Opus 32 -
Lied: An
die Hoffnung (Alla speranza) - 1805
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Opus 46 -
Adelaïde - 1795-1796
Adelaïde, Einsam wandelt dein Freund (Solitario va il tuo amico), cantata per voce e pianoforte op. 46, dedicata a Friedrich Matthisson, 1795 - 1796, pubblicata a Vienna, Artaria, febbraio 1797. GA. n. 216 (serie 23/2)- Boett. III/6 - Bruers 46- KH 46- L. II, pagina 247- Nottebohm 46- Petters 82- Thayer 43
Il manoscritto originale è perduto. Un abbozzo si trova nella Beethovenhaus. Di altri dà notizia il Nottebohm, riportandone qualcuno.
Tre anni circa dopo la sua composizione, Beethoven inviò l’opera al Matthisson, autore del testo poeti con una nota lettera di dedica.
Nell’edizione dei suoi poemi (prima parte ) apparsa nel 1815 il Matthisson accompagnò il testo dell’Adelaide con questa nota, « Vari maestri hanno voluto dare vita musicale a questa piccola fantasia lirica; ma nessuno, secondo il mio interiore convincimento, ha messo testo in tanto profonda ombra quanto il geniale Ludwig van Beethoven».
L’entusiastico successo che la cantata ebbe al suo apparire, e che l’ha accompagnata per tanti anni nel 1860 il De Lenz la trovava « cosi fresca» come se fosse nata allora, e non alla fine del secolo precedente può apparire ai nostri giorni esagerato; ma dire questo non significa relegarla nella sfera della mediocrità. La prima strofa, di una linearità melodica senza scosse, si svolge Interamente nel tono fondamentale di si bemolle maggiore. La seconda si amplifica e diffonde in un fraseggio a brevi incisi, variato nel colore tonale dai passaggi in do e in fa. Questo tipo di fraseggio, tutto arresti e riprese che dà al canto un carattere di anelito assume nella terza strofa, con il colore oscuro delle tonalità di si bemolle e re bemolle e la maggiore concitazione della parte strumentale, una fisionomia di originalità romantica. La quarta strofa (Allegro molto, corrispondente come spirito e forma, alla parte Finale del classico tipo dell’Aria) torna stabilmente nel campo tonale di si bemolle, partecipando ora però della commossa animazione delle due precedenti, fatta più sensibile, almeno esteriormente, dalla vivacità del movimento, se non da una più interiore compenetrazione espressiva.
Il testo: Einsam wandelt dein Freund im Frühlingsgarten,
Mild vom lieblichen Zauberlicht umflossen,
Das durch wankende Blütenzweige zittert,
Adelaide!
In der spiegelnden Flut, im Schnee der Alpen,
In des sinkenden Tages Goldgewölken,
Im Gefilde der Sterne strahlt dein Bildnis,
Adelaide!
Abendlüfte im zarten Laube flüstern,
Silberglöckchen des Mais im Grase säuseln,
Wellen rauschen und Nachtigallen flöten:
Adelaide!
Einst, o Wunder! entblüht auf meinem Grabe
Eine Blume der Asche meines Herzens;
Deutlich schimmert auf jedem Purpurblättchen:
Adelaide! |
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Opus 48 - 6 Lieder su poesie di Christian Fürchtegott
Gellert -
1803
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Opus 52 -
Otto canzoni per voce e pianoforte - 1785-1793
Otto canzoni per voce e pianoforte, 1790 - ottobre 1792, pubblicati a Vienna, Kunst und Industrie Comptoir, giugno 1805.
GA. n. 218 (serie 23/4) - Boett. 11/2, 3 ; 1/8; 11/10, 4, 5; III/1; 11/6 - B. 52 - KH. 52 - L. II, p. 269 - N. 52 -P. 34 - Sch. (i primi tre soltanto) p. 179/10; p. 218/36; p. 216/19 - T. 28
Urians Reise um die Welt (Viaggio di Urian intorno al mondo); Feuerfarb (Color di fuoco); Das Liedchen von der Ruhe (La canzoncina della pace); Maigesang (Canto di maggio); Molly's Abschied (L'addio di Molly); Die Liebe (L' amore); Marmotte (Marmotta); Das Blumchen Wunderhold (II fiorellino incantevole).
Nell'impossibilità di una maggiore precisazione cronologica, assegniamo genericamente come epoca di composizione a tutte queste otto canzoni, che furono pubblicate insieme nel giugno 1805 con l'unico numero d' opera 52, gli ultimi anni della permanenza di Beethoven a Bonn (1790 - ottobre 1792), avvertendo però che tali estremi di tempo non debbono essere presi in senso troppo rigoroso, e che più d' un abbozzo e d' una rifinitura possano esserne al di fuori. I manoscritti originali sono andati perduti, fatta eccezione per il Feuerfarb. I testi poetici constano di parecchie strofe; ma di ciascuno è musicata la prima soltanto, sul modello della quale vengono cantate anche le altre. |
Opus 52-1 -
Urians Reise um der Welt - 1785-1793
1 - Urians Reise um der Welt
Secondo quanto scrive il Wegeler, i primi abbozzi, per lo meno, del Viaggio di Urian intorno al mondo (Wenn jemand eine Reise tut: Quando uno fa un viaggio) dovrebbero riportarsi ad alquanti anni prima dell'epoca da noi indicata; ma non ne sappiamo niente di più preciso, e in ogni modo ignoriamo se esso abbia avuto fin da allora la forma attuale. Abbiamo creduto pertanto, sia pure con un po' di arbitrio, di non distaccarlo dalle altre canzoni a cui poi è stato unito nella pubblicazione, pensando che insieme con esse possa aver subito, dopo la prima stesura, qualche rimaneggiamento. Il testo poetico è di Mathias Claudius e consta di quattordici strofe, da cantarsi (naturalmente sullo stesso motivo della prima) in movimento moderatamente vivace e in maniera buffonesca, come dice l'annotazione apposta in principio. II nome di Urian designa un personaggio convenzionale millantatore, e può essere sinonimo anche di diavolo. Egli racconta qui le vicende comiche del suo viaggio, per concludere, dopo aver girato tutto il mondo, che gli uomini sono dovunque stolti e hanno un ramo di pazzia. A ciascuna strofa, che descrive una tappa del suo viaggio, il coro risponde invariabilmente (in tono maggiore) assentendo e invitandolo a continuare: soltanto alla conclusione lo riprova e non lo vuole sentire più.
Il testo:
Wenn jemand eine Reise tut,
So kann er was verzählen.
D'rum nahm ich meinen Stock und Hut
Und tät das Reisen wählen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Zuerst ging's an den Nordpol hin;
Da war es kalt bei Ehre!
Da dacht' ich denn in meinem Sinn,
Das es hier beßer wäre.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
In Grönland freuten sie sich sehr,
Mich ihres Ort's zu sehen,
Und setzten mir den Trankrug her:
Ich ließ ihn aber stehen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Die Eskimos sind wild und groß,
Zu allen Guten träge:
Da schalt ich Einen einen Kloß
Und kriegte viele Schlänge.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Nun war ich in Amerika!
Da sagt ich zu mir: Lieber!
