Opus 43 - Die Geschöpfe des Prometheus (Le creature di Prometeo), balletto di Viganò op. 43, 1800-metà 1801, pubblicazione dell’Ouverture in parti d’orchestra, Lipsia, Hoffmeister e Kühnel, gennaio 1804; dell’opera intera in riduzione per pianoforte, v. n. 289; in partitura nella GA., 1864. GA. n. 11 (serie 2/2) - B. 43 - KH. 43 - L. II, p. 230 -N. 43 - T. 79.   

Allegro - Allegro molto e con brio   mp3 5'05" (5 710 Ko)
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Il manoscritto originale è sconosciuto. Una copia della partitura, riveduta per i primi cinque numeri da Beethoven, si trova nella Nationalbibliothek di Vienna. Tornato nel 1799 nella capitale austriaca dopo alcuni anni d’assenza per giri artistici in Germania, Boemia ed Italia che avevano considerevolmente diffuso la fama del suo talento coreografico, Salvatore Viganò ideò questo balletto, celebrante le arti belle, in onore dell’imperatrice Maria Teresa, la seconda moglie dell’imperatore Francesco I d’Austria, protettrice della musica e buona dilettante di canto, alla quale del resto anche Beethoven aveva poco tempo prima fatto l’omaggio del Settimino. Il « testo » coreografico non ci è noto; possiamo però cercare di ricostruirlo approssimativamente giovandoci delle notizie contenute nel manifesto della prima rappresentazione, di alcune indicazioni apposte agli abbozzi, riferiti saltuariamente dal Nottebohm ed integralmente dal Mikulicz; infine di una descrizione di Carlo Ritorni nella sua opera su Viganò, che però non sappiamo se si riferisca precisamente e in tutti i suoi particolari alla rappresentazione beethoveniana.La prima rappresentazione ebbe luogo nell’Imperial Reai Teatro di Corte. Il manifesto affisso al teatro, come riferisce il catalogo Thayer e ripete il Thayer-Riemann (II, pag. 219), ne dava l’annuncio nel modo seguente (che riportiamo in traduzione italiana): Nuovo Balletto Nell’Imperial Reai Teatro di Corte presso il Castello degli artisti dell’Opera di Corte Imperiale e Reale oggi Sabato 26 marzo 1801 eseguito in onore della Signorina Casentini. Il Barbiere del Villaggio Operetta in un atto, dalla commedia omonima. Seguirà (per la prima volta) Le Creature di Prometeo. Un eroico, allegorico balletto in due atti Inventato ed eseguito dal Signor Salvatore Viganò. Personaggi: Prometeo Sig. Cesari Creature Sig.na Casentini. Sig. Salvatore Viganò Bacco Sig. Ferdinando Gioia. Pane .....Aichinger. Tersicore Sig.ra Brandi Talia Sig.ra Cesari Melpomene Sig.ra Reuth Apollo - Anfione - Arione - Orfeo.Il fondamento di questo allegorico Balletto è la favola di Prometeo.

I filosofi della Grecia spiegano la rappresentatone della favola immaginando Prometeo come un nobile spirito, che, trovati gli uomini del suo tempo in uno stato di ignoranza, li affinò con le sciente e con Parte e li ammaestrò nei costumi. Da un tal principio muovendo, si rappresentano in questo balletto due statue che si animano e, per virtù dell' armonia, divengono suscettibili di tutte le passioni della vita umana. Prometeo le conduce al Parnaso per farle istruire da Apollo, dio delle arti belle; Apollo ordina ad Anfione, ad Ariane e ad Orfeo di ammaestrarle nella musica, a Melpomene e a Talia di farle consapevoli della tragedia e della commedia, a Tersicore e a Pan di insegnar loro la danza pastorale, di cu: essi sono gli inventori, ed a Bacco di insegnar la danza eroica, da lui inventata. La musica è del Signor van Beethoven. Te decorazioni sono del Signor Platter, pittore della Corte Imperiale e Reale e decoratore del teatro di Corte.

