Opus 1 numero 1 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in mi bemolle maggiore - 1793 - 1794.
|
Opus 1 numero 2 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in sol maggiore - 1793 - 1794.
|
Opus 1 numero 3 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in do maggiore - 1793 - 1794.
|
Opus 11 -
Trio Opus 11 per Pianoforte, Clarinetto e Violoncello - 1798
|
Opus 11 - Trio per Pianoforte, Violino e Violoncello - 1798
|
Opus 38 - Trio per Pianoforte, Violino e Violoncello, trascrizione dal settimino, opus 20 - 1802-1803.
|
Opus 44 - quattordici variazioni su tema originale, per Trio per Pianoforte, Violino e Violoncello, - 1800 circa.
|
 |
Opus 63 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, Opus 63 - 1806.
|
Opus 70 numero 1 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in re maggiore - 1808.
|
Opus 70 numero 2 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in mi bemolle maggiore - 1808.
|
Opus 97 - Trio per Piano, Violino e Violoncello, in si bemolle maggiore detto "arciduca" - 1811.
|
Opus 121a - variazioni in sol maggiore, per Trio per Piano, Violino e Violoncello, sul lied "ich bin der schneider kakadu" - 1816.
|
 |
WoO 38 - Trio, in mi bemolle maggiore, per pianoforte,
violino e violoncello - 1791
Trio in Mi bemolle maggiore per pianoforte, violino e violoncello, 1790 - 1791 circa, pubblicato a Francoforte, Dunst, 1830
GA. numero 86 serie 11/8 - Bruers 153 KH. (WoO) 38 - L. IV, pagina 362/o - Nottebohm pagina 32 Petesrs 32 - Schunemannn pagine 217/26 Thayer 13
Secondo una annotazione del catalogo delle opere di Beethoven redatto da Franz Grasser il Trio sarebbe stato in origine destinato a far parte del gruppo compreso poi nell'opus 1; in un secondo momento il maestro ne l'avrebbe escluso, considerandolo «troppo debole».
Alla suddetta edizione del 1830 era unita la dichiarazione seguente (in tedesco): « I sottoscritti confermano che il Trio per pianoforte, violino e violoncello che incomincia così (segue il tema iniziale) è un'opera autentica di Beethoven, che il Sig. Anton Schindler ne possiede il manoscritto originale, appartenente alle opere postume del maestro, e che esso non è apparso in nessuna pubblica edizione. Vienna, 1 febbraio 1830. A. Diabelli, Carl Czerny, Ferd. Rìes ». « Che il manoscritto, a lui ben noto, sia di Beethoven conferma Franz Wegeler ». Non sappiamo se questo manoscritto esìsta ancora oggi, e dove si trovi.
Dal canto suo lo Schindler a ci informa che Beethoven avrebbe scritto il Trio all'età di quindici anni, e dichiarato ch'esso costituiva « uno dei migliori saggi del suo stile libero ».
Non si crede troppo oggi a queste due ultime notizie; il Thayer-Riemann pensa anzi che Beethoven abbia fatto dell'ironia, o che sia stato frainteso. Ma tuttavia, considerando la particolare fisionomia dì tutti e tre i tempi, ciascuno concepito e svolto senza eccessiva diversità di temi (accomunati in certo qual modo nell' Allegro con brio da una costante leggerezza di movimento, sulla base di una stessa figurazione in quartine di semicrome, nel Rondò dalla stretta parentela formale e spirituale che lega il ritornello ai singoli intermezzi, nello Scherzo egualmente dalla continua ricorrenza di una figura di movimento di crome in misura 3/4), ci si potrebbe domandare se il maestro non abbia qui pensato ad un « tipo » diverso, attuandolo peraltro solo embrionalmente, tendente ad un linruaggio musicale più fluido e scorrevole, senza troppa preoccupazione di sviluppi, di contrasti di idee, di principi drammatici o dialettici sostenuti da una sagomata impalcatura di forma-sonata ben definita in ogni sua parte; ciò che forse può avergli fatto apparire l'opera, in un secondo momento, come « troppo debole » per essere inclusa nei Trii dell opus 1, di fattura più solida (ed anche di più forte ispirazione). Alla diversità di questa concezione generale può essere poi dovuta anche la mancanza di un tempo lento e conseguentemente la maggiore uniformità del campo tonale. |
WoO 38 - Trio, in mi bemolle maggiore, per pianoforte,
violino e violoncello - 1791
|
WoO 39 - Trio, in si bemolle maggiore, per pianoforte,
violino e violoncello - 26 giugno 1812.
|
 |
Hess 48 - Allegretto, in mi bemolle maggiore, per pianoforte, violino e violoncello - 1790-1792
Biamonti 8.
Trio per pianoforte violino e violoncello in mi bemolle maggiore, 1783, pubblicato da Jack Werner a Londra, Elkin e C., 1955, e da Willy Hess nel nono fascicolo dei Supplemente zur G.A., 1965. Il manoscritto fa parte della raccolta Kafka nel British Museum.
|
 |
WoO Anhang 3 - Trio in re maggiore per violino, violoncello e pianoforte
Collocazione: Londra, British Museum, Add. Mss. 31.748. Mancante di due pagine da battuta 63 a battuta 96 nel primo tempo.
Il trio fu attribuito a Mozart sino al 1910 ( Köchel, Anhang 52a.)
Fu in seguito attribuito da Th. Wyzewa e G. de Saint-Foix a Beethoven, assieme ad altri quattro pezzi: (Anhang 6, rondò per pianoforte ed Anhang 8, tre pezzi per pianoforte a quattro mani) nell'anno 1926. Data presunta di composizione: 1788 – 1791.
Studiato a lungo nel 2005 dal Centro di Ricerche Beethoveniane di www.unheardbeethoven.org il trio, nella presente edizione, è stato corredato delle trentatrè battute mancanti da Albert Willem Holbergen, musicologo olandese e grande esperto di ricostruzioni filologiche. La prima esecuzione pubblica è stata eseguita a Moneglia (Genova) dal Frank Bridge Trio.
Prima edizione (1926): G. de Saint-Foix, »Oeuvres inedites de Beethoven« (»Publications de la Societe francaise de Musicologie«, tome II), Paris 1926 (E. Droz), S. 1-27.
Descrizione:: Prod'homme (»Jeunesse«): No. 77.—Hess2: Nr. 41.- Köchel-Verz.3: Anh. 284h (S. 895). - Bruers4: S. 482 (N. 307). - Biamonti: I, 115ff. (81).
Bibliografia: Th. Wyzewa et G. Saint-Foix in »Guide musical« (Brüssel) v. 25. Dezember 1910 und l. Januar 1911. - J. G. Prod'homme im »Temps« (Paris) v. 22. April 1919 (s. ZfMw. I, 567f.). - G. de Saint-Foix, »Mozart et le jeune Beethoven« in der »Rivista musicale italiana« XXVII, 85-111 (Januar 1920; s. ZfMw. II, 384) und seine Einleitung zu den »Oeuvres inedites de Beethoven« (Paris 1926, s. oben). - Ad. Sandberger: »Über einige neu aufgefundene Jugendkompositionen Beethovens . . .« im »Beethoven-Almanach der Deutschen Musikbücherei . . .«, Regensburg 1927, S. 235 ff. (S. 240-248). Die weitere Literatur s. bei Anh. 2.
|