Nordwestpassage ist doch da,
Mach' dich einmal darüber.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Flugs ich an Bord und aus in's Meer,
Den Tubus festgebunden,
Und suchte sie die Kreuz und Quer
Und hab' sie nicht gefunden.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Von hier ging ich nach Mexico
Ist weiter als nach Bremen
Da, dacht' ich, liegt das Gold wie Stroh;
Du sollst'n Sack voll nehmen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Allein, allein, allein, allein,
Wie kann ein Mensch sich trügen!
Ich fand da nichts als Sand und Stein,
Und ließ den Sack da liegen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
D'rauf kauft' ich etwas kalte Kost
Und Kieler Sprott und Kuchen
Und setzte mich auf Extrapost,
Land Asia zu besuchen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Der Mogul ist ein großer Mann
Und gnädig über Massen
Und klug; er war itzt eben dran,
'n Zahn auszieh'n zu lassen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Hm! dacht' ich, der hat Zähnepein,
Bei aller Größ' und Gaben!
Was hilfts denn auch noch Mogul sein?
Die kann man so wohl haben!
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Ich gab dem Wirt mein Ehrenwort,
Ihn nächstens zu bezahlen;
Und damit reist' ich weiter fort,
Nach China und Bengalen.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Nach Java und nach Otaheit
Und Afrika nicht minder;
Und sah bei der Gelegenheit
Viel Städt' und Menschenkinder.
Da hat er gar nicht übel drum getan,
Verzähl' er doch weiter, Herr Urian!
Und fand es überall wie hier,
Fand überall 'n Sparren,
Die Menschen grade so wie wir,
Und eben solche Narren.
Da hat er übel, übel dran getan,
Verzähl' er nicht weiter, Herr Urian! |
Opus 52-2 -
Feuerfarb - 1785-1793
2 - Feuerfarb
Del Color di fuoco (Ich weiss eine Farbe: Conosco un colore; poesia di Sophie Mereau, 1792) esistono due redazioni, l'una e l'altra dell'anno medesimo, anteriori però alla partenza di Beethoven da Bonn, avvenuta ai primi di novembre. Fino ad un decennio fa, se ne conosceva soltanto la seconda, definitiva, pubblicata nella GA. La prima, conservata in manoscritto nell'archivio della società degli Amici della Musica di Vienna, è stata pubblicata e descritta dallo Hess nel 1955 e poi nel quinto fascicolo dei Supplemente Zur GA., 1962. Dell'autografo della seconda non abbiamo notizie; possiamo soltanto dire che il Nottebohm, descrivendo gli abbozzi contenuti in due fogli conservati allora nella Konigliche Bibliothek di Berlino (oggi, supponiamo, nella Deutsche Staatsbibliothek della stessa città), ne aveva da tempo notato il differente epilogo strumentale; ma essa si distingue dalla precedente anche perché la parte di accompagnamento pianistica, già divisa fra le due mani, è stata qui tutta affidata alla sinistra, mentre la destra non fa che sostenere all'unisono la voce. In quanto all'epilogo strumentale, si tratta di un corollario melodico sostituito al « grazioso effetto di chitarra » che chiudeva la prima redazione e forse rispondeva più appropriatamente - secondo lo Hess -all'impostazione generale della forma d'accompagnamento. Un abbozzo delle prime 15 battute, nel quale il nuovo accompagnamento figura ancora con varie differenze da quello definitivo, è comunicato dallo Hess nel suddetto fascicolo dei Supplemente zur GA. Di questa canzone lo Staatsrat Bartolomaus Fischenisch scriveva da Bonn a Charlotte Schiller (la figlia del poeta), il 23 gennaio 1793: «Le accludo una composizione del Feuerfarb, e desidererei conoscere la sua opinione in proposito. È di un giovane di qui, i cui musicali talenti sono generalmente magnificati, e che il principe elettore ha mandato ora a Vienna, a studiare con Haydn. Egli musicherà anche la Gioia di Schiller, strofa per strofa. M'attendo qualche cosa di perfetto, poiché, per quanto ne so, egli è tutto portato verso ciò che è grande e nobile... D'altronde non si occupa di piccolezze, come quella che le accludo, composta soltanto per soddisfare il desiderio d'una dama ». Il testo poetico (otto strofe di cui la GA. non riporta la quinta e la sesta) celebra il colore rosso, che simboleggia la verità e splende sempre come fiamma incorruttibile, mentre gli altri colori sono destinati ad illanguidire.
Il testo:
Ich weiß eine Farbe, der bin ich so hold,
Die achte ich höher als Silber und Gold;
Die trag' ich so gerne um Stirn und Gewand
Und habe sie ,,Farbe der Wahrheit`` genannt.
Wohl blühet in lieblicher, sanfter Gestalt
Die glühende Rose, doch bleichet sie bald.
Drum weihte zur Blume der Liebe man sie;
Ihr Reiz ist unendlich, doch welket er früh.
Die Bläue das Himmels strahlt herrlich und mild,
D'rum gab man der Treue dies freundliche Bild.
Doch trübet manch' Wölkchen den Äther so rein!
So schleichen beim Treuen oft Sorgen sich ein.
Die Farbe des Schnees, so strahlend und licht,
Heißt Farbe der Unschuld, doch dauert sie nicht.
Bald ist es verdunkelt, das blendende Kleid,
So trüben auch Unschuld Verläumdung und Neid.
Warum ich, so fragt ihr, der Farbe so hold
Den heiligen Namen der Wahrheit gezollt?
Weil flammender Schimmer von ihr sich ergießt
Und ruhige Dauer sie schützend umschließt.
Ihr schadet der nässende Regenguß nicht,
Noch bleicht sie der Sonne verzehrendes Licht:
D'rum trag' ich so gern sie um Stirn' und Gewand
Und habe sie ,,Farbe der Wahrheit`` genannt. |
Opus 52-3 -
Das Liedchen von der Ruhe - 1785-1793
3 - Das Liedchen von der Ruhe
La Canzoncina della pace (Im A.rm der Liebe : In braccio all'amore) su testo di Ueltzen (e non di Burger come dicono alcune vecchie edizioni), pubblicato nel Musenalmanach di Gottingen del 1788, sarebbe stata composta, secondo lo Schiedermair ed il Boettcher, intorno al 1790. Alcuni abbozzi sono riportati dallo Shediock. Le parole iniziali hanno dato occasione a Beethoven di scrivere in seguito anche un canone.
Il testo:
Im Arm der Liebe ruht sich's wohl,
Wohl auch im Schoß der Erde.
Ob's dort noch, oder hier sein soll,
Wo Ruh' ich finden werde:
Das forscht mein Geist und sinnt und denkt
Und fleht zur Vorsicht, die sie schenkt.
In Arm der Liebe ruht sich's wohl,
Mir winkt sie ach! vergebens.
Bei dir Elise fand ich wohl
Die Ruhe meines Lebens.
Dich wehrt mir harter Menschen Sinn
Und in der Blüte welk' ich hin!
Im Schoß der Erde ruht sich's wohl,
So still und ungestöret,
Hier ist das Herz so kummervoll
Dort wird's durch nichts beschweret.
Man schläft so sanft, schläft so süß
Hinüber in das Paradies.
Ach, wo ich wohl noch ruhen soll
Von jeglicher Beschwerde,
In Arm der Liebe ruht sich's wohl,
Wohl auch im Schoß der Erde!