Un altro manifesto, in lingua tedesca e italiana, trovato dal Nottebohm nell’archivio della società degli Amici della Musica di Vienna (e da lui comunicato nella Allgemeine Musikalische Zeitung del 1869, n. 37, come riferisce il Thayer-Riemann, II, pag. 220) annuncia la rappresentazione del balletto con il titolo: Die Menschen (Gli uomini) des Prometheus per il 21 marzo. Probabilmente erano questi il titolo originario e la data originariamente stabilita per la prima rappresentazione, che poi, per una qualche ragione contingente, dovette essere spostata. La descrizione del Ritorni è la seguente: Gli uomini di Prometeo ossia La forza della musica e della danza. Incalvato dalla fulminante ira del Cielo, che dà luogo a fragoroso musical preludio, vien Prometeo pel bosco correndo verso le sue statue della creta, cui frettoloso accosta al cuore la fiaccola celeste. Mentr’egli affaticato, affannato, compita Topera, s’abbandona su un sasso, quelle acquistan vita e movimento, e diventano in fatto, quali eran in apparenza, un uomo ed una donna (Salvatore stesso e la brava Casentini). Prometeo riscuotendosi li guarda con giubilo, li invita a sé con paterno amore, ma non può destare in essi alcun sentimento mostri uso di ragione: anzi quelli, lasciandosi cader in Urrà indolentemente, piucché a lui, rivolgonsi ad un’alta pianta orrebbe ciò per avventura indicare quella delle ghiande, che -trono indispensabile alimento agli uomini primi?). Ritorna {gli alle carene ed alle persuasive, ma coloro che di uomini vm hanno la miglior parte, la ragione, non intendono le sue zarole e sen’infastidiscono, e coll'inetto loro aggirarsi tentano andar più lunge. Dolente il Titano prova ancor le minaccie, nulla giovando, sdegnato, pensa perfino a dover distruggere queir opera sua; ma voce superna internamente ne lo ritrae, sicché torna al primo affetto, e mostrando nuovo disegno essere ’iato nella sua mente, seco entrambi, afferrati, altrove strascina.

L'atto secondo e nel Parnaso. Apollo, le Muse, le Grafie, Bacco e Pane con seguito, Orfeo, Anfione, Arione, uomini nascituri, e con anacronismo introdotti. Un bel quadro di queste poetiche figure mostra all’aprir della scena la corte di Apollo. Notisi che il Coreografo non vuol qui né tnusica né danza specialmente, onde allorché queste verranno adoperate poi come stessi particolari, se ne conosca il loro novello inter-venimento: savia avvertenza in ogni simile caso! Vieti Prometeo presentando al nume i figli suoi, perché gli piaccia farli capaci dell’arte e delle sciente. Al cenno di Febo Euterpe, secondata da Anfione, mettesi a suonare, ad alle loro modulazioni i due giovanetti cominciano a dar segno di ragione, di riflessione, di veder le bellezze della natura, di sentir umani affetti. Arione ed Orfeo rafforzano l’armonia colle loro cetere ed ultimamente il nume secoloro. I Candidati agitansi qua e là, e giunti avanti Prometeo, conoscon in lui l’oggetto di lor riconoscenza e amore, e gli si prostrano, e seco confondono gli affettuosi amplessi. Allora avanza Tersicore colle Grazie, e Bacco co’ suoi Baccanti, che menano una danza eroica (più propria del seguito eli Marte) nella quale i figli di Prometeo, non reggendo ormai agli stimoli della gloria, dato di piglio all’arme, voglionsi mischiare. Ma Melponene allora, recatasi in mezzo, a’ Giovanetti attoniti rappresenta una tragica scena, facendo vedere col suo pugnale come ftiorte termini i giorni dell’uomo. Raccapricciandone essi, volgesi al Padre confuso e lo rimprovera aver fatti nascere que’ miseri a tali calamità, né crede punirlo soverchiamente con la morte, il perché, invan rattenuta da’ pietosi figli, di pugnale l’uccide. Rompe quel lutto Talia con ma giuocosa scena, ponendo sua maschera avanti il volto de’ due piangenti, mentre Pane, alla testa di’ Fauni, comicamente dannanti, torna a vita restinto Titano, e così fra danze festive termina la favola. Ouverture - Adagio. Allegro molto con brio (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 comi, 2 trombe, timpani, archi). Allegro molto con brio. È la prima, in ordine di tempo, delle ouvertures di Beethoven: vivace e spedita, caratterizzata dalla figura di movimento del primo tema, a cui si potrebbe dire che Cimarosa e Mozart abbiano dato l’abbrivo. Non vi mancano d’altra parte analogie con la Prima Sinfonia, a cominciare dalle cadenze iniziali del breve Adagio seguite da una pacifica apertura melodica. Ignoriamo del pari se questa descrizione possa riferirsi alla rappresentazione cosiddetta del grande Prometeo in sei atti, allestita alla Scala molti anni dopo, nel 1813,egualmente da Viganò, con la sua stessa compagnia, utilizzando solo quattro dei numeri di musica scritti da Beethoven; e per il rimanente impiegando pezzi appartenenti ad altre sue opere (ed inoltre alla Creazione, alle Sette parole, ecc. di Haydn), più una Marcia di Weigl, e perfino un pezzo dello stesso Viganò (v. al riguardo il catalogo del De Lenz sopra citato, pagg. 238-239). (Per rappresentazioni etontraffazioni posteriori vedasi E. Deldevez, Curiosités musicales: Beethoven: Gli uomini di Prometeo, Paris, Didot Frères, 1873, pag. 112. Per ulteriori e varie notizie : Prunières, Salvatore Viganò, in Revue Musicale, dicembre 1921 (num. speciale); R. Sach, Zur Geschichte der Beethovenschen Prometheus Balletmusik, in Zeitschritf für Musikwissenschaft,, Lipsia, Breitkopf e Härtel, gennaio 1921; Levinson, Le ballet de Prométhée, Beethoven et Viganò, in Revue Musicali, aprile 1927.).

