Ludwig van Beethoven – Trascrizioni e studi sulle opere di Händel

Elenco delle trascrizioni, degli studi, delle variazioni che Beethoven fece delle opere di Händel.

Verso la metà di Febbraio 1827 (Beethoven era ormai gravemente ammalato e non si alzava più da letto), il virtuoso dell’arpa Stumpff gli fece recapitare in dono l’opera completa di Händel, che Beethoven da gran tempo desiderava possedere. Quando entrai nella sua stanza mi indicò con occhi sprizzanti felicità i volumi su uno dei due pianoforti. “Guarda”, disse, “me li hanno regalati oggi. Era tanto che li desideravo perché Händel è il compositore più grande e da lui posso ancora imparare”. E nel pomeriggio, quando tornai, si mise ancora a parlare della grandezza di Händel, il più classico ed il più profondo dei compositori.
Von Breuning

Beethoven aveva l’abitudine di passeggiare in campagna e talora Cipriani Potter passeggiava con lui. Un giorno del 1817 Potter chiese a Beethoven chi fosse, lui escluso, il più grande compositore vivente. Beethoven sembrò essere in imbarazzo per qualche istante e poi rispose “Cherubini”.  E Potter proseguì: “E fra quelli del passato?”. Beethoven rispose che aveva sempre considerato Mozart il più grande, ma che da quando aveva preso conoscenza di Händel lo metteva al primo posto.
Un giorno alla domanda di un’opinione da parte di Potter su uno dei pianisti più in voga del momento (Moscheles) rispose: “Non parlatomi di nuovo dei semplici meccanici del pianoforte!”. Mentre invece, in un’altra occasione, dichiarò che Cramer era il pianista che gli aveva dato il maggior piacere.
Thayer

Non saprei descrivere con quale espressione, e oserei dire con quale esaltazione si è espresso a proposito del Messia.  “Händel è il più grande compositore che sia mai vissuto. Vorrei togliermi il cappello e inginocchiarmi sulla sua tomba”. Non riuscimmo a far cadere la conversazione su Mozart ……… ma Czerny mi ha detto che gli elogi di Beethoven per Mozart erano addirittura inesauribili.
Schulz

Nel settembre 1824, in una conversazione con il costruttore di arpe Joann Andreas Stumpff, Beethoven disse: “Non si ha più il senso del buono e del bello, in breve della vera musica. Si! Si! È così o Viennesi. Rossini e compagni ecco i vostri eroi. Non vogliono più nulla da me, non hanno più tempo per le sinfonie e non vogliono più il Fidelio. Rossini, Rossini vi va a pennello”. E dopo molti brindisi che terminarono con gran lodi per Händel e Mozart (e un’altra battuta contro Rossigni): “La vera musica avrà poco posto in quest’epoca rossiniana”.

Stumpff

Händel esercitò notevole influenza su Beethoven nelle varie fasi della sua carriera di compositore.. Con questa trascrizione tratta dal Messia di una fuga, il maestro di Bonn cercò di trarre insegnamento dalla struttura delle opere di Händel. Molte delle fughe di Beethoven sono fortemente influenzate da questa tecnica compositiva, con le sue lunghe frasi, i temi, e le sue procedure non convenzionali e originali. (vedere soprattutto la genesi dell’ ouverture Opus 124)

Si narra inoltre che Beethoven, vedendo la partitura del Messia abbia esclamato “ecco un altro compagno” e proprio da questa partitura ne trasse i passi che ci interessano. In un’altra occasione ebbe a dire “Handel è più grande compositore che sia mai vissuto” e parlò dell’oratorio circa la suo “linguaggio sublime”.

La musica del Messia contaminò così tanto la mente il linguaggio di Beethoven che egli sul letto di morte sembra abbia esclamato, parafrasando dal Messia stesso, che se ci fosse stato un medico che avesse potuto aiutarlo “il suo nome sarà chiamato meraviglia”. In un’altra occasione Beethoven disse “Händel è il più grande compositore che sia mai vissuto. Vorrei togliermi il cappello dalla testa e inginocchiarmi sulla sua tomba”.