Bald muß ich ruf'n und wo es sei,
Dies ist dem Müden einerlei. |
Opus 52-4 -
Maigesang (Mailied) - 1785-1793
4 - Maigesang (Mailied)
II Mailied (Canzone di maggio) (Wie herrlich lewhtet mir die Natur: Come risplende oggi per me la natura) di Goethe (nove strofe) è un inno alla primavera, al tripudio della quale il poeta associa la sua gioia d'amore. Ma la musica del Maigesang di Beethoven (il testo differisce soltanto nel titolo) ha carattere di dolcezza e serenità. Ve poi una qualche analogia con il tema della gioia della Nona Sinfonia. Beethoven riprenderà alcuni anni dopo la melodia medesima in un'aria con accompagnamento d'orchestra O welch ein Leben! Altre analogie si possono trovare anche in una canzone posteriore su testo egualmente di Goethe, Rastlose Liebe, abbozzata nel 1809-1810 e mai condotta a termine.
Il testo:
Wie herrlich leuchtet mir die Natur,
Wie glänzt die Sonne, wie lacht die Flur!
Es dringen Blüten aus jedem Zweig
Und tausend Stimmen aus dem Gesträuch,
Und Freud und Wonne aus jeder Brust;
O Erd', o Sonne, o Glück, o Lust!
O Lieb', o Liebe! So golden schön
Wie Morgenwolken auf jenen Höhn!
Du segnest herrlich das frische Feld,
Im Blütendampfe die volle Welt.
O Mädchen, Mädchen, wie lieb ich dich!
Wie blickt dein Auge, wie liebst du mich!
So liebt die Lerche Gesang und Luft,
Und Morgenblumen den Himmelsduft
Wie ich dich liebe mit warmen Blut,
Die du mir Jugend und Freud und Mut
Zu neuen Liedern und Tänzen gibst.
Sei ewig glücklich, wie du mich liebst! |
Opus 52-5 -
Mollys Abschied - 1785-1793
5 - Mollys Abschied
Delle sette strofe dell'Addio di Molly (Lebewohl, du Mann der Lust und schmerzen : Addio, uomo del piacere e del dolore), testo alquanto artificioso di Burger in cui si parla dei teneri ricordi che l'amante può lasciare all'amato nel separarsi da lui, la GA. ha omesso le ultime due; e non si può dire certo che la ripetizione continua della stessa modesta melodia contribuisca a renderla più espressiva. Ma la cadenzina finale del pianoforte è di una delicata leziosaggine.
Il testo:
Lebewohl, du Mann der Lust und Schmerzen,
Mann der Liebe, meines Lebens Stab!
Gott mit dir, Geliebter, tief zu Herzen
Halle dir mein Segensruf hinab!
Zum Gedächtnis biet' ich dir statt Goldes,
Was ist Gold und goldeswerter Tand?
Biet' ich lieber was dein Auge Holdes,
Was dein Herz an Molly Liebes fand.
Vom Gesicht, der Waltstatt deiner Küße,
Nimm, so lang' ich ferne von dir bin,
Halb zum Mindesten im Schattenrisse
Für die Phantasie die Abschrift hin!
Nimm, du süßer Schmeichler, von den Locken,
Die du oft zerwühltest und verschobst,
Wann du über Flachs an Pallas Rocken,
Über Gold und Seide sie erhobst!
Meiner Augen Denkmal sei dies blaue
Kränzchen flehender Vergißmeinnicht
Oft beträufelt von der Wehmut Taue,
Der hervor durch sie von Herzen bricht!
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Opus 52-6 -
Die Liebe - 1785-1793
6 - Die Liebe
Secondo una notizia on troppo recente data dal Prod'homme nel suo catalogo, della melodia dell'Amore di Lessing (Ohne Liebe lebe wer da kann: Senza amore viva chi può) esisterebbe un abbozzo in alcuni fogli volanti del 1795: quattro pagine, elencate in un catalogo Liepmannssohn di vendita d'autografi del 21-22 maggio 1909 contenente anche abbozzi di varie altre opere sconosciute. Non sappiamo altro di questo manoscritto; ne possiamo dire se la data del 1795 risulti da una esplicitai indicazione (e ci sarebbe sempre da vedere se essa possa riguardare tutti gli abbozzi suddetti) o come altrimenti sia stata stabilita.
Il testo:
Ohne Liebe lebe, wer da kann;
Wenn er auch ein Mensch schon bliebe,
Bleibt er doch kein Mann.
Süße Liebe mach' mein Lebensüß,
Stille ein die regen Triebe
Sonder Hindernis!
Schmachten lassen sei der Schönen Pflicht;
Nur uns ewig schmachten lassen,
Dieses sei sie nicht! |
Opus 52-7 -
Marmotte - 1785-1793
7 - Marmotte
Marmotte: Ich komme schon durch manches Land (Giro già per parecchi paesi), la per base la cantilena del piccolo savoiardo che gira il mondo con la sua marmotta: avecque si, avecque la, avecque la marmotte, per guadagnarsi il pane. Il testo (quattro strofe) appartiene alla commediola carnevalesca Das Jahrmarktsfest zu Plunderswelern (La fiera del paese degli stracci) di
Goethe, e l'idea di musicarlo potè sorgere nell'occasione di una rappresentazione datasi a Bonn fra il 1790 e il 1792.
Il testo:
Ich komme schon durch manches Land,
Avec que la marmotte,
Und immer was zu essen fand,
Avec que la marmotte.
Avec que sí, avec que là,
Avec que la marmotte.
Ich hab gesehn gar manchen Herrn,
Avec que la marmotte,
der hat die Jungfrau gar zu gern,
Avec que la marmotte.
Hab' auch gesehn die Jungfer schön,
Avec que la marmotte,
die täte nach mir Kleinem sehn,
Avec que la marmotte.
Nun lasst mich nicht so geh, ihr Herrn,
Avec que la marmotte,
die Burschen essen und trinken gern,
Avec que la marmotte. |
Opus 52-8 -
Das Blümchen Wunderhold - 1785-1793
8 - Das Blümchen Wunderhold
La frugale, ma spigliata melodia del Fiorellino incantevole (Es bluht ein Blumchen Wunderhold: Fiorisce in una qualche parte un fiorellino) (che ricorda il tema del Rondò della Sinfonia in sol maggiore n. 88 di Haydn) si ripete per quattro volte, accompagnandosi alle quattro strofe (1, 2, 3 e 10 delle dodici costituenti il testo poetico di Burger) riportate dalla GA..
Il testo:
Es blüht ein Blümchen irgendwo
In einem stillen Tal.
Das schmeichelt Aug' und Herz so froh
Wie Abendsonnenstrahl.
Das ist viel köstlicher als Gold,
Als Perl' und Diamant.
Drum wird es "Blümchen Wunderhold"
Mit gutem Fug genannt.
Wohl sänge sich ein langes Lied
Von meines Blümchens Kraft;
Wie es am Leib' und am Gemüt
So hohe Wunder schafft.
Was kein geheimes Elixier
Dir sonst gewähren kann,
Das leistet traun! mein Blümchen dir.
Man säh' es ihm nicht an.
Wer Wunderhold im Busen hegt,
Wird wie ein Engel schön.
Das hab' ich, inniglich bewegt,
An Mann und Weib gesehn.