PRIMO ATTO

Introduzione (collegata all’Ouverture precedente). Allegro non troppo (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). Se anche non vi fosse scritto in principio Tempesta, si dovrebbe pensare sempre a qualche cosa di simile: tremoli e impetuosi passaggi d’archi, scoppi d’armonie dissonanti negli ottoni (trombe e corni), figure «lampeggianti» dei legni, rulli o romoreggiamenti di timpani fanno presentire la Sinfonia Pastorale. Prometeo, fuggendo inseguito dai fulmini di Giove, vien pel bosco correndo verso le sue statue della creta, cui frettoloso accosta al cuore la fiaccola celeste, e cade a terra privo di forze. I. Poco Adagio. Allegro con brio (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi). Due movimenti che si alternano. Un esitante staccato degli archi, piano (Poco Adagio), accompagna le prime mosse delle statue (chiamate così nel manifesto e dal Ritorni) in cui Prometeo ha infuso la vita con il fuoco celeste. Nell’Allegro con brio si può immaginare che il titano rivolga loro inviti od esortazioni ch’esse non comprendono. II. Adagio. Allegro con brio (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi).
Adagio - Allegro con brio. Prometeo continua nel tentativo di « umanizzazione » delle due creature, senza riuscirvi. Prova le minacce. Visto inutile ogni sforzo, pensa di distruggere l’opera sua; ma voce superna internamente ne lo ritrae. L’Adagio (otto battute) fa immaginare una serie di gesti brevi, energici, ansiosi. L’Allegro con brio, che sembrerebbe accompagnare dei movimenti di disperazione del titano, si dissolve alla fine in un largo passaggio modulante, sospeso, di strumenti a fiato, a cui è collegato il seguente III. Allegro vivace (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, archi).
A questa musica doveva esser unita un’azione danzata incalzante, come la repentina decisione del titano di condurre le sue creature al Parnaso : e mostrando nuovo disegno esser nato nella sua mente, seco entrambi afferrati, altrove strascina.