Fra le variazioni, trascrizioni e gli appunti che Beethoven fece delle opere di Händel, ricordiamo:

Dodici variazioni WoO 45, per violoncello e pianoforte, su un tema del Giuda Maccabeo, dedicate alla principessa Maria Christiane Fürstin von Lichnowsky, nata Gräfin Thun-Hohenstein , 1796, pubblicate a Vienna, Artaria, estate o autunno 1797. GA. n. 110 (serie 13 n. 6) – B. 157 – KH. (WoO)45 -L. IV, p. 317/5/A – N. p. 145 – P. 85 – T. 118.  Il manoscritto originale è conservato nell’archivio della società degli Amici della Musica di Vienna. Il tema è quello del coro celebrativo See the conquiring hero comes (Vedi l’eroe che viene dopo la conquista) nella terza parte dell’oratorio hàndeliano: melodia semplice, d’una serenità festosa, che i due strumenti espongono con bell’effetto di sonorità. L’ottava variazione (con preponderanza della parte pianistica) e la nona (espressivamente equilibrata fra i due strumenti) potrebbero suggerire, in armonia con il soggetto biblico, l’immagine di due cori: l’uno alternativamente impetuoso ed implorante, l’altro riposante nella sovrapposizione e rispondenza delle voci d’una preghiera fiduciosa. L’undicesima (Adagio 4/4) allarga e fiorisce opulentemente la melodia, in cui ogni periodo esposto dal pianoforte (alcuni effetti d’arpa tornano a far pensare a celebrazioni bibliche) è ripetuto con analoghe figurazioni dal violoncello. (Vedere nel nostro sito)


1 – Oratorio in tre atti “Esther”, HWV 50b, copia dell’ andante e dell’ allegro dell’ Ouverture.


2 –  Oratorio in tre atti “Saul”, HWV 53, copia delle prime battute della marcia funebre.


3 –  Beethoven ammirava profondamente il Messiah, di Handel, un lavoro che però conosceva solo nell’ orchestrazione di Mozart, (K 572) che fu pubblicato nei primi mesi del 1803, fino a quando non lesse l’ edizione originale nell’edizione completa delle opere di Handel curata da Samuel Arnold, pochi mesi prima della sua morte. Egli annotò gli incipit di molti numeri e fece copie complete di quattro numeri, tutto sommato oltre il 36% dei numeri dell’ oratorio. Le sue copie ed estratti sono stati identificati e datati in base alla loro filigrana. Le copie provengono essenzialmente da quattro fonti: due a Berlino, una a Londra ed una a Santa Barbara, presso la Karpeles Manuscript Library, e la datazione va dal 1806 al 1820-21. La copia della fuga corale, “And with His stripes,” , base di quest’ articolo, che si trova a Santa Barbara, potrebbe essere stata fatta quando Beethoven fece la revisione della conclusione per la fuga del Credo della Missa solemnis Opus 123. Una chiara citazione del coro Halleluja, altrimenti omesso dal gruppo di citazioni e copie, viene traslata e figurata nel “Dona nobis pacem” della Messa.

4 –  Hess 36 Trascrizione di una Fuga di Händel per quartetto d’archi, 1801-1817. Hess 36. Il manoscritto originale si trova nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. La fuga è quella della seconda parte dell ‘Ouverture dell’oratorio Salomone HWV 67 (Allegro moderato), scritta per oboe I e II, violino I e II, viola e bassi. Gli oboi, salvo qualche rara battuta semplificata, non sono che il raddoppio dei violini. Beethoven si è limitato a copiare la parte degli archi, portandovi solo qualche lieve modificazione. La data non è precisabile. Pertanto ci limitiamo a collocare il lavoro entro i limiti di tempo generali delle poche altre trascrizioni di Beethoven: 1801 – 1817 (Vedere nel nostro sito).

5)  Beethoven trascrisse anche per quartetto d’ archi alcune parti dei “Concerti Grossi” Opus 6 di Händel, HWV 319-330 e precisamente : dal Concerto Grosso numero 4 HWV 322 – secondo movimento. dal Concerto Grosso numero 7 HWV 325 – secondo movimento. dal Concerto Grosso numero 12 HWV 330 – quinto movimento. Questi manoscritti cono conservti a Vienna, Österreichische Nationalbibiothek (Mus.Hs.40188 Mus )

6) Pièces pour le clavecin: Suite numero 1 in la maggiore HWV 426, frammento del “preludio, e dalla suite numero 4 in mi minore HWV 429 l’ allegro della fuga.

7) Kafka skizzenbuch pagina 195 folio 45 recto Händel fuga in sol minore, prime otto misure. L’ autografo si trova al folio 45 recto righe 1 e 2 del Kafka schizzenbuch.Trattasi di una trascrizione della fuga in sol minore, prima delle sei fughe che G.F. Haendel scrisse per clavicembalo od organo, col nome “Six Fugues or Voluntarys” HWV 605.