An Mann und Weib, alt oder jung,
Zieht's, wie ein Talisman,
Der schönsten Seelen Huldigung
Unwiderstehlich an.
Auf steifem Hals ein Strotzerhaupt,
Dess' Wangen hoch sich bläh'n,
Dess' Nase nur nach Äther schnaubt,
Läßt doch gewiß nicht schön.
Wenn irgend nun ein Rang, wenn Gold
Zu steif den Hals dir gab,
So schmeidigt ihn mein Wunderhold
Und biegt dein Haupt herab.
Es webet über dein Gesicht
Der Anmut Rosenflor;
Und zieht des Auges grellem Licht
Die Wimper mildernd vor.
Es teilt der Flöte weichen Klang
Des Schreiers Kehle mit,
Und wandelt in Zephyrengang
Des Stürmers Poltertritt.
Der Laute gleicht des Menschen Herz,
Zu Sang und Klang gebaut,
Doch spielen sie oft Lust und Schmerz
Zu stürmisch und zu laut:
Der Schmerz, wann Ehre, Macht und Gold
Vor deinen Wünschen fliehn,
Und Lust, wann sie in deinen Sold
Mit Siegeskränzen ziehn.
O wie dann Wunderhold das Herz
So mild und lieblich stimmt!
Wie allgefällig Ernst und Scherz
In seinem Zauber schwimmt!
Wie man alsdann nichts tut und spricht,
Drob jemand zürnen kann!
Das macht, man trotzt und strotzet nicht
Und drängt sich nicht voran.
O wie man dann so wohlgemut,
So friedlich lebt und webt!
Wie um das Lager, wo man ruht,
Der Schlaf so segnend schwebt!
Denn Wunderhold hält alles fern,
Was giftig beißt und sticht;
Und stäch' ein Molch auch noch so gern,
So kann und kann er nicht.
Ich sing', o Lieber, glaub' es mir,
Nichts aus der Fabelwelt,
Wenn gleich ein solches Wunder dir
Fast hart zu glauben fällt.
Mein Lied ist nur ein Widerschein
Der Himmelslieblichkeit,
Die Wunderhold auf Groß und Klein
In Tun und Wesen streut.
Ach! hättest du nur die gekannt,
Die einst mein Kleinod war -
Der Tod entriß sie meiner Hand
Hart hinterm Traualtar -
Dann würdest du es ganz verstehn,
Was Wunderhold vermag,
Und in das Licht der Wahrheit sehn,
Wie in den hellen Tag.
Wohl hundertmal verdankt' ich ihr
Des Blümchens Segensflor.
Sanft schob sie's in den Busen mir
Zurück, wann ich's verlor.
Jetzt rafft ein Geist der Ungeduld
Es oft mir aus der Brust.
Erst, wann ich büße meine Schuld,
Bereu' ich den Verlust.
O was des Blümchens Wunderkraft
Am Leib' und am Gemüt
Ihr, meiner Holdin, einst verschafft,
Faßt nicht das längste Lied! -
Weil's mehr, als Seide, Perl' und Gold
Der Schönheit Zier verleiht,
So nenn' ich's "Blümchen Wunderhold",
Sonst heißt's - Bescheidenheit. |
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Opus 75 -
Sei Lieder - 1809
Sei Lieder - Sechs Gesange (sei canti) per
voce e pianoforte, Opus 75, 1809; dedicati alla
principessa Kinsky, pubblicati a Lipsia, Breitkopf
e Hartel, ottobre 1810.
G.A. Numero 219 (serie 23- 5) - Boett. IX -
2, V- 5 e 3 , IV - 6 e VII 4 e 5 - Bruers 75
- KH. 75 - L. III, pagina 180 - Nottebohm 75
- Petters 22 e 98 (numeri 3 e 4) Thayer 158,
Biamonti 502. |
Opus 75-1 -
Kennst du das Land - 1809
1 - Kennst du das Land (Conosci il paese), canzone di Mignon dai Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe.
II manoscritto originale è perduto. Ne esistono delle copie rivedute, una delle quali nel fondo Bodmer della Beethovenhaus.
Due strofe sul medesimo motivo musicale dolce e ben modellato, a cui risponde ogni volta un secondo motivo dallo spunto anelante in movimento Mosso, con le parole del ritornello: Dahin! Dahin mocht ich mit dir, o mein Geliebter ziehn (Laggiù! laggiù vorrei andare con te, o mio amato).
Il testo:
Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn,
Im dunkeln Laub die Gold-Orangen glühn,
Ein sanfter Wind vom blauen Himmel weht,
Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht?
Kennst du es wohl?
Dahin! dahin
Möcht ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn.
Kennst du das Haus? Auf Säulen ruht sein Dach.
Es glänzt der Saal, es schimmert das Gemach,
Und Marmorbilder stehn und sehn mich an:
Was hat man dir, du armes Kind, getan?
Kennst du es wohl?
Dahin! dahin
Möcht ich mit dir, o mein Beschützer, ziehn.
Kennst du den Berg und seinen Wolkensteg?
Das Maultier sucht im Nebel seinen Weg;
In Höhlen wohnt der Drachen alte Brut;
Es stürzt der Fels und über ihn die Flut!
Kennst du ihn wohl?
Dahin! dahin
Geht unser Weg! O Vater, laß uns ziehn!
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Opus 75-2 -
Neue Liebe, neues Leben - 1809
2 - Neue Liebe, neues Leben (Nuovo amore, nuova vita): Herz mein Herz, testo di Goethe.
Il manoscritto originale si trova nel fondo Bodmer della BeethovenHaus.
Seconda redazione del lied WoO 127. Tre strofe, la prima e l' ultima sullo stesso motivo musicale, la seconda, in ottemperanza del testo, più animata e giuliva.
Il testo:
Herz, mein Herz, was soll das geben?
Was bedränget dich so sehr?
Welch ein fremdes neues Leben!
Ich erkenne dich nicht mehr!
Weg ist alles, was du liebtest,
Weg, warum du dich betrübtest,
Weg dein Fleiß und deine Ruh',
Ach, wie kamst du nur dazu!
Fesselt dich die Jugendblüte,
Diese liebliche Gestalt,
Dieser Blick voll Treu und Güte
Mit unendlicher Gewalt?
Will ich rasch mich ihr entziehen,
Mich ermannen, ihr entfliehen,
Führet mich im Augenblick
Ach, mein Weg zu ihr zurück.
Und an diesem Zauberfädchen,
Das sich nicht zerreissen läßt,
Hält das liebe, lose Mädchen
Mich so wider Willen fest,
Muß in ihrem Zauberkreise
Leben nun auf ihre Weise.
Die Verändrung, ach wie groß!
Liebe, Liebe, laß mich los! |
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Opus 75-3 -
Aus Goethes Faust - 1809
3 - Aus
Goethes Faust
Flohlied (Canzone della pulce): Es war einmal
ein Konig (Cera una volta un re), dal
Faust di Goethe.
Il manoscritto originale (o copia riveduta?)
si trovava, a quanto riferisce il KH., nella
raccolta di Siegfried Ochs di Berlino (morto
nel 1929) Alcuni abbozzi risalgono allultima
epoca di Bonn; citati a suo tempo dal Nottebohm,
sono stati riprodotti dallo Schmitz. Si ricollega
al genere buffonesco, come, ad esempio, Il viaggio
di Urian o La prova del bacio, qui naturalmente
elevato di grado (anche per merito della poesia)
ed in parte trasformato nella musica di tipo:
il diabolico, bizzarro, pungente, fantastico,
rappresentato, per quanto sobriamente, da vari
elementi caratteristici: il ritornello Strumentale
con il suo ghiribizzo, la varietà delle
cadenze nel corso del periodo melodico (sol,
fa, do minore) e alla sua fine maggiore) la
sfuggente conclusione.