SECONDO ATTO

IV. Maestoso. Andante (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 trombe, timpani, archi). Prometeo presenta le creature alla corte d’Apollo. Il Maestoso consta di sole quattro misure, introduttive del tono. L’Andante è costituito da uno staccato pp. di archi all’unisono che richiama il tema delle Variazioni op. 44.1 Negli abbozzi si trovano alcune indicazioni in italiano riguardanti la vicenda scenica: Per il complimento prega, ei parla. V. Adagio. Andante quasi Allegretto (1 flauto, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, arpa, archi). Ora è il mondo parnassiano che si presenta in tutta la sua bellezza alle attonite creature. Nell ’Adagio gli strumenti a fiato di legno hanno una parte di primo piano, ed insieme con essi l’arpa, che in tutta l’opera musicale di Beethoven non farà, può dirsi, altra apparizione. Da notare anche l’impiego particolare degli archi, con il battito isocrono dei loro accordi: in principio, per un maggiore effetto di leggerezza aderente alla trama dell’insieme, in piccato. Una breve cadenza del violoncello introduce all' Andante quasi Allegretto, per il quale possiamo ancora, nonostante qualche incertezza materiale, richiamarci al Ritorni: Al cenno di Febo Euterpe (non nominata peraltro nel manifesto del teatro sopra riportato), secondata da Anfione, mettesi a suonare, ed alle loro modulazioni i due giovinetti cominciano a dar segno di ragione, di riflessione, di vedere le bellezze della natura, di sentir umani affetti. Arione ed Orfeo rafforzano l’armonia colle loro cetere ed ultimamente il nume secoloro. Della melodia, intonata dal violoncello, si è avuto già occasione di ricordare lo spunto in altre composizioni beethoveniane : Trio op. i n. 3 - Trio op. 9 n. 3 ; qui essa dà impulso ad un episodio musicale di arcadica dolcezza. VI. Un poco adagio. Allegro (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). Una semplice introduzione di quattro battute (Un poco adagio), di cui diamo le prime due. Poi un movimento di polacca (Allegro). La scena si fa gaia ed animata. Possiamo pensare alla prima vivace reazione delle creature di Prometeo, che, dice il Ritorni, cominciano a dar segno di ragione ... e agitansi qua e là. VII. Grave (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). Si svolge tutto sulla base della enunciazione iniziale, in cui al motivo ritmico, forte, degli archi all’unisono risponde la lieve melodia armonizzata degli oboi, corni e fagotti. In questi due momenti, che sembrano ora compenetrarsi e ora riprendere la loro originaria indipendenza, si può vedere, in mancanza di ogni altra precisa notizia, il commento della vicenda scenica ove, al dire del Ritorni, le due creature conoscono in Prometeo l’oggetto della loro riconoscenza ed amore e gli si prostrano e seco confondono gli affettuosi amplessi. VIIIi. Allegro con brio (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). La fisionomia timbrica e il marcato accento ritmico danno a questo pezzo un carattere di animazione bellicosa; e più che ad una danza di Tersicore con le sue Grazie e di Bacco con le sue Baccanti si potrebbe pensare — come il Ritorni stesso implicitamente ammette — ad una danza eroica più propria del seguito di Marte, alla quale finiscono per partecipare anche le due creature. IX. Adagio. Adagio. Allegro molto (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, archi). Si riferiscono senza dubbio alla scena in cui Melpomene dà allegoricamente la rappresentazione della morte e poi compie l’atto della uccisione di Prometeo, come il Ritorni descrive; e si possono far corrispondere in un modo o nell’altro ai tre movimenti (tipico il recitativo del secondo) i momenti della drammatica vicenda. X. Pastorale (Allegro) (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). Sembra che debba riferirsi alla scena in cui Talia, per rompere il lutto con una giuocosa scena pone sua maschera avanti il volto dei due piangenti. I legni hanno parte di primario interesse, con ritmi, figure e atteggiamenti strumentali che troveranno più largo e significativo impiego in composizioni posteriori, particolarmente nella Sesta e Settima Sinfonia. XI. Andante (2 flauti, 2 oboi, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi).
Una breve, squillante introduzione annuncia l’entrata di un’altra schiera. Alla musica è apposta l’indicazione: Coro di Gioia. Ferdinando Gioia era, secondo il manifesto della rappresentazione (v. pag. 287), il danzatore destinato ad impersonare Bacco. Per il Ritorni, che ha già parlato di Bacco nella Danza guerresca del n. VIII,, sarebbe invece qui Pan ad entrare con la sua schiera. La contraddizione potrebbe spiegarsi con qualche cambiamento avvenuto successivamente alla prima stesura scenica. XII. Maestoso. Adagio. Allegro (stessi strumenti del numero precedente).
A questo numero è apposta l’indicazione: Solo di Gioia. Il primo e terzo episodio (di forte rilievo ritmico l’uno come marcia, l’altro di movimento più vivo e danzante) inquadrano quello centrale di grazia melodica, con il breve solo del flauto seguito dalla caden-zetta sospesa degli archi. Essi non possono non riferirsi al personaggio entrato con il suo seguito, di cui al num. precedente. Forse VAdagio commenta il momento in cui Prometeo, richiamato in vita, riprende i sentimenti. XIII. Allegro comodo (2 flauti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). La musica prende un carattere di leggerezza fatua, con qualche sfumatura umoristica (almeno negli intendimenti coreografici). L’annotazione dice: Terzetto. Groteski, e nel corso della musica figurano come parte centrale tre soli (sempre coreograficamente parlando) ciascuno con motivo suo proprio; il secondo porta l’indicazione di tempo Comodo. XIV. Andante. Adagio. Allegro. Allegretto (1 oboe, 1 corno di bassetto,1 2 fagotti, 2 corni, archi). Questo numero è designato nella partitura con il titolo di Solo della signora Casentini, la quale, come è detto nel manifesto teatrale, era l’interprete della creatura femminile. Il successivo num. XV porta a sua volta il titolo di Coro di Viganò (lo stesso autore del balletto, che, sempre secondo il manifesto, interpretava la parte della creatura maschile). E chiaro che questi due numeri debbano rappresentare coreograficamente l’esibizione dei due protagonisti (la parola coro può designare soltanto l’aggiunta al secondo di qualche gruppo complementare di danzatori) nella celebrazione di una ormai compiuta umanità di sentimenti. Qui è la volta della donna, di cui tre episodi musicali accompagnano l’azione coreografica : l’Andante serenamente introduttivo ; l’Adagio tenero e capriccioso consistente in una specie di duo fra il corno di bassetto e l’oboe ; l’Allegretto (introdotto da una specie di breve fanfara - Allegro) simile alla parte finale di un’aria, basato egualmente sui due stessi strumenti. XV. Andantino. Adagio. Allegro (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi).E la risposta della creatura maschile. La musica consta di una successione di parti simmetrica alla precedente: dopo una preparazione introduttiva degli archi (Andantino), si effonde una melodia (Adagio) di sostenuta dolcezza che dai violini primi passa, e si svolge sino alla fine, nel fagotto e clarinetto. è una danzetta finale, a cui si può immaginare che si uniscano anche la creatura donna, e la massa (coro) dei fauni, o baccanti, o che altro siano. XVI. Allegretto. Allegro molto. Presto (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi). Si può pensare ad una magnificazione dell’opera voluta e compiuta dal titano : una specie di apoteosi coreografico-musicale con partecipazione delle due creature e di tutta la schiera parnassiana. Il tema introdotto qui da Beethoven figurerà tre volte ancora, nel giro di pochi anni, in altre sue opere: nella forma puramente espositiva di una contraddanza per orchestra (compresa in una raccolta di dodici) e nella veste più elaborata di due serie di variazioni: per pianofòrte (op. 35) e per orchestra (Finale della Terza Sinfonia). Queste variazioni lo presentano, secondo l’ordine in cui le abbiamo enunciate, in uno sviluppo ideologico musicale sempre più ricco, mentre nel balletto esso è stato posto e svolto (Allegretto), in una forma subito congiunta di basso e melodia, come un pensiero elementare dominante che ricorre fra le alternative di episodi diversi (di cui uno centrale, in sol maggiore, sul tema di un’altra contraddanza della medesima raccolta): concludendo in una stretta (Allegro molto. Prestò) ove riappare lo spunto tematico della Ouverture.

