per questi motivi gli consentì di collaborare probabilmente alla traduzione ritmica dell’oratorio beethoveniano e successivamente alla traduzione del Fidelio nel 1841 sempre a Milano.