Il testo:
Es war einmal ein König,
Der hatt' einen [großen Floh,
Den liebt' er gar nicht wenig,
Als wie seinen eig'nen Sohn.
Da rief er seinen Schneider,
Der Schneider kam heran;
Da, miß dem Junker Kleider
Und miß ihm Hosen an!
In Sammet und in Seide
War er nun angetan,
Hatte Bänder auf dem Kleide,
Hatt' auch ein Kreuz daran,
Und war sogleich Minister,
Und hatt einen großen Stern.
Da wurden seine Geschwister
Bei Hof auch große Herrn.
Und Herrn und Frau'n am Hofe,
Die waren sehr geplagt,
Die Königin und die Zofe
Gestochen und genagt,
Und durften sie nicht knicken,
Und weg sie jucken nicht.
Wir knicken und ersticken
Doch gleich, wenn einer sticht. |
Opus 75-4 -
Gretels Warnung - 1809
4 - Gretels
Warnung (avvertimento di Gretel) Opus
75 numero 4.
Etewals lebhaft mit leidenschaftlichter Empfindung,
doch nicht zu Geschwind (con sguardi d' amore
e suoni e canti) testo di Gerhard Anton von
Halem.
Non si sa dove si trovi oggi il manoscritto
originale posseduto già dall' autore
del testo: il poeta dilettante Gerhard Anton
von Halem di Lipsia (morto nel 1858), che lo
aveva avuto in dono da Beethoven. Tre strofe,
sulla medesima melodia dolcemente ondulata (e
non certo inespressiva), in cui Gretel narra
come, dopo aver ceduto all' amore del bel Christel,
sia stata da lui abbandonata per altre ragazze;
ed esorta le sue compagne a non fidarsene.
Il testo:
Mit Liebesblick und Spiel und Sang
Warb Christel jung und schön;
So lieblich war, so frisch und schlank
Kein Jüngling rings zu seh'n.
Nein, keiner war
In ihrer Schaar,
Für den ich das gefühlt!
Das merkt er, ach!
Und ließ nicht nach,
Bis er es all, bis er es all,
Bis er es all erhielt!
Wohl war im Dorfe mancher Mann,
So jung und schön wie er;
Doch sah'n nur ihn die Mädchen an
Und kos'ten um ihn her.
Bald riß ihr Wort
Ihn schmeichelnd fort,
Gewonnen war sein Herz.
Mir ward er kalt,
Dann floh er bald
Und ließ mich hier, und ließ mich hier,
und ließ mich hier im Schmerz.
Sein Liebesblick und Spiel und Sang,
So süß und wonniglich,
Sein Kuß, der tief zur Seele drang,
Erfreut nicht fürder mich.
Schaut meinen Fall,
Ihr Schwestern all',
Für die der Folsche glüht,
Und trauet nicht dem, was er spricht.
O seht mich an, mich Arme an,
O seht mich an, und flieht! |
Opus 75-5 -
An den fernen Geliebten - 1809
5 - An den fernen Geliebten
An der fernen Geliebten (All'amato lontano). Ernst wohnten susse Ruh una goldner Frieden (Una volta dolce quiete e aurea pace abitavano), testo di Reissig,
II manoscritto originale si trova nella Deutscher Staatsbibliothek di Berlino.
La melodia, elementarissima e brevissima, è ripetuta inesorabilmente per sei strofe, e poco o niente ha a che fare con il significato del testo.
La G.A. propone due versioni, che pubblichiamo entrambe.
Il testo:
Einst wohnten süße Ruh' und gold'ner Frieden
In meiner Brust;
Nun mischt sich Wehmut, ach! seit wir geschieden,
In jede Lust.
Der Trennung Stunde hör' ich immer hallen
So dumpf und hohl,
Mir tönt im Abendlied der Nachtigallen
Dein Lebewohl!
Wohin ich wandle, schwebt vor meinen Blicken
Dein holdes Bild,
Das mir mit banger Sehnsucht und Entzücken
Den Busen füllt.
Stets mahn' es flehend deine schöne Seele,
Was Liebe spricht:
"Ach Freund! den ich aus einer Welt erwähle,
Vergiß mein nicht!"
Wenn sanft ein Lüftchen deine Locken kräuselt
Im Mondenlicht;
Das ist mein Geist, der flehend dich umsäuselt:
"Vergiß mein nicht!"
Wirst du im Vollmondschein dich nach mir sehnen,
Wie Zephyrs Weh'n
Wird dir's melodisch durch die Lüfte tönen:
"Auf Wiederseh'n!" |
Opus 75-6 -
Der Zufriedene - 1809
6 - Der
Zufriedene (L'uomo contento) : Zwar schuf das Gluck hienieden mich veder reich noch gross (certo la sorte non mi ha fatto quaggiù ricco nè grande), testo di Reissig. II manoscritto originale si trova nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino.
Dobbiamo ripetere quanto già detto per il numero precedente. Solo possiamo dire che la melodia è un po' meno frugale, e non in dissidio con il carattere gioviale del testo.
Il testo:
Zwar schuf das Glück hienieden
Mich weder reich noch groß,
Allein ich bin zufrieden,
Wie mit dem schönsten Los.
So ganz nach meinem Herzen
Ward mir ein Freund vergönnt,
Denn Küssen, Trinken, Scherzen
Ist auch sein Element.
Mit ihm wird froh und weise
manch Fläschchen ausgeleert!
Denn auf der Lebensreise
ist Wein das beste Pferd.
Wenn mir bei diesem Lose
Nun auch ein trüb'res fällt,
So denk' ich: keine Rose
Blüht dornlos in der Welt. |
 |
Opus 82 -
Hoffnung (Speranza): Dimmi ben mio che m'ami - 1809
Quattro Ariette ed un duetto, per
voce e pianoforte, per soprano, tenore e pianoforte,
Opus 82,
1809 circa (può darsi che la prima origine
di qualcuna risalga all' epoca degli studi con
Salieri; la messa a punto in ogni modo va sempre
riferita all' epoca come sopra data)
Pubblicati a Lipsia, Breitkopf e Hartel, luglio
1811.
G.A. 220 (Serie 23/6) Boett. VIII/5-9 - Bruers
82 -Kinsky-Halm 82 - Nottebohm 82 - L.III, pagina
206
Thayer 163.
I.
Hoffnung (Speranza): Dimmi ben mio che
m'ami.
Dimmi ben mio che m' ami.
Dimmi ben mio che m' ami
dimmi che mia tu sei,
e non invidio agli dei
la lor divinità.
Con un tuo sguardo solo,
cara, con un sorriso
tu m' apri il paradiso
di mia felicità, si, di mia felicità.
Un manoscritto, differente in parte, specialmente
nell' accompagnamento, dalla redazione pubblicata
dalla G.A. e posteriore ad essa, si trova nella
biblioteca del conservatorio di Parigi (Max
Unger, pagine
98/38) (vedere Hess, catalogo 120 e quinto fascicolo
dei Supplemente zur G.A. pagine 32-37 ed 88,
1962).