Opus 62 - Ouverture in do minore per la tragedia Coriolano di H. J. von Collin, op. 62 ed a lui dedicata, gennaio-marzo 1807, pubblicata in parti d’orchestra a Vienna, Bureau d’arts et d’industrie, gennaio 1808; in partitura a Bonn, Simrock, 1846 GA. n. 18 (serie 3/1) - B. 62 - KH. 62 - L. III, p. 62 -N. 62 - T. 133  

Allegro con brio   mp3 7'45" (8 570 Ko)
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Partitura: 2 flauti, i oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani, archi. Il manoscritto originale è conservato nella Beethoven-haus. Non se ne conoscono abbozzi. Il Coriolano di Collin era stato rappresentato la prima volta il 24 novembre 1802, con intermezzi musicali tratti dall’abate Stadler dall’Idomeneo di Mozart ; ed era divenuto popolare negli anni successivi. L’ouverture in oggetto, composta, a quanto sembra, in breve periodo di tempo, fu eseguita la prima volta in uno dei due concerti per sottoscrizione dati nel marzo 1807 in casa Lobkowitz unitamente ad altre due novità beethoveniane : la Quarta Sinfonia ed il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra op. 5 8 ; insieme con esse venne ripetuta poi in un concerto pubblico nel dicembre dello stesso anno. Ma con tutta probabilità un’altra esecuzione prima di quest’ultima dovette aver luogo, in occasione della rappresentazione della tragedia, il 24 aprile. La tragedia di Collin differisce da quella shakespeariana, iniziandosi nel punto in cui il protagonista, bandito da Roma, stringe alleanza con i Volsci, e presentandolo in preda a contrasti di coscienza fra l’obbligo impostogli da questo giuramento e il sentimento naturale di non poter andare contro la propria patria; contrasto che, raggiungendo il punto culminante nel colloquio con la madre e la moglie, lo spinge a darsi li morte, unica via di soluzione per evitare il disonore dello spergiuro e l’onta del tradimento. La musica di Beethoven poggia tutta su questo suggestivo « contrasto di principi». Ad un primo complessi tematico incisivamente articolato, a scatti imperiosi t inquieti, a incisi tronchi, si contrappone — seconc: tema della forma-sonata — una melodia linearmene definita, piena di dolcezza, in cui parlano con la voce del cuore gli affetti più teneri. Nello sviluppo la morbida figura d’accompagnamento di questa melodia si: trasforma in un movimento agitato, come a rendere l’inquietudine dell’uomo in preda al nuovo sentimento, a cui tuttavia non vuole cedere. Nella ripresa, abbreviata, il contrasto si acuisce (particolare efficacia raggiunge la melodia tenera con il semplice passaggio in do maggiore) ; la Coda pone i due « principi » ancora più strettamente l’uno contro l’altro (la melodia in do minori. il complesso ribelle concentrato in una specie di perorazione breve e disperata) concludendo nel crollo del tema orgoglioso che si dissolve in frammenti senza forza, definitivamente sopraffatto.

Opus 91 - Wellingtons Sieg oder die Schlacht bei Vittoria (La vittoria di Wellington o La battaglia di Vittoria) per orchestra, op. 91, dedicata al principe reggente Giorgio d’Inghilterra, ottobre-novembre 1813, pubblicata a Vienna, Steiner, febbraio 1816, in partitura e parti d’orchestra (2 fascicoli). GA. n. 10 (serie 2/1) - B. 91 - ICH. 91 - L. III, p. 234 -N. 91 - T. 180

Wellingtons Sieg oder die Schlacht bei Vittoria   mp3 17'34" (17 695 Kb)
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                      Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Ad abbozzi e ad appunti contenuti in un quaderno di Beethoven accenna il Th.-R. Si è detto già della prima stesura di quest’opera, o almeno della sua seconda parte, per il Panharmonicon di Malzel. La trascrizione per orchestra avvenne, sembra, per suggerimento dello stesso Malzel a Beethoven allo scopo di dare alla composizione una consistenza musicale più solida e di assicurarle un maggiore effetto. Descrizioni musicali di battaglie non mancano certo nella storia della musica anteriore a Beethoven; e questa ne ha tutte le caratteristiche. Merita però di essere considerata con più interesse di quanto comunemente si faccia, anche se non si debba attribuirle un’importanza maggiore di quella che le deriva dal genere descrittivo e dal carattere occasionale.Le due prime esecuzioni avvennero l’8 e il 12 dicembre 1813 nella sala dell’Università, insieme con la Settima Sinfonia e con due marce di Dussek e di Pleyel per la « tromba meccanica », inventata anche questa da Malzel, con accompagnamento d’orchestra. L’opera si divide in due parti che si susseguono ininterrottamente. La prima (Battaglia) incomincia con i « rulli di tamburo di parte inglese », seguiti da squilli di tromba pure « di parte inglese ». Subito dopo una orchestra di strumenti a fiato (flauto piccolo, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, tromba; nelle ultime battute anche gli archi) attacca il Rule Britannia. Rispondono dall’altro lato i rulli di tamburo e gli squilli di parte francese, seguiti dalla Cannone di Marlborough intonata da una seconda orchestra (flauto piccolo, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, tromba, triangolo, piatti, grancassa e poi anche archi). Poi incomincia il combattimento, che si svolge in tre fasi distinte, come a rendere nel cambiamento del ritmo e nel precipitare del movimento il progressivo infuriare della lotta. 1) Schlacht (Battaglia) (Allegro): una successione di furiose cadenze in progressione. 2) (Meno allegro), un ritmo galoppante, di proprietà, e quindi di esecuzione, sull’opera in oggetto, e infine risolta amichevolmente, dà notizia il Th.-R. (IlI, pag. 602) con comunicazione di documenti. 3) Sturm Marsch (Marcia d’assalto) (Allegro assai). Episodio più sviluppato e furibondo, come un corpo a corpo in cui i frammenti tematici delle due canzoni di guerra appaiono sempre più stretti in lotta, si direbbe, l’uno contro l’altro. Alla fine l’impeto decresce, il contrasto si attenua; i frammenti della Cannone di Marlborough umiliati, tremebondi, spezzati, in tonalità minore, indicano la disfatta francese. La seconda parte (Sinfonia di vittoria) è meno variata. Annunciata da una irruente introduzione si svolge una marcia - Allegro con brio -
e le raffiche di fucileria della successiva Battaglia è preposta alla partitura pubblicata nella GA. nel corso della quale appare due volte il tema del God save the King, prima in una forma raccolta (Andante grazioso), poi in quella insieme più aperta e festosa di un Tempo di Minuetto moderato, da cui infine si sviluppo l’ampia conclusione celebrativa di un fugato sulla base dell’inno medesimo.