L' autore del testo è sconosciuto.
La musica è molto gentile e segue il
modello del delicato melodiare e fraseggiare
italiano. Una imitazione di stile preziosa e
il "piacere di una bellezza creata per
amabile gioco; a specchio di un mondo classicamente
imbevuto di pura armonia, di nitide immagini
e di soave alacrità di sensi" (Liuzzi, Introduzione alla lirica vocale di
Beethoven, pagina16). |
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Opus 83 -
Canti (3) per voce e pianoforte - 1810
Canti (3) per voce e pianoforte, op. 83, dedicati alla principessa Kinsky, 1810, pubblicati a Lipsia, Breitkopf e Härtel, ottobre 1811.
GA. n. 221 (serie 23/7) - Boett. IX/3-5 - B. 83 -KH. 83 - L. IlI, p. 206 - N. 83 - T. 155.
II manoscritto originale è conservato nella biblioteca del conservatorio di Parigi. Di un altro manoscritto del primo canto si conosce la collocazione assieme agli abbozzi dell' Egmont, Opus 84.
Gli abbozzi si trovano in un quaderno del gennaio-settembre 1810.
Testi di Goethe.
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Opus 83-1 -
Wonne der Wehmut (Piacere della malinconia): Trocknet nicht, Tränen der ewigen Liebe (Non asciugatevi, lagrime dell'eterno amore!).
Il testo:
Trocknet nicht, trocknet nicht,
Tränen der ewigen Liebe!
Ach, nur dem halbgetrockneten Auge
Wie öde, wie tot die Welt ihm erscheint!
Trocknet nicht, trocknet nicht,
Tränen unglücklicher Liebe!
Ha fisionomia di recitativo; procede a brevi frasi tronche, ansiose, adeguatamente sostenute dal pianoforte e rispondenti espressivamente al significato delle parole.
Si può notare la rassomiglianza del primo e fondamentale inciso alla invocazione di Florestano: O Leonore nel terzo atto del Fidelio (prima redazione).
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Opus 83-2 -
Sehnsucht (Nostalgia): Was zieht mir das Herz so? (che cosa attira tanto il mio cuore?)
Quattro strofe ripetono la melodia in si minore, la quinta, corrispondente al significato delle parole, la riprende e conclude in maggiore.
Secondo una notizia del catalogo Kinsky-Halm questa canzone e la precedente sarebbero state composte per Teresa Malfatti.
Il testo:
Was zieht mir das Herz so?
Was zieht mich hinaus?
Und windet und schraubt mich
Aus Zimmer und Haus?
Wie dort sich die Wolken
Am Felsen verziehn!
Da möcht ich hinüber,
Da möcht ich wohl hin!
Nun wiegt sich der Raben
Geselliger Flug;
Ich mische mich drunter
Und folge dem Zug.
Und Berg und Gemäuer
Umfittigen wir;
Sie weilet da drunten,
Ich spähe nach ihr.
Da kommt sie und wandelt;
Ich eile sobald,
Ein singender Vogel,
Im buschigen Wald.
Sie weilet und horchet
Und lächelt mit sich:
"Er singet so lieblich
Und singt es an mich."
Die scheidende Sonne
Vergüldet die Höh'n;
Die sinnende Schöne,
Sie läßt es geschehn.
Sie wandelt am Bache
Die Wiesen entlang,
Und finster und finstrer
Umschlingt sich der Gang;
Auf einmal erschein ich,
Ein blinkender Stern.
"Was glänzet da droben,
So nah und so fern?"
Und hast du mit Staunen
Das Leuchten erblickt,
Ich lieg dir zu Füßen,
Da bin ich beglückt!
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Opus 83-3 -
Sehnsucht (Nostalgia): Was zieht mir das Herz so? (che cosa attira tanto il mio cuore?)
Opus 083 Drei Gesänge für eine singstimme (Gedicht von JW Goethe) mit Klavierbegleitung 3 - Mit einem gemalten Band - (Con un nastro colorato) : Kleine Blumen, kleine Blätter (Piccoli fiori, piccole foglie).
*
Leichtlìch und mit Grazie vorgeimgen (portato leggermente e con grazia) dicono, in luogo di una comune indicazione di movimento o di colore, le parole apposte il principio dello spartito in rapporto con la levità del soggetto poetico, grazioso piuttosto che intensamente espressivo: e il De Curzon (Lieder, pag. 29) si è sentito autorizzato a definire la musica (forse anche qui esagerando un po'): « delicate et pure, d'une gràce amable ». Quattro strofe: la prima e l'ultima con la melodia principale; le due mediane con quella secondaria modulante.
Il testo:
Kleine Blumen, kleine Blätter
Streuen mir mit leichter Hand
Gute, junge Frühlings-Götter
Tändelnd auf ein luftig Band.
Zephir, nimm's auf deine Flügel,
Schling's um meiner Liebsten Kleid;
Und so tritt sie vor den Spiegel
All in ihrer Munterkeit.
Sieht mit Rosen sich umgeben,
Selbst wie eine Rose jung.
Einen Blick, geliebtes Leben!
Und ich bin belohnt genug.
Fühle, was dies Herz empfindet,
Reiche frei mir deine Hand,
Und das Band, das uns verbindet,
Sei kein schwaches Rosenband!
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Opus 84/4 -
Freudvoll und Leidvoll - 1810
Redazione per voce e pianoforte della canzone Freudvoll und Leidvoll (trascrizione dell' autore dalla canzone Opus 84 numero 4 per voce e orchestra) 1810.
Sono diverse: una semplificata, nello stesso tono di la maggiore (Hess catalogo 93) e quinto fascicolo dei Supplemente zur GA, pagine 60 e 91 numero 22/a; KH., pagina 228) appartenente alla raccolta Koch; un' altra (Hess, quinto fascicolo dei Supplemente Zur GA., pagine 62 e 91 n. 22/b) appartenente alla collezione Jussupov, nell'Archivio Centrale di Stato dei documenti antichi di Mosca ; inoltre due riduzioni in sol e fa, con le relative annotazioni del canto e accenni di accordi, conservate nel deposito della già Preussische Staatsbibliothek presso la biblioteca dell'Università di Tubingen (Hess, numeri 94 e 95; quinto fascicolo dei Supplemente zur GA., pag. 91, KH., pagina 218). Ad un'altra copia (autentica?), destinata a Teresa Malfatti e oggi conservata nel Museo Baranyai di Monaco, accennano egualmente lo Schwarz (pagina 12) e il KH., pag. 229, 4. Si e poi anche detto in precedenza (vedere file MIDI numero 491) di un abbozzo anteriore alla composizione della musica per la tragedia goethiana e tutto differente.
Il testo:
Freudvoll
Und leidvoll,
Gedankenvoll sein;
Hangen
Und bangen
In schwebender Pein;
Himmelhoch jauchzend
Zum Tode betrübt;
Glücklich allein
Ist die Seele, die liebt. |
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Opus 88 -
Das Glück der Freundschaft (La felicità della amicizia): per voce e pianoforte - 1803
Opus 88 Das Glück der Freundschaft (La felicità della amicizia): per voce e pianoforte, 1803 non oltre il settembre, pubblicata a Vienna, Loschenkol, ottobre 1803.