Opus 115 Ouverture in do maggiore « per l’onomastico » (zur Namensfeier) op. 115, 1808-marzo 1815, pubblicata in partitura e parti d’orchestra a Vienna, Steiner, aprile 1825, con dedica al principe Radziwill. GA. n. 22 (serie3/5) - B. 115 - KH. 115-L. IV,p. 124 -N. 115 - T. 191.  

Maestoso - Allegro assai vivace mp3 6'00" ( 5 480 Ko)
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La composizione di questa Ouverture si è protratta attraverso un periodo di sette anni, più volte ripresa e lasciata; senza che, almeno in principio, il maestro abbia avuto un’idea precisa di quello che ne avrebbe fatto. Il Nottebohm riporta alcuni abbozzi della metà 1809 che portano il titolo: Ouverture fur jeder Gelegenheit oder zum Gebrauch im Konzert (Ouverture per ogni occasione o per l’uso in concerto) ripresi nel 1811, poi ancora nel 1812 intrecciati ad un certo momento con un tema vocale sui primi versi dell’inno alla gioia della Nona Sinfonia, ma senza nessuna analogia musicale con questa. Altri definitivi abbozzi, in cui si vede l' Ouverture prendere la forma e consistenza attuale, sono quelli del 1814 e 1815. La partitura originale, conservata nella Nationalbibliothek di Vienna, porta il titolo Ouverture von L. v. Beethoven am ersten Weinmonath 1814 - Abends zum Namenstag unsers Kaisers (Ouverture di L. v. B. per il primo del mese del vino [ottobre] 1814. Di sera per il giorno dell’onomastico del nostro Kaiser). Ma una tale data non può riferirsi al compimento dell’opera, avvenuto soltanto nel marzo successivo: potrebbe ben indicare l’indirizzo del lavoro orientato allora verso questo scopo, del quale per altro in seguito non si è fatta più parola, almeno ufficialmente. L' Ouverture fu eseguita soltanto il 25 dicembre 1815, nella grande sala del Ridotto di Vienna in una « Accademia » a beneficio del Burgerspital, insieme con il Cristo sul monte degli ulivi e la Cantata Meerestille und glückliche Fahrt (Bonaccia e viaggio felice). Essa incomincia con una grande e pomposa introduzione {Maestoso), a cui risponde il successivo Allegro assai vivace d’un carattere più che altro esteriormente festoso. L’orchestra si compone di 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani e archi.

Opus 124 Ouverture op. 124, dedicata al principe Galitzin, settembre 1824, pubblicata in partitura e parti staccate a Magonza, Schott, 1825. GA. n. 24 (serie 3/7) - B. 124 - KH. 124 - L. IV, p. 160 - N. 124 - T. 234. Orchestra: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi.

Maestoso sostenuto - Allegro molto fugato mp3

12'37

(11 570 Ko)
Mp3 creato da Fiorella e Armando Orlandi

Il manoscritto originale si trova nella Stadtbibliothek di Vienna. Degli abbozzi si è occupato ampiamente il Nottebohm, riportandone in primo luogo uno rimasto poi inutilizzato ed altri che accennano ad un Allegro pure diverso, per trarre la conclusione che, fermo restando il Maestoso introduttivo, l’ouverture avrebbe avuto in origine una impostazione diversa. Ma che Beethoven pensasse fin da principio ad uno sviluppo fugato dice anche lo Schindler (III, II, pag. 7) quando racconta che il maestro gli avrebbe parlato di due temi, uno da svolgere liberamente, l’altro da trattare a fuga alla maniera di Händel : e scelto alla fine, anche per suo suggerimento, il secondo. L’Ouverture, quale oggi abbiamo incomincia con una specie di inno Maestoso e sostenuto che, enunciato dagli strumenti a fiato e ingrandendo man mano di sonorità, giunge al forte e al fortissimo di tutta l’orchestra, coronato da una fanfara delle trombe: di qui un ampio passaggio introduce l’Allegro molto fugato, svolto a lungo su un tema leggero e vivace e concluso come in una festosa acclamazione. Probabilmente Beethoven volle creare qualche cosa che rispondesse al carattere speciale della rappresentazione, per cui 1 ''Ouverture delle Rovine d’Atene era certo troppo leggera. Può darsi ch’egli abbia pensato ad una celebrazione d’arte nazionale in seno ad una festa di popolo. E non sarebbe forse fuor di luogo un raffronto di elementi ideologici fra questa Ouverture e il Preludio wagneriano dei Maestri Cantori, in cui sono tanto magnificamente fusi gli elementi costitutivi dell’inno popolare, della fanfara di festa e dell’arte polifonica.