GA. n. 222 (serie 23/8) - Boett. V/ll - B. 88 - KH. 88-L. III, p. 228 - N. 88 - T. 113
Poco tempo dopo la prima pubblicazione di cui sopra, alla fine dello stesso anno, l'opera fu ristampata a Lipsia da Hoffmeister e Kühnel con il titolo Lebens-glück (Felicità della vita) e l'aggiunta al testo tedesco originale di una approssimativa e infelice versione ritmica italiana.
II manoscritto originale è andato perduto. Ne esiste però un ampio abbozzo alle pagg. 62 e 63 del noto quaderno dell'eroica, intercalato fra quelli della sinfonia, con il solo testo tedesco e la parte di canto in chiave di violino. Dal fatto ch'esso presenta poche modificazioni e di scarso interesse rispetto all'edizione stampata, il Nottebohm deduce che l'opera sia stata già in precedenza condotta a compimento e che qui, similmente a quanto è avvenuto per altre, si sia trattato dì una ultima stesura in vista della stampa.
Non si conosce l'autore del testo tedesco, e tanto meno quello della non troppo encomiabile versione italiana di cui sopra.
La musica non ha pregi straordinari; potrebbe avvicinarsi, restandole però inferiore, a quella della canzone Ich Liebe Dich: giudizio che del resto ha press' a poco già dato il De Curzon, definendola un "gazouillis gracieux" e riconoscendo invece nell' altra "une simplicité pleine de grace".
Il testo:
Beato quei che fido amor
Mai seppe meritar!
Ei solcherà senza timor
Di questa vita il mar.
Dovunque lo conduca il ciel,
Gli ride dolce fior;
La gioja non là cuopre un vel,
Si scema ogni dolor.
Ei sente l'alma divam par
Di generoso ardir;
Il vero ei puote sol amar,
Del bello sol gioir.
Felice chi ad un fido sen
Può cheto riposar,
E negl' occhietti del suo ben
Contento si specchiar!
Che in mezzo agli disa striancor
Quel sol gli riderà,
Ed a più bella calma oror
Tutto gli tornerà.
Il testo tedesco:
Der lebt ein Leben wonniglich,
Deß Herz ein Herz gewinnt;
Geteilte Lust verdoppelt sich,
Geteilter Gram zerrinnt.
Beblümte Wege wandelt ab,
Wem trauliches Geleit;
Den Arm die gold'ne Freundschaft gab
In dieser eh'rnen Zeit.
Sie weckt die Kraft und spornt den Mut
Zu schönen Taten nur,
Und nährt in uns die heil'ge Glut
Für Wahrheit und Natur.
Erreichet hat des Glückes Ziel,
Wer eine Freundin fand,
Mit der der Liebe Zartgefühl
Ihn inniglich verband.
Entzückt von ihr, ihr beigesellt,
Verschönert sich die Bahn;
Durch sie allein blüht ihm die Welt
Und Alles lacht ihn an. |
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Opus 98 - An die ferne geliebte - 1816
An die ferne geliebte (liederkreis) (All'amata lontana) (Corona di canzoni) : Auf dem Hügel sitz ich, spähend (Siedo sul colle spiando) per voce e pianoforte, opus 98, dedicata al principe Lobkowitz, aprile 1816, pubblicata a Vienna, Steiner, ottobre 1816.
GA. n. 224 (serie 23/10) - Boett. XI/2 - Bruers 98 - KH. 98 -L. Ili, p. 298 - N. 98 - Thayer 205 Biamonti 652
II manoscritto originale è conservato nella Beethovenhaus. Gli abbozzi si trovano nel quaderno Miller della raccolta Koch, e sono comunicati in parte anche dal Nottebohm.
Il testo è del dottore, poeta e giornalista Alois Jeitteles. La denominazione di Liederkreis (Corona di canzoni) aggiunta al titolo figura già nella prima edizione: ... "Ein Liederkreis von A, Jeitteles". Si tratta infatti di una serie di sei canzoni, ciascuna di più strofe, dello stesso argomento poetico e collegate l'una all'altra come spirito e significato musicale, con qualche breve intermezzo strumentale: così che esse costituiscono, pur attraverso vari episodi materialmente diversi, un insieme organico. È l'unico « ciclo » composto da Beethoven, certamente, per ampiezza ed importanza espressiva, fra le sue maggiori opere nel campo della musica da camera. |
Opus 98/1 - An die ferne geliebte - Numero 1: Auf dem Hügel sitz ich, spähend -
1816
An die ferne geliebte
Numero 1: Auf dem Hügel sitz ich, spähend (Siedo sul colle quando...).
Seduto sul colle solitario, il poeta volge il pensiero, là di monti e valli, al paese lontano ove conobbe l' amata, la invoca appassionatamente e vuole narrarle la sua pena in canzoni, poichè il canto annulla ogni distanza di tempo e di spazio, e un cuore amante ottiene quello che un cuore amante gli ha dedicato. Cinque strofe, tutte sul motivo della prima, d'una dolcezza armoniosa, a cui nuocciono un po' le ripetizioni, nonostante la graduale diversità della parte pianistica.
Il testo:
Auf dem Hügel sitz ich spähend
In das blaue Nebelland,
Nach den fernen Triften sehend,
Wo ich dich, Geliebte, fand.
Weit bin ich von dir geschieden,
Trennend liegen Berg und Tal
Zwischen uns und unserm Frieden,
Unserm Glück und unsrer Qual.
Ach, den Blick kannst du nicht sehen,
Der zu dir so glühend eilt,
Und die Seufzer, sie verwehen
In dem Raume, der uns teilt.
Will denn nichts mehr zu dir dringen,
Nichts der Liebe Bote sein?
Singen will ich, Lieder singen,
Die dir klagen meine Pein!
Denn vor Liebesklang entweichet
Jeder Raum und jede Zeit,
Und ein liebend Herz erreichet
Was ein liebend Herz geweiht! |
Opus 98/2 - An die ferne geliebte - Numero 2: Wo die Berge so blan aus dem nebligen Grau shauen berein -
1816
An die ferne geliebte
Numero 2: Wo die Berge so blan aus dem nebligen Grau shauen berein (Dove i monti così azzurri occhieggiano fra la grigia nebbia).
Sulle ali del suo desiderio il poeta erra con la fantasia per i monti, là dove tramonta il sole, e nelle valli e nel bosco, bramoso di avvicinarsi all'amata.
Tre strofe sulla base anch' esse di un' unico motivo, di carattere quasi pastorale. Nella seconda l' ansia d'amore è espressa musicalmente, in fine, con maggiore inquietudine (Stringendo, Assai allegro, Più adagio), per tornare nella terza al carattere della prima, e legarsi al terzo lied.
Il testo:
Wo die Berge so blau
Aus dem nebligen Grau
Schauen herein,
Wo die Sonne verglüht,
Wo die Wolke umzieht,
Möchte ich sein!
Dort im ruhigen Tal
Schweigen Schmerzen und Qual.
Wo im Gestein
Still die Primel dort sinnt,
Weht so leise der Wind,
Möchte ich sein!
Hin zum sinnigen Wald
Drängt mich Liebesgewalt,
Innere Pein.