WoO 1 Musik für einem Ritterballet (Musica per un balletto cavalleresco) per orchestra, inverno 1790-1791, pubblicato la prima volta (partitura) nel Supplemento della GA., 1888. GA. n. 286 (serie 25/23) - B. 149 - KH. (WoO) l - P. 29 - Sch. p. 217/27 - T. 12

I
Marsch
mp3 2'07" (2 146 Kb)
II
Deutscher Gesang. Allegro moderato
mp3 0'47" (0 790 Kb)
III
Jagdlied. Allegretto
mp3 1'30" (1 394 Kb)
 
Deutscher Gesang. Allegro moderato
mp3 0'47" (0 790 Kb)
IV
Romanze. Andantino
mp3 0'44" (0 627 Kb)
 
Deutscher Gesang. Allegro moderato
mp3 0'47" (0 790 Kb)
V
Kriegslied. Allegro assai con brio
mp3 0'34" (0 591 Kb)
 
Deutscher Gesang. Allegro moderato
mp3 0'47" (0 790 Kb)
VI
Trinklied. Allegro con brio
mp3 1'26" (1 809 Kb)
 
Deutscher Gesang. Allegro moderato
mp3 0'47" (0 790 Kb)
VII
Deutscher Tanz. Walzer
mp3 1'46" (1 431 Kb)
 

Deutscher Gesang. (Sezione breve)

mp3 0'13" (0 221 Kb)
VIII
Coda. Allegro vivace - Andantino
mp3 0'48" (0 840 Kb)
Mp3 creato da Fiorella e Armando Orlandi
 
Disponibile in midi
Midi 9'30"  
Midi creato da Pierre-Jean Chenevez
 
Disponibile anche in PDF:
  (1 230 Kb)

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Il conte boemo Ferdinand Ernst Waldstein, intelligente dilettante di musica e tra i primi amici e protettori di Beethoven era venuto a Bonn (nel 1787 al più tardi) per compiere il noviziato nell’ordine dei Cavalieri Teutonici, nel quale fu poi ammesso con solenne investitura il 17 giugno 1788. Il Balletto cavalleresco, da lui allestito con la collaborazione del coreografo Habich di Aachen, fu rappresentato nella sala del Ridotto di Bonn il 6 marzo 1791, ultima domenica di carnevale, con la partecipazione di tutta la nobiltà in antichi costumi germanici. Esso aveva per oggetto, a quanto è riferito dal corrispondente del Theater Kalender di Gotha per l’anno 1791, «la vita dei nostri primi padri dediti alla guerra, alla caccia, alle avventure d’amore e ai conviti ». La musica fu per qualche tempo attribuita allo stesso Waldstein, e con il suo nome figurava nella prima rappresentazione; ma è di Beethoven, il quale forse, secondo l’opinione di qualche studioso, si sarebbe dovuto a bella posta « tener basso » perché l’attribuzione al suo nobile collaboratore avesse più verosimiglianza. Potrebbe anche darsi però che qualche tema sia stato del Waldstein. L’opera consta di otto piccoli pezzi tutti in re maggiore, meno il quarto che è in si minore: I. Marcia (flauto piccolo, 2 clarinetti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi): II Deutscher Gesang (Canto tedesco) (2 clarinetti, corni e archi): III Jagdlied (Canzone di caccia) (flauto piccolo, 2 clarinetti, 2 corni e archi): IV Romanza (archi soli, pizzicato): seguita da una ripresa del Deutscher Gesang. V. Kriegslied (Canzone di guerra) (2 corni, 2 trombe, timpani ed archi): seguita da una ripresa del Deutscher Gesang. VI. Trinklied (Brindisi) (flauto piccolo, 2 clarinetti, 2 corni, 2 trombe, timpani ed archi): VII. Deutscher Tan£ (Danza tedesca) (Valzer) (2 clarinetti, 2 corni e archi) VIII. Coda (flauto piccolo, 2 clarinetti, 2 corni, 2 trombe, timpani e archi) : con intercalato ancora un breve ritorno del Deutscher Gesang.

© Armando ORLANDI
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