Ach, mich zög's nicht von hier,
Könnt ich, Traute, bei dir
Ewiglich sein! |
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Opus 99 -
Der Mann von Wort - 1816
Der Mann von Wort (L' uomo di parola): Du Sagtest,
Freund (Tu dicevi, amico) per voce e pianoforte,
Opus 99, maggio - giugno 1816, pubblicato a
Vienna, Steiner , novembre 1816. G.A. numero
225 (serie 23/11) - Boett. X/5 - Bruesrs 99
- KH. 99 - L. III, pagina 300 - Nottebohm 99
- Thayer 196.
Il manoscritto originale fa parte del fondo
Bodmer della Beethovenhaus. Gli abbozzi si trovano
alla fine del quaderno Miller, di cui al n.
652, e sono ricordati ache brevemente dal Nottebohm.
Il testo è del poeta, nonchè direttore
di polizia a vienna, Federico A. Kleinschmid.
Sei strofe, in cui si esalta la virtu' dell'uomo
di parola tedesco, tutte sullo tesso motivo
della prima, semplice e breve. Al principio
è posta l'indicazione: Gemass dem verschiedenn
Ausdruck in der Versen piano und forte (Conformemente
alla varia espressione dei versi, piano e forte).
Du sagtest, Freund, an diesen
Ort
komm ich zurück, das war dein Wort.
Du kamest nicht; ist das ein Mann,
auf dessen Wort man trauen kann?
Fast größer bild'
ich mir nichts ein,
als seines Wortes Mann zu sein;
wer Worte, gleich den Weibern, bricht,
verdient des Mannes Namen nicht.
Ein Wort, ein Mann, war deutscher
Klang,
der von dem Mund zum Herzen drang,
und das der Schlag von deutscher Hand,
gleich heil'gen Eiden, fest verband.
Und dieses Wort, das er dir
gab,
brach nicht die Furcht am nahen Grab,
nicht Weibergunst, noch Menschenzwang,
nicht Gold, nicht Gut, noch Fürstenrang.
Wenn so dein deutscher Ahne
sprach,
dann folg', als Sohn, dem Vater nach,
der seinen Eid: Ein Wort, ein Mann,
als Mann von Wort verbürgen kann.
Nun sind wir auch der Deutschen
wert,
des Volkes, das die Welt verehrt.
Hier meine Hand; wir schlagen ein,
und wollen deutsche Männer sein. |
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Opus 100 - Lied: Merkenstëin -
1815
Merkenstein, per due voci e pianoforte, Opus
100, seconda redazione della canzone di cui
al numero 587, primavera 1815, pubblicata a
Vienna, Steiner, settembre 1816. G.A. Numero
226 (serie 23/12) - Boett. X/3 - Bruers 100
- KH. 100 - L. III, pagina 301 - Nottebohm 100
- Thayer 193.
Il manoscritto originale è sconosciuto.
Abbozzi comunicati da Nottebohm, II, pagine
308, 309, 316.
Un armonioso duetto, nella sua estrema semplicità
quasi di ritornello popolare, ripetuto con la
stessa musica per sei strofe.
Merkenstein! Merkenstein!
Wo ich wandle, denk' ich dein.
Wenn Aurora Felsen rötet,
Hell im Busch die Amsel flötet,
Weidend Herden sich zerstreun,
Denk' ich dein, Merkenstein!
Merkenstein! Merkenstein!
Dich erhellt mir Hesper's Schein,
Duftend rings von Florens Kränzen
Seh' ich die Gemächer glänzen,
Traulich blickt der Mond hinein.
Merkenstein! Merkenstein!
Merkenstein! Merkenstein!
Weckend soll der Morgen sein,
Laß uns dort von Ritterhöhen
Nach der Vorzeit Bildern spähen:
Sie, so groß und wir _ so klein!
Merkenstein! Merkenstein!
Merkenstein! Merkenstein!
Bei der schwülen Mittagspein
Sehn' ich mich nach deinen Gängen,
Deinen Grotten, Felsenhängen,
Deiner Kühlung mich zu freun.
Merkenstein! Merkenstein!
Merkenstein! Merkenstein!
Dir nur hüllt die Nacht mich ein.
Ewig möcht' ich wonnig träumen
Unter deinen Schwesterbäumen,
Deinen Frieden mir verleihn!
Merkenstein! Merkenstein!
Merkenstein! Merkenstein!
Höchster Anmut Lust-Verein.
Ewig jung ist in Ruinen
Mir Natur in dir erschienen;
Ihr, nur ihr mich stets zu weihn,
Denk' ich dein, Merkenstein! |
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Opus 118 -
Elegischer Gesang - 1814
Canto elegiaco Sanft wie du lebtest, hast du
vollendet (Dolcemente come tu vivevi sei morta)
per quattro voci con accompagnamento di quartetto
darchi, opus 118, luglio 1814, dedicato
al barone Pasqualati in memoria della morte
della moglie pubblicato a Vienna, Haslinger,
luglio 1826
GA. n. 214 (serie 2215) - 13. 118 - KH. 118
- L. IV, p. 131 N. 118 - T. 183
Il manoscritto originale è sconosciuto.
Alcuni abbozzi sono comunicati dal Nottebohm.
Lopera profondamente sentita, tenera
e raccolta, fu composta in ricorrenza del terzo
anniversario della morte della moglie del barone
Pasqualati, la ventiquattrenne Eleonore
von Fritsch. Ignoto è lautore del
testo; forse fu il poeta Ignaz Franz Castelli.
| Sanft wie du Lebtest
Sanft wie du Lebtest
hast du vollendet,
zu helig fur den Schmerz!
Kein Auge wein'
ob des himmlichen Geistes
Heimkehr. |
Dolcemente come hai vissuto
sei giunta al fine estremo,
troppo sacra per il dolore!
Che nessunoocchio pianga
il ritorno alla eterna dimora
di uno spirito celestiale.
|
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Opus 128 - Ariette: Der Kuss -
1798-1822
Der Kuss (Il bacio): Ich war bei Chloen ganz
allein (Ero solo soletto con Cloe) per voce
e pianoforte, Opus 128 (redazione definitiva),
dicembre 1822, pubblicato a Mainz, primavera
1825 , B. Schott Sohne. G.A. 227 (serie 23/13)
- Boett. IV/8 - Bruers 128 - KH. 128 - Biamonti
748 - L. IV, pagina 301 - Nottebohm 128 - Thayer
237.
Il manoscritto originale è oggi disperso.
Abbozzi comunicati da Nottebohm, II, pagine
477, 478.
Questa è la redazione definitiva della
canzone cui al numero 169, con non troppe differenze
peraltro rispetto a quello che si conosce della
prima. Il testo è di Christian Fr. Weisse.
Una piccola opera, particolarmente riuscita
per lo spirito e la felice maliziosa rispondenza
del fraseggio musicale al testo poetico: Mit
Lebhaftikeit, jedoch nicht in zu geswindem Zeitmass
und scherzend vogetragen (con vivacità)
dice l' annotazione in principio dello spartito.
Ich war bei Chloen ganz allein,
Und küssen wollt ich sie:
Jedoch sie sprach,
Sie würde schrein,
Es sei vergebne Müh.
Ich wagt es doch und küßte
sie,
Trotz ihrer Gegenwehr.
Und schrie sie nicht?
Jawohl, sie schrie,
Doch lange hinterher. |